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Fabrizio Corona ricorre contro lo stop ai video e 'sbarca' in teatro

(Adnkronos) - I legali di Fabrizio Corona presentano reclamo contro l'ordinanza con cui, lo scorso 26 gennaio, il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d'urgenza del conduttore televisivo Alfonso Signorini. Nel provvedimento, il giudice aveva ...

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L'esperto: "Stop a benefit che pesano su busta paga, ma contributi extra per spese sanitarie scolastiche e tempo libero"

(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia ...

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Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano ...

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Fabrizio Corona ricorre contro lo stop ai video e 'sbarca' in teatro

(Adnkronos) - I legali di Fabrizio Corona presentano reclamo contro l'ordinanza con cui, lo scorso 26 gennaio, il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d'urgenza del conduttore televisivo Alfonso Signorini. Nel provvedimento, il giudice aveva ordinato a Corona "di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video)", aventi come oggetto il giornalista, al centro di due puntate di Falsissimo su presunti meccanismi opachi nella selezione di alcuni concorrenti del Grande Fratello Vip. Una decisione che aveva fatto gridate la difesa alla "censura" e che ha dato il via a un botta e risposta con Mediaset tirata in ballo nelle ultime puntate di Falsissimo prima che le piattaforme digitali oscurasse i profili social di Corona e del programma, in seguito a iniziative legali dell'azienda di Cologno Monzese. E se ora Corona tenta di ritornare su Instagram aprendo un nuovo profilo e ricominciando da zero, arriva il tentativo di agire su un altro campo da gioco, con Falsissimo che sale sul palco. L'obiettivo è portare in scena un racconto senza filtri sul potere mediatico, l'informazione, il gossip, i nomi intoccabili e retroscena mai raccontati, come si legge in una nota diffusa dal Gruppoanteprima. Corona mette in scena una visione che promette di rompere gli schemi della narrazione ufficiale e dove "la libertà di parola non si chiede. Si esercita". Cinque le date di maggio già messe in cartellone - si inizia il 7 a Milano, poi Catania, Napoli, Roma e Padova - con biglietti in prevendita che vanno da 30 a 45 euro. È fissata per il 21 settembre prossimo, davanti al Tribunale civile di Milano, la prima udienza della causa civile contro Fabrizio Corona intentata dal gruppo Mediaset, da Pier Silvio e Marina Berlusconi, da Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, con una richiesta di danni reputazionali e patrimoniali da 160 milioni di euro. L'atto di citazione è stato notificato a Corona e alla sua società Atena. Gli eventuali risarcimenti saranno destinati, ha spiegato ieri il gruppo di Cologno Monzese, "alla creazione di un fondo per la copertura delle spese di assistenza legale delle vittime di stalking, dei reati rientranti nel cosiddetto Codice rosso e di tutti i fenomeni di cyberbullismo". Fabrizio Corona mostra il suo volto su Instagram, non parla lasciando la parola a chi è dall'altra parte del telefono, ma quei pochi secondi sembrano ribadire che non ha intenzione di fermarsi. Se a decidere sulla pubblicazione di alcuni contenuti sono le piattaforme digitali, in piena autonomia e in base a quelle che sono le norme sul rispetto della privacy e sul divieto di diffondere contenuti minacciosi e diffamatori, i legali di Mediaset continuano il loro lavoro. Meta dopo le ripetute violazioni e le sospensioni degli account 'monitora' i nuovi profili legati al nome di Corona, difficile ora capire quale sia quello 'ufficiale'. Un'attenzione iniziata quando 'Falsissimo', oscurato dai canali social, ha iniziato a prendere di mira programmi Mediaset. Ieri l'azienda ha annunciato una causa civile, per un importo complessivo di 160 milioni di euro, contro Corona e le società a lui riconducibili, per danni reputazionali e patrimoniali. Un'iniziativa che vede protagonisti Pier Silvio e Marina Berlusconi, Maria De Filippi, Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, insieme a Mediaset e Mfe - Mediaforeurope contro chi, "attraverso una violenza verbale inaudita, costituisce un insieme di menzogne, falsità e insinuazioni prive di qualsiasi fondamento e del minimo rispetto per le persone". Nulla a che fare con il gossip, ma piuttosto con un meccanismo organizzato "nel quale la menzogna diventa uno strumento di lucro", una "campagna d’odio" con cui Corona "monetizza migliaia di euro ogni settimana".

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L'esperto: "Stop a benefit che pesano su busta paga, ma contributi extra per spese sanitarie scolastiche e tempo libero"

(Adnkronos) - "Il welfare aziendale è stato per anni considerato come un insieme di servizi pensati per migliorare il clima in ufficio. Un’integrazione piacevole, ma non essenziale. Lo scenario economico attuale impone tuttavia un cambio di prospettiva radicale: in un contesto segnato dal costo della vita sempre più elevato, che continua a pesare sulle famiglie, e da rinnovi contrattuali che faticano a coprire l’aumento del costo della vita, il 2026 si conferma l’anno della svolta. Il welfare cessa di essere un semplice 'benefit' per diventare il pilastro portante di una nuova strategia salariale". A dirlo all'Adnkronos/Labitalia Andrea Guffanti, general manager di Coverflex in Italia. "I dati del Report sulla retribuzione 2025 di Coverflex - spiega - parlano chiaro: mentre gli stipendi base restano sostanzialmente stabili, le necessità dei collaboratori continuano a crescere. In questo scenario di stagnazione retributiva, le aziende non possono più limitarsi a guardare solo alla busta paga tradizionale". "L’evoluzione del rapporto tra azienda e lavoratore - avverte - passa per un modello di compensazione estesa. Non si tratta più di dare 'qualcosa in più', ma di gestire in modo intelligente il valore economico che l'azienda trasferisce ai propri dipendenti. Attraverso il welfare, l’impresa interviene direttamente sulla capacità di spesa quotidiana delle persone, coprendo costi che altrimenti graverebbero interamente sul netto in busta: dalla sanità alla scuola, dai trasporti al tempo libero". "Questa trasformazione - avverte - porta il welfare ad essere una vera e propria politica salariale. Le aziende che scelgono questa strada ottengono un doppio vantaggio: aumentano il valore reale percepito dai dipendenti e ottimizzano i costi legati alla tassazione del lavoro". “Il welfare aziendale ha smesso di essere una voce nel capitolo 'extra' per diventare il cuore pulsante della strategia di retention e remunerazione. Non stiamo più parlando di semplici agevolazioni, ma di uno strumento dinamico che restituisce potere d'acquisto reale in un momento in cui la busta paga tradizionale sembra aver raggiunto il suo limite fisico", aggiunge Andrea Guffanti. "Il passaggio dal vecchio concetto di premio a quello di salario integrativo - sottolinea - è ormai completato. Per le imprese, investire nel welfare oggi non è solo un modo per attrarre talenti, ma una necessità per garantire la sostenibilità economica dei propri collaboratori. In sintesi, il welfare è diventato la seconda gamba della remunerazione: uno strumento concreto, misurabile e indispensabile per proteggere il potere d'acquisto e costruire un legame solido e duraturo tra impresa e lavoratore".

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Materie prime seconde, la crisi parte dalla plastica

(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.

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