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(Adnkronos) - Gyala, società italiana deep tech attiva nella cyber resilienza di infrastrutture IT, OT e IoT, ha chiuso un round di finanziamento in equity da 4 milioni di euro sottoscritto da Deep Ocean Sgr S.p.A – in qualità di lead investor -, Terna Forward S.r.l, Cdp Venture Capital Sgr S.p.A. e Ventive S.r.l. L’operazione rappresenta una tappa strategica per Gyala, che sviluppa tecnologie proprietarie interamente italiane, inizialmente concepite in collaborazione con il comparto Difesa e oggi impiegate anche per la protezione di infrastrutture critiche civili, dall’energia alla sanità, con un focus su scenari IT/OT ad alta complessità. Grazie ad Agger, la piattaforma proprietaria full stack per la detection e reaction automatizzata in ambienti IT/OT/IoT, Gyala rappresenta un unicum nel panorama della Ot Cyber Resilience. Il nuovo capitale accelererà la roadmap di Agger, con focus su visibilità OT avanzata, difesa autonoma e orchestrazione intelligente delle risposte, permettendo di potenziare il team tecnico e di R&D, rafforzare le attività di go-to-market in Italia e consolidare la presenza della soluzione nei settori critici (come energia, industria, sanità, difesa) creando fondamenta solide per l’espansione internazionale. “Gyala nasce con un Dna tecnologico italiano e una visione globale”, spiega Andrea Storico Chairman e co-founder.“Vogliamo portare resilienza dove le soluzioni tradizionali non arrivano, supportando la trasformazione cyber dei sistemi più sensibili del Paese. La fiducia degli investitori istituzionali conferma la solidità della nostra visione industriale. I nostri obiettivi sono concreti; intendiamo costruire la prossima generazione di difesa cyber - accelerando l’evoluzione tecnologica di Agger - rafforzare la presenza sul mercato e affrontare con solidità la fase di scala internazionale, mantenendo al centro una tecnologia proprietaria italiana, pensata per la protezione di ciò che è davvero strategico per il Paese”. “Quello che ci ha colpito di Gyala come Deep Blue Ventures” - commenta Domenico Nesci, Partner di Deep Blue Ventures, “è l'integrazione nella propria piattaforma della protezione da attacchi esterni dell'infrastruttura OT delle imprese clienti. La capacità della tecnologia proprietaria di Gyala di difendere efficacemente ambienti IT/OT anche estremamente complessi colma un gap importante nella catena del valore della cybersecurity. La solidità del team, inoltre, e l'opportunità con il round di consolidare la presenza nazionale e sviluppare quella internazionale ci hanno definitivamente convinto a investire. Con Gyala il nostro Paese dimostra di poter esprimere tecnologie proprietarie fortemente strategiche, non solo per l'Italia”. “Gyala rappresenta un caso raro nel panorama europeo della cybersecurity industriale: una tecnologia proprietaria, sviluppata interamente in Italia, con radici profonde nel comparto Difesa e una piattaforma, Agger, pensata per rilevare e neutralizzare automaticamente le minacce negli ambienti nevralgici più complessi”, dichiara Mario Scuderi, Responsabile del Fondo Evoluzione di CDP Venture Capital. “La solidità tecnica del team e la chiarezza della visione industriale ci hanno portato a sostenere questo progetto con convinzione: siamo certi che Gyala abbia tutte le carte in regola per affermarsi come riferimento internazionale nella protezione delle infrastrutture strategiche”. Roberto Sfoglietta ceo & Founder di Ventive afferma: “Gyala ha dimostrato di aver costruito non solo una piattaforma tecnologica solida, ma anche un modello di business scalabile, adatto a mercati complessi e regolamentati. Il nostro investimento sostiene una fase di consolidamento organizzativo e commerciale, fondamentale per trasformare una forte base tecnologica in leadership di mercato”.
(Adnkronos) - Oggi in occasione dell’evento 'Ia nel mondo del lavoro, la visione umanocentrica dell’intelligenza artificiale', realizzato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, l'Inail ha presentato alcuni dei suoi progetti più innovativi e ha ricordato come l'Intelligenza artificiale sia stata applicata alle istruttorie dei progetti Isi. Nato nel 2010, il bando Isi è uno strumento strutturale delle politiche per la prevenzione, grazie ai finanziamenti a fondo perduto destinati alle aziende che adottano soluzioni tecnologiche, organizzative e gestionali per aumentare gli standard di salute e sicurezza negli ambienti di lavoro. A partire dal 2017, l’Inail ha investito sulla digitalizzazione e il modello di processo è stato rinnovato, prevedendo la standardizzazione delle tipologie di interventi ammissibili, la tracciabilità di ogni singolo evento di variazione di stato della pratica, la scomposizione dell’attività di valutazione tecnico-amministrativa dei progetti in singoli controlli elementari, la compilazione online delle perizie e la digitalizzazione di tanti altri documenti. Significativi sono stati anche i cambiamenti delle modalità di relazione con l’utenza, attraverso un modello totalmente digitalizzato, anche per le richieste di chiarimenti o integrazione a supporto dell’attività istruttoria. Ciò ha posto le basi per introdurre soluzioni evolute attraverso il supporto di algoritmi e modelli di intelligenza artificiale, grazie all’attivazione di analisi complesse che permettono di raccogliere informazioni, regole, relazioni. Le innovazioni introdotte consentono di applicare i modelli di Ia alla valutazione dei requisiti del bando per le domande, seguendo i percorsi valutativi dei professionisti tecnici e dei funzionari amministrativi e proponendo soluzioni fondate su un’ampia base dati presenti nel sistema e su casi analoghi. La valutazione assistita dall’Ia per alcuni requisiti è già disponibile in sperimentazione per alcuni utenti esperti. L’obiettivo ulteriore è realizzare un Osservatorio che raccolga le migliori esperienze da trasformare in 'casi tipo' a vantaggio dell’utenza, quale ventaglio di soluzioni di finanziamento ammesse dal Bando Isi per la specifica lavorazione. Le potenzialità dell’Ia consentono di predisporre per ogni tipologia di progetto delle schede informative, veri e propri casi d’uso. Si tratterà, in definitiva, di estrarre dalla base di conoscenza le esperienze positive e presentare all’impresa le possibili soluzioni ammissibili; in prospettiva, questo patrimonio di conoscenze potrà essere utilizzato per affiancarla nella fase di domanda per migliorare anche la qualità dei progetti Inail.
(Adnkronos) - "Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere. Non è più un ambito specialistico o reputazionale: entra nei meccanismi economici, finanziari e industriali". Così Camilla Colucci, Ceo di Circularity, Società Benefit che accompagna le imprese nel percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business, ricostruisce con l'Adnkronos trend e tappe di questo 2026 sul fronte dell'economia circolare, individuando sfide e opportunità per il settore. "Tre passaggi sono decisivi - spiega - Il primo è l’entrata in applicazione operativa di norme chiave come il regolamento Ppwr sugli imballaggi, il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e il Digital Product Passport previsti dall’Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). La progettazione dei prodotti cambia: riciclabilità reale, contenuto di riciclato, tracciabilità e dati diventano requisiti di mercato". Il secondo elemento è "la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il 2026 consolida l’idea che il riciclo non sia solo gestione del rifiuto, ma leva di autonomia industriale e geopolitica, in coerenza con il Critical Raw Materials Act e gli obiettivi europei di copertura del fabbisogno tramite riciclo". Il terzo passaggio "riguarda la misurazione. Standard come la UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei rendono la circolarità auditabile. Finanza, banche e clienti chiedono Kpi, evidenze, Lca (Life Cycle Assessment) e coerenza con Tassonomia Ue e Csrd. È il passaggio definitivo da narrativa a governance". In questo quadro, prosegue, "l’Italia parte da una posizione di forza: se parliamo di riciclo, siamo leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia dopo l’Olanda e il Belgio (21,6% contro una media Ue del 12,2% nel 2024) e superiamo già oggi i target Ue sul riciclo degli imballaggi. Tuttavia, le criticità non mancano. La filiera della plastica è un caso emblematico: a fronte di buoni volumi di raccolta, persistono squilibri tra domanda e offerta di materiale riciclato e problemi di competitività industriale. Un’altra sfida cruciale riguarda i Raee e le batterie: i tassi di raccolta restano lontani dagli obiettivi europei". Infine, "la dipendenza dalle importazioni di materiali, cresciute in valore in modo significativo negli ultimi anni, espone le imprese a volatilità e rischi geopolitici, per cui integrare la circolarità nella gestione del rischio supply chain diventa una priorità". Per le imprese italiane "la vera sfida sarà integrare la circolarità nei processi core come procurement, progettazione, contrattualistica, gestione del rischio e non trattarla come funzione separata o solo reputazionale. Gli impatti potenziali sono chiari: maggiore efficienza operativa, miglior accesso al credito ma anche maggiore esposizione a rischi normativi e di non conformità per chi non si adegua". In vista di queste tappe fondamentali, Circularity ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, una guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare. "La Circularity Trend Guide 2026 nasce per supportare le imprese nel tradurre un quadro normativo e di mercato complesso in una roadmap operativa - spiega Colucci - Non è un documento teorico: mette insieme radar normativo, numeri chiave, implicazioni concrete e azioni pratiche per le imprese. Abbiamo strutturato la guida attorno a dieci trend che coprono packaging, materie prime seconde, digitalizzazione dei dati, procurement circolare, benefici economici e qualità dei flussi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dal 'fare iniziative' al costruire sistemi di gestione con Kpi chiari, data owner, clausole contrattuali, business case, accordi di filiera. Solo così la circolarità diventa leva industriale e non costo aggiuntivo". Perché "il 2026 è anche l’anno in cui la circolarità entra definitivamente nei business plan". "I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare registrano riduzioni dei costi operativi, miglioramenti di redditività e, in molti casi, un accesso al credito più favorevole. In parallelo, cresce il rischio di greenwashing: senza dati, Lca e standard riconosciuti, le dichiarazioni ambientali possono trasformarsi in un boomerang reputazionale e normativo - conclude - La circolarità non è quindi solo un tema ambientale: è una strategia di resilienza industriale. Integrare dati, tecnologia, progettazione e filiera significa ridurre dipendenze, aumentare efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato. La nostra ambizione, come Circularity, è quella di accompagnare le imprese in questo passaggio: dal rispetto delle regole alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo".