IEN - Istituto Europeo NeurosistemicaIstituto no profit specializzato nella valorizzazione e nello sviluppo del Capitale Umano nelle organizzazioni. Si articola in 5 BU: - Centro Ricerche - HR Partner - Sanità - Comunicazione - Business School |
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(Adnkronos) - L'eurodeputato Roberto Vannacci, ex vicesegretario della Lega e fondatore di Futuro Nazionale, entra nel gruppo dell'Europa delle Nazioni Sovrane, accolto a braccia aperte dal copresidente del gruppo, René Aust di Alternative fuer Deutschland. Ora la 'geografia' della destra italiana si sovrappone perfettamente a quella europea, che comprende dall'inizio della legislatura ben tre gruppi: l'Ecr, con Fratelli d'Italia), i Patrioti per l'Europa (PfE) con la Lega e l'Europa delle Nazioni Sovrane (Esn), con Futuro Nazionale. Se si unissero, questi tre gruppi arriverebbero ad insidiare il Ppe, il primo partito d'Europa e cuore del potere comunitario. Tuttavia restano divisi, complice anche la guerra in Ucraina, che dura da quattro anni e che ha prodotto una faglia ulteriore tra le destre europee. Lo stesso Vannacci, quando era nella Lega, era stato destituito dalla vicepresidenza del gruppo dei Patrioti per l'Europa per volontà del Rassemblement National francese, prima delegazione ed egemone nel gruppo PfE. Il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella era stato determinante anche nell'escludere AfD dal neonato gruppo della destra, all'inizio della legislatura. Sia Vannacci che l'AfD erano considerati troppo estremi da un partito nazionalista che mira a prendere l'Eliseo e che da anni persegue la 'dédiabolisation'. Ora l'AfD e Vannacci si ritrovano insieme nell'Esn, il gruppo più a destra dell'Emiciclo, nonché il più piccolo, del quale AfD è la componente principale, ma che conta ora altri otto Paesi Ue, due in più della soglia minima necessaria a costituire un gruppo a Strasburgo. Oltre alla AfD e a Futuro Nazionale, nell'Esn siedono i polacchi di Konfederacja; gli ungheresi di Mi Hazánk Mozgalom, nati per scissione da Jobbik; i cechi di Svoboda a přímá demokracie, partito di estrema destra fondato da Tomio Hokamura, presidente della Camera, ceco di origine giapponese; i lituani del partito nazionalconservatore Tautos ir teisingumo sąjunga; i francesi di Reconquête!, fondato da Eric Zemmour; i bulgari di Revival e gli slovacchi di Hnutie Republika. "E' un giorno splendido per il nostro gruppo - ha detto Aust, presentando in conferenza stampa a Bruxelles il nuovo entrato italiano - siamo veramente orgogliosi di poter annunciare che al 100% del sostegno il nostro amico Roberto Vannacci è stato accolto e sarà membro del nostro gruppo. Nelle ultime settimane abbiamo discusso molto sui nostri punti comuni e sulle nostre differenze e alla fine è risultato chiaramente che abbiamo pochissime differenze. Per noi è un grande onore accoglierti nel nostro gruppo - ha aggiunto rivolto a Vannacci - benvenuto". Il generale si è presentato come l'alfiere di una destra "pura", differenziandosi dalla destra di governo, posizione che impone dei compromessi che una forza libera da responsabilità simili può ignorare. L'esecutivo di Giorgia Meloni, ha detto, "non ha posizioni chiaramente di destra. Su questo non ci sono dubbi". Come esempi, Vannacci ha citato due posizioni sostenute da Forza Italia: lo ius scholae e il voto a favore di una risoluzione sulla condizione della donna votata la settimana scorsa a Strasburgo, per cui "i trans devono essere considerati donne a tutti gli effetti". Sono posizioni, ha sottolineato, "all'interno della coalizione, che non rispecchiano le posizioni di una destra pura". Vannacci ha criticato ancora la Lega, il suo ex partito, accusandolo di essere stato sì "coerente" nei voti Ue sull'Ucraina, ma "incoerente" in quelli nel Parlamento italiano, dove, a differenza di quanto accade a Bruxelles, dove può esprimersi con meno vincoli, fa parte della maggioranza di governo. La Lega, secondo il suo ex vicesegretario, sarebbe viziata da "una incoerenza generale su molte posizioni, dalla Fornero alla difesa della famiglia tradizionale come base della società occidentale, a tantissime altre posizioni che, se da una parte venivano esternate con grande chiarezza, dall'altra poi non trovavano riscontro nei voti". Pur considerando il governo Meloni non abbastanza di destra, Vannacci ha detto di avergli votato la fiducia perché lo considera "il meno peggio" e, per questo, va preservato. Ha spiegato che punta a "federare" altre realtà della destra e a portare al voto gli elettori di destra che non votano più. Il punto di maggiore disaccordo rispetto alla linea del governo sono gli aiuti all'Ucraina, specie quelli militari. Per il generale, la Russia "sta vincendo" la guerra, anche se avanza "lentamente". E dunque l'Europa, visto che non intende mandare i suoi figli a "morire" per Kiev, a suo dire dovrebbe cercare "adesso" vie diplomatiche per trovare un accordo di pace. Perché, secondo lui, costerà meno farlo ora di quanto non costerà all'Europa "nel futuro". All'obiezione che questa linea comporterebbe lasciare l'Ucraina in mano agli invasori russi, Vannacci ha replicato che anche Cipro ha una parte del suo territorio occupata da una "potenza straniera", la Turchia, eppure, ha osservato, Ursula von der Leyen non ha annunciato un "ReArmEurope" per "rimandare i turchi a casa". Per il generale, in guerra contano i "fatti" e non le considerazioni morali: visto che l'Europa non ha intenzione di combattere contro Mosca, è meglio che venga a patti. Ed è meglio che lo faccia prima, invece che poi, perché il prezzo da pagare, secondo lui, non potrà che aumentare. Intanto oggi a Bruxelles ha votato contro la risoluzione di appoggio all'Ucraina, mentre la Lega si è astenuta, e Forza Italia e Fdi hanno votato a favore. Un altro cavallo di battaglia di Futuro Nazionale è la "remigrazione", il rimpatrio degli immigrati di prima, seconda o terza generazione che non sono "assimilabili". Per l'eurodeputato, non è una invenzione dell'AfD, dato che ne ha parlato anche "l'Ocse in un rapporto" ("Return, Reintegration and Re-migration", pubblicato dall'Ocse nel gennaio 2024, ndr). Andrebbe applicata, secondo lui, a chi è entrato, "soprattutto illegalmente", in un Paese europeo, a chi ne "viola le leggi" e anche a chi non è "assimilabile", come quei migranti di seconda o terza generazione che magari sono cittadini italiani, ma che vorrebbero l'istituzione della "Sharia", la legge sacra dell'Islam. Se la destra italiana resterà tripartita, oppure se Lega e Fratelli d'Italia riusciranno ad evitarlo, praticando una sorta di 'pas d'ennemis à droite', dipenderà dai voti che raccoglierà Futuro Nazionale. Vannacci si è mostrato ottimista: il partito è appena nato, ha detto, eppure "è dato già alla soglia del 4%: caspita! Ditemi un'altra realtà in cui ciò sia avvenuto". L'assemblea costituente del partito si terrà "presumibilmente a fine primavera", ha annunciato. Il copresidente del gruppo Esn, René Aust, lo ha incoraggiato: "Anche quando Alternative fuer Deutschland venne fondata si parlava di avventura: oggi è il partito più forte in Germania. Gli auguro tanto successo". (di Tommaso Gallavotti)
(Adnkronos) - Il 90% dei manager si ritiene motivante, ma solo il 16% dei lavoratori è d’accordo: questo scollamento influisce sul coinvolgimento e conferma il bisogno di una leadership più empatica e relazionale. Emerge da uno studio LHH, società parte del Gruppo Adecco specializzata in servizi di consulenza hr e gestione del talento lungo l’intero talent journey, dedicato alla motivazione sul luogo di lavoro. L’indagine, che ha coinvolto oltre 2.900 lavoratori italiani appartenenti a diversi settori e fasce d’età, si è posta l’obiettivo di individuare i principali driver in grado di favorire il coinvolgimento e il senso di appartenenza all’interno di imprese e organizzazioni. "La nostra indagine - dichiara Luca Semeraro, amministratore delegato, LHH Italia - restituisce un quadro chiaro: la motivazione dei lavoratori italiani si costruisce con una retribuzione adeguata, nella qualità delle relazioni e nel riconoscimento, seguiti da leadership e valori aziendali. Le aziende che intendono trattenere i talenti e rafforzare l’engagement dei collaboratori sono quindi chiamate a investire sulla formazione manageriale, su strumenti più efficaci di ascolto e su programmi strutturati di maggiore coinvolgimento". I risultati indicano che oltre sei lavoratori su dieci (65%) dichiarano di sentirsi motivati, con un 36% che si definisce abbastanza motivato e un significativo 29% che si ritiene molto coinvolto nel proprio impiego. Un dato che suggerisce come, nonostante le complessità del mercato del lavoro e un contesto organizzativo in continua evoluzione, la maggioranza della forza lavoro italiana viva con soddisfazione la propria quotidianità professionale. L’indagine mette poi in evidenza i principali vettori che alimentano la motivazione, rivelando come questi siano riconducibili a ragioni sia di natura economica che personale. Gli intervistati hanno infatti indicato, in ordine di importanza, una retribuzione adeguata (49%), la passione per il proprio lavoro (40%) e un clima positivo tra colleghi (40%). Seguono altri fattori rilevanti seppur con preferenze decisamente inferiori, quali l’accesso a opportunità di sviluppo professionale (25%) e l’equilibrio tra vita privata e lavorativa (23%). Risultano invece decisamente meno incisivi gli aspetti di carattere più istituzionale: solo una minoranza indica come fonte di motivazione la solidità dell’azienda (6%), la visione strategica dell’organizzazione (2%) o l’allineamento ai valori aziendali (2%). Uno scarto che sottolinea una distanza tra ciò che le aziende tendono a comunicare in termini di leadership e ciò che i lavoratori percepiscono come realmente motivante nel loro quotidiano. Le principali fonti di demotivazione professionale per i lavoratori italiani risultano in larga parte speculari a quelle che alimentano la motivazione. In particolare, una retribuzione percepita come inadeguata (47%) rappresenta la prima causa di perdita di motivazione, seguita da un clima teso tra colleghi (36%) e dal mancato riconoscimento del proprio impegno (31%). Anche in questo caso, è possibile osservare come alcune problematiche solitamente percepite dal management come strategicamente rilevanti, sembrino incidere in misura contenuta sulla demotivazione: una leadership poco solida (11%), l’instabilità aziendale (11%) e la scarsa chiarezza su vision e strategia (5%). Quando si chiede invece ai lavoratori cosa potrebbe aumentare la loro motivazione, oltre alle leve economiche (il 63% indica bonus o premi economici come prioritari), vengono citate formazione e coaching (37%), un clima più collaborativo (35%) e percorsi di carriera strutturati (31%), a indicare il bisogno di un ambiente organizzativo capace di offrire crescita e strumenti adeguati di sviluppo professionale. Lo studia indica che la maggior parte dei lavoratori che ha sperimentato un calo di motivazione ne ha parlato con qualcuno all’interno dell’organizzazione, soprattutto con le persone con cui collabora quotidianamente (27%) o, in minor misura, con il proprio responsabile diretto (17%). Una quota comunque rilevante (22%) ha preferito non confrontarsi con nessuno, mentre il 15% dichiara di non aver mai vissuto una perdita di motivazione. Solo una minoranza si è rivolta ai vertici aziendali (13%) o alla funzione hr (3%). Emergono inoltre differenze significative per generazione e ruolo: i lavoratori più giovani risultano meno inclini a rivolgersi a responsabili e vertici aziendali, privilegiando il confronto tra pari; gli impiegati tendono a discutere la propria esperienza con i colleghi o a non esporsi, mentre manager e dirigenti prediligono canali più strutturati, come il dialogo con i responsabili e con il leadership team aziendale. Anche in questo caso, si delinea uno scollamento tra la percezione del management e il vissuto dei dipendenti. Da un lato, i manager si considerano figure importanti nel sostenere la motivazione del proprio team (oltre il 90%). Dall’altro, la percezione dei collaboratori risulta nettamente diversa: solo il 16% identifica il proprio responsabile come un vero 'motivatore', mentre il 52% lo giudica poco o per nulla efficace in questo ruolo. Il senso di appartenenza è percepito dai lavoratori come il risultato di uno sforzo collettivo: secondo gli intervistati, dovrebbero contribuire a rafforzarlo tutti i colleghi (55%), i vertici aziendali (54%) e i responsabili diretti (48%). Tuttavia, a fronte di questa visione condivisa, emerge un elemento critico: il 53% dei lavoratori dichiara che nella propria azienda non esistono attività strutturate per favorire il coinvolgimento. Anche tra le organizzazioni che prevedono iniziative dedicate (34%), molte risultano episodiche o circoscritte, limitandosi principalmente a eventi aziendali (28%), strumenti di feedback (23%) o workshop di sviluppo professionale (19%). Questo divario tra aspettative e pratica operativa evidenzia come il coinvolgimento non sia ancora pienamente integrato nelle strategie hr di molte aziende, nonostante venga riconosciuto come un fattore chiave per la motivazione e la ritenzione dei talenti. Al di là dei ruoli aziendali definiti, comunque, la propensione personale alla motivazione altrui è forte, con circa tre quarti dei rispondenti che dichiarano di essere interessati a motivare altre persone, sia quando rientra nel proprio ruolo (26%) sia quando questa non è una loro responsabilità formale (52%).
(Adnkronos) - Nel 2025 il carpooling aziendale, monitorato dall’Osservatorio Jojob, ha consentito di togliere dalle strade oltre 450mila auto private, generando un risparmio economico complessivo di quasi 2,5 mln di euro. Più nel dettaglio, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale sul Carpooling Aziendale 2026 realizzato da Jojob Real Time Carpooling - B-Corp specializzata nel supportare gli spostamenti nella tratta casa-lavoro e il pendolarismo attraverso la condivisione delle auto private - nel 2025 sono stati registrati complessivamente 795.335 viaggi condivisi, grazie ai quali è stato possibile risparmiare 12.488.149 chilometri percorsi, togliendo dalle strade 454.819 auto private ed evitando l’emissione di 1.623.442 kg di CO2 per un risparmio economico complessivo generato per gli utenti pari a 2.496.184 euro. Rispetto al 2023, il servizio ha più che raddoppiato i viaggi e le auto tolte dalle strade ed è cresciuto di oltre il 150% in termini di impatto ambientale ed economico e di più del 110% in viaggi effettuati. In due anni, il numero dei viaggi è passato da 373.767 a 795.335 (+113% in due anni) mentre i chilometri risparmiati, così come la CO2 evitata, sono aumentati del 153%, indicando una maggiore efficienza ambientale complessiva del sistema. Il beneficio economico complessivo generato dalla mobilità condivisa nel 2025 raggiunge i 2.496.184 euro, rispetto ai 986.263 euro del 2023 (+153%). “I dati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza come il carpooling aziendale stia diventando una componente strutturale della mobilità quotidiana per migliaia di lavoratori e studenti - ha dichiarato Gerard Albertengo, Ceo e fondatore di Jojob - La crescita registrata nel 2025 dimostra che la condivisione dell’auto è una risposta concreta e immediatamente scalabile alla congestione urbana, alla difficoltà di accesso al trasporto pubblico nelle aree di ultimo miglio e alla necessità di ridurre le emissioni nel breve periodo”. L’edizione 2026 del rapporto ha restituito una fotografia del carpooler medio piuttosto netta: la fascia più attiva è quella 30-39 anni, che nel 2025 totalizza 245.200 viaggi, pari al 30,98% del totale; in altre parole, quasi un viaggio su tre è stato effettuato da un trentenne. Nel complesso, il 56% dei viaggi è effettuato da persone tra i 30 e i 49 anni e oltre il 77% dei viaggi è realizzato da utenti tra i 20 e i 49 anni, evidenziando una forte connessione con gli spostamenti legati a lavoro e studio. Sul profilo di genere, oltre 7 viaggi su 10 sono effettuati da uomini (70,84%), mentre le donne rappresentano il 29,16%. In generale, l’equipaggio medio è stato di 2,34 persone nel 2025. Dal punto di vista delle motorizzazioni, i viaggi condivisi nel 2025 sono stati effettuati prevalentemente con veicoli diesel (52,76%) e benzina (25,90%), seguiti da auto Gpl (10,13%) e ibride (7,55%). Restano ancora marginali le percorrenze effettuate con veicoli elettrici, pari allo 0,92% del totale. Nel 2025 il carpooling aziendale monitorato dall’Osservatorio di Jojob mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione più marcata nelle regioni caratterizzate da una forte mobilità pendolare. Il 56% dei viaggi si concentra in cinque regioni: Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. A livello provinciale, i primi tre territori per numero di viaggi sono Torino con 66.180 viaggi, Bologna con 58.739 e Milano con 30.792. Il confronto con il 2024 mostra incrementi significativi, come quello di Bologna che cresce del 41,2% (da 41.597 a 58.739 viaggi) mentre Milano cresce da 27.599 a 30.792 viaggi (+11,6%), a conferma di una domanda ormai rodata nei grandi contesti metropolitani. Tra i casi più dinamici spiccano Brindisi, che passa da 31.287 a 47.693 viaggi (+52,4%) generando oltre 1,09 milioni di km risparmiati e 142.583 kg di CO2 evitata, e Frosinone, con una crescita esponenziale del 99,8% (da 13.715 a 27.402 viaggi). Nel 2024 la percorrenza media nazionale dei viaggi in carpooling era pari a 27,47 km, valore già indicativo di un utilizzo significativo della condivisione dell’auto anche su tratte medio-lunghe. L’analisi delle percorrenze medie regionali del 2025 conferma in modo ancora più evidente il ruolo del carpooling nei territori caratterizzati da pendolarismo extraurbano. Le distanze medie più elevate si registrano in Sicilia e Calabria, dove ogni viaggio condiviso supera in media i 52 km, seguite da Sardegna e Valle d’Aosta, con percorrenze intorno ai 45 km. Valori particolarmente alti si osservano anche in Molise (41,0 km), Abruzzo (39,7 km) e Puglia (39,3 km). Nella fascia intermedia si collocano Lazio (34,9 km), Umbria (32,5 km), Liguria (31,3 km) e Campania (30,7 km), con percorrenze prossime o superiori alla media nazionale. “Nel complesso, i dati 2026 mostrano come il carpooling aziendale continui a crescere in modo costante in tutte le regioni d'Italia, intercettando esigenze di mobilità molto differenti sul territorio nazionale - ha aggiunto Albertengo - che siano contesti caratterizzati da lunghi spostamenti quotidiani, o aree con tragitti più brevi e ravvicinati, la condivisione dell’auto privata resta il modo più semplice per abbattere i costi del tragitto casa-lavoro e sempre più aziende stanno scegliendo questo sistema di welfare".