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(Adnkronos) - Donald Trump vuole riaprire lo Stretto di Hormuz, da cui passa il 20% del fabbisogno mondiale di petrolio, e per questo chiede aiuto anche ad altri Paesi interessati. Nei giorni scorsi, e con lui il segretario alla Difesa Pete Hegseth, ha promesso che petroliere e mercantili saranno scortati da navi da guerra e che le operazioni di scorta navale inizieranno "presto". Secondo quanto svrive il Wall Street Journal, un'opzione sarebbe quella di usare ancora di più la potenza di fuoco aerea contro missili e droni che l'Iran dovesse lanciare contro le navi di scorta, un'altra sarebbe quella di inviare truppe di terra per prendere il controllo del territorio intorno allo Stretto. L'amministrazione mantiene tutte le opzioni sul tavolo, sostiene il quotidiano americano, ricordando che Trump due giorni fa ha ordinato l'invio di unità di spedizione dei Marines nella regione. Nel caso di un'operazione di scorta, le navi da guerra statunitensi, magari in collaborazione con le Marine alleate, attraverserebbero lo stretto affiancando le petroliere per bonificare la zona dalle mine e respingere gli attacchi iraniani sia aerei che provenienti dalla 'flotta zanzara' dell'Iran, costituita da piccole imbarcazioni da attacco veloce. Gli esperti stimano che potrebbero essere necessarie due navi per ogni petroliera, o una dozzina di navi per scortare convogli composti da cinque a dieci petroliere, al fine di garantire le difese aeree necessarie. E questo perché le brevi distanze rendono molto più difficile abbattere missili e droni. Secondo Bryan Clark, ricercatore senior presso l’Hudson Institute ed ex ufficiale di marina, oltre alle navi da guerra, occorrerebbero almeno una dozzina di droni MQ-9 Reaper per pattugliare i cieli e colpire i lanciatori di missili e droni iraniani non appena compaiono sulla costa. "Parliamo di migliaia di soldati e marinai, e di un investimento finanziario piuttosto consistente, e potrebbe essere necessario continuare così per mesi”, ha avvertito Clark. Tra l'altro, impiegare navi per scortare le petroliere significa sottrarle a ruoli offensivi o alla difesa missilistica in senso lato. Secondo Lloyd’s List Intelligence, una delle principali società di analisi del settore marittimo, i ritardi causati dalle misure di sicurezza e il numero di navi da guerra che servirebbero ridurrebbero il traffico di petroliere attraverso lo stretto al 10% del suo livello normale. A quel ritmo, ci vorrebbero mesi per smaltire l’arretrato di oltre 600 navi mercantili internazionali bloccate nel Golfo. Senza contare, sottolinea il Wsj, che anche con tutto questo sforzo, rimarrebbe un rischio significativo che l'Iran possa sferrare colpi devastanti, danneggiando o addirittura affondando navi da guerra e navi commerciali. E' per questo che sul tavolo resta anche un'opzione militare più ampia, che consisterebbe nel prendere il controllo di una fascia dell'Iran meridionale per garantire che le forze militari non possano sparare sulle navi nello Stretto. Questo richiederebbe probabilmente migliaia di soldati e un impegno in operazioni che potrebbero durare mesi, durante le quali le forze statunitensi sarebbero esposte agli attacchi di un regime che lotta per la propria sopravvivenza. L'opzione dell'incursione inizierebbe con estesi attacchi aerei lungo la costa, cui seguirebbe lo sbarco delle truppe americane nell'Iran meridionale, molto probabilmente i Marines che effettuerebbero un assalto anfibio. I comandanti potrebbero tentare ripetute incursioni per distruggere droni e lanciamissili, seguite da ritirate. L’Iran, tuttavia, potrebbe ingaggiare "un gioco al gatto e al topo" con gli assalitori, ritirandosi per poi tornare quando i marines se ne saranno andati. Secondo gli analisti militari, mantenere il controllo dell’area richiederebbe un’invasione. Gli Stati Uniti cercherebbero di neutralizzare le forze di terra iraniane con attacchi aerei, tenendole lontane dalla forza di sbarco, anche se potrebbero verificarsi scontri diretti con i Guardiani della rivoluzione che, forti di 190mila soldati, e con la forza d’élite Quds specializzati nella guerra asimmetrica, avendo trascorso decenni a sostenere gli insorti in tutto il Medio Oriente.
(Adnkronos) - Lo sport non si guarda più soltanto: ma si analizza e si modella legandosi a un mondo in continua evoluzione. Ed è proprio in questa direzione che anche il mondo del lavoro si sta aprendo a nuove figure professionali, altamente specializzate, come ad esempio quella dello sport trader. Un trend legato al mercato dei prediction-market che, come confermato anche sull’International Banker supererà i 10 miliardi di dollari entro il 2030, dagli attuali circa 2 miliardi di dollari annui (+400%). Nel corso del 2026 questa nuova frontiera dello sport sarà trainata dall’evoluzione delle piattaforme di previsione e dall’integrazione di strumenti finanziari sempre più sofisticati applicati agli eventi sportivi. Secondo un'analisi del Financial Times l'aumento del trading legato allo sport ha radicalmente rimodellato l'attività sui mercati pronosticativi, soprattutto dall'inizio della stagione Nfl (National football league) 2025. I dati da ottobre 2024 a gennaio 2026, riportati su Tribuna.com, hanno mostrato che l’attenzione al settore sportivo, nel filone dei prediction-market, ha superato di misura la politica e altre categorie, sia in termini di volume di scambi che di commissioni generate. A conferma del fatto che il mercato dello sport trading registri numeri da capogiro ci ha pensato anche il quotidiano britannico The Guardian che ha riportato come il volume di scambi di Kalshi (piattaforma americana leader nel mercato dei pronostici) abbia superato un miliardo di dollari durante la domenica del Super Bowl. “Oggi non si tratta più di tifare o prevedere, ma di leggere dinamiche, gestire il rischio e prendere decisioni in contesti ad alta incertezza. Negli Stati Uniti questo approccio è già strutturato e integrato nei prediction market. In Europa siamo all’inizio di un percorso culturale prima ancora che professionale. E' un cambio di mentalità che riguarda il modo in cui si osserva lo sport e si interpreta il rischio”, ha sottolineato Davide Renna, sport trader professionista tra i massimi esperti in Europa. Lo sport trader non è un semplice appassionato di sport, ma un professionista che opera sugli eventi sportivi con un approccio strutturato e orientato al processo. Lavora sull’interpretazione degli scenari, sulla gestione del rischio e sulla disciplina decisionale. Non si limita a prevedere un risultato, ma costruisce una strategia basata su metodo, controllo e responsabilità personale. E' una figura che unisce cultura sportiva e capacità di governo dell’incertezza. Si tratta di una 'professione nuova' che è già particolarmente attiva negli Stati Uniti e che sta arrivando anche in Europa e in Italia. L’attenzione per lo sport trading, infatti, è ormai un fenomeno in netta crescita come confermato anche dalle analisi di Google Trends che dimostrano come da inizio 2026 le ricerche sul web abbiano visto picchi di interesse considerevoli soprattutto in Lazio e Lombardia. “In Italia - ha aggiunto Davide Renna - sta crescendo l’interesse perché le nuove generazioni sono sempre più interessate a leggere dati, probabilità e scenari. Lo sport trading intercetta questa evoluzione: unisce passione sportiva e cultura del processo decisionale. E’ molto più che mero intrattenimento, è analisi, metodo e responsabilità personale. L’attenzione aumenta soprattutto nelle regioni con maggiore dinamismo imprenditoriale e digitale. È un segnale di maturazione culturale prima ancora che di mercato”. Ecco quali sono le cinque Regioni italiane in cui, da dati Google Trends, lo sport trading fa tendenza: Lazio, Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Campania.
(Adnkronos) - Zcs Azzurro è presente a Key – The Energy Transition Expo 2026, uno degli appuntamenti di riferimento per il settore delle energie rinnovabili, in programma a Rimini dal 4 al 6 marzo. Il marchio di Zucchetti Centro Sistemi (Zcs) espone al Padiglione D3/Stand 300, per celebrare i primi 10 anni di attività nel settore fotovoltaico e l’evoluzione della propria visione industriale e tecnologica. A Key 2026, Zcs Azzurro presenta il proprio concetto di ecosistema energetico integrato che unisce fotovoltaico, accumulo, stazioni di ricarica e pompe di calore in un’unica architettura coordinata. Un approccio pensato per rispondere alle esigenze di impianti industriali, commerciali e residenziali, ottimizzando la gestione dell’energia in modo semplice ed efficace. Cuore del sistema è Zcs Azzurro Hub che, grazie all’intelligenza artificiale, governa i flussi energetici utilizzando l’energia prodotta nel momento e nel luogo in cui serve davvero. Il risultato è una maggiore autonomia, una riduzione dei costi e degli sprechi e un utilizzo più consapevole dell’energia, con benefici concreti anche in termini di sostenibilità ambientale. Il 2026 segna un passaggio chiave per Zcs Azzurro con l’avvio del progetto Made in Europe su alcuni modelli di inverter di grande potenza. Una scelta che valorizza qualità industriale e innovazione tecnologica, in linea con le più recenti normative europee. All’interno di questo progetto si inserisce un importante progetto di reshoring: nei primi mesi del 2026, Zcs Azzurro riporterà in Italia (Toscana) alcune linee di produzione e assemblaggio della gamma Zcs Azzurro. Un investimento strategico che consente di rafforzare competenze, processi industriali e standard qualitativi, contribuendo al rilancio della manifattura europea nel settore delle energie rinnovabili. Il decimo anniversario di attività di Zcs Azzurro rappresenta una tappa significativa in un percorso di crescita costante, costruito su un Heritage industriale di oltre 40 anni di Zucchetti Centro Sistemi. In questi anni, Zcs Azzurro ha consolidato il proprio posizionamento puntando su affidabilità, qualità dei prodotti e centralità del servizio post-vendita, oggi elementi sempre più determinanti nelle scelte di installatori e operatori del settore fotovoltaico. All’interno di questo percorso di crescita si inserisce il restyling del logo Zcs Azzurro. Una nuova identità visiva che nasce come naturale conseguenza dell’evoluzione del brand: dieci anni di esperienza nel fotovoltaico, un rafforzamento del posizionamento internazionale e una visione sempre più orientata al futuro dell’energia. Il nuovo logo interpreta in chiave contemporanea solidità, innovazione e visione europea, accompagnando Zcs Azzurro in una nuova fase di sviluppo e consolidamento nel panorama delle energie rinnovabili. Zcs Azzurro, brand della Green Innovation Division di Zucchetti Centro Sistemi Spa, consolida il proprio posizionamento nel mercato dei sistemi fotovoltaici intelligenti, contribuendo attivamente alla transizione energetica attraverso soluzioni integrate per i settori residenziale, commerciale e industriale. L’offerta comprende inverter di ultima generazione, sistemi di accumulo, soluzioni Bess per applicazioni C&I e industriali, stazioni di ricarica per veicoli elettrici e piattaforme avanzate di monitoraggio. Un ecosistema energetico completo, progettato per ottimizzare l’autoconsumo, migliorare la gestione dei flussi energetici e supportare la stabilità della rete. Grazie all’intelligenza “Zcs inside”, gli impianti garantiscono controllo evoluto, efficienza operativa e riduzione dell’impatto ambientale, offrendo a imprese e privati una gestione dell’energia sempre più autonoma e consapevole.La crescita in numeri: 12 Partner Tecnologici; 30 Partner Commerciali ; 5.000 Installatori Certificati ; Oltre 1.000.000 di impianti installati ; Oltre 7 GW di potenza installata ; Oltre 2,5 GWh di capacità di storage installata. Zcs Azzurro conferma così il proprio impegno nello sviluppo di soluzioni energetiche innovative, efficienti e sostenibili, al servizio di un futuro sempre più elettrico e intelligente.