(Adnkronos) - Oggi, 4 marzo, è il World Obesity Day, la giornata contro l'obesità, una delle principali emergenze di sanità pubblica a livello globale e nazionale. Come segno concreto di vicinanza ai pazienti con obesità e di impegno nella lotta allo stigma che ancora oggi colpisce chi convive con la patologia, i palazzi delle istituzioni si illumineranno di blu. È l'iniziativa promossa da Amici Obesi in adesione alla campagna globale della World Obesity Federation. L'obesità rappresenta una delle principali emergenze di sanità pubblica a livello globale e nazionale, ricorda l'associazione in una nota. In Italia si stimano circa 6 milioni di adulti con obesità (pari a circa l'11-12% della popolazione adulta), una malattia che richiede un approccio integrato, continuità di cura e politiche sanitarie capaci di garantire percorsi di cura adeguati. Il 17% dei pazienti seguiti dai Servizi di Salute mentale soffre di obesità, contro il 10% della popolazione generale italiana. E il divario è ancora più marcato nei giovani dai 18 ai 34 anni: 13,7% vs 5,5%, un dato quasi triplo. Sono i risultati preliminari della prima indagine sistematica sul rischio di obesità fra le persone con problemi di salute mentale, condotta dalla Società italiana di neuropsicofarmacologia - Sinpf coinvolgendo circa 2mila utenti dei Servizi di Salute mentale in diverse regioni (Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Liguria, Piemonte, Toscana e Puglia) e confrontando i numeri raccolti con quelli della popolazione generale rilevati dall'Istituto superiore di sanità (Passi 2023-24). I dati - presentati al Congresso nazionale della Sinpf che si è svolto a fine gennaio a Milano - vengono resi noti oggi in vista della Giornata mondiale dell'obesità in calendario il 4 marzo. La ricerca è in corso e intende approfondire anche altri aspetti del problema, "ma se il dato generale fosse esteso all'intera platea nazionale - calcola la società scientifica - si parlerebbe di oltre 150mila pazienti con obesità nei Servizi di Salute mentale, su circa 900mila. "L'obesità rappresenta una delle principali malattie croniche del nostro tempo e colpisce in modo particolarmente significativo le persone con disturbi mentali - spiegano Claudio Mencacci e Matteo Balestrieri, presidenti Sinpf - Numerosi studi dimostrano che chi vive con disturbi depressivi, bipolari o schizofrenia presenta un rischio doppio di sovrappeso e obesità rispetto alla popolazione generale. Questo spiega l'importanza di questa ricerca, che già in queste fasi preliminari traccia un quadro molto chiaro anche nel panorama italiano". Virginio Salvi, direttore del Dipartimento di Salute mentale dell'Asst di Crema, che ha condotto l'indagine, precisa che "l'impatto non è solo metabolico. Nelle persone con disturbi mentali l'obesità contribuisce in modo rilevante all'aumento del rischio di malattie cardiovascolari e diabete, con una conseguente riduzione dell'aspettativa di vita. Si stima che chi soffre di gravi disturbi psichiatrici possa avere un'aspettativa di vita ridotta di 10-20 anni, anche per l'aumentata mortalità cardio e cerebrovascolare". Gli studi clinici indicano inoltre che l'obesità può incidere negativamente sul funzionamento mentale, peggiorando le funzioni cognitive e influenzando il decorso di alcuni disturbi. Le cause di questo legame fra obesità e disturbi mentali "sono molteplici - illustra Salvi - Se alcuni farmaci psicotropi possono favorire l'aumento di peso, un ruolo rilevante è giocato dalla sedentarietà, dalle difficoltà socioeconomiche che orientano verso alimentazioni meno salutari e dall'alimentazione disregolata in risposta a emozioni negative. A ciò si aggiunge una maggiore vulnerabilità genetica, che contribuisce alla più alta prevalenza di obesità anche tra adolescenti con disturbi psicotici e bipolari rispetto ai coetanei sani". Per gli esperti della Sinpf i dati della ricerca indicano già "con chiarezza la necessità di superare la frammentazione tra salute mentale e salute fisica. Le due dimensioni si influenzano reciprocamente e richiedono percorsi di cura integrati, capaci di affrontare la persona nella sua globalità". "L'obesità non è una colpa, ma una malattia complessa e multifattoriale, eppure troppe persone continuano a subirne le conseguenze anche sul piano sociale, rinunciando spesso a prendersi cura della propria salute per vergogna, discriminazione o per la mancanza di adeguate tutele", afferma Iris Zani, presidente dell'associazione che in occasione della Giornata mondiale dell'obesità chiede "con forza" che "si renda pienamente operativa la legge" sull'obesità approvata il 1° ottobre 2025, "garantendo l'inserimento e l'aggiornamento delle prestazioni nei Lea, assicurando percorsi di presa in carico strutturati e omogenei su tutto il territorio nazionale e superando le profonde disuguaglianze regionali nell'accesso alle cure. Servono investimenti, formazione degli operatori sanitari, prevenzione e sensibilizzazione per una lotta concreta allo stigma", è l'appello di Amici Obesi. "Siamo felici di constatare che molte istituzioni hanno già risposto con entusiasmo, accogliendo il nostro invito - sottolinea Zani - La sera del 4 marzo speriamo di vedere il Paese illuminarsi, come segno concreto di attenzione e impegno istituzionale nei confronti dei pazienti con obesità". Nelle intenzioni di Amici Obesi l'iniziativa vuole essere "un segnale forte che riconosce l'impegno distintivo dell'Italia nell'affrontare questa patologia, culminato con l'approvazione della prima legge nazionale dedicata all'obesità". Ma allo stesso tempo vuole ricordare a tutti che "tanto resta ancora da fare". L'associazione si dice "al fianco delle istituzioni per garantire il pieno riconoscimento dei diritti delle persone con obesità e promuovere un sistema sanitario inclusivo, in grado di supportarle senza giudizio lungo tutto il percorso di cura".
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale, così come dicono anche tante ricerche a livello internazionale, certamente comporterà un riposizionamento e soprattutto anche un rischio su alcune posizioni lavorative ma quello che dicono le ricerche internazionali è che invece porterà alla fine un saldo positivo in termini di nuove opportunità di lavoro". Lo dice la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, a margine dell’evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità'. "Il tema ovviamente è un tema connesso alla strategia sulle competenze, alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, all'attenzione a dare una risposta in termini di competenze digitali delle persone", precisa Calderone. "Stiamo formando migliaia di persone proprio per trasferire competenze digitali che sono fondamentali in questo contesto", spiega. "La nostra - prosegue il ministro - non è una visione pessimistica, dobbiamo certamente avere attenzione a quelli che possono essere i potenziali contraccolpi negativi, ma la risorsa umana è fondamentale, l'intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro ovviamente di qualità", conclude.
(Adnkronos) - Un regolamento europeo che parla di pellicola e cinghie può sembrare materia da addetti ai lavori. In realtà riguarda ogni prodotto che attraversa un confine regionale, ogni bancale che entra in un supermercato, ogni spedizione che parte da un distretto industriale. Perché prima di arrivare sugli scaffali, quasi tutto viaggia su un pallet. È su quel livello – il trasporto interno tra stabilimenti, i flussi nazionali, la logistica quotidiana – che il regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) aveva previsto un passaggio radicale: 100% di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto, compresi i formati flessibili usati per stabilizzare i carichi. Un obiettivo che ha acceso il confronto tra industria, operatori logistici e istituzioni, fino all’adozione di un atto delegato che esenta pellicola e cinghie dal vincolo integrale. Sommario Gli imballaggi rappresentano circa il 40% della plastica utilizzata nell’Unione europea e sono responsabili di metà dei rifiuti marini. Nel 2022 ogni cittadino europeo ha generato in media 186,5 kg di rifiuti di imballaggio. È su questi numeri che si fonda la revisione normativa culminata nel PPWR, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e applicabile in via generale dal 12 agosto 2026. Il regolamento riscrive le regole del settore lungo l’intero ciclo di vita dell’imballaggio: progettazione, immissione sul mercato, gestione del fine vita. L’obiettivo è rendere tutti gli imballaggi riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030, aumentare l’uso di plastica riciclata e ridurre il ricorso a materie prime vergini, mettendo il comparto sulla traiettoria della neutralità climatica al 2050. Tra le novità figurano restrizioni su alcune plastiche monouso, obblighi di riduzione di peso e volume, limiti alle sostanze di preoccupazione come i PFAS. Ma per il mondo della logistica il passaggio più rilevante è l’articolo 29, che introduce obiettivi vincolanti di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto. L’articolo 29 stabilisce che dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi di trasporto e di vendita utilizzati per il trasporto debba essere riutilizzabile in un sistema di riuso. Per i flussi tra siti della stessa impresa, tra imprese collegate o per consegne a operatori nello stesso Stato membro, gli articoli 29(2) e 29(3) fissavano un obiettivo più stringente: 100% di riutilizzo. Nel campo di applicazione rientravano pallet, casse, contenitori sfusi intermedi, fusti e anche i formati flessibili utilizzati per stabilizzare i pallet, come pellicola e cinghie. L’ipotesi di un riuso integrale di questi ultimi ha sollevato forti perplessità nel settore logistico e manifatturiero. Lo studio commissionato dalla Direzione generale Ambiente ha valutato l’impatto di uno scenario a 100% riuso per pellicola e cinghie nei flussi interni o nazionali. Le conclusioni affermano che “sono necessarie esenzioni dagli obiettivi di riutilizzo del 100% di imballaggi e cinghie per pallet entro il 2030”. Tra le criticità evidenziate costi elevati di adattamento delle linee automatizzate, maturità limitata delle soluzioni riutilizzabili su larga scala, necessità di sistemi di logistica inversa e possibili effetti su sicurezza e igiene in specifiche filiere. Sulla base di queste evidenze, la Commissione ha esercitato il potere previsto dall’articolo 29(18), adottando un atto delegato che integra l’elenco delle esenzioni. Pellicola e cinghie non vengono escluse dal PPWR. L’esenzione riguarda esclusivamente l’obbligo del 100% di riutilizzo nei flussi interni o nazionali. Le aziende potranno continuare a utilizzare materiali monouso in questi contesti senza dover implementare sistemi di ritorno dedicati per rispettare un target integrale. Restano però in vigore gli altri obblighi: riciclabilità entro il 2030, requisiti di contenuto minimo di plastica riciclata, riduzione di peso e volume, rispetto delle restrizioni sulle sostanze di preoccupazione. Il regolamento mira a rendere tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo riciclabili in modo economicamente sostenibile; per pellicola e cinghie questo significa ripensare formulazioni, compatibilità con i sistemi di raccolta e qualità del materiale recuperato. Il target del 40% di imballaggi di trasporto riutilizzabili dal 2030 resta invariato. Le imprese potranno raggiungerlo investendo in pallet a rendere, casse riutilizzabili, contenitori rigidi e sistemi di pooling. Pellicola e cinghie restano dunque operative nel breve periodo, ma sotto una pressione crescente sul fronte dell’innovazione di prodotto, dell’efficienza del riciclo e dell’integrazione di plastica riciclata nel ciclo produttivo.