(Adnkronos) - “Promuovere il saper fare e l’industria nazionale e salvare un marchio che ha scritto la storia delle finiture decorative”, è con questo obiettivo che San Marco Group ha acquisito Oikos, realtà romagnola d’eccellenza che entra a far parte del Gruppo leader in Italia nella produzione di pitture e rivestimenti per l’edilizia. L’operazione, avvenuta tramite aggiudicazione definitiva all’asta presso il Tribunale di Forlì, segna un punto di svolta dopo un lungo periodo di difficoltà per l’azienda di Gatteo Mare (Fc), e si inserisce in una strategia di crescita che vede San Marco Group protagonista indiscusso nel mercato nazionale. Il Gruppo, che ha chiuso il 2025 con un fatturato di 127,3 milioni di euro, in crescita del 4% rispetto al 2024, rafforza così la propria capacità di presidiare i segmenti premium e decorativi in Italia, dove conta quattro stabilimenti, oltre che all'estero, dove vanta già filiali in Usa, Germania, Norvegia, uno stabilimento in Bosnia ed Erzegovina e uno in Russia. “Questa acquisizione nasce dalla volontà di proteggere l’eccellenza della nostra industria nazionale da chi si limita a ‘fare shopping’ in Italia senza l’intento di preservare l’identità e lo straordinario know-how che da sempre ci contraddistinguono. Oikos ha un passato illustre che va rispettato e promosso: la nostra priorità oggi è comprendere a fondo ogni asset per costruire un piano di rilancio fondato su sinergie industriali, organizzative e di approvvigionamento mirate alla creazione di valore nel medio e lungo termine. Vogliamo trasmettere massima fiducia a stakeholder, clienti e fornitori: Oikos torna a essere parte di un progetto industriale serio, solido e tutto italiano”, sottolinea Pietro Geremia, Presidente e Ad di San Marco Group. “L’azienda romagnola sarà oggetto di un percorso di rivitalizzazione, volto a valorizzarne il potenziale”, spiega il San Marco Group. “La strategia manterrà, inoltre, una grande attenzione ai temi della salubrità indoor e del benessere abitativo, pilastri storici del brand: che, nel tempo, partendo da una distintiva gamma di soluzioni a base acqua, ha costruito un'identità forte e riconoscibile anche nel mondo dell’Healthy & Sustainable Interior Living”, sottolinea. “L’acquisizione è coerente con il modello multibrand di San Marco Group, che ingloba identità distinte e complementari per rispondere a target differenti senza sovrapposizioni. Quanto alla nuova azienda entrata nel Gruppo, manterrà la propria struttura commerciale dedicata e la produzione interamente italiana nello stabilimento di Gatteo Mare (Fc), che conta un centinaio di dipendenti e serve più di 50 Paesi; e che, al culmine del successo, ha raggiunto un fatturato di 36 milioni di euro e oltre 600 clienti”, conclude il Gruppo.
(Adnkronos) - “L’esperienza mi ha insegnato che, se miglioriamo le condizioni professionali e familiari delle donne, miglioriamo la vita di tutti e di tutte. Mettere le donne nelle condizioni di esprimere i propri talenti significa far crescere l’intera società. Può accadere oggi, se sapremo trasformare le riflessioni in azioni concrete”. Con queste parole Diana De Marchi, Consigliera delegata alle Politiche del Lavoro, Politiche Sociali, Pari opportunità della Città metropolitana di Milano, è intervenuta oggi nel capoluogo lombardo all’evento promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina, 'Progetto donna’. “Il tema delle politiche di genere è per noi un impegno costante che attraversa tutte le azioni, anche amministrative, della nostra Città metropolitana - afferma De Marchi - Per questo è fondamentale poter contare su più visioni, più strumenti e più competenze che ci aiutino a capire come lavorare meglio”. “Sono cresciuta con l’idea che non esistano limiti invalicabili - racconta - ma anche con la consapevolezza che per affermarsi bisogna impegnarsi il doppio. La libertà delle donne passa da molte strade: attraversa ambiti diversi e incrocia le vite di ciascuna di noi - dice - Spesso dimentichiamo che le grandi conquiste nascono da donne fragili, determinate, capaci di aprire strade nuove. Donne che hanno lottato, studiato, lavorato, costruito competenze e cambiato il destino di un territorio - ricorda - Oggi siamo qui per far crescere la nostra città, il nostro Paese e, nel nostro piccolo, il mondo. Dobbiamo portare ovunque le nostre competenze. Sappiamo farlo. E abbiamo il dovere di farlo”, conclude.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.