(Adnkronos) - Per un decennio, il private credit è stata la storia di successo della finanza alternativa. Fondi come Blackstone, Blue Owl e Apollo hanno riempito il vuoto lasciato dalle banche dopo la crisi finanziaria del 2008, diventando i principali finanziatori di aziende medio-grandi non quotate. Il settore ha raggiunto i 2.000 miliardi di dollari di asset gestiti, ha aperto le porte agli investitori retail e ha promesso renimenti stabili e sganciati dai mercati pubblici. Oggi, però, quella promessa ha iniziato a scricchiolare. In poche settimane, tra la fine di febbraio e l'inizio di marzo, una serie di eventi ha incrinato la fiducia nel settore: una delle sue stelle più brillanti, Blue Owl Capital, è finita al centro di un caso di presunta manipolazione delle valutazioni; JPMorgan ha svalutato i portafogli dei suoi clienti nel private credit; Blackstone ha registrato deflussi record. La domanda che circola a Wall Street è semplice e inquietante: è l'inizio di una crisi strutturale? Tutto inizia alla fine del 2025, quando Blue Owl (una delle maggiori piattaforme di private credit con oltre 300 miliardi di dollari in gestione) tenta di bloccare i riscatti da uno dei suoi fondi durante una fusione. Gli investitori protestano. La fusione viene annullata, ma i danni reputazionali restano. A febbraio 2026, la situazione precipita rapidamente: Blue Owl annuncia la vendita forzata di 1,4 miliardi di dollari di asset da tre fondi per restituire liquidità agli investitori, e sospende in via permanente i riscatti dal suo fondo più piccolo, quello dedicato agli investitori più ricchi. Per un settore che aveva costruito la propria attrattiva sulla promessa di rendimenti stabili e gestione del rischio, è un messaggio pericolosissimo. Il colpo finale arriva il 12 marzo: l’hedge fund Glendon Management pubblica una presentazione accusando Blue Owl e altri gestori di private credit di aver "travisato" i tassi di perdita sui propri portafogli, sostenendo che le perdite reali sarebbero significativamente superiori a quelle dichiarate. La notizia basta a far schizzare le scommesse al ribasso sul titolo Blue Owl a livelli record: il 14,3% del flottante è venduto allo scoperto, in rialzo dal 12,5% di due settimane prima. L'11 marzo, la mossa che più di tutte segnala un cambio di umore sistemico: JPMorgan Chase ha svalutato i portafogli di prestiti detenuti come collaterale dai fondi di private credit clienti della banca, in particolare quelli legati a società software. La logica è tecnica ma le implicazioni sono enormi. Nel meccanismo del cosiddetto back-leverage (i fondi di private credit prendono denaro in prestito dalle banche per amplificare i rendimenti) il valore del collaterale è tutto. Abbassarne la valutazione significa ridurre la capacità di indebitamento dei fondi e, in certi casi, costringerli a versare margini aggiuntivi. Jamie Dimon avrebbe detto agli investitori, anche se non in pubblico, che JPMorgan sta adottando un approccio di "prudenza finanziaria" sui prestiti legati ad asset software: meglio agire ora che aspettare una crisi, ha spiegato una fonte interna al Financial Times. Il motivo è l'intelligenza artificiale. Le grandi piattaforme di private credit hanno finanziato negli anni una quantità enorme di software company che oggi vedono il proprio modello di business minacciato dall'avanzata di strumenti come quelli di OpenAI e Anthropic. Se queste aziende perdono valore o vanno in default, le perdite ricadono direttamente sui portafogli dei fondi. Quasi in contemporanea, arriva la notizia sui fondi Blackstone. Il colosso dell'asset management ha dovuto soddisfare richieste di riscatto pari al 7,9% delle quote del suo fondo di private credit Bcred, con asset totali per 82 miliardi di dollari, superando il tetto ordinario del 5% e arrivando a un riscatto massimo del 7%. Per coprire l'eccesso, Blackstone e i suoi dipendenti hanno dovuto iniettare 400 milioni di dollari di capitale proprio nel fondo. Le azioni di Blackstone sono crollate dell'8% in un solo giorno, toccando i minimi di due anni. Il termine che circola tra gli analisti è preoccupante: "bank run", cioè la corsa agli sportelli. A differenza delle banche, tuttavia, i fondi semi-liquidi di private credit sono strutturati per non permettere uscite immediate: i riscatti sono trimestrali e limitati proprio per evitare vendite forzate di asset illiquidi. L'11 marzo, a chiudere una settimana di fuoco, arriva l'avvertimento di Partners Group: il presidente del grande gestore svizzero ha dichiarato al Financial Times che i tassi di default nel private credit potrebbero raddoppiare nei prossimi anni. I deal strutturati nel biennio 2021-2022, quando i tassi erano ancora a zero e le valutazioni alle stelle, sono oggi sovraindebitati in un contesto di tassi ancora elevati. Il momento della verità si avvicina. Sempre questa settimana, Morgan Stanley ha imposto limitazioni ai riscatti su uno dei propri fondi di private credit. È il terzo grande nome dopo Blue Owl e Blackstone a misure di contenimento dei deflussi in pochi mesi, un segnale che il problema non è isolato ma di settore. La distinzione è cruciale: quello che stiamo vivendo è una crisi di liquidità (investitori che vogliono uscire e faticano a farlo) oppure una crisi di credito (cioè i prestiti sottostanti stanno davvero perdendo valore)? Per ora, la risposta ufficiale dell'industria è la prima. Man Group, in una nota ai propri clienti, ha ricordato che i veicoli di private credit non sono stati strutturati per consentire riscatti immediati: la mancanza di liquidità giornaliera è una caratteristica del prodotto, non un difetto. “A feature, not a bug”, come si dice in slang. Ma gli analisti avvertono: una crisi di liquidità protratta può rapidamente trasformarsi in una crisi di credito, se i fondi sono costretti a vendere asset illiquidi a prezzi scontati per soddisfare i riscatti. Il settore si trova a un bivio. Da un lato, la pressione regolatoria: negli Usa, l'amministrazione Trump sta incoraggiando le banche tradizionali a riprendere spazio nei prestiti, aumentando la concorrenza per i fondi di private credit. Dall'altro, il rischio AI continua a pesare sui portafogli più esposti al settore tecnologico, mentre gli affari degli anni del denaro facile iniziano a presentare il conto. Non tutto è catastrofe: Deutsche Bank, per esempio, ha annunciato l'espansione del proprio portafoglio di private credit a 25,9 miliardi di euro, segnalando che alcuni operatori vedono ancora opportunità nelle turbolenze. E chi si occupa di allocare fondi per investitori istituzionali più sofisticati sta semplicemente spostando l'attenzione dall'America verso l'Europa, dove i fondamentali appaiono più solidi. La tempesta nel private credit è reale. Se sia un temporale passeggero o l'inizio di qualcosa di più strutturale lo dirà il comportamento dei default nei prossimi trimestri, e la capacità dei gestori di dimostrare che le valutazioni nei loro portafogli rispecchiano davvero la realtà.
(Adnkronos) - Gestire la propria immagine social con i messaggi giusti e responsabili nonostante lo stress post-match, tra gol sbagliati e torti arbitrali. E farlo con un semplice click. E' l'innovazione per calciatori e calciatrici che arriva dall'app Seven AI, la prima intelligenza artificiale 'alimentata' grazie all'esperienza di grandi campioni del calcio, che viene in soccorso dei colleghi meno 'fortunati'. "Questa applicazione è dedicata a tutti quei calciatori che non sono dei 'big' e non possono permettersi un social media manager, e invece scaricando gratuitamente l'app ce l'hanno sempre 'in tasca' e questa è la grande magia", spiega ad Adnkronos/Labitalia l'ideatore dell'app Max Sardella, consulente e formatore, dal 2010 a fianco di centinaia di calciatori nella gestione della propria immagine social. "Io credo -continua- che la tecnologia si misura in base alle persone che serve, non agli utenti che gli servono. Con l'avvento dell'intelligenza artificiale mi sono fatto una domanda: come l'Ia può essere utile ai calciatori e alle calciatrici visto che io lavoro con loro?". E la risposta è arrivata con Seven Ai. "Ho capito -spiega Sardella- che non potevo investire nella tecnologia perché i grandi colossi non mi avrebbero lasciato spazio. E allora mi sono detto: investo nei contenuti. Come? Io faccio questo mestiere dal 2010 e con il mio staff abbiamo iniziato ad alimentare l'intelligenza artificiale con oltre 20.000 frasi. Poi con i ragazzi del mio staff mi sono detto: perché non chiediamo a grandi campioni del calcio di darci una mano, cioè a portare la loro esperienza nel comunicare in modo responsabile? Qui è arrivata la svolta con la prima intelligenza artificiale in Italia alimentata dai grandi campioni del calcio, una cosa che oggi nessuno fa", sottolinea Sardella. E c'è un aspetto anche sociale nella nuova app. "Ci siamo resi conto spiega Sardella- che l'intelligenza artificiale, oltre ad aiutare calciatrici e calciatori a comunicare in modo responsabile, è anche uno strumento che può aiutare i ragazzi disabili ad andare oltre ogni barriera. Oggi un ragazzo amputato con un click fa un testo, come anche un ragazzo con un ritardo mentale. Abbiamo parlato con 'Gli insuperabili' che sono una squadra molto importante di calcio e disabilità e c'hanno detto che l'app per loro è qualcosa di magico", sottolinea. Ma come funziona concretamente l'app? "E' molto semplice: scarichi l'app gratuita, l'applicazione ti chiede come è andata la partita e hai tre risposte: 'ho vinto', 'ho perso', 'ho pareggiato'. Magari scrivi 'ho vinto', ti chiede come hai giocato e tu scegli tra 'molto soddisfatto', 'soddisfatto', 'poco soddisfatto' e poi ti chiede che testo vuoi scrivere: semplice, professionale e motivazionale. Tu scegli la combinazione e in pochissimi secondi hai il tuo intervento da veicolare attraverso i social", spiega Sardella. Cosa la distingue da altri prodotti?"Velocità immediata -sottolinea Sardella- nella creazione del testo, il contenuto è pronto in pochi secondi, senza dover scrivere nulla.Zero stress dopo la partita. Sei stanco? Basta un tap. Il post lo pensa Seven, tu ti riposi. Progettata solo per il calcio: non è una IA generalista: Seven è allenata con prompt specifici sul calcio. Parla come un calciatore o una calciatrice. Il tono, le parole, le emozioni: è il tuo linguaggio, non quello di un robot. Nessun rischio di errori o frasi fuori luogo. Contesto, risultato e stile già preimpostati: tutto è sotto controllo. Sempre gratis, , senza sorprese. Nessun piano “Pro”, nessuna funzione a pagamento: tutto incluso", ribadisce Sardella. L'app, nata ad ottobre scorso, "siamo fiduciosi che per i primi di maggio andrà in maniera importante sul mercato, in questo momento la stiamo testando. Oggi abbiamo già tanti utenti che l'hanno scaricata l'app e siamo sempre dei feedback. Ma la cosa che più c'interessa è che oggi siamo tra i pochi che abbiamo investito sui contenuti e non sulla tecnologia. Chiaramente lo sviluppo futuro sarà quello di far diventare l'app 'mondo sport', oltre il solo calcio. In questa avventura mi aiutano Alessandro Florenzi, Davide Zappacosta e Lorenzo Pellegrini che sono soci di questa app perché anche loro hanno individuato uno strumento davvero utile per chi vuole comunicare in modo responsabile", conclude. E Alessandro Florenzi, ex-calciatore di Roma, Milan e Nazionale sottolinea, con Adnkronos/Labitalia, di aver deciso di deciso di investire in Seven AI "perché nasce da un’esigenza reale di chi vive il calcio ogni giorno. Oggi calciatori e calciatrici non sempre hanno il tempo o gli strumenti per comunicare nel modo giusto. Seven AI serve proprio a questo: dare una mano a raccontarsi in modo semplice e professionale. Può aiutare molto -sottolinea ancora- dopo una partita, perché trovare le parole giuste non è sempre facile. Avere uno strumento che supporta calciatori e calciatrici nel comunicare con equilibrio e consapevolezza può fare la differenza", continua. E Florenzi sottolinea che dal momento in cui ha iniziato a giocare ad oggi la cura dell’immagine dei calciatori "è cambiato davvero tanto. Quando ho iniziato, i social erano qualcosa di secondario. Oggi fanno parte della carriera di calciatori e calciatrici. L’immagine online è diventata importante, perché il rapporto con i tifosi passa anche da lì". E per l'ex-calciatore l’intelligenza artificiale, in conclusione, "può diventare un grande alleato. Non sostituisce la personalità di calciatori e calciatrici, ma li aiuta a comunicare meglio, a evitare errori e a gestire con più serenità la loro presenza online. Se usata bene, può rendere la comunicazione più semplice, veloce e anche più responsabile", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Nel corso dell’edizione 2026 di Key, l’Associazione di riferimento delle aziende italiane che promuovono, progettano, realizzano e facilitano gli interventi di efficienza energetica e generazione distribuita, AssoEsco ha organizzato un convegno dal titolo 'Misure e meccanismi per la transizione energetica post Pnrr: il ruolo delle Energy Service Company'. L’iniziativa ha rappresentato un momento di confronto tra associazione, istituzioni ed enti tecnici per fare il punto sui risultati conseguiti grazie al Pnrr, sulle criticità emerse in fase attuativa e sulle priorità strategiche per il futuro. Ad aprire i lavori è stato il presidente dell’Associazione Giacomo Cantarella che nella sua introduzione ha messo in evidenza come le Esco, anche in questa fase nuova post Pnrr, possano essere attori protagonisti e catalizzatori della transizione energetica. “Viviamo in un momento storico particolare - ha spiegato - sta venendo meno il rilevante supporto economico portato dal Pnrr, è cambiato velocemente il contesto geopolitico e sta cambiando la normativa di riferimento del settore. In questo contesto siamo fortemente convinti che non si debbano fare passi indietro nel percorso di transizione energetica, che rimane la via maestra per contrastare l’incremento dei costi energetici di imprese, cittadini e Pubblica Amministrazione. Il percorso di decarbonizzazione richiede integrazione tra efficienza, rinnovabili, elettrificazione e gestione dei rischi. In questo contesto le Esco rappresentano uno strumento strategico. Sottoscrivendo un Energy Performance Contract non si acquista tecnologia, ma un risultato energetico garantito, con assunzione dei rischi tecnici e finanziari da parte delle Esco. Per le imprese significa competitività e maggiore certezza su costi e performance; per la Pa, possibilità di realizzare interventi senza investimento iniziale, con sostenibilità di bilancio e continuità del servizio. Nella nuova fase post Pnrr servono meccanismi stabili che rendano la Esco un’opzione strutturale per abilitare interventi efficienti, finanziabili e con risultati garantiti nel tempo”. Il convegno è poi entrato nel vivo con l’intervento di Stefano Clerici, Consigliere Delegato di Agici, che ha presentato un’analisi sul 'Bilancio Pnrr e sfide 2026', offrendo una lettura dei principali impatti delle misure attuate e delle prospettive per il mercato dell’efficienza energetica e dei servizi energetici. A seguire, Antonio Beneduce, vicepresidente AssoEsco, ha illustrato il punto di vista dell’Associazione, soffermandosi sulla necessità di accompagnare il passaggio dalla fase straordinaria del Pnrr - che ha impresso una forte accelerazione alla transizione energetica - a una nuova fase fondata su strumenti stabili, in grado di assicurare nel tempo la sostenibilità degli interventi attraverso una più efficace integrazione tra incentivi pubblici e capitale privato. Il dibattito, moderato dallo stesso Beneduce, ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali ed enti tecnici, tra cui Luca Restaino del ministero delle Imprese e del Made in Italy, Fabrizio Penna del ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Enrica Cottatellucci del Gse e Francesca Hugony di Enea. Luca Restaino ha ricordato che l’iperammortamento resta uno strumento orientato all’efficienza energetica. Ha inoltre confermato che “le Esco potranno accedervi, anche se il decreto non lo specifica in modo esplicito”. Fabrizio Penna ha evidenziato come “il percorso di attuazione del Pnrr abbia prodotto risultati significativi, lasciando in eredità un metodo di lavoro solido e condiviso”. Un approccio che, secondo Penna, dovrebbe orientare e ispirare le future iniziative legislative. Enrica Cottatellucci ha evidenziato che le Esco rappresentano interlocutori ottimali, poiché “poter contare su soggetti che conoscono a fondo le peculiarità del settore costituisce un valore aggiunto che facilita la gestione delle criticità e favorisce il miglioramento dei processi”. Infine, Francesca Hugony ha illustrato le principali criticità della riqualificazione energetica degli edifici nel settore residenziale e nella pubblica amministrazione, anche alla luce delle evidenze raccolte da Enea, evidenziando le diverse peculiarità dei due ambiti. Ha inoltre richiamato “l’importanza degli sportelli unici territoriali: fondamentali per rafforzare la fiducia dei cittadini e facilitare i percorsi di intervento”. Durante il confronto è emersa la necessità di valutare l’efficacia degli strumenti adottati, intervenire sulle misure con limiti applicativi e rifinanziare, se opportuno, le linee più performanti, per garantire continuità agli investimenti e certezza agli operatori. In questo quadro, le Esco sono state individuate come interlocutori chiave per sostenere imprese e pubbliche amministrazioni nella realizzazione di interventi complessi e accelerare la transizione energetica post-Pnrr. L’incontro ha inoltre rappresentato un momento di dialogo per definire una roadmap condivisa, finalizzata a consolidare i risultati del Pnrr e a fronteggiare le sfide energetiche dei prossimi anni. In merito al Conto Termico 3.0, è stato chiarito che il blocco del portale comunicato dal Gse non costituisce una chiusura definitiva, bensì una sospensione temporanea. La misura consente al Gestore di effettuare le necessarie verifiche sulle domande pervenute e di programmare in modo efficace la ripartizione degli incentivi negli anni a venire.