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(Adnkronos) - Al fianco di Carlo Conti e Laura Pausini, Bianca Balti è la co-conduttrice voluta da Carlo Conti per la quarta serata di Sanremo 2026. Per la supermodella è un terzo ritorno al Festival: nel 2013 infatti affiancò Fabio Fazio e Luciana Littizzetto durante la finalissima e lo scorso anno affiancò Carlo Conti nella seconda serata. Nata a Lodi nel 1984, Bianca Balti è una delle top model italiane più famose al mondo. Dopo la maturità classica si trasferì a Milano per studiare design della comunicazione al Politecnico e si mantiene grazie al lavoro di rappresentante di prodotti cosmetici nei supermercati. Velocemente però riesce a entrare nel mondo della moda. La sua carriera inizia nel 2005 con l'esordio in passerella per Dolce & Gabbana. Poi arrivano Missoni, Rolex, Paul Smith, Revlon, Guess?, Donna Karan, Roberto Cavalli, Armani Jeans, Antonio Berardi, Mango, Guerlain, WarnsingDesign, Parfums Christian Dior, Pollini, Bebe, Intimissimi e La Perla. Ma sono solo alcuni dei tantissimi brand che hanno scelto Bianca Balti, portandola a diventare una modella famosa in tutto il mondo. Nel 2006 ha sposato il fotografo Christian Lucidi. I due sono diventati genitori di Matilde nel 2007 e nel 2010 si sono separati. Nel 2015 Balti ha avuto una seconda figlia, Mia, dal compagno Matthew McRae, che ha sposato nell'agosto 2017. Un matrimonio di breve durata, i due si sono lasciati dopo qualche mese. Come ha rivelato lei stessa, tramite i suoi social, oggi ha una storia con Alessandro Cutrera, pilota Ferrari Challenge. Nel 2022 la modella ha subito una doppia mastectomia preventiva, dopo essersi scoperta portatrice di una variante del gene BRCA1, e nel settembre 2024 ha rivelato di avere un cancro ovarico al terzo stadio. Sulla sua precedente partecipazione al Festival di Sanremo, la top model aveva detto: "Quando ho deciso di partecipare ho detto a Carlo 'io non vengo a fare la malata di cancro'. Sono una professionista, vengo in qualità di top model, a indossare tutti i miei vestiti, a entrare in competizione con Cristiano (Malgioglio, ndr). Ovunque ci giriamo vediamo dolore, non è che il dolore non ci sia stato. Ma sarei potuta stare a letto a piangermi addosso, invece no: voglio che la mia presenza sia una celebrazione della vita, del dolore ne parliamo in una'altra sede". In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, 4 febbraio, Bianca Balti è tornata a parlare pubblicamente della sua esperienza con la malattia. Lo ha fatto attraverso un post social in cui ha ripercorso quello che ha definito l'anno più "complesso della sua vita". "Quando ho scelto una mastectomia preventiva dopo la diagnosi BRCA1, mi è stato detto 'perché lo fai se non stai male'". Prima ancora della diagnosi, Bianca Balti aveva avvertito che qualcosa non andava, ma di essere stata liquidata come "paranoica". In seguito è arrivata la diagnosi di tumore ovarico al terzo stadio."Quando ho avuto il cancro, la gente provava compassione, ma io mi sentivo più forte che mai e tutto quello che volevo era sentirmi normale", ha spiegato. Ancora più difficile, è stato il periodo della chemioterapia: "Quando la chemioterapia - ha continuato Balti - è finita e i miei capelli sono ricresciuti, la gente pensava che stessi bene. Non lo ero; quella è stata la parte più difficile". Balti ha descritto il tumore come un percorso tutt'altro che lineare: "È dubbio, giudizio, senso di colpa, forza, paura, adrenalina, lutto, spesso tutto in una volta". E ha concluso con un messaggio rivolto a chi sta passando la stessa cosa: "Se ti sembra familiare, non sei solo. Il cancro non è una storia. È stato dubitato prima, giudicato durante, e frainteso dopo. E se qualcuno che ami ci sta passando, ascolta di più, aggiusta di meno".
(Adnkronos) - "Ringrazio la ministra Calderone per aver scelto la nostra sede per evento così importante e strategico. Si parlerà di un futuro sempre più presente, un grande tema per la società non solo italiana e europea: come governare l'intelligenza artificiale, guardando in particolare all'impatto sul mondo del lavoro". Lo ha detto Lorenzo Tagliavanti, presidente della Camera di commercio di Roma, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: Governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e in corso nella Sala del Tempio di Vibia Sabina e Adriano, in piazza di Pietra, presso la sede della Camera. E Tagliavanti ha sottolineato la necessità di accelerare per l'economia italiana e di trovare le competenze adeguate per le imprese. "C'è una forte domanda di lavoratori, ma il 36% di questa domanda è di qualifiche digitali e 10% di alto livello. La domanda è se il mercato è in grado di fornire queste professionalità", ha conclude Tagliavanti.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.