ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Carlo Conti si gode i risultati della prima serata di Sanremo 2026. Gli spettatori che hanno assistito al Festival ieri, martedì 24 febbraio, sono stati 9,6 milioni, con uno share del 58%. Il calo rispetto alla prima serata del Festival 2025 è di circa 3 milioni, ma Conti si dice comunque soddisfatto. "Sono molto contento per il bel risultato di ieri sera. Lo scorso anno avevo questo sorriso, quest'anno non ho battuto me stesso ma ho lo stesso sorriso e la stessa serenità. Rimane un risultato altissimo, il festival sta bene e lo dimostrano questi numeri. Io e Ama (Amadeus, ndr) siamo nei primi 4 posti, e quindi particolarmente orgogliosi insieme a Claudio Baglioni", ha detto il direttore artistico del festival commentando il dato d'ascolto della prima serata del 76mo festival di Sanremo. "Se mi aspettavo questi ascolti? Pensavo un po' meno, pensavo 55% (di share, ndr), quando ho visto 58% ero molto contento. Pensavo a una flessione maggiore per la controprogrammazione, per il periodo, per tanti motivi che avevamo evidenziato in queste riunioni preliminari", ha continuato Conti, "il fatto di essere comunque a questi livelli, che ancora sia così alto, mi rende contento: il festival è in buona salute". Promossa anche la co-conduttrice Pausini: "Laura è stata semplicemente strepitosa", ha voluto sottolineare Conti. Carlo Conti ha inoltre sfruttato la conferenza di oggi per scusarsi dell'errore nelle grafiche che ieri sera ha trasformato la Repubblica in 'Repupplica' durante l'omaggio all'ottantesimo anniversario dal referendum che ne sancì la nascita: "Per il refuso mi scuso ancora, ma dobbiamo controllare non sapete quante cose. E purtroppo questa cosa ci è sfuggita un po'. Non voglio accusare nessuno, ci sta. Dalle mie parti si dice che chi non fa non sbaglia", ha detto il direttore artistico di Sanremo 2026. Conti ha risposto anche a chi ha definito il festival "prevedibile" e "piatto": "Quando arrivi a fare dieci milioni di telespettatori vuol dire che gli italiani hanno apprezzato", ha tagliato corto, "mi hanno chiamato le case discografiche, i brani del festival stanno già nelle prime trenta posizioni di tutte le piattaforme possibili, significa che abbiamo lavorato nel modo giusto". Le serate "di stasera e domani avranno più momenti di intrattenimento e spettacolo, è chiaro che aumenteranno rispetto alle serate in cui devono esibirsi tutti i cantanti", ha aggiunto Conti. Un commento poi sulla presenza femminile al festival: "Mi dispiace che quest'anno ci sia una presenza minore, anche se Le Bambole di Pezza sono 5 e aumentano il numero", ha scherzato Conti, per poi sottolineare i successi delle atlete olimpioniche: "sono felice dei successi delle donne nello sport e mi auguro che la presenza delle donne sia sempre di più anche sul palco dell'Ariston, non posso dire dove", ha aggiunto sibilino, senza specificare se il riferimento sia alla successione alla guida del festival. Conti ha poi spiegato la logica dietro l'ordine d'uscita dei cantanti in gara, che secondo alcuni potrebbe penalizzare chi canta troppo tardi: "Se facessimo a estrazione magari avremmo sei, sette brani lenti tutti all'inizio, e poi altri più veloci tutti dopo", ha detto il direttore artistico incalzato dai cronisti, "c'è da parte nostra una grande attenzione a una scelta di questo tipo: vi accorgerete che chi ieri ha cantato per ultimo magari il giorno dopo canta primo, e viceversa". "C'è sempre grande attenzione da parte nostra, mai nessuna casa discografica si è lamentata, hanno sempre apprezzato la nostra grande attenzione ed equilibrio", ha aggiunto Conti, "poi per me è importante, da vecchio dj, che si possa ascoltare il festival come una playlist". A Sanremo intanto impazza il 'mistero' Fiorello. Ieri notte, durante una diretta Instagram insieme a Biggio, lo showman aveva annunciato: "Domani mattina alle 6.30 io e Fabrizio Biggio partiamo per la Liguria, ma non possiamo dirvi altro", facendo impazzare quindi le voci su un suo possibile ritorno sul palco dell'Ariston. Una possibilità smentita però da Conti: "Credo che sia uno scherzo. E' un burlone". Sono stati 9.600.000 gli spettatori della prima serata di Sanremo 2026, con una media del 58% di share nella total audience per l'esordio del Festival. L'ascolto medio della serata d'esordio dell'anno scorso, dalle 21.15 all'1.20, fu di 12.630.000 spettatori con il 65.3% di share. Il dato di share di ieri sera è il quarto migliore risultato dal 1997 ed è superiore al dato delle edizione 2021 (share 46,6%) e 2022 (share 54,7%) guidate da Amadeus. Le uniche quattro edizioni che hanno fatto meglio in termini di share sono state le ultime tre (2023 con il 62,5%, 2024 con il 65,1%, 2025 con il 65,3) e l'edizione condotta nel 1997 da Mike Bongiorno (share 58,74%). La prima parte della serata d'esordio di Sanremo 2026, dalle 21.42 alle 23.34, è stata seguita da 13.158.000 spettatori con il 57,7% di share, mentre la seconda parte, dalle 23.38 all'1.32, da 6.045.000 spettatori con il 58,7% di share. L'anno scorso la serata inaugurale del festival era stata seguita nella prima parte, dalle 21.15 alle 23.26, da 16.200.000 spettatori con il 63,7% di share e nella seconda seconda parte, dalle 23.30 all'1.20, da 8.300.000 spettatori con il 69,3%.
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.