(Adnkronos) - In Italia si conferma il calo dei decessi per tumore della mammella, la neoplasia più diffusa nella popolazione femminile. Grazie alla progressiva diffusione dei programmi di diagnosi precoce e ai continui avanzamenti terapeutici, la mortalità si è ridotta di circa il 6% nell'arco di 5 anni. In questo contesto si apre domani, 19 febbraio, a Udine la 23esima edizione di 'Focus sul carcinoma mammario', convegno nazionale che da oltre vent'anni rappresenta un appuntamento di riferimento per l'aggiornamento scientifico e clinico sulla patologia. L'edizione 2026 - informa una nota - è caratterizzata da una novità di particolare rilievo. Nella seconda giornata dei lavori è infatti prevista la prima Consensus Conference nazionale sul carcinoma mammario. "Ogni anno in Italia i nuovi casi di tumore della mammella sono oltre 53mila, di cui circa 1.300 in Friuli Venezia Giulia", afferma Fabio Puglisi, professore ordinario di Oncologia medica dell'università di Udine e direttore del Dipartimento di Oncologia medica dell'Irccs Cro di Aviano (Pordenone). "I progressi degli ultimi anni hanno portato a risultati molto incoraggianti: oggi la sopravvivenza netta a 5 anni supera l'88% a livello nazionale e si mantiene su valori analoghi anche nella nostra regione", sottolinea l'oncologo. Nel dettaglio, i dati mostrano che nelle forme diagnosticate in stadio iniziale la sopravvivenza a 5 anni supera il 95%, con un miglioramento costante anche nelle fasi più complesse della malattia. "Sono numeri - osserva Puglisi - che testimoniano l'efficacia di percorsi di cura sempre più integrati. Proprio per questo è fondamentale rafforzare la collaborazione tra i diversi specialisti coinvolti nella gestione della paziente". Il convegno affronta le principali innovazioni emerse nell'ultimo anno. "Nel tumore della mammella in fase precoce - riferisce Lucia Del Mastro, professore ordinario e direttrice della Clinica di Oncologia medica dell'Irccs ospedale policlinico San Martino, università di Genova - si è consolidato il ruolo degli inibitori Cdk4/6 in associazione alla terapia endocrina, con una significativa riduzione del rischio di recidiva e un beneficio anche in termini di sopravvivenza. Parallelamente, si osserva un affinamento sempre maggiore nell'individuazione dei casi in cui è possibile evitare la chemioterapia dopo l'intervento chirurgico. Il ricorso ai test genomici è ormai una realtà consolidata nella pratica clinica quotidiana". Inoltre, viene posta particolare attenzione anche "alla gestione dei sintomi legati alla deprivazione estrogenica: problemi come le vampate di calore o la secchezza vaginale hanno spesso un impatto rilevante sulla qualità di vita e sull'aderenza ai trattamenti". Nel setting metastatico, spiega Puglisi, "le principali innovazioni registrate negli ultimi mesi riguardano il crescente impiego dei coniugati farmaco-anticorpo (Adc), che stanno ampliando in modo significativo le opzioni terapeutiche disponibili. Nell'ambito delle terapie endocrine, le novità derivano dall'integrazione di farmaci biologici selezionati sulla base di specifiche alterazioni molecolari, oggi spesso identificabili attraverso la biopsia liquida. Ulteriori informazioni fondamentali provengono dalle analisi condotte direttamente sul tessuto tumorale mediante Next Generation Sequencing, una tecnologia che consente di indirizzare la scelta terapeutica verso trattamenti sempre più mirati e personalizzati". Quanto al trattamento chirurgico, "è diventato nel tempo sempre più personalizzato e meno invasivo - rimarca Samuele Massarut, direttore dell'Oncologia chirurgica senologica del Cro di Aviano e coordinatore della Rete senologica del Friuli Venezia Giulia - Oggi le decisioni chirurgiche tengono conto di diversi fattori, tra cui l'età della paziente, lo stadio della malattia e le terapie sistemiche previste. Nelle forme in stadio I-II, la chirurgia conservativa associata alla radioterapia rappresenta l'approccio più frequente. Anche la gestione dell'ascella è profondamente cambiata. In un numero crescente di casi, dopo la biopsia del linfonodo sentinella non è più necessario ricorrere alla linfadenectomia ascellare, con un chiaro beneficio in termini di riduzione delle complicanze e di qualità di vita. La mastectomia radicale rimane oggi riservata a situazioni selezionate ed è sempre il risultato di una decisione condivisa con la donna". Nella giornata di venerdì - riporta la nota - è prevista la lectio magistralis di Giuseppe Curigliano, presidente eletto della European Society for Medical Oncology (Esmo). "In Europa - dichiara - il tumore della mammella è una delle patologie oncologiche più diffuse, con oltre 374mila nuove diagnosi ogni anno e più di 95mila decessi. Non si tratta esclusivamente di una patologia femminile: seppur rara, colpisce anche circa 4.400 uomini l'anno nel continente europeo. Per questo è fondamentale continuare a investire nella ricerca clinica, sviluppando nuovi strumenti diagnostico-terapeutici e ottimizzando quelli già disponibili. L'Italia - conclude lo specialista - fornisce da anni un contributo rilevante alla ricerca oncologica internazionale e si colloca stabilmente ai primi posti per numero e qualità degli studi presentati ai principali congressi scientifici internazionali".
(Adnkronos) - "Oggi presentiamo non semplicemente una nuova pagina del sito dell’INPS, ma un tassello di una visione più ampia: quella di uno Stato che si prende cura, che accompagna, che rende più semplice ciò che nella vita delle persone è già un momento carico di bellezza, ma anche di responsabilità e di paure". Lo afferma Valeria Vittimberga, Direttore Generale dell'Inps, presentando il nuovo Portale per la Genitorialità e la Famiglia che - spiega - "nasce con un obiettivo molto concreto: raccogliere in un unico spazio digitale tutti i servizi dedicati ai genitori e ai neogenitori. Non solo quelli dell’INPS – assegno unico, congedi, indennità di maternità e paternità, bonus, sostegni – ma anche i servizi offerti dalle altre amministrazioni, in particolare quelli potenziati e fortemente evoluti dal Ministero della Famiglia, come i Centri per la famiglia e le reti territoriali di supporto". "In un tempo in cui spesso la difficoltà non è l’assenza di strumenti, ma la frammentazione delle informazioni, abbiamo voluto fare - continua - un gesto di semplicità: mettere insieme, ordinare, rendere accessibile. Perché chi aspetta un figlio o lo ha appena avuto non dovrebbe perdersi tra norme, circolari e sportelli diversi: dovrebbe poter trovare in un unico luogo una guida chiara, personalizzata, affidabile". "Questo - sottolinea - è il senso della proattività che l’INPS sta costruendo: non attendere che il cittadino venga a cercarci quando è già in difficoltà, ma accompagnarlo fin dall’inizio di un percorso di vita". "La nascita di un figlio è uno degli eventi più significativi che una comunità possa vivere. È un fatto privato e, allo stesso tempo, profondamente pubblico. Ogni nuova vita non riguarda solo una famiglia: riguarda l’intera società, il suo futuro, la sua sostenibilità demografica, la sua capacità di sperare. E parliamo di famiglie, nella loro varietà di situazioni, di bisogni, di fragilità e di forze: famiglie giovani e famiglie mature, famiglie numerose e famiglie monoparentali, famiglie che conciliano lavoro e cura, famiglie che affrontano percorsi complessi. Le istituzioni devono essere capaci di riconoscere questa pluralità e di offrire risposte adeguate, senza schemi rigidi, senza percorsi opachi". "La nostra Costituzione, agli articoli 29, 30 e 31, riconosce e tutela la famiglia e impegna la Repubblica ad agevolarne la formazione e a sostenere i compiti relativi alla cura e all’educazione dei figli. Con questo portale - continua - l’INPS intende contribuire a rendere più concreto quel dettato, collaborando, insieme al Ministero e alle altre amministrazioni, a costruire condizioni più favorevoli per chi sceglie di generare e crescere una vita". Per il Direttore Generale dell'Inps "sostenere la natalità non significa soltanto incidere su indicatori demografici; significa creare un contesto in cui mettere al mondo un figlio non sia percepito come un salto nel vuoto, ma come un progetto condiviso con la comunità. Significa dire ai giovani che lo Stato c’è. Che non è un ostacolo burocratico, ma un alleato affidabile". Questo portale è anche un esempio di collaborazione istituzionale. Mettere in rete servizi di amministrazioni diverse significa superare gli steccati delle competenze e riconoscere che l’interesse pubblico è unitario. La famiglia — o meglio, le famiglie — non si dividono per capitoli di bilancio o per sigle amministrative: hanno bisogno di risposte coordinate, semplici, tempestive. "Per l’INPS questo progetto rappresenta un ulteriore passo nel percorso che abbiamo intrapreso: un Istituto sempre più digitale, ma anche sempre più attento alla dimensione umana; sempre più capace di usare la tecnologia per personalizzare l’attenzione; sempre più consapevole che dietro ogni domanda online c’è una storia concreta, un bambino che nasce, una madre che concilia lavoro e cura, un padre che esercita il proprio diritto alla genitorialità." "In un Paese attraversato da un profondo inverno demografico, ogni politica per le famiglie è una politica per il futuro. E il futuro non si costruisce con slogan, ma con strumenti concreti, accessibili, misurabili". "Oggi presentiamo uno di questi strumenti. È una piattaforma digitale, ma è anche un segnale: vogliamo collaborare, insieme, perché le famiglie siano davvero al centro delle politiche pubbliche e perché la vita che nasce trovi intorno a sé un contesto più solido, più semplice, più giusto". E’ frutto di un lavoro di squadra come tutte le nostre innovazioni. La Direzione inclusione, la Direzione Comunicazione e la Direzione Sistemi informativi e tecnologia hanno lavorato insieme per il risultato che ogg presentiamo" ha concluso ringraziando il Presidente Fava "che ha fortemente voluto questo progetto" e il Ministero della Famiglia "per questa collaborazione fruttuosa. Ma grazie, soprattutto, a tutte le famiglie italiane, che ogni giorno, con responsabilità silenziosa, costruiscono il futuro del Paese".
(Adnkronos) - Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, sta intervenendo in diversi Comuni del territorio regolando la pressione dell’acqua in rete. L’obiettivo è quello di gestire meglio la risorsa, ridurre gli sprechi e offrire un servizio più affidabile e sostenibile. Una pressione più equilibrata riduce lo stress sulle tubature e aiuta a limitare rotture e perdite: meno acqua dispersa significa anche meno energia necessaria per pompare e distribuire l’acqua e quindi meno emissioni. Quello delle perdite idriche rimane un tema centrale in tutto il Paese. Secondo gli ultimi dati Istat, in Italia la dispersione media dell’acqua immessa nelle reti di distribuzione si attesta intorno al 42%. Un dato che fotografa la fragilità di una parte significativa delle infrastrutture nazionali e conferma quanto sia necessario intervenire con piani strutturali di efficientamento. In questo contesto – nonostante nel territorio gestito da CAP la dispersione causata da perdite si attesta al 19% - la regolazione della pressione rappresenta una delle leve più efficaci e immediate per ridurre le sollecitazioni sulla rete e contenere le dispersioni, contribuendo concretamente al miglioramento degli indicatori di qualità tecnica misurati da Arera, l’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente. Il Servizio Idrico Integrato svolge oggi un ruolo chiave nella transizione ecologica. Investire in tecnologie di monitoraggio, digitalizzazione delle reti, efficientamento energetico e ammodernamento delle condotte significa non solo ridurre le perdite, ma anche contenere i consumi energetici e le emissioni associate all’intero ciclo dell’acqua. Gli interventi di regolazione della pressione introdotti da Gruppo Cap sono progettati con parametri tecnici precisi e non compromettono il corretto funzionamento delle utenze. In conformità con quanto previsto dall’art. 12 del Regolamento del Servizio Idrico Integrato, Gruppo Cap garantisce ai contatori degli utenti una pressione minima pari a 2 bar (20 metri di colonna d’acqua) quando non è in corso alcun consumo d’acqua, nel pieno rispetto degli standard tecnici e regolatori vigenti. Tutte queste attività puntano a rendere le reti più moderne e resilienti e a migliorare la qualità del servizio, anche secondo gli indicatori misurati da ARERA, con benefici concreti per i cittadini e per il territorio nel medio e lungo periodo. In un’epoca in cui sostenibilità e uso responsabile delle risorse sono temi centrali nel dibattito pubblico, anche un intervento tecnico come la regolazione della pressione dell’acqua diventa un tassello importante di una strategia più ampia: meno sprechi, più efficienza, più futuro.