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(Adnkronos) - L’ultima volta è successo a Davos a gennaio. Mentre Wall Street e i mercati globali crollavano a causa delle minacce di Donald Trump alla Groenlandia, parlando al World Economic Forum il presidente americano aveva cambiato completamente direzione: aveva escluso di voler usare la forza in Groenlandia e ricordato di non voler imporre nuovi dazi all’Europa. Per giorni i media americani erano tornati a parlare di 'Taco Trump', ovvero la tendenza del presidente a minacciare e poi ammorbidire la posizione non appena i mercati iniziano a crollare: “Trump Always Chickens Out”, Trump si tira sempre indietro. Ma è possibile fare la stessa cosa con una guerra? Ieri Trump ci ha provato, cercando di invertire le perdite delle Borse (Wall Street aveva chiuso la settimana in rosso) e fermare la crescita del petrolio che aveva toccato i 120 dollari al barile. Prima parlando a Cbs a mercati aperti e poi la sera nel corso di una conferenza stampa dalla Florida, Trump ha promesso che la guerra con l’Iran “finirà molto, molto presto” e che le operazioni militari sono “quasi concluse”. E ancora ha sostenuto che si tratta solo di “una piccola escursione”. Una forte inversione rispetto al racconto costruito dalla Casa Bianca e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth, nel corso della prima settimana di bombardamenti: proprio lunedì, a poche ore dall’intervento di Trump, Hegseth aveva detto che la guerra “è appena iniziata”. Questo mentre diverse fonti vicine all’amministrazione americana hanno continuato per giorni a parlare di un possibile invio di militari in Iran per fermare il regime. Da quando Stati Uniti e Israele hanno iniziato a colpire obiettivi iraniani, mercati finanziari, aziende e capitali stranieri si sono posti tutti la stessa domanda, ovvero se ancora una volta è la finanza a dettare le regole e i tempi nelle scelte di politica estera del presidente Usa. Intanto sembra che diversi consiglieri del presidente da giorni gli stiano chiedendo di trovare un modo per uscire presto dalla guerra: da una parte ci sono infatti le elezioni di Midterm che i repubblicani potrebbero perdere proprio a causa della guerra. L’intervento militare non è per nulla sostenuto dalla base Maga e va contro i principi dell’America First (nessuna guerra o impegno all’estero) ma è anche in contrasto con quanto Trump ha ripetuto per anni: ci concentreremo all’interno per rilanciare l’economia e non faremo mai una guerra come quelle che prima George W. Bush, poi Barack Obama, hanno sostenuto in Iraq e in Afghanistan. Oltre a questo Trump e i suoi consiglieri guardano all’inflazione - che potrebbe salire a causa del costo del petrolio - e al rialzo della benzina, che in una settimana è cresciuta di quasi il 20% negli Stati Uniti. Anche su questo punto Trump ha tutto l’interesse a fare 'Taco' ancora una volta: nella sua campagna elettorale del 2024 ha promesso di abbassare la benzina e portarla vicino ai 2 dollari al gallone (in questo momento è sopra i 3,50 dollari). Ma il progetto di 'Taco Trump' per l’Iran contiene altre possibili misure che sono da tutti viste come una marcia indietro. La prima è economica: Trump starebbe valutando di eliminare le sanzioni alla Russia sul petrolio, in modo da mantenere il prezzo del petrolio sotto controllo. Un cambio di direzione rispetto alle politiche nei confronti di Mosca dall’inizio della guerra in Ucraina. La seconda è di tipo politico: invece di un cambio di regime, nella conferenza stampa di ieri sera Trump ha fatto capire che una soluzione simile a quella del Venezuela potrebbe piacergli. Un cambio di regime attraverso solo i bombardamenti è molto difficile e soprattutto non permetterebbe al presidente di uscire dalla guerra in tempi brevi. Nonostante questa possibile strategia, diversi analisti sostengono che potrebbe essere troppo tardi. A differenza dei dazi, una guerra è più difficile da controllare e da fermare. Trump aveva fatto il suo primo Taco nell’aprile del 2025: una settimana dopo aver annunciato i dazi che in alcuni casi superavano il 100% nei confronti di quasi tutti i Paesi del mondo, non solo Wall Street era crollata ma le aste dei Treasury non erano andate affatto bene, mettendo in dubbio la tenuta del sistema americano. In quel caso Trump, dopo le forti pressioni del segretario al Tesoro Scott Bessent, aveva deciso di sospendere i dazi e di riaprire i negoziati. Ora però non è la stessa cosa: intanto c’è Israele che per ora non sembra intenzionato a finire la guerra e anzi sta espandendo in Libano. E ancora sembra che il regime iraniano per ora non abbia alcun interesse a cedere e al contrario sta cercando di allargare la guerra a tutto il Medio Oriente. Ieri questo meccanismo si è visto in modo molto chiaro sui mercati. Con il petrolio in forte rialzo e le Borse in calo, alle 15.30 (americana) Trump ha detto alla giornalista della Cbs Weijia Jiang che la guerra potrebbe finire presto e che le operazioni sono “piuttosto complete”. In pochi minuti il prezzo del petrolio è sceso e le azioni hanno recuperato terreno nell’ultima parte della seduta. A Wall Street molti investitori hanno letto questo episodio come una nuova conferma del cosiddetto “Taco trade”: comprare quando le dichiarazioni del presidente fanno scendere il mercato e vendere quando Trump fa marcia indietro e i prezzi risalgono. Resta però da capire se la stessa dinamica possa funzionare anche con una guerra. (di Angelo Paura)
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).