(Adnkronos) - "Dopo la nostra conferenza stampa in cui abbiamo denunciato il caso, c'è stato un passaparola molto importante nel mondo del calcio. In poco più di due settimane siamo stati contattati da circa 300 ex professionisti: non solo calciatori e allenatori, ma anche preparatori atletici e figure che operavano in ambito dirigenziale. Vanno ad aggiungersi ai circa 200 che già seguivamo prima della conferenza stampa, e quindi si è quindi ampliata la fetta di quanti sono interessati a fare luce e chiedere trasparenza sul Fondo di Fine carriera. Anche coloro che hanno già ritirato il loro Tfr, perchè in sostanza di questo si tratta, comunque vogliono fare richiesta per avere delle delucidazioni, per vederci chiaro". Così, con Adnkronos/Labitalia, l'avvocato Gianmarco Vocalelli, dello studio associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, racconta gli ultimi sviluppi sulla vicenda della gestione del 'Fondo di fine carriera'. Il caso nelle scorse settimane ha suscitato grande clamore nel mondo del calcio e non solo, con oltre 150 ex tesserati, tra cui giocatori e tecnici, che hanno chiesto, con l'assistenza della società di consulenza Offside FC e dello Studio Associato T-Legal Brigida-Vocalelli & Partners, chiarezza sulla gestione del 'Fondo' e, contestualmente, di rendere accessibili i bilanci generati dai contributi versati durante le loro carriere calcistiche. L'obiettivo? L'esigenza di rendere più consapevoli i professionisti di ieri, oggi e domani rispetto ai loro diritti e più in generale a un tema che impatta sulla fine del loro percorso. E il numero di ex-professionisti che vuole vederci chiaro aumenta di giorno in giorno. "E' un numero in divenire -sottolinea Vocalelli- soltanto nella giornata di venerdì scorso abbiamo avuto una quarantina di contatti. Stiamo ampliando anche in canali comunicativi, per arrivare agli stranieri: francesi, tedeschi, brasiliani". Il perchè di questo crescente passaparola è presto detto. "Noi abbiamo messo in luce sicuramente degli elementi molto importanti: tra cui il fatto che ci confrontiamo con un fondo che è un'associazione non riconosciuta, senza scopo di lucro. E giocatori, allenatori e altri professionisti nel corso della loro carriera hanno l'obbligo, quando firmano un contratto con una società di versare l'1,25% della loro busta paga mensile, mentre un altro 6,25 deve essere versato dalla società. A questo obbligo dei professionisti non corrisponde però nessun obbligo da parte del Fondo di dover informare il professionista del fatto di poter avere il diritto di ottenere queste somme a fine carriera dopo i versamenti effettuati. Non c'è nulla di automatico, tutto facoltativo". Non solo, sottolinea il legale. "La cosa più rilevante è il fatto che quando ne facciamo richiesta in una prima istanza loro ci negano la possibilità, nei confronti degli iscritti, gli ex iscritti, di poter visionare i bilanci, come vengono gestiti e le somme in capo al fondo. Le somme versate dai professionisti del calcio nel corso della loro carriera vengono accantonate all'interno di questa associazione non riconosciuta che ha la facoltà di poter investire queste somme in 'n' modi, quindi con la possibilità di far fruttare queste somme. Il problema qual è? Che nel momento in cui vengono investite queste somme portano degli avanzi di gestione, degli utili, delle opportunità, e di questo il professionista non viene messo per niente al corrente, anche nel momento della liquidazione gli viene fornito un estratto conto molto generico con una quietanza da firmare senza ulteriori specifiche. Questo è il vero e proprio problema, cioè il fatto che oltre alla mancata informazione nei confronti del professionista che ha il diritto di poter richiedere queste somme, c'è anche questo punto interrogativo su come queste somme vengono gestite", sottolinea l'avvocato. E Vocalelli chiarisce che "non è il nostro obiettivo quello di delegittimare il fondo. La cosa però importante è quella invece di rendere consapevoli gli iscritti su come queste somme vengono gestite. E a oggi questo ci è stato negato. Con Emiliano Viviano, ex portiere di Fiorentina e Palermo oltre che della nazionale abbiamo richiesto i bilanci degli anni in cui lui ha versato queste somme, abbiamo ottenuto un decreto ingiuntivo davanti a un giudice di Roma a dicembre e il Fondo si è opposto dicendo che in capo a Viviano non esiste alcun diritto di ispezione e controllo dei bilanci, ma ovviamente questo è riferito a tutta la categoria. Nel momento in cui viene negato a lui viene negato ai 60.000 e più giocatori solo di Serie A e di Serie B che hanno versato quotidianamente le somme all'interno di questo fondo", sottolinea Vocalelli. E nonostante il clamore mediatico dopo la conferenza stampa di denuncia, però, nessun contatto è stato avviato con il Fondo. "Questo è l'elemento mancante -spiega Vocalelli- nel senso che la conferenza stampa aveva proprio questo obiettivo, quello di andare a creare il tavolo, di andare ad essere supportati dagli enti che il fondo definisce direttamente responsabili. Noi ad oggi non abbiamo avuto alcun contatto, io non ho avuto alcun contatto con il Fondo, Emiliano Viviano nemmeno". E nessun contatto neanche dalla Figc, dall'associazione calciatori e da quella degli allenatori, che a quanto è dato sapere, sono all'interno del Consiglio del Fondo. "Purtroppo non siamo stati contattati da nessuno -ribadisce Vocalelli- noi sollecitiamo quando possiamo il fatto che siamo disponibili a iniziare un confronto, anche perché poi noi non vogliamo andare davanti a un giudice, il nostro fine è quello di avere un contatto prima". "A oggi l'unico riscontro -sottolinea il legale- è stato il comunicato che è stato fatto dal Presidente del fondo, nella quale non si entrava minimamente nel dettaglio delle richieste che noi abbiamo avanzato e dopo quel comunicato non abbiamo avuto alcun tipo di contatto. Quindi ad oggi abbiamo ancora un muro davanti", sottolinea amaro Vocalelli secondo il quale però "l'unica possibilità per abbattere questo muro sia o una decisione favorevole del giudice o anche sfavorevole, nel senso che per noi il giudice sarà fondamentale perché delineerà un po' i diritti degli iscritti, degli obblighi del Fondo e già quello sarà un passo molto importante. Credo anche che parallelamente l'aumentare di questi professionisti che si affidano a noi per fare queste richieste, per avere semplicemente la condizione della propria situazione contributiva e amministrativa possa essere un messaggio molto importante che possa arrivare agli enti direttamente responsabili", sottolinea ancora. Ma come si sa degli investimenti del Fondo? "Noi possiamo capire qualcosa -spiega Vocalelli- su come avvengono gli investimenti per adesso solamente attraverso gli estratti conto che vengono riconosciuti ai professionisti, tanto che le richieste che vengono fatte dai professionisti a noi sono utili per poter un po' mettere insieme i pezzi", sottolinea. Ma c'è altro. "Sappiamo di questa Sport Invest 2000, una società partecipata al 100% dal Fondo e che si occupa degli investimenti immobiliari del Fondo. Abbiamo chiesto chiarimenti ma non li abbiamo ottenuti. I consiglieri della società sono il presidente dell'Aic, dell'associazione italiana allenatori, tutti coloro che nominano il Fondo. I dati della società sono pubblici: nel 2024 ha avuto un fatturato importante di oltre un milione e mezzo di euro con una perdita di 300mila euro. Sappiamo che sono investimenti immobiliari ma allo stesso tempo non abbiamo minimamente contezza di come possono essere gestite le somme accantonate da questi professionisti del calcio", ribadisce Vocalelli. E il legale in conclusione sottolinea un paradosso. "Se non ci fossero i calciatori il Fondo sarebbe a zero, ma allo stesso tempo loro non hanno il diritto di poter conoscere i movimenti che vengono fatti attraverso queste somme che vengono gestite dal Fondo. Senza contare che appunto c'è una società, una Spa, che investe queste somme. Noi riponiamo la massima fiducia nei confronti del giudice. Delle due l'una: o ci dà ragione a noi e abbiamo quella famosa trasparenza con la quale per noi si conclude questa vicenda, a meno che non troviamo altre cose di cui ora non mi permetto di millantare qualcosa perché sono un legale e rimango nei confini del diritto, o invece se il giudice ci dà contro capiamo bene che c'è un problema. Si è creato un sistema chiuso che è perfetto perché c'è un'obbligatorietà da parte del calciatore ma non c'è un'obbligatorietà da parte del Fondo", conclude Vocalelli. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Per tutelare la salute e la sicurezza sul lavoro, l’Inail intende utilizzare al meglio le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica e dall’intelligenza artificiale in grado di trasformare profondamente i processi produttivi e organizzativi e di creare, allo stesso tempo, nuove prospettive sia per la prevenzione di infortuni e malattie professionali sia per la protesica e la riabilitazione. Grazie anche a una rete di partner di eccellenza, la ricerca Inail ha realizzato progetti e strumenti innovativi per intercettare le esigenze dei lavoratori e riuscire a contrastare anche i rischi emergenti, legati all’utilizzo crescente della tecnologia nel mondo del lavoro. Per questo l’Istituto oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi. Progetti esposti oggi nello spazio allestito presso la sede di via IV Novembre, a Roma. Side è un esoscheletro aptico interfacciabile con sistemi di realtà virtuale o aumentata, sviluppato da Inail mediante un bando di ricerca e consiste in un sistema robotico per arto superiore interfacciabile con la realtà virtuale o aumentata. E' stato realizzato per sperimentare una formazione innovativa, di più efficace fruibilità diretta a prevenire i pericoli legati alle attività in spazi confinati o sospetti di inquinamento, come cisterne interrate, seminterrate o fuori terra, condutture fognarie, silos e pozzi, classificati come luoghi di lavoro a forte rischio per la sicurezza dei lavoratori. Riproducendo virtualmente le sollecitazioni di forza e contatto e simulando le interazioni tipiche tra uomo e ambiente, Side permette, infatti, di formare gli operatori e di valutarne la preparazione in diversi scenari lavorativi in totale sicurezza. L’integrazione di stimoli tattili e propriocettivi, come quelli forniti dall’esoscheletro sul braccio di chi lo indossa, aumenta il senso di presenza e immersività dell’operatore all’interno della realtà virtuale. Il discente, in questo modo, riesce ad apprendere in maniera più efficace comportamenti sicuri e buone pratiche. Smart-Shirt è un dispositivo indossabile collaborativo con sensori per monitorare i parametri fisiologici, nato dalla collaborazione tra Inail-Dimeila e Ipcb-Cnr, Icmate-Cnr, Irccs Ics augeri, Smart materials and technologies for thermal-stress & physio-monitoring shirt (Smart-Shirt). E' un prototipo di dispositivo indossabile altamente collaborativo progettato sia per effettuare il monitoraggio continuo di parametri termofisiologici, tra cui frequenza cardiaca, temperatura corporea e attività motoria, sia per svolgere una funzione attiva di raffrescamento localizzato del corpo. La maglietta sensorizzata integra materiali tessili avanzati, inchiostri formulati con nanotecnologie e pattern termicamente funzionali serigrafati sul tessuto, insieme a un modulo termoelettrico basato su tecnologia Peltier per il raffrescamento localizzato. Inoltre, attraverso l’elaborazione dei dati mediante modelli algoritmici basati su intelligenza artificiale e deep learning, il dispositivo può supportare l’attivazione di strategie personalizzate di raffreddamento e di alert all’utente. Smart-Shirt rappresenta un dimostratore tecnologico nel campo dei dispositivi indossabili avanzati per la prevenzione dei rischi legati allo stress termico, con potenziali applicazioni nei settori industriali caratterizzati da attività fisicamente impegnative o svolte in ambienti critici. Mano bionica Hannes e Intelligenza artificiale è un sistema protesico avanzato per il trattamento delle amputazioni di arto superiore progettato per offrire movimenti naturali e funzionali. Grazie alla sua meccanica sotto‑attuata adattativa, la mano è in grado di distribuire la forza in modo intelligente e di adattare automaticamente la presa alla forma e alle sollecitazioni degli oggetti, permettendo al paziente di afferrare con stabilità una vasta gamma di oggetti in modo intuitivo. Realizzata grazie alla collaborazione tra il Centro protesi Inail e l’Istituto italiano di tecnologia, Hannes nasce con l’obiettivo di coniugare robustezza, semplicità costruttiva e reale utilità funzionale, così da agevolare il recupero delle attività quotidiane. Il sistema è completato da un polso motorizzato, in grado di eseguire movimenti di prono‑supinazione e flesso‑estensione, ampliando le possibilità di orientamento e manipolazione della mano. Un ulteriore elemento distintivo è il giunto di gomito, dotato di un meccanismo di recupero energetico che riduce lo sforzo durante l’elevazione del braccio. Questo accorgimento rende l’utilizzo della protesi più confortevole e naturale, migliorando la gestione delle attività quotidiane anche in caso di uso prolungato. Nel complesso, il sistema offre una soluzione avanzata, ergonomica e pensata per avvicinare il più possibile la funzionalità protesica al movimento biologico. Il progetto Edats nasce con l’obiettivo di rendere le protesi di arto superiore più intuitive e naturali, sfruttando le potenzialità del machine learning. Immaginando di muovere la propria 'mano fantasma', nel moncone vengono ancora attivati numerosi muscoli residui. Queste contrazioni generano segnali elettromiografici che, se analizzati con precisione, rivelano pattern specifici per ciascun gesto immaginato. Gli algoritmi di pattern recognition sviluppati nel progetto imparano a riconoscere tali pattern e a tradurli nei movimenti reali di una protesi. Il sistema Edats utilizza un bracciale di sensori elettromiografici collegato a una piccola scheda elettronica che trasmette via Bluetooth i segnali a un software dedicato. Questo software guida l’intero processo: registra i segnali mentre il paziente esegue mentalmente determinati movimenti, addestra il modello di riconoscimento e ne verifica il funzionamento anche attraverso la realtà virtuale, permettendo di osservare una mano digitale muoversi in tempo reale. Il progetto, già in fase avanzata al Centro protesi Inail, punta ora ad ampliare le funzionalità includendo movimenti più complessi come quelli di polso e gomito, così da rendere il sistema utilizzabile anche per amputazioni più prossimali. Parallelamente, la ricerca sta esplorando l’integrazione di feedback sensoriale, fondamentale per restituire alla persona una percezione più naturale e completa della protesi. Ci sono poi i robot collaborativi tecnologicamente evoluti consentono di surrogare o assistere i lavoratori in interventi che espongono a elevati livelli di rischio dovuti alla pericolosità delle condizioni (incendi, terremoti, emissioni di gas tossici, ambienti confinati, ecc.) o alla complessità delle operazioni da svolgere. Il robot teleoperativo 3 costituisce un’evoluzione del sistema già sviluppato e punta a garantire maggiore agilità e affidabilità nella fase di dislocazione e puntualità e versatilità nella manipolazione, consentendo operazioni differenziate in base alle esigenze, anche grazie a un dispositivo ad hoc che permette l’agevole adozione di utensili diversi. Il progetto si compone di due sottosistemi: un robot 'in campo' (field robot) che riproduce le azioni dell’essere umano nel punto di intervento (locomozione, manipolazione, visione, capacità uditiva e tattile, ecc.) in base alle operazioni richieste; un sistema remoto che consente all’operatore di governare in sicurezza l’intervento, grazie alla realtà virtuale e aumentata che garantiscono la ricostruzione fedele dell’ambiente reale nel quale il robot deve intervenire. Il field robot prevede un sistema di locomozione costituito da un quadrupede robotico elettrico e un sistema di manipolazione, con un braccio tele-manipolato mobile. La stazione pilota, invece, è costituita da un braccio aptico e da un’interfaccia utente che offre all’operatore un’esperienza immersiva e intuitiva per la visualizzazione dell’habitat. Il field robot prevede un sistema di locomozione costituito da un quadrupede robotico elettrico e un sistema di manipolazione, con un braccio tele-manipolato mobile. La stazione pilota, invece, è costituita da un braccio aptico e da un’interfaccia utente che offre all’operatore un’esperienza immersiva e intuitiva per la visualizzazione dell’habitat. Tra i progetti Inail di prevenzione c'è anche Dpi Smart che sviluppa un sistema di prevenzione proattivo per l’industria 5.0 volto a trasformare i dispositivi di protezione individuale (Dpi) tradizionali in Dpi attivi tramite sensori, IoT e algoritmi, senza compromettere la certificazione di conformità al Regolamento europeo. L’obiettivo è realizzare un 'cluster di protezione' integrando sensori e sistemi di controllo in Dpi tradizionali senza modificarne le caratteristiche. Il prototipo, ideato per rilevare pericoli e supportare interventi preventivi, include quattro Dpi sensorizzati con allarmi: facciale filtrante (temperatura, urti/movimenti, frequenza respiratoria); elmetto (temperatura/umidità relativa, CO2, urti, posizione, esposizione solare, sudore); indumento con badge e braccialetto (microclima, urti/cadute, campi elettromagnetici per rischio elettrico); scarpa con sensori su caviglia e pianta (scivolamento, contatto caldo/freddo tramite movimenti, pressione e temperatura). I Dpi comunicano via Bluetooth con un’unità centrale che elabora i dati con algoritmi dedicati e con una App su smartphone che ne consente la gestione e il monitoraggio. Il valore aggiunto è l’approccio economico immediatamente industrializzabile e trasferibile in contesti reali. Il mediatore linguistico è uno strumento digitale che facilita la comunicazione tra persone di lingua e cultura diversa e operatori dell’Inail, garantendo comprensione reciproca, accesso equo alle informazioni e migliorando la qualità dei servizi erogati dall’Istituto. Lo strumento supporta la traduzione di messaggi vocali e scritti in 13 lingue (Arabo, Bengali, Cinese, Croato, Francese, Hindi, Inglese, Romeno, Sloveno, Spagnolo, Tedesco, Ucraino e Urdu) che potranno essere ampliate in base alle specifiche esigenze delle sedi territoriali. Nato per superare le barriere linguistiche e culturali, il mediatore linguistico può essere attivato su richiesta del cittadino o dall’operatore durante gli incontri in presenza o a distanza, per gestire situazioni complesse che richiedono una comunicazione efficace. Lo strumento è attualmente disponibile presso sette sedi territoriali (Caltagirone, Catania, Monfalcone, Roma Laurentino, Roma Tuscolano, Trento e Trieste) che lo stanno sperimentando per valutarne l’efficacia ed individuare eventuali aspetti da migliorare in vista della diffusione su larga scala. Tra i progetti Inail troviamo anche Esopia, si tratta di una piattaforma di ricerca cognitiva che si compone di un repository documentale che permette a Inail la raccolta della documentazione relativa alla sicurezza degli impianti industriali, e di un modello ontologico, di tipo entità-relazione, che utilizza algoritmi di Ia per estrarre informazioni dai documenti. L’obiettivo è condividere le esperienze operative relative a quasi incidenti (near miss) e incidenti disciplinati dal d.lgs. 105 del 2015 (settore Seveso, controllo del pericolo di incidenti rilevanti), per supportare il processo di prevenzione proattiva tramite l’accesso ad un sistema strutturato della conoscenza. Grazie al lavoro dei gruppi di ricerca ed al supporto di tecniche di Ia (in particolare Machine learning e Natural language processing), è possibile la consultazione in linguaggio naturale, ricercare casi simili, individuare pattern frequenti di incidente, visualizzare le relazioni di causa e far emergere informazioni rilevanti (soprattutto sui near miss). Attualmente, Esopia comprende oltre 6mila schede ed è l’unico modello, basato su ontologia, riferito non solo agli incidenti, ma anche a near miss e anomalie. Due le caratteristiche principali: liste non definite a priori, ma popolate acquisendo i dati di banche dati esterne o estratti da documenti, ed elenchi dinamici in continuo aggiornamento.
(Adnkronos) - Meno di 1 italiano su 5 possiede un’auto green (il 17%), ma un italiano su due (il 51%) sta valutando di comprarne una. Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%). Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono il costo elevato (62%) seguito dai tempi di ricarica lunghi (50%). Sono i risultati dell’indagine realizzata da YouGov per Repower, con l’obiettivo di valutare il mercato delle auto elettriche in Italia insieme a conoscenze e abitudini dei cittadini, presentati nel X White Paper, 'La transizione nell’era post ideologica', pubblicato dal gruppo attivo nel settore energetico e della mobilità sostenibile. (VIDEO) Questa edizione del documento rafforza la dimensione di piattaforma di contenuti fruibili in maniera non lineare, andando ad approfondire solo i temi a cui si è più interessati. Ogni capitolo è infatti abbinato, a seconda del tema approfondito, a una puntata di 'Rumors d’Ambiente - Alla ricerca della sostenibilità', il podcast di Repower di cui in primavera è attesa la sesta stagione. Ogni capitolo ospita inoltre una serie di interviste ad esperti per approfondire le molteplici tematiche della mobilità sostenibile: da Francesco Zirpoli, direttore del Center for Automotive and Mobility Innovation all’Università Ca’ Foscari Venezia a Fabio Orecchini direttore del Center for Automotive Research and Evolution all’Università Guglielmo Marconi di Roma, da Vito Di Noto, docente al Dipartimento di Ingegneria Industriale dell’Università degli Studi di Padova, all’architetto e urbanista di fama mondiale Carlo Ratti. “Nel 2025 il mercato delle auto elettriche è tornato a crescere - commenta Fabio Bocchiola, Ceo di Repower Italia nell’introduzione al White Paper - sostenuto da politiche di incentivazione e da una rete di ricarica sempre più capillare. È uno scenario incoraggiante, che restituisce l’immagine di una tecnologia che sta progressivamente uscendo da una fase pionieristica per entrare in una stagione di maturità. Per questo abbiamo deciso di dedicare il tema del White Paper a questo cambio di approccio, che ci conduce in un’era ‘post ideologica’ in cui l’elettrico rappresenta una soluzione che non va scelta solo per una questione di valori o responsabilità, ma perché ha senso come tecnologia matura”. Dall'indagine emerge, poi, che il 50% degli italiani possiede un’auto a benzina, il 35% diesel, il 10% Gpl. L’auto elettrica è poco diffusa: solo il 2% la possiede, come le soluzioni ibride (full hybrid 6%, mild hybrid 5%, gas naturale compresso 3%, plug-in hybrid 2%). Tuttavia, gli italiani sembrano propensi a cambiare trend: già 1 su 4 ha provato un’auto elettrica (26%) e il full hybrid è la soluzione più indicata quando si valuta l’acquisto di una nuova vettura (27%), mentre il 18% considera l’acquisto di un veicolo elettrico. Le principali barriere all’acquisto delle auto elettriche sono - rileva lo studio - il costo elevato (62%), i tempi di ricarica lunghi (50%), la scarsa disponibilità di colonnine di ricarica (47%), l’inadeguatezza per i viaggi lunghi (45%) e l’autonomia limitata (44%). Il livello di conoscenza sul mercato delle auto elettriche è scarso: meno di 1 italiano su 5 si reputa bene informato (17%) e il mezzo di informazione principale è il passaparola (39%). Solo 2 italiani su 10 pensano che ci siano abbastanza colonnine di ricarica per auto elettriche. Ci sono, poi, alcune opinioni contrastanti sulle auto elettriche: 2 italiani su 3 ritendono importante possedere un’auto e sono convinti che le auto elettriche si diffonderanno se miglioreranno le infrastrutture; 1 su 3 crede che il prezzo salirà e che le auto elettriche inquinino più di quelle a benzina, mentre 1 su 2 pensa che necessitino di una manutenzione costosa e complicata.