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(Adnkronos) - "I veri atleti scelgono il vero carburante. Il latte intero ha supportato performance per generazioni e continua a farlo. Bevi latte intero", postava a metà gennaio su X il Dipartimento dell'Agricoltura americano. Foto a corredo, l'ex cestita Nba Enes Kanter con un bicchierone bianco in mano e le labbra sporche di latte. Negli Usa della nuova piramide alimentare rovesciata lanciata a inizio 2026 - che nella rappresentazione grafica mette in cima carne rossa e latticini e in fondo pane e cereali integrali - gli inviti a consumare latte intero hanno preso un ritmo quotidiano, rivolti a tutta la popolazione a cominciare dai bambini destinatari del 'Whole Milk for Healthy Kids Act' siglato dal presidente Donald Trump per reintrodurre l'alimento nelle scuole. Un provvedimento annunciato dalla Casa Bianca sui social con lo slogan "Make Whole Milk Great Again" e il repost di un video del segretario alla Salute Robert Kennedy Jr: assaporando latte si ritrovava a ballare in discoteca, occhi sognanti e labbro bianco, tanto per dare l'idea dell'effetto che fa "quando bevi quel primo sorso di latte intero". Un battage mediatico che ha rinvigorito la corrente dei pasdaran del latte crudo, rigorosamente non pastorizzato, fino a far rifiorire - secondo alcune testimonianze dagli States - la moda dei Raw Milk Party. Musica, balli, latte crudo nel bicchiere. "Bere latte crudo = forza vitale", è il tenore di alcuni commenti social alle misure pro whole milk. E poco importa se poi dopo la festa si finisce in ospedale. Perché "il consumo di latte crudo può comportare gravi rischi per la salute, soprattutto per alcune fasce di popolazione vulnerabili", si legge ancora sul sito dei Cdc. "E' importante comprendere che il latte crudo può essere fonte di malattie di origine alimentare", ammonisce l'agenzia esortando al consumo di latte pastorizzato che "offre gli stessi benefici nutrizionali senza i rischi del latte crudo", precisano i Centers for Disease Control and Prevention. "La pastorizzazione è fondamentale per la sicurezza del latte - ricordano - poiché elimina i germi nocivi che possono causare malattie", e infatti "dall'inizio del 1900 ha notevolmente ridotto le malattie trasmesse dal latte". Nella pagina web dei Cdc sul latte crudo - aggiornata a gennaio 2025 - sull'onda dell'epidemia di influenza aviaria negli allevamenti di vacche da latte in diversi stati americani, con vari casi anche nell'uomo, l'agenzia raccomanda di "non consumare latte crudo contaminato dal virus A(H5N1) vivo come modo per sviluppare anticorpi" contro il patogeno "e proteggersi da future malattie. Consumare latte crudo potrebbe causare malattie". "Bere o mangiare prodotti a base di latte crudo - prosegue l'alert - può esporre a germi come Campylobacter, Cryptosporidium, Escherichia coli, Listeria, Brucella e Salmonella. Alcuni gruppi" di popolazione, "come i bambini sotto i 5 anni, gli adulti sopra i 65, le donne in gravidanza e le persone con un sistema immunitario indebolito, sono più a rischio di contrarre malattie gravi a causa di questi germi". Tra i sintomi delle patologie trasmesse da alimenti a base di latte crudo ci sono "diarrea, crampi allo stomaco e vomito". Ma "in alcuni casi possono verificarsi esiti più gravi come la sindrome di Guillain-Barré o la sindrome emolitico-uremica, che possono portare a paralisi, insufficienza renale, ictus o persino alla morte", scrivono i Cdc. La moda è "un ritorno all'oscurantismo: bere latte crudo non pastorizzato è pericoloso per tutti, in particolare per bambini, anziani e persone con difese immunitarie basse", avverte Silvia Migliaccio, specialista in endocrinologia e nutrizione umana e presidente della Società italiana di scienze dell'alimentazione (Sisa). Migliaccio spiega all'Adnkronos Salute che "il latte crudo non viene sottoposto a pastorizzazione: questo significa che mantiene le sue caratteristiche organolettiche, ma allo stesso tempo può contenere anche batteri, microrganismi che possono essere germi patogeni". Questi germi "possono causare vomito, diarrea e crampi addominali, tipici disturbi del tratto gastrointestinale", rendendo il consumo di latte crudo "una pratica che può essere molto pericolosa". "La pastorizzazione serve ad abbattere i germi patogeni responsabili di tossinfezioni gastrointestinali - sottolinea la nutrizionista - Non a caso cuociamo alimenti come carne e pesce: lo facciamo per eliminare microrganismi nocivi. Lo stesso principio vale per il latte, che prima di essere consumato dovrebbe essere bollito". "Non farlo", conclude Migliaccio, "significa tornare all'oscurantismo, a credenze infondate, luoghi comuni e pratiche pericolose. Il consiglio è chiaro: se si decide di bere latte crudo, va sempre bollito prima del consumo".
(Adnkronos) - E' entrato a pieno regime il secondo anno del corso di laurea in Medicina e Chirurgia istituito a Cefalù grazie al partenariato tra l'università UniCamillus e la Fondazione Giglio. Settantuno matricole, che si uniscono ai 55 studenti del primo anno, hanno fatto registrare un incremento di iscritti che "testimoniano come l'università si stia radicando nel territorio siciliano a conferma dell'atteso impatto socio-economico previsto nel progetto", affermano il presidente del Cda del Giglio, Victor Mario di Maria, e il rettore di UniCamillus Gianni Profita, che è anche vice presidente del Giglio. Il polo didattico di Cefalù - informa l'ateneo in una nota - registra già il coinvolgimento di 41 docenti nelle varie discipline, la presenza di 3 amministrativi per la gestione dell'attività organizzativa, e il coinvolgimento di professionisti del Giglio e di UniCamillus in 2 progetti di ricerca che hanno dato vita a un consorzio per una call di Horizon e a un partenariato per un avviso di Regione Siciliana con 2 imprese (Promed22 e Gesan), Cnr e UniMessina. Nel primo anno accademico sono state assegnate 13 borse di studio, per un importo complessivo di 60mila euro, a studenti residenti meritevoli, "finalizzate anche a incentivare la permanenza" in regione. "Registriamo i primi importanti effetti positivi - sottolinea Di Maria - che confermano la validità di una visione che porterà il Giglio di Cefalù a essere non solo un polo di eccellenza nella cura, ma anche nella formazione e nella ricerca". "Questo traguardo - aggiungono Di Maria e Profita - non sarebbe stato possibile senza la ferma volontà politica e il sostegno strategico del presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, che ha fortemente promosso tale processo nel nostro territorio per elevare gli standard della sanità siciliana. Si stanno creando condizioni concrete - concludono - per trattenere i nostri giovani talenti e generare un indotto economico vitale per le Madonie". L'UniCamillus ha sede all'interno dell'ospedale di Cefalù, dove è stata realizzata un'area per la didattica e laboratori di studio e ricerca.
(Adnkronos) - “Siamo leader in economia circolare ma per raggiungere i target Ue occorre migliorare la governance con regole omogenee a livello territoriale, continuando a puntare sull’innovazione”. Enrico Giovannini, direttore scientifico dell’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS), in una intervista all’Adnkronos, fotografa progressi e limiti della filiera dell’economia circolare in Italia. “I dati mostrano che la filiera italiana è una delle leader a livello internazionale: tra i 17 indicatori compositi dell'Agenda 2030, che l'ASviS calcola ogni anno, quello relativo all'obiettivo 12, dell'economia circolare, presenta la crescita maggiore e anche un incremento generalizzato nelle diverse regioni italiane. Tutto ciò, però, non è sufficiente a raggiungere i target europei né ad utilizzare al meglio le tecnologie che consentirebbero un ulteriore salto della nostra manifattura all'insegna della circolarità della materia e della sostenibilità”, premette Giovannini. “Nel corso del 2025 abbiamo fatto uno studio - spiega - sul ruolo del deposito cauzionale sui contenitori di plastica, in alluminio e in vetro, uno strumento che sta avendo effetti estremamente significativi nei paesi europei che l'hanno già introdotto o lo stanno introducendo. E siamo molto contenti che proprio a seguito della nostra iniziativa ora ci sia una proposta di legge in Parlamento per la sua introduzione”. Non solo. C’è anche un tema, centrale, relativo alla governance. “Purtroppo, abbiamo regolamentazioni regionali abbastanza diversificate su ciò che è rifiuto e cosa è materia prima seconda, e quindi riutilizzabile. Anche dal punto di vista della governance del sistema possiamo e dobbiamo fare dei salti importanti perché il resto del mondo non sta fermo: pensiamo all’introduzione, appunto, del deposito cauzionale ma anche a quello che sta accadendo al mercato internazionale delle plastiche vergini provenienti da altre parti del mondo in maniera non sostenibile, i cui prezzi sono crollati. Una considerazione riguarda, poi, l'efficienza delle pubbliche amministrazioni per assicurare la filiera del riciclo, a partire dalla raccolta differenziata, e il sostegno dei cittadini a questo tipo di operazione, per i quali la situazione è a pelle di leopardo”. In questo quadro un mercato europeo unico delle materie prime seconde potrebbe agevolare i progressi nell'ambito del riciclo “perché le economie di scala contano anche in questo settore ed è proprio la diversità nelle definizioni che frena l'applicazione nel nostro paese. Ricordiamo, poi, che il negoziato internazionale per il trattato sulla plastica è stato bloccato dall'opposizione di alcuni Paesi (tra cui la Russia, l'India e l'Arabia Saudita), il che non favorisce Paesi come l'Italia che hanno fatto passi importanti verso il riciclo". In vista del Circular Economy Act un ruolo chiave, secondo Giovannini, è affidato all’innovazione tecnologica (“è una gara, il resto del mondo non sta fermo”) e all’ecodesign affinché si punti al riuso della materia (“ancor più necessario nel momento in cui si crea una filiera anche europea”). Ma, insiste, “bisogna armonizzare definizioni e approcci. Fare delle riforme o delle nuove normative a livello europeo e poi destinare alle singole Regioni l'attuazione, magari ognuno con standard diversi, non ci farebbe fare grandi passi avanti. Quindi le politiche nazionali devono assicurare la standardizzazione, gli investimenti in questa direzione e dunque anche l'omogenizzazione delle regole”. Su tutto pesa, però, il costo dell’energia. “Su questo l'Italia non sta facendo quello che dovrebbe benché le tecnologie rinnovabili stiano procedendo a grande velocità, grazie a innovazioni nello stoccaggio, quindi nella continuità dei sistemi, e verso l'uso dell'intelligenza artificiale nelle reti di gestione - conclude - E invece si continua a frenare il passaggio alle rinnovabili, magari affidandosi al gas liquefatto che viene dagli Stati Uniti e che è costosissimo”.