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(Adnkronos) - Da oggi migliorano sicurezza e mobilità lungo l’asse Belluno–Cortina della SS51 Alemagna grazie all’apertura al traffico delle varianti di Valle di Cadore e Tai di Cadore, realizzate da Vianini Lavori Spa e consegnate in anticipo rispetto ai tempi previsti. Le opere, affidate da Anas, rientrano nel Piano Straordinario per l’Accessibilità a Cortina 2021 in vista delle Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 e rappresentano un investimento dai benefici duraturi sull’intero sistema del Cadore e delle Dolomiti bellunesi, aumentando sicurezza e fluidità dei trasporti in un contesto di crescente flusso commerciale e turistico di uno dei tratti più delicati della viabilità bellunese e di tutto il Nord Est. Le varianti sono state inaugurate questo pomeriggio alla presenza del Ministro per i Trasporti e le infrastrutture Matteo Salvini, del Presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e dei Sindaci dei Comuni di Tai e Valle di Cadore, Sindi Manushi e Marianna Hofer, insieme all’Amministratore delegato di Anas, Claudio Andrea Gemme, e all’amministratore delegato di Vianini Lavori, Vincenzo Onorato. “Le opere a Tai e Valle di Cadore, lungo il principale asse stradale verso Cortina e l’Austria, rappresentano un traguardo importante e un miglioramento a favore del territorio, la cui realizzazione non sarebbe stata possibile senza l’impegno quotidiano di tutti gli attori pubblici e privati coinvolti”, ha commentato Vincenzo Onorato, amministratore delegato di Vianini Lavori. “Le sfide superate e i miglioramenti progettuali realizzati sono frutto della professionalità, della determinazione e dello spirito di gruppo di tutta la squadra di Vianini Lavori, senza la quale non avremmo potuto oggi dare via a una nuova pagina per la mobilità in questo magnifico territorio, con un valore che andrà ben oltre gli obiettivi dei giochi olimpici”. Le varianti si sviluppano lungo 1,5 km a Tai e circa 800 mt a Valle ed hanno mobilitato nei due cantieri 500 tra operai e tecnici, oltre a 150 mezzi. Gli interventi sono stati progettati privilegiando lo sviluppo in sotterraneo, realizzando due gallerie rispettivamente di 1.000 (per Tai) e 620 metri (Valle) e limitando gli sbancamenti grazie a complesse opere di sostegno dei versanti, cui si aggiungono 3 rotatorie e i nuovi collegamenti viari. Il valore dell’investimento complessivo è stato di 185 mln di euro, di cui 120 milioni relativi alla commessa per Vianini Lavori. Tecnologia e sicurezza sono incorporate nelle nuove gallerie, dotate di sistemi di ventilazione meccanica e controllo qualità dell’aria, illuminazione Led e segnaletica luminosa, sistemi antincendio ed emergenza e rete dati Lan. Entrambi i cantieri – viene spiegato in una nota – si sono sviluppati in un contesto montano complesso, caratterizzato da condizioni meteo spesso avverse e microclimi variabili, terreni geologicamente eterogenei e spazi operativi ridotti, cui Vianini Lavori ha risposto con un forte presidio tecnico e un incremento dell’impegno delle proprie squadre di cantiere e di grandi mezzi, garantendo continuità operativa, sicurezza e controllo dei tempi. È stato inoltre attivato un monitoraggio ambientale continuo su aria, acqua, suolo, flora e fauna, consentendo di adottare per tempo le opportune misure per mantenere un impatto zero. Grazie a centraline attive per tutta la durata dei lavori, sono stati controllati i flussi riducendo al minimo gli effetti delle lavorazioni gestendo la possibilità di intervenire tempestivamente in caso di criticità. Le scelte progettuali adottate hanno consentito di mantenere sempre fruibile la pista ciclabile “Lunga Via delle Dolomiti”, interessata dai cantieri di entrambe le varianti, e la viabilità principale è stata mantenuta sempre operativa, soluzione grazie alla quale i servizi essenziali e le attività economiche locali non hanno subito interruzioni critiche. Determinante è stato il rapporto attivo con le amministrazioni locali, il cui approccio positivo e costruttivo ha permesso di mantenere un confronto diretto e ha favorito soluzioni condivise. Anche la risposta dei cittadini è stata nel complesso positiva e partecipativa, in un clima di trasparenza di fiducia alimentato dalla scelta di limitare gli impatti e dalla consapevolezza dei benefici a lungo termine per il territorio. Il modello progettuale delle varianti di Tai e Valle di Cadore, con il suo approccio dedicato a soluzioni ingegneristiche evolute, al rispetto dei tempi e allo studio di varianti progettuali orientate alla mitigazione dell’impatto su ambiente e comunità locali, dimostra come sia possibile realizzare grandi infrastrutture che diventano fattore di equilibrio e sviluppo territoriale anche in contesti complessi. Anche con queste opere, Vianini Lavori si conferma azienda di riferimento nel settore delle grandi infrastrutture per la mobilità, la gestione di risorse idriche e strutture civili di interesse sociale. In ambito stradale, oltre alle varianti in Cadore inaugurate oggi, ha realizzato le opere di adeguamento del Gra Nord-Ovest a Roma, la Variante di Valico A1 e la A12 Tarquinia–Civitavecchia, mentre sono in corso i lavori sulla SS 17 Isernia–Castel di Sangro, sulla SS 42 del Tonale e della Mendola presso il Comune di Edolo (BS) e sulla SS 675 Monte Romano Est–Tarquinia. Inoltre, quale come componente del Consorzio Eteria, si è aggiudicata i lavori per la terza corsia sulla A4 Portogruaro–San Donà di Piave.
(Adnkronos) - “Per sostenere il sistema previdenziale, la produttività deve essere posta al centro delle politiche pubbliche. Secondo le previsioni dell’Istat, entro il 2040 avremo circa 5 milioni di persone in meno in età lavorativa. Questo significa che avremo un problema di reperimento di persone sul mercato del lavoro”. È l’analisi di Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale), illustrata in occasione della presentazione del XXIV Rapporto annuale dell’Istituto, oggi presso la sede di Confindustria a Roma. Produttività al centro, dunque. Un obiettivo che passa dal rafforzamento dell’occupazione e dalla piena valorizzazione del capitale umano disponibile. “Nel 2024 gli occupati sono 24,2 milioni e il tasso di occupazione ha raggiunto il 63%, un massimo storico – prosegue Santoro – La crescita recente dell’occupazione è trainata soprattutto dai lavoratori dipendenti a tempo indeterminato. Tuttavia, persistono divari territoriali, di genere e generazionali che richiedono un’attenzione particolare, soprattutto alla luce della transizione demografica”. Un contesto che rende fondamentale intervenire sui margini di miglioramento del mercato del lavoro. “Il tasso di inattività in Italia è pari al 33,4%, a fronte di una media europea del 24,7% – approfondisce – Il tasso di occupazione, pur essendo ai massimi storici, resta inferiore di circa 18 punti percentuali rispetto alla media europea. Esiste inoltre una forte differenza tra il tasso di occupazione femminile e quello maschile. Anche l’occupazione giovanile presenta una criticità significativa, con un tasso più basso rispetto alla media europea. Lo stesso vale per i Neet, i giovani tra i 15 e i 29 anni che non studiano e non lavorano, la cui incidenza è più che doppia nel Mezzogiorno rispetto al Centro-Nord”, spiega, soffermandosi poi sul divario territoriale: “Nel Nord il tasso di occupazione è intorno al 70%, paragonabile alla media europea, mentre nel Mezzogiorno permangono problemi strutturali”. Dai dati presentati all’incontro emergono però anche segnali incoraggianti. “I dati Inps mostrano che nel 2024 i lavoratori assicurati sono circa 27 milioni, un numero superiore a quello rilevato dall’Istat, poiché l’Inps considera gli assicurati con almeno una settimana contributiva – precisa Santoro – Rispetto al 2023 si registra un incremento di circa 400 mila unità; rispetto al 2019, anno pre-pandemico, l’aumento è di circa 1,5 milioni di persone, pari a quasi il 6%”. “Questo incremento – aggiunge – riguarda in misura maggiore le donne (+6,7% contro +5,2% degli uomini), le regioni del Sud (+7,4% rispetto al Centro-Nord) e i lavoratori provenienti da Paesi non comunitari (+29%). Il numero medio di settimane lavorate, che misura l’intensità del lavoro, si mantiene stabile intorno alle 43 settimane”. Un dato rilevante, quello relativo alle settimane lavorate, poiché indica che “l’intensità lavorativa, almeno sul piano statistico generale, rimane stabile”, osserva il direttore centrale studi e ricerche dell’Inps. Santoro invita infine a riflettere sul tema della sostenibilità del sistema pensionistico. “Spesso il dibattito pubblico si concentra sulla cosiddetta ‘gobba pensionistica’ – ricorda – Attualmente la spesa pensionistica è pari a circa il 15,4% del Pil e, secondo le previsioni, raggiungerà il 17% del Pil intorno al 2040, quando accederanno al pensionamento le generazioni dei baby boomers”, conclude.
(Adnkronos) - L’Italia presenta un significativo divario di copertura dei rischi. E sui nuovi rischi sociali e catastrofali, legati al cambiamento climatico, ha livelli di protezione nettamente inferiori alla media europea e Ocse. È questo il quadro che emerge dal workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', dove la Fondazione Grins - Growing Resilient, INclusive and Sustainable, con le Università di Napoli Federico II e Università Ca’ Foscari Venezia, Ania e Eief, ha presentato studi e approfondimenti sul tema. Sul fronte dei rischi sociali di lungo periodo, come la non autosufficienza, la copertura assicurativa privata è marginale ma soprattutto emerge che meno di 4 italiani su 10 conoscono strumenti assicurativi dedicati e la protezione resta affidata quasi interamente alla famiglia e alla spesa pubblica, che copre solo una parte dei costi effettivi. Per i rischi climatici e naturali, il quadro è ancora più critico, solo una quota minima delle famiglie è assicurata contro alluvioni, terremoti e frane e tra le imprese, solo il 7% risulta coperto contro le calamità naturali, ma quello che più colpisce è che oltre l’80% delle microimprese non dispone di alcuna protezione. E le microimprese sono oltre il 99% delle imprese italiane. L’Italia è uno tra i Paesi più esposti d’Europa a eventi estremi e con una popolazione in rapido invecchiamento, la sottoassicurazione è evidente, con conseguente aumento di costi economici e sociali e della dipendenza da interventi pubblici emergenziali. Nel workshop 'Insurance, Climate, Health, Financial Stability', che ha riunito economisti, studiosi e rappresentanti delle istituzioni, Grins ha presentato nuove evidenze empiriche per comprendere perché la copertura resti così bassa e individuare possibili indicazioni di policy per rafforzare la resilienza del Paese. Al centro dei lavori, tre studi. Il punto di partenza poggia sul modello storicamente centrato sui rischi 'tradizionali' che deve essere innovato in quanto sempre meno adeguato a una società caratterizzata da invecchiamento demografico, cambiamento climatico e maggiore esposizione a shock sistemici. Il primo studio Grins analizza la disponibilità degli individui a pagare per l’assicurazione contro la non autosufficienza (Long-Term Care), utilizzando un esperimento su un campione rappresentativo della popolazione italiana. I risultati hanno scattato la seguente fotografia: la consapevolezza dei costi e dei rischi della non autosufficienza è molto limitata; fornire informazioni corrette su probabilità e costi aumenta la disponibilità a contribuire di circa il 15%, pari a circa 3 euro mensili in più; l’effetto è particolarmente forte tra i soggetti inizialmente meno informati, come donne e individui senza coperture assicurative; su scala nazionale, ne emerge un potenziale di raccolta pari a circa un terzo della spesa pubblica attuale per la long-term care, segnalando ampi margini per un ruolo complementare dell’assicurazione privata. Il secondo lavoro Grins esamina la propensione dei cittadini a sostenere finanziariamente politiche di prevenzione contro i rischi idrogeologici, sempre più frequenti. L’analisi evidenzia che oltre metà degli individui è favorevole, in linea di principio, a contribuire a un fondo pubblico per la prevenzione. La diffusione di informazioni sugli impatti umani ed economici delle catastrofi naturali aumenta di circa 9 punti percentuali la probabilità di adesione. La disponibilità a pagare cresce in media di circa 25-30 euro all’anno per individuo. Tuttavia, la percezione del rischio di 'free riding' e della mancata partecipazione altrui può ridurre il sostegno. Nel complesso, una campagna informativa strutturata potrebbe generare fino a 250-270 milioni di euro aggiuntivi l’anno per la prevenzione, mostrando come informazione e fiducia collettiva siano determinanti cruciali. Il terzo contributo Grins analizza la copertura assicurativa delle imprese italiane contro i rischi catastrofali naturali, combinando dati Ania, informazioni geografiche sui rischi fisici e dati di bilancio. I risultati indicano una copertura particolarmente bassa tra micro e piccole imprese, che sono anche le più vulnerabili; esiste un forte disallineamento tra rischio fisico effettivo e decisione di assicurarsi in quanto l’esposizione a rischi sismici o idraulici aumenta la probabilità di copertura, ma in misura molto limitata. Fattori dimensionali, settoriali e territoriali contano più del rischio oggettivo. L’analisi conferma l’esistenza di un persistente 'protection gap', che rende le imprese italiane esposte a shock potenzialmente sistemici. La legge appena entrata in vigore di obbligo catastrofale per le aziende italiane introdotta nella legge di bilancio 2024 dovrebbe aiutare a ridurre il gap. Dallo studio emerge prepotentemente l’esposizione delle piccole imprese su cui va posto un ombrello protettivo, perché costituiscono la componente largamente prevalente del tessuto imprenditoriale italiano e rappresentano l’ossatura portante di molte realtà più grandi. Nel loro insieme, i lavori presentati mostrano che la sottoassicurazione in Italia non dipende solo da vincoli di reddito o di offerta, ma anche da scarsa consapevolezza dei rischi; aspettative di intervento pubblico ex post, non considerando la potenziale crescita del debito pubblico o l’eventuale richiesta sotto forma di accise o eventuali prelievi per i casi più estremi; problemi di coordinamento e fiducia; limitata cultura assicurativa in tutta la sua interezza. Le evidenze Grins suggeriscono la necessità di rafforzare politiche di informazione e prevenzione; sviluppare schemi assicurativi pubblico-privati ma soprattutto offrono spunti per nuove azioni. “Il workshop conferma il valore della ricerca economica applicata nel supportare scelte di policy basate su evidenze. Il progetto Pnrr Grins ha contribuito al dibattito su come rafforzare la resilienza economica, sociale e finanziaria dell’Italia di fronte ai nuovi rischi offrendo evidenze e spunti di riflessione per nuove policy”, afferma Tullio Jappelli, Università di Napoli Federico II e coordinatore del gruppo di ricerca Grins dedicato alla resilienza delle famiglie. Per Monica Billio, Università Ca’ Foscari Venezia e coordinatrice del gruppo di ricerca Grins sui temi di finanza sostenibile, "il contributo informativo e di analisi del progetto Grins favorisce la riflessione su come promuovere meccanismi innovativi di gestione dei nuovi rischi, valutando non solo incentivi mirati ma strumenti mutualistici e soprattutto sottolineando la necessità di integrare assicurazione, prevenzione e adattamento climatico in una strategia coerente e comune”.