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(Adnkronos) - Con la cerimonia di chiusura a Verona, uno show 'omaggio all'opera', cala il sipario sulle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. Per l'Italia, un'edizione da record oltre le più rosee aspettative tra sorprese e conferme. Due settimane di gare, emozioni, trionfi e sconfitte. Passaggio di bandiera olimpica europea alla Francia: il Paese ospiterà infatti i prossimi Giochi Olimpici Invernali nel 2030 nelle Alpi francesi. “Il mio pensiero va ai tanti giovani che hanno abbracciato questi Giochi. A loro abbiamo affermato che un altro mondo è possibile attraverso lo sport. Credo che questo messaggio abbia risuonato con forza e continuerà a farlo” ha detto il presidente di Fondazione Milano Cortina 2026 Giovanni Malagò, nel suo discorso durante la cerimonia di chiusura. "Tra sole due settimane, lo faremo di nuovo insieme, quando Milano Cortina 2026 ospiterà i Giochi Paralimpici. Stesse sedi iconiche, stessi paesaggi meravigliosi, stesso vibrante spirito italiano. Stessa determinazione nel promuovere un cambiamento positivo nella società e nella coscienza pubblica. Questa sera, la fiamma sacra di Olimpia verrà spenta, ma i nostri Giochi sono tutt’altro che finiti. Lo spirito di Milano Cortina 2026 vivrà come una leggenda in ogni bambino e in ogni comunità che avrà il coraggio di sognare in grande. A tutti voi, a tutti gli italiani, posso dirlo con orgoglio: la nostra missione, la nostra missione olimpica, è stata compiuta”. Cerimonia spettacolare all'Arena di Verona. Tutti in piedi quando entra la delegazione azzurra sulle note di "se telefonando". Il presidente del Coni, Luciano Buonfiglio, ha agitato in segno di esultanza la sciarpa, mentre tutte le autorità presenti si sono alzate in piedi e hanno applaudito. Grandi applausi dal presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. La premier è seduta tra il presidente del Senato, Ignazio La Russa, e la presidente del Cio, Kirsty Coventry. E' la Norvegia con ampio margine a dominare il medagliere. Gli scandinavi, trascinati dal fenomeno Johannes Hoesflot Klaebo capace di vincere tutte e sei le gare di sci di fondo (10 km, 50 km, sprint, skiathlon, sprint a squadre e staffetta), tornano a casa con 18 medaglie d'oro, 12 di argento e 11 di bronzo, per un totale di 41. Più di Pechino 2022 e Pyeongchang 2018, quando con rispettivamente con 37 e 39 podi, di cui 16 e 14 ori, avano raggiunto la cima del medagliere. Chiudono in seconda posizione gli Stati Uniti, che si portano a casa anche l'ultimo oro assegnato a Milano-Cortina, vincendo all'over time la finale di hockey maschile contro il Canada. La medaglia forse più agognata al di là dell'Atlantico è solo la ciliegina sulla torta per un team a stelle e strisce che in Italia è salito 33 volte sul podio, di cui 12 sul gradino più alto. Non è molto più scarno il bottino italiano: 30 medaglie, mai così tante in un'edizione invernale. Giunta con un contingente di 195 tra atleti e atlete, l'Italia ha ottenuto 10 ori nell'edizione casalinga dei Giochi Olimpici Invernali. A questi, si aggiungono 6 argenti e 14 bronzi. Due le azzurre che hanno registrato la doppietta: Francesca Lollobrigida, che dopo aver conquistato il primo oro azzurro sui 5.000 metri di velocità ha fatto il bis nei 3.000; e Federica Brignone, capace a meno di un anno dal terribile infortunio di vincere sia il super g che lo slalom gigante. Il ricco bottino non permette però ai padroni di casa di salire sul terzo gradino del podio del medagliere, occupato dall'Olanda, che sebbene abbia conquistato dieci medaglie meno dell'Italia, ha pari ori e un argento in più. Il sorpasso è avvenuto al penultimo giorno di gare, con le due mass start di pattinaggio di velocità, vinte entrambe da atleti olandesi. Poco ha potuto fare, quindi, il bronzo di Andrea Giovannini, ultima medaglia azzurra delle Olimpiadi di Milano-Cortina. La Germania, quinta con 26 medaglie, di cui 8 ori, perde tre posizioni rispetto ai medaglieri di Pechino 2022 e Pyeongchang 2018, dove era stata seconda dietro alla Norvegia.
(Adnkronos) - “Non basta essere rappresentate da donne, se poi non si conducono battaglie reali per la loro libertà. Una libertà che passa, prima di tutto, dall’indipendenza economica, dunque dallo stipendio. Il lavoro di questa mattina va proprio in questa direzione: provare a tradurre i principi in pratica, guardando in particolare alle professioni tecniche”. Lo ha affermato la deputata Pd, Lia Quartapelle, intervenuta oggi a Milano, all’evento ‘Progetto Donna’ promosso dall’Ordine degli ingegneri della Provincia meneghina. Nel suo intervento, Quartapelle ha ricordato le conquiste del passato: “Se pensiamo all’inizio del Novecento, Milano era un luogo in cui bambine di sei, sette, otto, nove, dieci anni, lavoravano come aiuto-sarte, le cosiddette “piccinine”. Nel 1902 furono protagoniste di un celebre sciopero, grazie al quale ottennero che i pacchi di vestiti che dovevano trasportare per la città non superassero i 30 chili, un peso spesso superiore al loro stesso corpo - racconta - Quello sciopero segnò un passaggio fondamentale: fu l’avvio di una riflessione più ampia sul lavoro minorile e sul lavoro femminile in Italia. Da allora molto è cambiato. Le condizioni sono migliorate, anche nelle professioni tecniche. Se guardiamo al numero di ragazze laureate nelle discipline scientifiche - dall’economia all’ingegneria - assistiamo a una crescita significativa. I loro risultati accademici sono spesso migliori di quelli dei colleghi uomini e, in molti casi, anche i tempi di inserimento nel mondo del lavoro sono positivi. Questo è un segnale di progresso”. Ma anche alla luce di questi risultati, la deputata fa notare che “il divario non è scomparso”. Si rende dunque necessario “affrontare le cause strutturali che lo generano. L’approccio corretto è quello di andare alla radice dei problemi, comprendere le dinamiche profonde, superare stereotipi e paure, intervenire in modo mirato”. Il divario citato da Quartapelle riguarda soprattutto le retribuzioni. “Nel caso delle libere professioni il tema è ancora più complesso, perché non si tratta solo di stipendi regolati da contratti, ma di compensi professionali. È noto che tra professionisti e professioniste ordinistiche persiste un forte divario: avvocate, ingegnere, architette percepiscono compensi mediamente inferiori rispetto ai colleghi uomini, per molteplici ragioni". Per questo, spiega, "il lavoro che affrontate oggi - in modo concreto, misurabile, partendo dalle cause strutturali - è un passaggio decisivo per trasformare principi alti e condivisibili in cambiamento reale. Principi che affondano le radici nel nostro passato e che devono orientare il nostro futuro - dice - La rivoluzione che riguarda la condizione femminile è stata, nel secolo scorso, una delle rivoluzioni più profonde e riuscite - aggiunge -È una rivoluzione che continua anche oggi, pur tra ostacoli nuovi e talvolta più insidiosi. È una trasformazione che sentiamo sulle nostre spalle e davanti ai nostri occhi. E che dobbiamo portare a compimento”. Poi conclude tendendo la mano alle protagoniste di ‘Progetto Donna’: “Potete contare sul sostegno delle istituzioni. È fondamentale costruire e mantenere un’alleanza forte, capace di tenerci unite. Il metodo che avete scelto - rigoroso, basato sui dati, scientifico - è uno strumento prezioso, soprattutto in un tempo in cui il dibattito pubblico spesso si allontana dall’analisi e dalla concretezza. È da qui che possiamo continuare a costruire un cambiamento solido e duraturo”.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.