(Adnkronos) - Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l'Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz, la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale. Teheran paralizza il braccio di mare da settimane, consentendo il passaggio di poche petroliere 'privilegiate', con effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi dei carburanti che - in numerosi paesi, Italia compresa - rischiano di aumentare ulteriormente nel quadro ad alta tensione. Da lunedì 13 aprile, gli Stati Uniti bloccano il braccio di mare: non si entra e non si esce dai porti iraniani, la Repubblica islamica non può esportare petrolio e gas. E' una prova di forza, dopo il fallimento dei negoziati di sabato scorso in Pakistan: tra una settimana, il 21 aprile, scade formalmente la tregua di 14 giorni. "La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Quelle che non abbiamo colpito sono le loro poche, come le chiamano loro, 'navi da attacco veloce', perché non le consideravamo una minaccia significativa. Avviso: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà anche solo minimamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, con lo stesso sistema di uccisione che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale", dice Trump. Secondo il Wall Street Journal, gli Usa hanno schierato almeno 15 navi. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d'assalto anfibio e altre unità della Marina, in grado di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare le navi commerciali verso aree prestabilite, impedendo loro di proseguire la rotta. Per il presidente degli Stati Uniti, la strategia funziona: "Siamo stati chiamati dall'altra parte. Vogliono assolutamente fare un accordo. Ci hanno chiamato le persone giuste e appropriate e vogliono un accordo", afferma il numero 1 della Casa Bianca. L'Iran non conferma, da Teheran nessuna comunicazione su nuovi contatti per riaccendere il dialogo. "Adesso c'è il blocco navale e non ci sono combattimenti. L'Iran non sta facendo assolutamente alcun affare: e faremo in modo che le cose restino così. Non mi piaceva vedere navi uscire da lì, perché vuol dire che erano in affari con loro", dice Trump scommettendo sull'efficacia del pressing. L'Iran risponde al blocco con accuse e minacce. Per il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, l'ordine di Trump "illegale e costituisce pirateria". L'Iran implementerà "un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce". "Nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman sarà al sicuro", avvertono i Pasdaran. "La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman è una questione che riguarda tutti o nessuno", dice un portavoce, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Isna. La Repubblica islamica apparentemente non si piega ed è pronta alla sfida, con la consapevolezza che il blocco produrrà un ulteriore aumento dei prezzi: "Godetevi gli attuali prezzi, presto rimpiangerete la benzina a 4-5 dollari" al gallone, dice il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il messaggio in realtà può essere esteso a numerosi altri paesi, Italia compresa, che rischiano di vedere aumentare il costo di benzina e diesel. Al netto di dichiarazioni e messaggi social, dietro le quinte il dialogo prosegue grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. "Non siamo in una situazione di stallo totale. La porta non è ancora chiusa. Entrambe le parti stanno negoziando. È un vero e proprio bazar", dice a Axios una fonte. Trump dice e ripete che l'obiettivo prioritario non cambia: l'Iran deve rinunciare al programma nucleare. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Mancano pochi step, relativamente semplici, per raggiungere la soglia del 90% necessaria per l'utilizzo del materiale in ambito militare. Il blocco navale, nella strategia di Washington, è uno strumento di pressione per riportare la Repubblica islamica al tavolo e riaprire il 'dossier atomico': gli Stati Uniti, secondo Axios, nei colloqui di Islamabad hanno proposto all'Iran una moratoria di 20 anni sull'arricchimento dell'uranio. L'Iran ha rilanciato con una controproposta limitata a un periodo "a una sola cifra", inferiore quindi a 10 anni, secondo quanto riferito da un funzionario Usa e da una fonte informata sui colloqui. Le divergenze sul programma nucleare iraniano restano il principale ostacolo a un accordo, spiegano le fonti, e sono alla base dello stallo negoziale. Washington chiede anche la rimozione dalla Repubblica islamica di tutto l'uranio altamente arricchito, mentre Teheran si è detta disponibile solo a un "processo monitorato di diluizione" del materiale. La speranza dei mediatori è che, con il loro lavoro, si possa arrivare a un nuovo round di negoziati prima del 21 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco. Trump non esclude una ripresa delle operazioni militari. Il presidente e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di attacchi limitati contro l'Iran: secondo il Wall Street Journal, i raid dovrebbero servire per spingere Teheran a posizioni più soft in ambito negoziale. Meno probabile una fase 2 'totale' dell'operazione Epic Fury, con il concreto rischio di provocare un conflitto prolungato con effetti dirompenti per l'intera regione. Alla finestra c'è Israele, che attende sviluppi. "La tregua potrebbe finire da un momento all'altro", dice il premier Benjamin Netanyahu, che basa le sue considerazioni in particolare sui colloqui con il vicepresidente americano JD Vance, capodelegazione nei colloqui di Islamabad. Per gli Usa, dice il primo ministro, la questione centrale è "rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e garantire che non ci sarà alcun arricchimento nei prossimi anni, per decenni, all'interno dell'Iran. Questo è il loro obiettivo e ovviamente è importante anche per noi".
(Adnkronos) - Barilla si conferma, per il terzo anno consecutivo, la prima azienda al mondo nel settore alimentare per reputazione nel Global Reptrak 100 condotto da Reptrak, che dal 1999 analizza ogni anno le aziende con la migliore reputazione a livello globale. Nel ranking 2026, il Gruppo raggiunge il 9° posto complessivo, guadagnando 16 posizioni rispetto al 2025 (quando era al 25° posto) ed entrando così nella top 10 globale, a conferma del percorso di crescita reputazionale costruito negli anni. Il risultato riflette la capacità di Barilla di coniugare qualità dei prodotti, visione industriale e responsabilità sociale, elementi sempre più centrali nella valutazione della reputazione aziendale. Lo studio considera, infatti, dimensioni chiave come performance, innovazione, governance, sostenibilità e capacità di generare fiducia nel tempo. “Nell’attuale contesto macroeconomico - dichiara Sara Fargion, vice president, Emea di Reptrak - caratterizzato da forte incertezza, mantenere performance stabili rappresenta già un segnale positivo. In questo scenario, però, la capacità di crescere diventa un vero fattore distintivo. Il settore Food, in particolare, è sottoposto a pressioni significative: le persistenti dinamiche inflazionistiche continuano ad alimentare un’elevata attenzione mediatica e a influenzare in modo costante la percezione pubblica in tutti i 14 Paesi in cui misuriamo la reputazione”. Presente in oltre 100 Paesi, con 30 siti produttivi e una produzione annuale superiore ai 2 milioni di tonnellate tra pasta, sughi pronti e prodotti da forno, Barilla continua a investire in innovazione e nel miglioramento continuo dell’offerta. Va in questa direzione l’inaugurazione, a novembre, a Parma, di Bite (Barilla innovation & technology experience), il nuovo centro di ricerca e sviluppo dove 200 professionisti, tra tecnologi alimentari, ricercatori, ingegneri e food designer, sviluppano nuovi prodotti, migliorando ricette, processi produttivi e packaging. Bite è un hub all’avanguardia che integra competenze scientifiche, cultura del cibo e tecnologia per progettare il futuro dell’alimentazione grazie anche ad un ecosistema di open innovation che coinvolge università e centri di ricerca a livello globale, accelerando lo sviluppo di soluzioni sempre più sostenibili, sicure e in linea con l’evoluzione dei consumi. A conferma della capacità di rispondere alle esigenze dei consumatori, il Gruppo si è distinto negli scorsi anni con due riconoscimenti nell’ambito del premio eletto prodotto dell’anno: nel 2025 la linea Barilla al bronzo è stata premiata nella categoria Pasta, mentre nel 2026 il riconoscimento è stato assegnato a Barilla protein+, entrambe scelte da oltre 12.000 consumatori nell’ambito di ricerche condotte da Circana. A sostenere la crescita del Gruppo Barilla e la sua capacità di intercettare nuovi trend e culture alimentare, contribuiscono anche la partnership con Formula 1®, che ha portato il valore della convivialità Barilla anche nel contesto della massima competizione sportiva motoristica. Mentre in Italia iniziative ad alto impatto sociale, come le campagne solidali con Dynamo Camp e Medici Senza Frontiere, hanno mobilitato migliaia di volontari e coinvolto decine di migliaia di cittadini, contribuendo a sostenere progetti sociali e umanitari attraverso gesti concreti di partecipazione e condivisione. In parallelo, Barilla prosegue il proprio percorso sul fronte sociale e ambientale, integrando la sostenibilità e l’efficienza energetica e idrica al centro del proprio modello di crescita. Un impegno che riguarda anche le quasi 9 mila persone Barilla, vero motore della performance del Gruppo, e che si traduce, tra l’altro, in una policy globale di congedo parentale paritario, che garantisce a entrambi i genitori 12 settimane retribuite al 100%, e nel raggiungimento già nel 2020 della parità retributiva di genere secondo il principio 'equal pay for equal work' per tutte le persone Barilla nel mondo. La classifica e il report completi sono disponibili sul sito: https://www.reptrak.com/globalreptrak
(Adnkronos) - Il 30 marzo 2026, la Commissione europea ha pubblicato le linee guida ufficiali per l’applicazione del Regolamento (Ue) 2025/40, meglio conosciuto come Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation). Questo documento arriva per fare chiarezza su una normativa che promette di cambiare radicalmente il modo in cui i prodotti vengono confezionati, venduti e smaltiti, con l’obiettivo di rendere tutti gli imballaggi riciclabili entro il 2030. Mentre il regolamento è già entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, le aziende e i consumatori hanno tempo fino al 12 agosto 2026 per farsi trovare pronti, data in cui le norme diventeranno pienamente operative. Sommario Il Ppwr è una legge europea che sostituisce le vecchie e frammentate direttive nazionali con un unico set di regole valide in tutta l’Unione. A differenza della legislazione precedente, il Ppwr interviene sull’intero ciclo di vita dell’imballaggio: dalla progettazione (per ridurre il peso e il volume) fino al suo fine vita (per garantirne il riciclo o il riutilizzo). Si applica a ogni tipo di materiale (plastica, carta, vetro, metallo) e a qualsiasi imballaggio immesso sul mercato UE, indipendentemente da dove sia stato prodotto. Il nuovo regolamento non è solo un elenco di restrizioni, ma apre la strada a benefici tangibili per la salute e l’ambiente: Addio alle “sostanze chimiche per sempre” (Pfas): dal 12 agosto 2026, scatta il divieto di immettere sul mercato imballaggi a contatto con alimenti che contengono Pfas oltre determinati limiti. Si tratta di una vittoria per la sicurezza alimentare, eliminando sostanze persistenti potenzialmente dannose per la salute umana. Etichette chiare e universali: entro l’agosto 2028, tutti gli imballaggi dovranno riportare etichette armonizzate basate su indicazioni semplici. Questo aiuterà i cittadini a fare una raccolta differenziata corretta senza dover interpretare simboli diversi tra un Paese e l’altro. Diritto al riutilizzo: il regolamento incoraggia i sistemi di ricarica e riuso. Ad esempio, le attività di asporto dovranno permettere ai clienti di portare i propri contenitori senza costi aggiuntivi. Riduzione degli sprechi: le aziende saranno obbligate a ridurre al minimo il peso e il volume delle confezioni, vietando stratificazioni inutili o “falsi fondi” pensati solo per far sembrare il prodotto più grande. La transizione verso l’economia circolare comporta però rischi e complessità che le imprese dovranno gestire con attenzione. Dal 1° gennaio 2030, gli imballaggi in plastica monouso molto comuni nei ristoranti, come le bustine di maionese, ketchup, senape e salsa barbecue, così come i flaconcini di shampoo negli hotel, saranno vietati. Per molti settori, questo significa dover cambiare totalmente il modello di business. Le aziende, inoltre, saranno chiamate a pagare contributi più stringenti per la gestione dei rifiuti (la cosiddetta Responsabilità estesa del produttore o Epr). Le nuove linee guida chiariscono la distinzione tra “fabbricante” (chi progetta l’imballaggio) e “produttore” (chi lo immette sul mercato), un passaggio fondamentale per stabilire chi deve pagare per il riciclo. Entro il 2029, gli Stati membri dovranno anche garantire la raccolta separata del 90% delle bottiglie di plastica e lattine di metallo, solitamente attraverso sistemi di deposito cauzionale. Questo richiederà grandi investimenti infrastrutturali e logistici per commercianti e produttori. Entro il 2030, infine, una parte significativa degli imballaggi per il trasporto (come i pallet) dovrà essere inserita in circuiti di riutilizzo. Se le infrastrutture di lavaggio e recupero non saranno pronte, il rischio è un aumento dei costi logistici. Uno degli obiettivi del Regolamento Ppwr è eliminare le barriere tra i vari mercati europei. Le linee guida ribadiscono che gli Stati membri non potranno impedire la vendita di imballaggi conformi al regolamento basandosi su norme nazionali aggiuntive. Il Ppwr rappresenta una sfida senza precedenti per l’industria degli imballaggi, pilastro dell’economia italiana. Se da un lato i rischi legati ai costi e alla riorganizzazione logistica sono significativi, la pubblicazione di queste linee guida offre finalmente la certezza giuridica necessaria per investire nell’innovazione. Il traguardo è ambizioso: un’Europa a emissioni zero entro il 2050, dove l’imballaggio smette di essere un rifiuto per diventare una risorsa.