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(Adnkronos) - Donald Trump riceve un misterioso 'regalo' dall'Iran, si sbilancia sulla fine della guerra e scommette sull'esito positivo di colloqui che Teheran continua a smentire. Il conflitto prosegue e rischia di allargarsi: dietro le quinte si intensifica il pressing dell'Arabia Saudita sugli Stati Uniti per proseguire l'operazione. Riad, come gli Emirati, potrebbe addirittura entrare direttamente in guerra con una decisione che dilaterebbe la crisi in Medio Oriente con ulteriori effetti sulla stabilità della regione e sul mercato del petrolio già pesantemente condizionato dal blocco dello Stretto di Hormuz, la via del greggio paralizzata da settimane. "Stiamo parlando con le persone giuste, stiamo negoziando", dice Trump affermando che le trattative coinvolgono il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato, Marco Rubio. "L'Iran vuole un accordo a tutti i costi. Chi non lo vorrebbe al posto dell'Iran? Non potranno avere armi nucleari, hanno accettato. Hanno fatto qualcosa di straordinario: ci hanno fatto un regalo che è arrivato, di enorme valore. Non dirò cos'è, non riguarda il nucleare. Riguarda petrolio e gas, riguarda lo Stretto di Hormuz: questo mi dice che stiamo trattando con le persone giuste", dice Trump proponendo la sua versione del quadro. La svolta annunciata dal presidente degli Stati Uniti, con il rinvio dei raid contro le centrali elettriche, in realtà non si concretizza. Teheran denuncia raid contro impianti di gas, non c'è discontinuità reale rispetto al copione seguito dal 28 febbraio, quando la guerra è iniziata. Secondo lo scenario delineato dai media americani, si potrebbe virare verso un'ulteriore escalation. Nello scacchiere comincia a pesare sempre di più il ruolo dell'Arabia Saudita, a giudicare dalle informazioni in possesso del New York Times. Il principe ereditario saudita Mohammed bin Salman starebbe spingendo Trump a proseguire la guerra definendola una "opportunità storica" per ridisegnare gli equilibri in Medio Oriente. Riad, afferma il quotidiano sulla base di informazioni fornite da funzionari americani, considera Teheran "una minaccia di lungo periodo che deve essere affrontata in modo risolutivo", anche fino a un possibile rovesciamento del regime. Il principe saudita avrebbe esortato Washington a non fermarsi, sostenendo che un'offensiva incompiuta lascerebbe un Iran più aggressivo e pericoloso per i Paesi del Golfo. Bin Salman, con una linea opposta a quella illustrata da Trump negli ultimi giorni, si sarebbe espresso a favore di attacchi contro le infrastrutture energetiche del regime, al fine d'indebolirlo ulteriormente. Gli analisti citati dal quotidiano sottolineano però una differenza di approccio: mentre Israele potrebbe considerare un successo un Iran indebolito e paralizzato da tensioni interne, l’Arabia Saudita vede in un eventuale collasso dello Stato iraniano una minaccia diretta alla propria sicurezza. Riad ha tuttavia smentito ufficialmente questa ricostruzione, ribadendo di sostenere "una soluzione pacifica del conflitto" e sottolineando che la priorità resta "difendere il Paese dagli attacchi iraniani". Riad, secondo il Wall Street Journal, non si limita a svolgere il ruolo di 'suggeritore'. Arabia Saudita e Emirati Arabi Uniti si avvicinano a grandi passi verso un coinvolgimento diretto nel conflitto dopo i ripetuti attacchi contro infrastrutture energetiche e centri urbani del Golfo. Il regno saudita, evidenzia il quotidiano, ha deciso di consentire alle forze statunitensi l'uso delle proprie basi, un segnale di cambio di postura rispetto alla linea iniziale di non partecipazione. Bin Salman, oltre ad andare in pressing su Trump. sarebbe ora determinato a ristabilire la deterrenza e vicino alla decisione di unirsi alle operazioni militari. "La pazienza dell'Arabia Saudita di fronte agli attacchi iraniani non è illimitata", ha dichiarato il ministro degli Esteri Faisal bin Farhan. Parallelamente, gli Emirati stanno aumentando la pressione su Teheran anche sul piano economico, prendendo di mira asset e interessi iraniani e valutando un possibile coinvolgimento militare, mentre si oppongono privatamente a un cessate il fuoco che lasci intatta parte della capacità militare iraniana. La repubblica islamica rischia di ritrovarsi contro una coalizione in una guerra che appare lontana dall'epilogo. "C'è un contatto tra Stati Uniti e Iran, avviato da Washington negli ultimi giorni, ma niente che abbia raggiunto il livello di negoziati pieni", dice una fonte iraniana descrivendo alla Cnn il tipo di contatto in corso tra Washington e Teheran e precisando che "messaggi sono ricevuti attraverso diversi intermediari per valutare se un accordo per mettere fine alla guerra possa essere raggiunto". "Le proposte che si stanno valutando sono mirate non solo ad ottenere il cessate il fuoco, ma un accordo concreto che metta fine al conflitto tra gli Stati Uniti e l'Iran" aggiungono le fonti senza entrare nei dettagli. "L'Iran è pronto a provvedere ogni garanzia necessaria che non svilupperà armi nucleari ma ha il diritto dell'uso di una tecnologia nucleare pacifica", affermano le fonti, ribadendo che ogni proposta deve includere la fine delle sanzioni contro la repubblica islamica.
(Adnkronos) - Illuminiamo l'eccellenza nutriamo il futuro. Questo l'obiettivo della cerimonia di premiazione della VII edizione del Business care international award che si svolgerà venerdì 27 marzo alle ore 17.30 presso la Sala della Regina della Camera. Il Comitato del Premio presenta 'Italian icons-lighting up the world', l’esclusiva sezione dedicata a cinque brand italiane d'eccellenza nei settori food, moda, design, lusso e alta tecnologia che verranno rese note nei prossimi giorni. "Essere una italian icon - spiega all'Adnkronos/Labitalia Massimo Veccia fondatore del Business care international award - non è solo un traguardo di posizionamento: è il riconoscimento di una leadership etica che coniuga il successo internazionale con una profonda responsabilità verso la società e le nuove generazioni. A partire da maggio 2026, le italian icons saranno protagoniste di un racconto d'impresa senza precedenti, con eventi di rilievo nelle capitali del business mondiale. A New York il 18 novembre ci saranno le presentazioni istituzionali presso il Consolato Generale d’Italia e Piazza Italia NYC, l’hub d’elezione per il prestigio italiano negli USA". Alla cerimonia di premiazione della VII edizione del Business care international award saranno presenti, oltre a Massimo Veccia, Alberto Milani coordinatore board Usa e l'onorevole Nicola Ottaviani. Membri della giuria presieduta da Fabrizio Ferragni, il giornalista Paolo Liguori, Alessandro Masi segretario generale della Società Dante Alighieri, organizzazione impegnata nella promozione della lingua e cultura italiane in tutto il mondo, e Silvana Mangione vice segretario generale del Consiglio generale degli italiani all’estero (Cgie), organo che rappresenta le comunità italiane nel mondo.
(Adnkronos) - Il biogas e il biometano sono visti positivamente dai decisori italiani: il 79% di loro, infatti, riconosce un impatto positivo del biogas e del biometano sullo sviluppo del Paese. Il dato è fornito dallo studio realizzato dal Cib, Consorzio Italiano Biogas, in collaborazione con YouTrend, sulla percezione che i decisori italiani hanno del biogas e del biometano, e presentato oggi a Roma nella seconda giornata di lavori di Biogas Italy. L’evento è stato aperto dal videomessaggio del Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida che ha ribadito il ruolo centrale dell’agricoltura e della filiera del biogas e biometano agricolo nella transizione. Secondo la ricerca, il biogas è visto positivamente da parlamentari e consiglieri regionali sotto diversi aspetti. Per il 79% di loro, infatti, l'impatto del biogas sullo sviluppo economico e sociale dell'agricoltura e del nostro Paese è positivo. Il 29% lo indica come molto positivo, solamente meno di uno su dieci lo giudica negativo. Un dato in linea con quello rilevato nella popolazione generale, che nel sondaggio Youtrend del 2025 giudicava l’impatto positivo nel 60% dei casi. Il sostegno dei decisori è trasversale rispetto all’arco parlamentare. L’88% dei decisori è favorevole agli impianti di biogas e il 38% si dichiara molto favorevole alla costruzione di impianti per la produzione di biogas. Per quanto riguarda il futuro del biogas, un decisore su due considera prioritaria la definizione di un nuovo quadro legislativo. Secondo gli intervistati, nei processi di realizzazione di nuovi impianti per la produzione di biogas ci vorrebbe più informazione e trasparenza verso la cittadinanza: solo il 17% ritiene infatti che i cittadini siano informati in modo adeguato. Interrogati sulle azioni prioritarie per coinvolgere le comunità locali, le opzioni ritenute più efficaci sono gli incentivi agli agricoltori locali per l'uso del digestato come fertilizzante naturale (39%) e il finanziamento di iniziative per il territorio da parte delle aziende costruttrici (34%). I decisori si mostrano quindi in piena sintonia con i cittadini, i quali nella rilevazione del 2025 avevano indicato le medesime priorità ai primi due posti. Accanto alla mappa dei decisori, Lorella Rossi, area tecnica CIB, ha illustrato l’evoluzione del potenziale produttivo di biometano italiano tracciando una mappa delle biomasse disponibili a livello provinciale, così come emersa dal recente studio SNAM-CIB. Con questa mappa si stima una evoluzione della produzione annuale di gas rinnovabile molto incoraggiante: ben 8,1 miliardi di Smc al 2030 e 15,3 miliardi di Smc al 2050. I territori (provinciali e regionali) con la maggiore disponibilità di biomasse connesse al settore agricolo e zootecnico sono proprio quelli in cui si stanno realizzando e si realizzeranno i numerosi progetti supportati dal Decreto PNRR. Non solo, a fronte di tale incremento, viene comunque confermata la disponibilità di matrici per proseguire nel raggiungimento del target richiesto. La centralità dell'agricoltura nello sviluppo del biometano - definita "indispensabile" - è stata ribadita da Emilio Gatto, Direttore Generale del Masaf: “Come Ministero, sosteniamo l'ammodernamento delle aziende e l'introduzione di tecnologie 4.0 per favorire la transizione agro-energetica e lo sviluppo delle rinnovabili. Serve tuttavia coerenza normativa per valorizzare l'intera filiera: stiamo lavorando per eliminare le contraddizioni sull'uso agronomico del digestato, permettendo l'impiego in digestione anaerobica di tutti i sottoprodotti agricoli, e puntiamo a ottenere la sua equiparazione ai fertilizzanti chimici superando gli ostacoli europei. Tutto questo deve avvenire garantendo la sostenibilità tramite procedure di certificazione semplificate, senza appesantire la burocrazia e i costi per le imprese, ed evitando qualsiasi competizione con le produzioni alimentari e mangimistiche.” Intorno al tema del potenziale agricolo e al suo ruolo nella transizione energetica si sono confrontati in una tavola rotonda esponenti del mondo politico e istituzionale, mettendo al centro il profondo legame del settore con il territorio: Luca De Carlo (Presidente Commissione Agricoltura Senato), Antonella Forattini (Commissione Agricoltura Camera), Antonella Galdi (Responsabile area Transizione Energetica ANCI), Giulio Gallera (Regione Lombardia), Alberto Luigi Gusmeroli e Luca Squeri (Camera dei Deputati). In particolare per la Galdi "occorre agire sulla conoscenza delle comunità locali coinvolgendole fin dall'inizio e evidenziando la qualità degli impianti che oggi, grazie all'innovazione tecnologica, è altissima. Dobbiamo lavorare insieme partendo dagli esempi positivi che ci sono evidenziando i benefici per tutti i componenti del territorio. Come associazione siamo a disposizione per lanciare anche dei progetti pilota per incentivare filiere locali che coinvolgano anche i giovani.” Il tavolo conclusivo ha visto la partecipazione delle associazioni agricole con Gabriele Carenini (Presidente Regionale CIA Piemonte), Massimiliano Giansanti (Presidente Confagricoltura) ed Ettore Prandini (Presidente Coldiretti), che hanno evidenziato il ruolo dell’agricoltura come motore per la transizione sottolineando la necessità di un piano normativo stabile, chiaro ed efficiente, nonchè coerente con le disposizioni comunitarie che devono tenere conto delle peculiarità del made in italy. Il Vice Presidente del CIB, Angelo Baronchelli, fondatore del Gruppo AB, ha sottolineato: “Sento il dovere di fare una riflessione sul percorso che ci ha portati fin qui. Quello che abbiamo condiviso in queste giornate è la raccolta di un lavoro fatto bene negli anni insieme a tutta la filiera, mantenendo sempre un atteggiamento profondamente propositivo. Guardando al nostro percorso, possiamo affermare che sono stati 20 anni di semina di cui oggi possiamo raccoglierne i frutti; tuttavia, la natura stessa del nostro lavoro ci impone di non fermarci a questo traguardo, ma di tornare nuovamente a seminare per le sfide che verranno. Dovremo continuare a farlo con la consapevolezza di dover conciliare gli interessi diversificati di tutta la filiera, un compito che ci assumiamo con la massima e profonda responsabilità nei confronti di tutti gli attori coinvolti.” L’edizione 2026 di Biogas Italy ha visto la partecipazione nel corso delle due giornate di oltre 1400 partecipanti, imprenditori, agricoltori, istituzioni e addetti ai lavori. L’evento ha visto il supporto di Ecomondo, Snam e Veolia come partner e il sostegno di Crédit Agricole e Italgas in qualità di Main Sponsor, cui si sono affiancati 11 Gold Sponsor e 43 Silver Sponsor .