(Adnkronos) - Una riforma che non serve ai cittadini, che non migliora il funzionamento della giustizia. Una riforma che serve solo alla politica, o meglio al governo Meloni, per sottomettere la magistratura parte di un disegno più ampio che porta l'Italia verso l'Ungheria di Orban. Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli lanciano con Maurizio Landini la campagna del No al referendum sulla riforma della giustizia. Cgil e leader del centrosinistra hanno partecipato questa mattina all’iniziativa del Comitato del No presieduto da Giovanni Bachelet. Arrivano alla spicciolata, poi le strette di mano sotto il palco. Schlein resta fino alla fine, ascolta Conte e va a salutarlo. In sala al centro Frentani a Roma, insieme ai rappresentanti delle tante associazioni della società civile del comitato del No, molti parlamentari del Pd e non solo. Interviene anche Sigfrido Ranucci. E pure Clemente Mastella, iscritto al fronte del No, in video. Arriva anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nelle vesti di presidente di Ali, l’associazione delle autonomie locali. I sindaci del Pd, guidati da quello di Torino Stefano Lo Russo, sono in campo per il No. I partiti non hanno organizzato propri comitati ma saranno di supporto alle iniziative di quello della società civile. E sarà una campagna tutta sul territorio quella referendaria, “capillare” come spiega Landini. “In Italia ci sono 8000 comuni, se vogliamo davvero affrontare il tema del referendum, in ogni comune - dice il segretario della Cgil - ci devono essere comitati in ogni seggio ci devono essere rappresentanti, insomma serve fare un lavoro organizzativo e capillare. Cominciamo a camminare comune per comune, quartiere per quartiere e territorio per territorio. Parlando con le persone e rendendo evidente quella che è la posta in gioco che abbiamo di fronte: il futuro della nostra democrazia". E’ questo il tasto su cui batte il fronte del No. Dice Schlein: “A cosa serve questa riforma e a chi serve? Serve a chi sta già al potere e vuole sfuggire a ogni controllo. Serve a dire che la legge non è uguale per tutti. Non serve agli italiani ma solo a chi governa per avere mani libere e stare sopra a leggi e Costituzione. La democrazia non è un assegno in bianco nelle mani di chi prende un voto in più alle elezioni''. Schlein ironizza su Meloni che anche ieri ha dato la colpa ai magistrati parlando di sicurezza e mancanza di certezza della pena. “Cosa ha fatto in questi 3 anni il governo? Ha fatto la riforma dell'Autonomia differenziata bocciata dalla Corte costituzionale, ha fatto dei centri inumani, illegali e vuoti in Albania che sono stati bloccati persino dalla Corte europea di Giustizia, ha fatto un investimento da 13 miliardi sul Ponte, l'unico fatto da questo governo nelle sue manovre, che è stato bocciato dalla Corte dei conti. Loro gridano al complotto ma mi sento di dire che non è colpa dei giudici se questo governo non sa scrivere le leggi". Duro il leader M5S Conte che punta la premier Meloni: “Ieri Meloni ha detto una cosa che fa accapponare la pelle: ha detto che governo e giudici devono lavorare nella stessa direzione. Allora non c'è contropotere, ma un potere sottoposto a un altro potere''. Ed ancora: ''Dobbiamo contrastare in tutti i modi questo disegno: è il ritorno della casta dei politici, degli intoccabili, di chi vuole avere le mani libere per poter agire e non rispondere a nessun contropotere - afferma - Li dovremo contrastare e far capire che i cittadini diventeranno tutti di serie B rispetto invece ai 'privilegiati' della giustizia che sono politici, colletti bianchi e imprenditori amici. Per noi vale il principio 'la legge è uguale per tutti'''. Parole d’ordine che tornano anche nell’intervento di Fratoianni: “Giorgia Meloni ieri ha confessato. C'è poco da fare, c'è poco da girarci intorno. Ha confessato. La sua conferenza stampa è stata un lungo attacco nei confronti della magistratura, un lungo lavoro di delegittimazione della magistratura e l'ossessione della destra italiana da 30 anni. I giudici sono l'ossessione di questa destra da 30 anni e con questa controriforma vogliono portarne a casa lo scalpo. Questa è la verità''. Nonostante i sondaggi diano al momento in vantaggio il Si, a Frentani c’è la convinzione che l’esito del referendum sia ancora tutto da scrivere nei due mesi e poco più che mancano al voto. Dice Bonelli: “Hanno paura, sanno che, giorno dopo giorno, il no aumenta e vinceremo. La mobilitazione del No è una mobilitazione per la democrazia, in difesa della Costituzione e contro l'autoritarismo”. Ed è fiducioso anche Walter Verini sebbene parte del centrosinistra sia per il Sì: “Opinioni legittime ma molto minoritarie. Io vedo mondi, per esempio l'avvocatura e altri ambienti, orientati per il No. Si sta muovendo qualcosa e quindi il risultato è davvero un risultato aperto e io penso che ce la possiamo fare”. Verini ribatte anche all’ex parlamentare Pd, Stefano Ceccanti, secondo cui il No non sarebbe nel solco dell’Ulivo: “Starei attento a ricostruire così arbitrariamente una storia che è dalla parte della Costituzione. Mi pare un pochino azzardato e sbagliato”.
(Adnkronos) - La procura di Roma ha aperto un’inchiesta sull’incendio di Crans Montana in cui la notte di Capodanno sono morte 40 persone e altre 116 sono rimaste ferite. Fra le vittime ci sono gli italiani Sofia Prosperi, Chiara Costanzo, Achille Barosi, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti ed Emanuele Galeppini, tutti fra i 15 e i 17 anni. Nel fascicolo avviato dalla procura di Roma, competente per gli italiani morti all’estero, si procede per omicidio colposo e incendio.
(Adnkronos) - In Italia piove meno ma in modo più violento. È questo il quadro delineato da un nuovo studio dell’Università di Pisa, firmato da Marco Luppichini e Monica Bini del Dipartimento di Scienze della Terra e pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Research. La ricerca ha analizzato per la prima volta oltre 200 anni di dati pluviometrici provenienti da archivi storici e reti strumentali moderne per ricostruire l’evoluzione delle piogge in sei grandi aree climatiche italiane. Dai risultati emerge che le minori quantità di pioggia si registrano soprattutto in Pianura Padana e nell’Alto Adriatico, con tre grandi minimi storici attorno al 1820, 1920 e 1980. Gli eventi più estremi, cioè i picchi di maggiore intensità delle precipitazioni, emergono nella stessa area con valori massimi intorno al 1870, 1930 e 2003. Un aumento marcato dell’intensità delle precipitazioni riguarda anche le regioni liguri-tirreniche, comprese Toscana e Lazio, lungo tutto il periodo dal XIX secolo a oggi. Secondo lo studio, la causa principale di questo cambiamento è il riscaldamento globale, che sta modificando il modo in cui circolano le masse d’aria sopra l’Europa e il Mediterraneo. Le perturbazioni atlantiche arrivano meno spesso in Italia perché alcune grandi configurazioni atmosferiche, come l’anticiclone delle Azzorre, sono diventate più forti e bloccano le piogge. Allo stesso tempo, si è indebolito il sistema ciclonico del Golfo di Genova, che normalmente porta molta della pioggia nella penisola. Al quadro si aggiunge un Mediterraneo sempre più caldo che genera umidità ed energia a livello atmosferico: questo non fa aumentare la pioggia, ma rende le singole precipitazioni più intense e violente. “Questa combinazione, meno piogge ma più intense, delinea scenari futuri complessi - spiega Marco Luppichini - da un lato, il calo della precipitazione media riduce la capacità di ricarica delle falde, accentua la siccità estiva e mette sotto pressione i sistemi idrici, soprattutto nelle zone più popolate e agricole come la pianura Padana, le regioni tirreniche e l’entroterra appenninico. Dall’altro, l’aumento dell’intensità degli eventi meteorici amplifica la possibilità di frane, alluvioni improvvise e sovraccarichi delle infrastrutture urbane, con ricadute già oggi osservabili in molte aree del Nord-Ovest e del Tirreno centrale”. Nel dettaglio, negli ultimi due secoli l’andamento nelle sei grandi aree climatiche italiane è simile, anche se con intensità diverse. Nelle Alpi la quantità di pioggia è rimasta nel complesso stabile, ma sono aumentati gli episodi più intensi. La Pianura Padana e l’Alto Adriatico sono l’area dove il cambiamento è più evidente, con forti cali delle precipitazioni totali e un aumento continuo dell’intensità. L’Adriatico centro-meridionale ha visto una diminuzione delle piogge e una forte variabilità dell’intensità, che risale negli ultimi vent’anni. Le regioni liguri e tirreniche mostrano un leggero ma costante calo delle precipitazioni e un aumento regolare della loro intensità. Nell’Appennino centro-meridionale le piogge diminuiscono nettamente dal Novecento, mentre l’intensità cresce in modo irregolare. Anche il Sud e la Sicilia confermano il trend nazionale: dopo un primo aumento, le piogge totali si stabilizzano e calano negli anni Ottanta, mentre l’intensità cresce soprattutto negli ultimi decenni. “Comprendere queste dinamiche è fondamentale per progettare misure di adattamento efficaci - conclude Bini - A causa del riscaldamento globale, gli andamenti che abbiamo rilevato nelle serie storiche potrebbero accentuarsi nei prossimi decenni rendendo lo scenario futuro ancora più instabile, con meno piogge ed episodi più estremi”.