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(Adnkronos) - Il 24% dei ragazzi italiani risultano “sfiduciati sotto pressione”: sono giovani che vivono il mondo come spaventoso, si sentono sopraffatti e poco capaci di agire, faticano nelle relazioni, interiorizzano il disagio senza chiedere aiuto e provano forte stanchezza e inadeguatezza, pur riconoscendo il valore del supporto psicologico. Al contempo, tuttavia, il 17% dei giovani nel nostro Paese risultano essere “fiduciosi propositivi”: aperti e attivi, con un buon equilibrio emotivo e relazionale, poca ansia e nessun senso di inadeguatezza. Vedono il mondo come pieno di opportunità e affrontano la complessità senza timori. Sono questi alcuni dei dati più significativi della prima iniziativa dell’Osservatorio permanente sulla condizione giovanile in Italia promosso da Fondazione Unhate, realtà del Terzo Settore ideata da Alessandro Benetton e supportata da Edizione SpA, Mundys e Aeroporti di Roma. La ricerca, guidata dal professore Mauro Magatti e intitolata “Fragile – mappae mundi di una nuova generazione”, , anticipata al Ministro dell’istruzione e del Merito che ha espresso apprezzamento per l’impegno della Fondazione Unhate, analizza come i giovani italiani – tra i 13 e i 24 anni - reagiscono a un contesto caratterizzato da opportunità e da una libertà senza precedenti. Questa "apertura" estrema (più accesso all’informazione, maggiore mobilità, orizzonti globali, possibilità culturali e di espressione), se non supportata da reti educative, si trasforma spesso in un fattore di pressione e spaesamento, in un vero e proprio “blocco”. Dalla ricerca emerge tuttavia come oltre i due terzi dei giovani abbiano comunque una visione positiva di sé, della propria vita e del futuro (ad esempio guardano con fiducia verso l’Europa e verso la scienza e la tecnologia), anche se, allo stesso tempo, emergono segnali diffusi di stanchezza, pressione e inadeguatezza, soprattutto nella fascia 17–19 anni. Lo studio mappa i ragazzi in base alla loro capacità di aprirsi al mondo e di agire attivamente, e identifica complessivamente 4 profili generazionali: oltre ai Fiduciosi propositivi, gli unici a gestire con successo la complessità, e agli Sfiduciati sotto pressione, che percepiscono il mondo come spaventoso, tendendo al ritiro sociale e al blocco, vengono identificati anche: i Moderati in transizione (34%), il gruppo più vasto, caratterizzato da un equilibrio fragile e bisognosi di costante supporto per non scivolare nella crisi; e gli Irrequieti in bilico (25%). Questi ultimi, spinti dall'ansia da prestazione, oscillano tra grande attivismo e rischio di crollo per sovraccarico. In questo contesto, i fattori discriminanti sono per tutti la disponibilità di risorse (“capitali”) culturali, relazionali ed economiche, mentre la scuola emerge come snodo decisivo nei percorsi di fragilità e attivazione. Molti giovani la vivono soprattutto come luogo di valutazione e pressione. Rafforzare la componente educativa e orientativa – soprattutto tra i 16 e i 20 anni – aiuta a dare senso alle esperienze e a costruire una visione più chiara del futuro. Un orientamento continuo, legato ad esperienze reali e al territorio, può sostenere scelte più consapevoli. Un altro elemento chiave è la partecipazione ad attività extracurriculari (sport, arte, volontariato) che ha un effetto protettivo fortissimo sulla salute mentale. Solo attraverso relazioni solide e istituzioni che "accendono il desiderio", l'apertura del mondo e al futuro può diventare un'opportunità invece che una minaccia. Quanto messo a fuoco dalla ricerca rientra nel solco del programma di azione che Fondazione UnHate si è posta dalla sua nascita un anno fa. Con l’obiettivo di rafforzare la capacità sistemica di accompagnare i giovani verso l’età adulta, l’Osservatorio di Fondazione UnHate propone quindi cinque linee di azione/intervento, non come programma chiuso ma come base di lavoro condivisa tra istituzioni, terzo settore, scuole, aziende e comunità educanti. L'osservatorio suggerisce di: 1) ricostruire relazioni educative stabili e luoghi di appartenenza; 2) trasformare l’orientamento in un percorso continuo che aiuti a dare senso alle scelte; 3) gestire meglio le transizioni scolastiche e lavorative; 4) integrare il benessere psicologico nei contesti educativi con presìdi accessibili e non stigmatizzanti; 5) valorizzare il protagonismo dei giovani attraverso spazi reali di partecipazione e corresponsabilità. La condizione giovanile si costruisce dunque all’interno di un ecosistema educativo ampio che comprende famiglia, scuola ed esperienze extrascolastiche (lo sport in primis): è nell’integrazione tra questi soggetti che si gioca la possibilità di trasformare l’apertura del mondo in percorsi di crescita sostenibile. Le evidenze mostrano che la qualità della postura adulta, fondata su ascolto autentico, riconoscimento e orientamento, è una condizione strutturale per sostenere percorsi di crescita e attivazione anche in quei casi dove i segnali del disagio si fanno più ruvidi (il 69% dei giovani considera bullismo, disturbi alimentari e depressione come fragilità strutturali, il 64% segnala abuso di alcol e attacchi di panico come sofferenze interne ed esterne, il 63% dichiara il ritiro/isolamento sociale come fenomeno reale tra i coetanei).
(Adnkronos) - "Tra aspettative confermate e dubbi ancora aperti, l’Italia ha avviato il proprio percorso di recepimento della Direttiva 970/2023 sulla trasparenza salariale. Il 5 febbraio 2026 il Consiglio dei ministri ha approvato in via preliminare lo schema di decreto legislativo di attuazione, successivamente trasmesso alle Camere per l’acquisizione dei pareri parlamentari. Rispetto alla Direttiva, la bozza di decreto introduce alcune semplificazioni a favore delle piccole e medie imprese italiane, ma altrettanti dubbi interpretativi. La più grande semplificazione riguarda il riferimento ai contratti collettivi per la definizione delle categorie di lavoratori che svolgono lavoro uguale o di pari valore. Ai sensi della bozza di decreto, costituisce 'stesso lavoro' o 'lavoro di pari valore' quello riconducibile a mansioni identiche o comparabili, riconducibili al medesimo livello del contratto collettivo applicato". Così, con Adnkronos/Labitalia, Ornella Patané, partner di Toffoletto De Luca Tamajo, in merito allo schema di decreto legislativo per il recepimento della direttiva EU sulla trasparenza salariale. Secondo l'esperta, "si tratta di una presunzione semplice a favore della contrattazione collettiva che assicura sistemi di classificazione retributiva fondati su criteri oggettivi e neutri rispetto al genere, ai sensi della Direttiva, e che consente la prova contraria, ovvero la dimostrazione dell’esistenza di trattamenti retributivi individuali discriminatori" "Il riferimento alla contrattazione collettiva, tuttavia, non risulta sempre adeguato -continua Patanè- ai fini di una compiuta attuazione della Direttiva. In primo luogo, perché i livelli dei contratti collettivi sono generici e molto ampi e non prendono in considerazione ogni singola organizzazione aziendale. In secondo luogo, essi non prevedono livelli retributivi per la fascia più alta della popolazione aziendale, ovvero per quadri e dirigenti, ove si annida statisticamente la discriminazione retributiva di genere". "Forse proprio in considerazione di questo, la bozza di decreto consente -spiega ancora l'esperta di diritto- anche sistemi di classificazione professionale decisi dal datore di lavoro ai fini della determinazione della retribuzione, integrativi dei livelli previsti dalla contrattazione collettiva, purché anch’essi basati su criteri oggettivi e neutri sotto il profilo del genere. A differenza di quanto previsto dalla Direttiva, tali sistemi integrativi di classificazione dei lavoratori sono decisi unilateralmente dalle imprese e non condivisi con i rappresentanti dei lavoratori". Secondo Patanè "presenta, inoltre, dei problemi interpretativi la definizione di livello retributivo, introdotta dalla bozza di decreto rispetto a quanto previsto dalla Direttiva: definizione certamente importante perché su di essa si baseranno tutte le comparazioni introdotte dalla Direttiva per valutare la sussistenza di un gap retributivo di genere. Nella bozza di decreto, vanno esclusi dal livello retributivo i superminimi individuali, i premi una tantum e le indennità ad personam, qualora questi siano stati previsti a favore di alcuni dipendenti sulla base di criteri 'oggettivi individuali'". "Tale formulazione poco felice da un punto di vista lessicale prima ancora che giuridico, introduce non poche incertezze interpretative soprattutto perché pare vanificare lo scopo della Direttiva volto a comparare tutti gli elementi retributivi, fissi, variabili e in natura proprio al fine di rinvenire eventuali situazioni di discriminazione", conclude Patanè.
(Adnkronos) - “Biae è la prima banca interamente focalizzata nel settore delle energie alternative e della transizione energetica ed ecologica. Siamo controllati al 100% da Banca del Fucino e tutte le nostre iniziative mirano a sostenere la transizione”. Così Carlo Cavallero, Direttore Generale della Banca Italiana per l'Ambiente e per l'Energia, illustra il core business di Biae nata a ottobre 2025 e per la prima volta al Key - The Energy Transition Expo, l’evento di riferimento per la transizione energetica in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo, organizzato da Italian Exhibition Group (Ieg), dal 4 al 6 marzo, presso la Fiera di Rimini. (Video) “È per noi un grande piacere essere a Key - afferma Cavallero - Vogliamo comunicare alle aziende che rappresentiamo il loro supporto per ogni necessità legata al mondo dell'energia. Assistiamo sia le imprese che realizzano impianti, sia quelle che si occupano di sviluppo: vogliamo essere protagonisti in questo settore affiancando tutti gli operatori”. Il dg si sofferma poi sulla struttura di Biae. “Sono due le direzioni: la direzione Green Lending, che eroga prodotti e servizi tipicamente bancari come finanziamenti e linee di liquidità, e la direzione Green Advisory. In quest'ultima - spiega - offriamo servizi di consulenza e siamo in grado di accompagnare le imprese nei loro investimenti, aiutandole, ad esempio, a trovare partner o acquirenti, o rispondendo a qualsiasi altra esigenza legata al mercato dell'energia”.