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Trump a Davos, i grandi della finanza (a partire da Larry Fink) cercano una mediazione sulla Groenlandia

(Adnkronos) - A Davos, da sempre, si discute di economia e di finanza e anche dei grandi equilibri globali. Quest'anno però la missione di Larry Fink, nuovo co-presidente del World Economic Forum e Ceo di BlackRock (il più grande gestore di ...

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Ecco il modello Eor per investire in India a zero rischi

(Adnkronos) - Negli ultimi tempi si è intensificata l’intesa politica tra India e Italia finalizzata alla crescita complessiva dell’interscambio economico, commerciale e finanziario. I leader dei due paesi si sono incontrati nel sesto bilaterale in tre anni, ribadendo l’impegno sul ...

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Alimentazione, Sigep: da Unione italiana olio di palma sostenibile position paper per chiarire miti e realtà

(Adnkronos) - Superare l’approccio ideologico che ha spesso caratterizzato il dibattito sull’olio di palma, proponendo una valutazione integrata e basata sulle evidenze scientifiche, che tenga conto di nutrizione, sicurezza alimentare, ...

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Trump a Davos, i grandi della finanza (a partire da Larry Fink) cercano una mediazione sulla Groenlandia

(Adnkronos) - A Davos, da sempre, si discute di economia e di finanza e anche dei grandi equilibri globali. Quest'anno però la missione di Larry Fink, nuovo co-presidente del World Economic Forum e Ceo di BlackRock (il più grande gestore di fondi al mondo) e degli altri grandi della finanza mondiale è soprattutto una: provare a far ragionare Donald Trump e trovare una mediazione tra i suoi interessi, sempre più ingombranti, e quelli dei grandi investitori. Da una parte, ci sono le mire sulla Groenlandia e di dazi contro i Paesi europei e, più in generale, una politica aggressiva e divisiva; dall'altra, la stabilità e la crescita, due requisiti imprescindibili per chi vuole continuare a fare business. Uno dei fattori chiave per la stabilità finanziaria è stata finora l'alleanza transatlantica, con gli Stati Uniti e l'Europa dalla stessa parte non solo per convergenza geopolitica ma, soprattutto, per l'economia e la finanza. Se dovesse definitivamente saltare, e il dossier Groenlandia ha tutta la potenzialità di diventare un detonatore, si porrebbe un problema di difficile soluzione anche per chi deve gestire le pressoché infinite risorse finanziarie riunite a Davos. Per questo, l'appuntamento in Svizzera può diventare uno snodo chiave. Quella di Larry Fink è una missione personale, anche perché ha investito parte della sua influenza per impedire che il World Economic Forum decadesse rapidamente dopo l'uscita di scena, forzata per lo scandalo legato all'appropriazione indebita, del fondatore Klaus Schwab. Ed è anche una missione condivisa con la grande finanza, perché portare Trump a Davos deve essere un investimento con un ritorno. Con Fink, tra gli altri, ci sono anche il numero uno di Nvidia Jensen Huang e il Ceo di Jp Morgan Jamie Dimon. Solo considerando questi tre leader, c'è una concentrazione di potere economico-finanziario e di potenziale di sviluppo che ha bisogno di connessioni globali che funzionino e che cerca risposte proprio dal grande protagonista dell'appuntamento, il Presidente americano. Quale deve essere il ritorno sull'investimento? Pochi dubbi al riguardo. Il forum di Davos avrà successo se potrà in qualche modo contribuire a ricucire il dialogo tra Europa e Stati Uniti sul dossier Groenlandia. Mai come in questa occasione la grande finanza ha una scommessa da vincere: convincere Donald Trump di aver imboccato la strada sbagliata. E c'è una sola ragione che può fargli cambiare idea, quella del denaro che si può creare anziché bruciare, degli investimenti che la grande finanza mondiale può mettere sul tavolo come contropartita per una marcia indietro rispetto alla prospettiva di una pericolosa guerra economica su larga scala. (Di Fabio Insenga)

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Ecco il modello Eor per investire in India a zero rischi

(Adnkronos) - Negli ultimi tempi si è intensificata l’intesa politica tra India e Italia finalizzata alla crescita complessiva dell’interscambio economico, commerciale e finanziario. I leader dei due paesi si sono incontrati nel sesto bilaterale in tre anni, ribadendo l’impegno sul Piano d’azione 2025-2029 in alcuni settori chiave (commercio, scienza, tecnologia, energia, difesa, spazio e connettività), e l’avvio di un nuovo progetto nel campo dell’innovazione, per accelerare start up e sviluppare intese tra imprese ed enti di ricerca. Sull’accresciuto interesse delle imprese italiane, anche pmi, per l’India Adnkronos/Labitalia ha intervistato con Vivek Ahuja (managing partner di Confiar Global) e Maurizio Quarta (managing partner di Temporary Management & Capital Advisors), entrambi membri del gruppo internazionale Imw international interim worldwide. In un contesto molto positivo, le aziende fanno ancora fatica ad operare: come mai? Secondo Quarta, "molte aziende straniere trovano complicato stabilire una presenza in India a causa del complesso e articolato sistema normativo, fiscale e di compliance, che implica costi operativi ancor prima di assumere un dipendente". Continua Ahuja: "Perciò il modello Employer of record (Eor) sta diventando la soluzione preferita dalle organizzazioni globali che desiderano entrare in India in tempi rapidi e con rischi minimi. In questo modo, le aziende possono operare senza dover costituire una propria entità legale, con un processo più semplice e vantaggioso. Il quadro normativo indiano spesso varia da uno Stato all’altro. Contratti di lavoro, ferie, contributi ai fondi, ritenute fiscali, sicurezza sociale, salari minimi, procedure di cessazione: le aziende straniere devono rispettare una vasta gamma di requisiti che differiscono a seconda della giurisdizione locale. Senza le necessarie competenze locali, il rischio di non conformità è significativamente elevato". Secondo Quarta, “il modello Eor elimina questo rischio. Le aziende possono affidarsi ad un fornitore Eor per gestire rapporti di lavoro, compliance, payroll, fiscalità e documentazione ed operare in modo rapido e sicuro. Un grande vantaggio è la rapidità. Costituire un’entità legale in India può richiedere diversi mesi e finché l’intero processo non è stato completato, un’azienda non può operare”. Spiega Ahuja: “Con un servizio Eor, invece, le aziende possono assumere e rendere operativo il personale in pochi giorni. Per le organizzazioni che vogliono testare il mercato o solo avviare un progetto pilota, la velocità rappresenta un importante vantaggio competitivo. Aziende di diversi settori, dalla tecnologia, all’ingegneria, alla manifattura, alla sanità, alla consulenza e ai beni di consumo lo stanno adottando. La soluzione Eor si è evoluta da servizio di supporto a vero e proprio strumento strategico”. Qual è l’impatto sui costi generali? “Costituire una società locale - spiega Maurizio Quarta - comporta anche spese ricorrenti come consulenze legali, costi di compliance, audit, registrazioni, pratiche bancarie, adempimenti societari, ecc. Inoltre, è necessario avere una struttura hr e payroll dedicata per gestire gli obblighi normativi verso i dipendenti. Per le aziende che desiderano iniziare con investimenti in scala ridotta o semplicemente testare il potenziale del mercato (come per molte pmi italiane), questi costi possono perfino scoraggiare l’investimento”. Spiega Ahuja: “il modello Eor elimina questi costi generali: le aziende pagano solo per la forza lavoro e per il servizio, con un budget semplice e prevedibile. Inoltre, beneficiano di un sistema hr, payroll e compliance completamente operativo fin dal primo giorno. Il provider Eor gestisce l’erogazione degli stipendi, le ritenute fiscali (tds), i contributi al fondo previdenziale e all’Esi, la relativa documentazione, benefit e supporto ai dipendenti, consentendo all’azienda di concentrarsi sulle attività core”. “Una grande azienda tessile - fa notare Ahuja - che assume un merchandiser in India tramite un Eor paga tipicamente lo stipendio del dipendente più una fee mensile che copre payroll, benefit e documentazione. Un merchandiser che guadagna 20,000 - 28,000 euro può essere inserito senza che l’azienda debba sostenere costi societari o pratiche normative. Oppure, un ruolo commerciale o di sviluppo, che richiede trasferte, rimborsi e monitoraggio degli incentivi, può essere gestito integralmente dal provider Eor con un costo ragionevole e senza necessità di registrazioni fiscali o societarie . In aggiunta alla fee del provider Eor, si applica l’Iva indiana Gst (Goods and services tax), che i clienti devono considerare nel costo totale”. “Le organizzazioni di molti settori - continua - utilizzano l’Eor per assumere: software engineer / professionisti IT, merchandiser / addetti qualità, finanza e contabilità, commerciali, consulenti / interim manager in vari settori, professionisti hr. Questo modello flessibile consente alle aziende di aumentare o ridurre rapidamente la forza lavoro in base ai progetti, senza impegni a lungo termine”. Il modello è utilizzato anche da grandi gruppi. Ahuja cita il caso “di una nota società USA nel settore tessile e dell’abbigliamento, che ha deciso di espandere le attività di sourcing e merchandising in India tramite Eor, invece di costituire un’entità locale. Nonostante la forte presenza globale, l’azienda ha preferito adottare una struttura snella in India per mantenere flessibilità, ridurre le complessità normative ed evitare impegni a lungo termine. L’intera forza lavoro dell’azienda è stata gestita tramite Eor. Le posizioni principali gestite sotto l’ombrello Eor nel caso specifico riguardavano professionisti del sourcing, della qualità e merchandiser. Per tutti i ruoli, l’operatività è stata garantita in pochi giorni, consentendo un rapido avvio dell’attività”. “Il modello Eor - commenta Maurizio Quarta - permette alle aziende italiane, specie alle pmi, di concentrarsi sulla crescita senza doversi occupare di compliance, requisiti normativi e attività operative. In molti casi, l’abbinamento con ruoli di temporary management consente poi di avere a disposizione una vera e propria filiale in maniera molto agile”.

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Alimentazione, Sigep: da Unione italiana olio di palma sostenibile position paper per chiarire miti e realtà

(Adnkronos) - Superare l’approccio ideologico che ha spesso caratterizzato il dibattito sull’olio di palma, proponendo una valutazione integrata e basata sulle evidenze scientifiche, che tenga conto di nutrizione, sicurezza alimentare, sostenibilità ambientale e food security globale. E’ l’obiettivo del posizion paper “Olio di palma sostenibile: nutrizione e sicurezza alimentare”, documento approvato dal Comitato tecnico scientifico dell’Unione italiana per l’olio di palma sostenibile e redatto da un gruppo di lavoro composto dal prof. Sebastiano Banni, ordinario di fisiologia all’Università di Cagliari, dal dott. Giorgio Donegani, tecnologo alimentare ed esperto di nutrizione e dal prof. Andrea Poli, presidente della Nutrition Foundation of Italy. Il documento è stato presentato in collaborazione con Assitol in occasione di Sigep 2026, durante un incontro in cui sono intervenuti due degli esperti che hanno redatto il documento, Giorgio Donegani e Sebastiano Banni, il direttore generale di Assitol, Andrea Carrassi; e Lucia Gramigna, R&D Oil and Fats Manager di Unigrà, che ha approfondito gli aspetti tecnologici dell’uso dell’olio di palma nell’industria alimentare. Il Comitato Tecnico Scientifico dell’Unione è un organismo interdisciplinare esterno di esperti scelti per assicurare autorità, rigore scientifico e obiettività nei contenuti pubblicati o adottati dall’associazione stessa. Ha una funzione di supporto scientifico e di validazione oggettiva per tutte le attività di comunicazione e posizionamento dell’Unione sui temi dell’olio di palma sostenibile (in termini di sostenibilità ambientale, nutrizionale, sociale e di filiera). Tra i principali contenuti del documento: il ruolo fisiologico e nutrizionale dei grassi e dei grassi saturi all’interno di una dieta equilibrata; la neutralità dell’olio di palma rispetto al profilo lipidico quando inserito in un’alimentazione normocalorica e bilanciata; e le evidenze scientifiche più recenti sui grassi saturi ed in particolare sull’acido palmitico, naturalmente presente anche nell’organismo umano e coinvolto in funzioni biologiche essenziali. Focus anche sull’evoluzione normativa e tecnologica che ha portato a una drastica riduzione dei contaminanti di processo negli oli e grassi vegetali, oggi regolamentati da limiti europei stringenti; sul contributo dell’olio di palma sostenibile alla sicurezza alimentare globale. Il position paper evidenzia inoltre come l’eliminazione di un singolo ingrediente non garantisca automaticamente un miglioramento del profilo nutrizionale della dieta e sottolinea l’importanza di politiche alimentari fondate su analisi complessive del bilancio nutrizionale e di sostenibilità. “Il dibattito sull’olio di palma deve evolvere da una contrapposizione ideologica a una valutazione scientifica e integrata, che tenga insieme nutrizione, sicurezza alimentare e sostenibilità. L’olio di palma sostenibile è una materia prima strategica per l’equilibrio del sistema agroalimentare globale. Solo informazioni corrette e basate sulle evidenze possono guidare scelte consapevoli. Questo documento, disponibile da oggi sul sito dell’Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile, rappresenta uno strumento di riferimento per istituzioni, operatori della filiera, media e comunità scientifica”, ha sottolineato a conclusione dell’incontro il presidente dell’ Unione italiana per l’olio di palma sostenibile, Vincenzo Tapella.

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