(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, è stata inaugurata al Senato la mostra fotografica “Una vita da scienziata – I volti del progetto #100esperte” di Fondazione Bracco. Lo “svelamento” ufficiale è avvenuto alla presenza del Presidente del Senato Ignazio La Russa e della deputata Marta Schifone, tra le promotrici dell’iniziativa. “La disparità di genere in ambito scientifico nasce già tra i banchi di scuola, dove le ragazze scelgono altre carriere, che offrono meno opportunità nel mercato del lavoro”, ha affermato Diana Bracco, Presidente di Fondazione Bracco, in un messaggio letto da Gaela Bernini, Segretario Generale della Fondazione. “Gli ultimi dati sono allarmanti: è dunque fondamentale superare stereotipi e pregiudizi e incoraggiare le studentesse a scegliere dei percorsi formativi nelle lauree Stem, per garantire la costruzione di una società più competitiva e realmente paritaria. Da qui nasce l’intervento pluriennale di Fondazione Bracco: l’anno scorso la nostra mostra ha avuto l’onore di essere esposta presso la Camera dei deputati, e oggi siamo particolarmente orgogliosi che sia approdata nel prestigioso Corridoio dei Busti di Palazzo Madama. Un bellissimo traguardo, oltre che una testimonianza tangibile della sensibilità delle massime istituzioni su questo tema. Di questo ringrazio il Presidente Ignazio La Russa e l’On. Marta Schifone, promotrice del progetto. L’auspicio è ispirare i tanti turisti e in particolare le scolaresche in visita al Senato della Repubblica.” La mostra fa parte di “100 donne contro gli stereotipi”, un progetto avviato nel 2016 con l’obiettivo di combattere discriminazioni e stereotipi e dare voce alle donne in settori strategici quali la scienza, l’economia, la politica internazionale e le istituzioni culturali. Inaugurata sette anni fa, la galleria fotografica è stata portata in numerose sedi italiane e internazionali, da Washington a Praga, da New York a Città del Messico, da Israele al Brasile. Questo progetto si inserisce in un più ampio palinsesto di iniziative portate avanti da Fondazione Bracco per una sorta di “8 marzo diffuso”. Al Museo del Mare di Trieste è stata inaugurata la mostra itinerante “Mind the Stem Gap - Together”: nata in collaborazione con Politecnico di Milano e Fondazione Politecnico di Milano e sostenuta da Regione Lombardia, l’esposizione è stata realizzata da 150 studentesse e studenti che hanno interpretato “Mind the Stem Gap”, il Manifesto con cui Fondazione Bracco sostiene l’accesso femminile alle discipline Stem. La galleria di manifesti è eclettica, colorata e provocatoria e propone interpretazioni originali, mettendo in luce discriminazioni e ricadute nella società, ricordando ai visitatori che fare il “salto” (attenzione al gap!) verso una società equa è una responsabilità comune. Dal 5 marzo al 15 marzo, parallelamente a Palazzo Madama, una sezione più ridotta di “Una vita da scienziata” è ospitata anche presso lo spazio culturale Ex Casermette a Olbia. L’obiettivo, condiviso da Fondazione Bracco e Gi.U.Li.A Giornaliste Sardegna, è di valorizzare il ruolo della donna nella società e nella storia. Infine, a livello più istituzionale, il Gruppo Bracco è entrato a fare parte dei firmatari dei Women’s Empowerment Principles (WEPs) di UN Women e United Nations Global Compact, il principale framework internazionale in materia di parità di genere. “Siamo felici di far parte ufficialmente del network WEPs delle Nazioni Unite”, ha commentato Diana Bracco. “Per me che sono stata B20 Ambassador for Women Empowerment al G7 e che mi sono sempre battuta per la parità di genere è un passaggio naturale. In Bracco da quasi un secolo promuoviamo attivamente il women empowerment attraverso una cultura aziendale inclusiva che valorizza il talento delle donne in tutti i settori. Oggi la presenza femminile è significativa all'interno dell’azienda, dove le donne rappresentano circa la metà di tutti i dipendenti, con oltre il 40% in ruoli manageriali e il 54% in posizioni di ricerca e sviluppo”.
(Adnkronos) - Sono oltre 3000 le donne tra le persone Barilla: professioniste, manager, tecniche di stabilimento, ricercatrici, responsabili di funzione che ogni giorno contribuiscono alla crescita del Gruppo in Italia e nel mondo. È da qui che prende forma l’impegno per la parità di genere, un percorso che nasce dentro l’azienda e si estende alle comunità attraverso le realtà con cui Barilla collabora da anni. In occasione della Giornata internazionale della donna (8 marzo), il Gruppo sceglie di raccontare questo impegno non solo attraverso politiche e risultati, ma anche attraverso le voci di tre donne che, collaborando con l’azienda, guidano il cambiamento ogni giorno: dalla lotta allo spreco alimentare all’impegno per l’inclusione sociale, fino alla formazione delle nuove generazioni. La promozione dell’equilibrio di genere è il risultato di un impegno pluriennale avviato già nel 2013, quando il Gruppo ha scelto di integrare i principi di fairness e inclusione nella propria governance, anticipando le successive evoluzioni normative europee in materia di trasparenza e parità salariale. Nel 2020, Barilla ha raggiunto la parità retributiva di genere per tutte le persone Barilla, eliminando ogni divario salariale non giustificato, e oggi conduce audit annuali sulla pay equity per garantire un monitoraggio costante e strutturato. Un traguardo che si affianca a una nuova global policy per il congedo di paternità e maternità, che garantisce a tutti i genitori del Gruppo almeno 12 settimane di congedo retribuito al 100%, indipendentemente dal genere, dallo stato civile e dall’orientamento sessuale, promuovendo una genitorialità realmente condivisa e contribuendo a ridurre il gender gap nel lungo periodo. I risultati sono visibili anche nei numeri: il 58% dei partecipanti al Talent accelerator program è composto da donne, a conferma dell’attenzione dedicata allo sviluppo delle future generazioni di leadership. In Italia, tre stabilimenti produttivi strategici del Gruppo - Castiglione delle Stiviere (MN), Novara e Melfi (PZ) - sono guidati da donne. Promuovere l’inclusione anche oltre il perimetro aziendale significa lavorare lungo tutta la catena del valore. Nasce in questa prospettiva la partnership strategica tra il Gruppo Barilla e Lead network (Leading executives advancing diversity), organizzazione no profit che sostiene l’avanzamento delle donne nel settore della vendita al dettaglio e dei beni di consumo in Europa. Formazione, mentoring sulla parità di genere, progetti condivisi e attivazione di capitoli locali: l’alleanza con Lead network punta a promuovere un ambiente di lavoro sempre più inclusivo, contribuendo a sostenere la crescita professionale delle donne nella vendita al dettaglio e dei beni di consumo in Europa. Il percorso DE&I di Barilla ha ottenuto nel tempo importanti riconoscimenti a livello internazionale. Nel 2021 è stata la prima azienda italiana ad aggiudicarsi il Catalyst award per le iniziative che hanno accelerato il progresso del ruolo delle donne sul posto di lavoro e rafforzato l’inclusione. Nel 2022 si è classificata al terzo posto tra le aziende alimentari agli European diversity leaders promossi dal Financial Times. Il 2024 segna inoltre il decimo anno consecutivo in cui Barilla negli Stati Uniti ottiene un punteggio di 100/100 nel Corporate equality index della Human rights campaign, che valuta il supporto alle persone LGBTQ+ nei luoghi di lavoro. Nello stesso anno l’azienda è stata inclusa nel Bloomberg gender-equality Index, riconosciuta come Top Employer in diversi Paesi dal Top Employers Institute e inserita tra le aziende più inclusive secondo Statista e Il Sole 24 Ore. Un percorso che non si esaurisce nelle policy e nei riconoscimenti, ma trova concretezza nelle realtà con cui Barilla collabora ogni giorno. Con la Fondazione Banco Alimentare ETS, Barilla è partner storico in un modello strutturato di recupero e redistribuzione delle eccedenze alimentari che, oltre ad essere una best practice, trasforma prodotti in aiuti alimentari per migliaia di persone fragili, attraverso una rete capillare di organizzazioni partner territoriali. “Barilla parla di cibo come gioia capace di unire le persone”, sottolinea Giuliana Malaguti, responsabile comunicazione della Fondazione Banco Alimentare. “Anche per noi il cibo è un dono capace di unire, di generare percorsi di inclusione sociale per tante persone in difficoltà e di rendere più resilienti le nostre comunità”. Con Fondazione Bullone, l’azienda sostiene progetti editoriali e percorsi di co-creazione: dalla newsletter sulla diversity & inclusion ai laboratori per una comunicazione sempre più inclusiva, offrendo ai giovani coinvolti strumenti professionali e occasioni di espressione autentica. “Con Barilla ci siamo trovati molto vicini nel modo di intendere il fare impresa e fare la differenza”, afferma Sofia Segre Reinach, direttrice generale della Fondazione Bullone. “Insieme non ci limitiamo a raccontare l’inclusione, ma cerchiamo di innovarla”. E accanto a Food Farm 4.0, il laboratorio che unisce scuola e impresa, Barilla ha messo a disposizione competenze manageriali, supporto progettuale e presenza diretta nella governance, contribuendo alla crescita di un modello formativo che prepara le nuove generazioni alle professioni dell’agroalimentare. “Non è scontato che un’azienda metta a disposizione i propri dirigenti e le proprie competenze per far crescere un progetto scolastico”, osserva Anna Rita Sicuri, dirigente scolastica dell’Isiss Galilei Bocchialini di Parma. “Se non ci fosse stato questo supporto, oggi non saremmo qui”.
(Adnkronos) - “L'Italia è un Paese emergente dopo il fenomeno della saturazione dei Flapd europei, gli hub di Francoforte, Londra, Amsterdam, Parigi, Dublino dedicati ai data center”. A dirlo, in occasione di Key – The Energy Transition Expo a Rimini, è Virginia Canazza, esperta di Data Center e partner di Key To Energy, advisory firm specializzata nella consulenza relativa alle attività della filiera dell’energia. (VIDEO) La kermesse, in svolgimento fino al 6 marzo nei padiglioni della fiera di Rimini e firmata Ieg - Italian Exhibition Group, si conferma punto di riferimento per gli attori della transizione energetica in Europa, Africa e nel bacino del Mediterraneo. “Il tasso di crescita dei data center è sostenuto, circa il 16-20% all'anno, con il 68% concentrato in Lombardia, in particolare nell’area di Milano - prosegue - Ad oggi, i consumi sono pari a circa 4,5 Twh, corrispondenti a circa un gigawatt di potenza elettrica installata e 600 megawatt di potenza It. Il trend di crescita potrà essere ancora più sostenuto nel prossimo futuro, arrivando a richiedere una copertura energetica da due a quattro volte superiore all’attuale fabbisogno entro il 2030. Circa 1,6 gigawatt di nuovi progetti, guardando alla pipeline di quelli in fase avanzata di sviluppo, potranno essere operativi entro il 2028-2029. Il trend di crescita italiano relativo ai data center” pone il Paese in una condizione di competitività “rispetto ai trend monitorabili a livello europeo e globale”. Nata nel 2007 per supportare partner pubblici e privati nel percorso di evoluzione del sistema energetico, nell’attuazione delle scelte, nel monitoraggio dei risultati e nel rispetto dei principali indicatori di sostenibilità, Key to Energy ha da allora realizzato oltre 1.000 progetti, per un totale di 40.000 MW e un controvalore di 20 miliardi di euro, collaborando con i principali attori industriali e finanziari del settore energetico. Sostenuta da una profonda conoscenza delle dinamiche aziendali e di mercato; l'advisory firm è in grado di sviluppare soluzioni tailor-made ad alto valore aggiunto, progettate per ottimizzare l’efficienza energetica, valorizzare le energie rinnovabili e mitigare i rischi. “I data center, come grandi centri di consumo che stanno evolvendo verso dimensioni sempre maggiori con una velocità di sviluppo che va accentuandosi, vedono l'energia come un asset strategico - spiega - Sono molteplici le opzioni per un approvvigionamento energetico nel mercato italiano che siano competitive e sostenibili e che possano anche mitigare l'esposizione a una sempre crescente volatilità dei mercati - precisa - Ci sono strumenti patrimoniali basati sull'acquisizione e la proprietà di asset di generazione per coprire i propri consumi ma sono disponibili anche schemi commerciali che, attraverso contratti di medio-lungo termine, possono mitigare l'esposizione al rischio del mercato”. Quando “i centri di consumo si sviluppano con una velocità maggiore di quello che è l'adeguamento infrastrutturale del sistema, si pongono delle tematiche relative alla necessità di uno stretto coordinamento” volto all’integrazione delle reti esistenti con “quelle della transizione energetica, e quindi delle rinnovabili - conclude - e con questa nuova componente di domanda. Per massimizzare i benefici, l’evoluzione e l'integrazione progressiva e sostenibile devono basarsi su un approccio sinergico”.