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(Adnkronos) - Il centrodestra chiede al governo di "proseguire lo sgombero di beni e immobili illegalmente occupati secondo i criteri oggettivi di priorità stabiliti dalle Prefetture" e di valutare "iniziative normative volte a incrementare le assunzioni per concorso nei corpi di polizia", rafforzando al tempo stesso le tutele, "sotto il profilo sia normativo sia economico", per gli appartenenti alle forze dell'ordine. È uno dei passaggi chiave della bozza di risoluzione - visionata dall'Adnkronos - che la maggioranza presenterà domani al Senato, in occasione delle comunicazioni del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi sugli scontri avvenuti a Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna. Nel testo (ancora suscettibile di modifiche, specificano fonti parlamentari di maggioranza) si impegna inoltre l'esecutivo "a farsi latore della solidarietà del Senato e della Nazione agli agenti feriti e a tutte le forze dell'ordine, in tutte le sedi opportune", ribadendo un sostegno politico pieno all'azione delle forze di polizia impegnate nella gestione dell'ordine pubblico. La risoluzione esprime "la più ferma e incondizionata condanna per le violenze che hanno avuto luogo a Torino e in generale per ogni uso di violenza nelle manifestazioni", accompagnata dalla "piena solidarietà agli agenti feriti e a tutte le forze dell'ordine". Per il centrodestra, quanto accaduto rappresenta infatti "l'ennesima, inaccettabile manifestazione di un clima di crescente ostilità e violenza nei confronti degli uomini e delle donne in divisa", un clima che viene definito come "un attacco diretto allo Stato" e ai suoi presidi di legalità. Nel ricostruire i fatti, la risoluzione parla esplicitamente di episodi "riconducibili a guerriglia urbana preordinata e pianificata", caratterizzati dal "lancio ad altezza d'uomo di pietre, razzi e biglie di ferro", dall'uso di "bombe carta" e di "bastoni, sbarre di ferro, altri oggetti contundenti e luci laser". Nel corso degli scontri "un blindato appartenente alle forze di polizia è stato dato alle fiamme", così come "numerose automobili parcheggiate in strada e cassonetti dei rifiuti". Secondo il testo, il corteo - che ha visto la partecipazione di migliaia di persone - è degenerato quando "un gruppo consistente di soggetti, travisati con abiti scuri, maschere, caschi e passamontagna", dopo aver acceso "una fitta coltre di fumogeni", si è diretto compatto contro lo sbarramento delle forze dell'ordine posto a protezione dell'ex sede di Askatasuna. La risoluzione ricorda infine che tra la sera del 31 gennaio e il 1° febbraio "oltre un centinaio di appartenenti alle forze di polizia sono stati feriti" e che un agente della Polizia di Stato è stato aggredito "da una decina di persone con armi improprie", mentre svolgeva il proprio servizio. Un quadro che, per la maggioranza, rende necessario ribadire che "lo Stato tutela la proprietà privata e il demanio pubblico da occupazioni illegali di qualsiasi natura" e che gli sgomberi "rappresentano un dovere dello Stato che non giustifica in alcun modo forme di violenza e devastazione".
(Adnkronos) - Tutto pronto nella città slovacca di Trenčín per la cerimonia di apertura dell'anno che la vede Capitale europea della Cultura, insieme alla finlandese Oulu. Una tre giorni, dal 13 al 15 febbraio, per inaugurare un programma che, grazie alla forza della cultura, permette di reimmaginare le città e ricollocarla sulla scena europea. Le celebrazioni cominceranno venerdì 13 febbraio, quando protagonisti saranno scuole e studenti, proseguiranno sabato 14 con parate, attività culturali, performance e concerti, per concludersi domenica 15 con eventi per famiglie e comunità, che culmineranno in un atto simbolico lungo il fiume Váh che segnerà l'avvio ufficiale di Trenčín2026. Il claim di Trenčín2026 è 'Awakening Curiosity' ('Risvegliare la curiosità'), dove la curiosità è una 'lente' per trasformare la città e la regione. Attraverso centinaia di progetti ed eventi, vuole costruire ponti tra le persone, tra passato e futuro, tra realtà e immaginazione. Stanislav Krajči, Ceo di Trenčín2026, ha dichiarato: "Diventare una Capitale europea della cultura è un invito a tutti a guardare Trenčín attraverso occhi nuovi. 'Awakening Curiosity' è più di un programma, è un momento per connettere le storie della città con i suoi abitanti e i visitatori, per attivare spazi pubblici ed esplorare la creatività in modi che trasformano sia la città sia la regione. Vogliamo condividere l'eredità di Trenčín, il suo presente e il suo futuro, con un pubblico da tutta Europa e anche oltre". Il programma di Trenčín2026 si articola in tre aree chiave: 'People and Relationships ('Persone e relazioni'), che vuole favorire la fiducia, il senso di appartenenza e l'impegno civile nella vita della città; 'Places and Public Space' ('Luoghi e spazio pubblico'), che vuole attivare passeggiate, piazze e parchi come siti comunali, così come la trasformazione di un vecchio ponte ferroviario nel 'Fiesta Bridge'; e 'Creativity and Culture' ('Creatività e cultura'), che vuole sostenere talenti locali, artisti emergenti e promuovere il dialogo artistico internazionale. Esplorando la storia, la memoria culturale, la responsabilità ecologica, l'eguaglianza e nuove forme di espressione Trenčín invita il pubblico a sperimentare la città in modi inaspettati e sentirsi parte della trasformazione in corso. Un programma ricchissimo che si dipanerà durante l'anno, a cominciare da inizio febbraio, quando Trenčín farà da vetrina e due importanti progetti artistici: l'artista svizzero Pipilotti Rist creerà un sorprendente intervento pop-up che delicatamente sovverte i sistemi normativi e le cornici istituzionali, allagando la città con il suo immaginario critico; allo stesso tempo, l'austriaco Oliver Ressler svelerà un'installazione site-specific per il Green Line project, curato dall'artista slovacco e attivista green Oto Hudec, che invita i residenti a sperimentare l'ambiente della città di nuovo. A primavera occhi puntati sulla seconda edizione del Festival di luci artistiche di Trenčín, che illuminerà strade e spazi pubblici con proiezioni su larga scala, installazioni luminose interattive e opere d'arte site-specific, offrendo a residenti e visitatori un'esperienza visiva memorabile. Nel corso dell'estate, la città vivrà il revival di Splanekor 2.0, una originale tradizione locale che accompagna in un viaggio collettivo imbarcazioni artigianali lungo il Fiume Váh. Ponendo l'accento su comunità, espressione artistica ed ecologia, il progetto unisce eredità e creatività contemporanea, coinvolgendo sia residenti sia artisti. Trenčín inoltre ospiterà una grande mostra internazionale nella rinnovata County House. Curata dagli ungheresi Ilona Németh e Edit András, 'Global Equality and Hospitality' presenterà le opere di artisti di fama internazionale quali Hito Steyerl, Sanja Iveković e Artur Żmijewski, focalizzandosi su temi quali i diritti umani, la diseguaglianza sociale, il populismo e la democrazia, invitando alla riflessione sulle pressanti sfide globali attraverso l'arte contemporanea. A settembre, sarà la volta del rinnovato e reinventato 'Fiesta Bridge', che tornerà a nuova vita durante il Fiesta Festival, invitando il pubblico a godere di arte, performance e raduni proprio sopra questo luogo di riferimento. Il vecchio ponte ferroviario aprirà il centro cittadino offrendo una vista del castello e del cuore storico e diventerà una nuova locaton culturale con un palcoscenico flottante e spazi vivi lungo il fiume, un simbolo vibrante della cultura contemporanea e dell'eredità di Trenčín. Tra i tanti altri eventi attraverso la città, Trenčín2026 celebrerà la danza e il teatro. Andranno in scena le prima degli slovacchi Petra Fornay e Jozef Fruček e sarà presente anche l'italiano Simone Sandroni. Un po' di Italia si respirerà anche a ottobre, quando la città ospiterà Altofest, concept napoletano di teatro sperimentale con Anna Gesualdi e Giovanni Trono, che trasformerà le case private in spazi di rappresentazione attraverso un processo unico di coabitazione tra artisti e residenti. Nel programma, spazio anche ad architettura e innovazione urbanistica durante gli Architecture Days e alla moda sostenibile celebrata al LUMó Hub e al Laboratorio di Moda sostenibile, supportando designer locali con mostre, laboratori e progetti di collaborazione. L'anno della Capitale europea della cultura culminerà, infine, a dicembre nella celebrazione di chiusura di Trenčín2026. Trenčín è stata designata Capitale europea della cultura 2026 con l'ambizione di trasformare la città in un hub vibrante per l'arte, la creatività e la collaborazione nella comunità. Più che un singolo anno di celebrazione culturale, il programma rappresenta una visione di lungo periodo per un rinnovamento, che lasci un segno durevole sulla città e la sua regione. Attraverso Trenčín2026 sono stati rivitalizzati vecchi spazi, sono state ampliate le esperienze culturali, create nuove opportunità e rafforzate connessioni con l'Europa. Il tema guida, 'Awakening Curiosity', incarna un approccio aperto, che guarda avanti e invita a nuove prospettive sulle persone, la città e il mondo che ci circonda. Incoraggia l'argomentare, lo scoprire e il cercare connessioni significative tra passato e futuro, città e natura, cultura e vita quotidiana. Radicato nella curiosità, il programma rafforza la sperimentazione, la creatività e il coraggio di trasformare Trenčín in un posto che ispira impegno e partecipazione attiva. Trenčín è una città storica nella Slovacchia occidentale, conosciuta per il suo iconico castello, per le tradizioni culturali e la vibrante scena artistica. Ospita importanti festival musicali, eventi artistici e iniziative locali ogni anno, che la rendono attrattiva non solo per i residenti ma anche per i visitatori di altre zone della Slovacchia e dall'estero. Ottenendo il titolo di Capitale europea della cultura 2026 Trenčín costruisce sulla sua ricca eredità e apre nuove possibilità di sviluppo creativo e sostenibile. La regione di Trenčín è una delle aree più rilevanti della Slovacchia, caratterizzata dalla diversità dei suoi paesaggi naturali e da una forte tradizione industriale e culturale. Situata nel nord-ovest del paese, comprende città storiche come Trenčín, Prievidza, Považská Bystrica, e Myjava, tutte unite dal loro carattere unico e da una crescita dinamica. La regione offre molti luoghi simbolo culturali, tra castelli maestosi, festival popolari tradizionali e una fiorente scena artistica E' anche rinomata per le sue località ternali come Trenčianske Teplice e per le sue stupefacenti bellezze naturali come i Monti Strážov e i Carpazi Bianchi. Il titolo di Capitale europea della cultura porterà nuove opportunità all'intera regione, rafforzando la collaborazione culturale, e supporterà il turismo e le comunità locali.
(Adnkronos) - Il riciclo in Europa ha assunto una dimensione industriale piena: impianti operativi, investimenti stabili, flussi di materiali in crescita. Dai rifiuti, attraverso selezione e trattamento, escono materiali che possono rientrare nei cicli produttivi come input, se rispettano requisiti tecnici e normativi tali da consentire l’uscita dallo status di rifiuto. Sono le materie prime seconde. La filiera continua a funzionare e gli obiettivi restano formalmente alla portata, ma il passaggio decisivo non avviene negli impianti, avviene sul mercato. Le materie prime seconde aumentano, mentre la domanda industriale che dovrebbe assorbirle resta discontinua e sensibile alle oscillazioni di prezzo e di contesto. È uno squilibrio economico e competitivo che, quando si manifesta, risale la filiera, comprime i margini del riciclo, mette sotto stress la selezione e finisce per riflettersi anche sulle raccolte. La plastica è oggi il punto più esposto, ma il segnale riguarda l’intero sistema europeo. Le differenze tra materiali sono il fattore che determina se la materia prima seconda riesce a comportarsi come un vero prodotto industriale oppure resta un flusso esposto a continue instabilità. Le analisi dell’Agenzia Europea dell’Ambiente descrivono un mercato europeo che procede a velocità diverse. Alluminio, carta e vetro rappresentano le filiere più solide, grazie a standard consolidati, qualità prevedibile e una domanda industriale che non dipende solo dalla convenienza del momento. In questi casi il confronto con le materie prime vergini resta sostenibile anche nelle fasi meno favorevoli del ciclo economico. Il quadro cambia quando si guarda ad altri materiali. Plastica, legno e rifiuti organici continuano a muoversi in mercati più fragili, di dimensioni ridotte rispetto a quelli delle materie prime vergini e fortemente esposti a variabili esterne. La volatilità dei prezzi, le incertezze legate alla qualifica di cessazione della qualifica di rifiuto (il cosiddetto ‘End of Waste’, ovvero il passaggio che consente a un materiale recuperato di essere commercializzato come prodotto) e la mancanza di standard tecnici pienamente armonizzati rendono questi flussi meno appetibili per l’industria. I numeri aiutano a inquadrare il problema: gli indicatori di Eurostat collocano il tasso medio di utilizzo di materie prime seconde nell’Unione Europea intorno al 22%. Poco più di un quinto dei materiali reimmessi nell’economia proviene quindi da fonti secondarie, mentre la maggior parte continua ad arrivare da estrazione o importazioni. Anche nei Paesi con sistemi di raccolta e riciclo avanzati, la dipendenza dalle risorse primarie resta elevata. L’Italia, spesso indicata come riferimento per le performance di riciclo, continua a coprire dall’estero una quota rilevante del proprio fabbisogno complessivo di materie prime, prossima alla metà del totale. La Commissione europea richiama da tempo questo nodo nei documenti su economia circolare e sicurezza degli approvvigionamenti. La circolarità, in questa prospettiva, non è solo una questione ambientale, ma una leva industriale e strategica. Se il mercato delle materie prime seconde non diventa competitivo e prevedibile, la dipendenza dalle vergini resta strutturale e la circolarità rischia di fermarsi a monte della catena del valore. Nel settore della plastica lo scarto tra capacità di riciclo e capacità di assorbimento industriale è diventato evidente. La filiera europea ha investito, ha aumentato la produzione di polimeri riciclati, ha migliorato selezione e trattamento. Il mercato della trasformazione, però, non sta integrando le materie prime seconde in modo coerente con questi volumi. Ne deriva una crisi che si manifesta in sequenza: produzione in calo, impianti che riducono i turni o sospendono le attività, margini sempre più compressi. Il problema non è la disponibilità di rifiuti da riciclare, ma l’assenza di sbocchi stabili per i materiali già riciclati. Quando il riciclato non entra nei cicli produttivi, la pressione risale rapidamente a monte, mettendo in difficoltà l’equilibrio economico dell’intera filiera e aprendo tensioni che possono riflettersi anche sulle raccolte differenziate. Il contesto globale amplifica queste difficoltà. I rapporti di PlasticsEurope segnalano da anni una forte sovracapacità mondiale di polimeri, in particolare per le plastiche commodity utilizzate negli imballaggi. La pressione sui prezzi delle materie prime vergini rende il confronto sempre più complesso per chi produce riciclato in Europa, dove i costi energetici, ambientali e di conformità normativa sono più elevati. A questo si aggiungono le importazioni di materiali riciclati extra Ue e, soprattutto, di prodotti finiti e semilavorati realizzati con plastiche vergini o riciclate, proposti a condizioni economiche più vantaggiose rispetto agli equivalenti europei. In questo scenario, le materie prime seconde prodotte dal riciclo degli imballaggi in plastica faticano a competere sia con le vergini sia con il riciclato proveniente da Paesi terzi. La contrazione della domanda a valle si traduce in un accumulo di stock e in una crescente difficoltà a monetizzare gli investimenti effettuati lungo la filiera. Alla base delle criticità del mercato delle materie prime seconde c’è una domanda industriale che resta intermittente. In molti settori, l’utilizzo di materiali riciclati non è ancora pienamente integrato nei capitolati tecnici e continua a dipendere da condizioni di prezzo favorevoli. Quando queste vengono meno, la domanda si ritrae rapidamente. Il fenomeno è evidente anche nei materiali considerati più consolidati. Nel caso del PET riciclato, pur in presenza di obblighi di contenuto minimo in alcune applicazioni, i valori di cessione del rifiuto selezionato hanno registrato contrazioni significative, avvicinandosi ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni. Un segnale che mette sotto pressione non solo la produzione di R-PET, ma l’intera catena che lo alimenta. Le difficoltà sono ancora più marcate per le poliolefine miste riciclate. La domanda interna, già strutturalmente debole, risente del rallentamento dei settori utilizzatori, in particolare dell’automotive. Anche laddove la cessione a riciclo viene sostenuta da contributi economici, trovare sbocchi resta complesso. In questi casi, il dibattito si sposta verso utilizzi alternativi al riciclo meccanico tradizionale. Studi dell’European Commission Joint Research Centre analizzano da tempo possibili applicazioni industriali per le frazioni più problematiche, dall’impiego come agenti riducenti in siderurgia all’utilizzo come materia di ingresso per processi di riciclo chimico (in cui il materiale viene scomposto e riutilizzato come base per nuove produzioni), fino al ruolo di additivi in conglomerati bituminosi o in specifiche formulazioni polimeriche. Opzioni tecnicamente praticabili, ma che richiedono investimenti, regole chiare e una domanda industriale disposta a impegnarsi nel medio periodo. In assenza di meccanismi in grado di garantire un assorbimento stabile delle materie prime seconde, il mercato resta esposto a oscillazioni ricorrenti. Quando queste si sommano a fasi di forte pressione competitiva internazionale, gli effetti si concentrano nei segmenti più fragili della filiera europea del riciclo.