ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - "Il mio è un festival baudiano, ed è toccato proprio a me fare il primo festival senza di lui, era doveroso dedicarglielo". Così, commuovendosi fino alle lacrime, il conduttore e direttore artistico del Festival di Sanremo 2026, Carlo Conti, aprendo la prima conferenza stampa ufficiale del festival oggi lunedì 23 febbraio. Conti ironizza sul quinto Sanremo di cui è al timone. "A questo punto, io e Amadeus vogliamo la cittadinanza onoraria", scherza il direttore artistico, che aggiunge: "Sono molto felice di fare questo mio quinto festival avendo al fianco Laura Pausini". Conti scherza anche da super tifoso viola. "Ero disperato, ma quest'anno per fortuna la Fiorentina giovedì gioca alle 18.45", dice in riferimento alle partite di Champions League in programma nei giorni del festival. Sollecitato dalle domande dei giornalisti sulla sua quota di innovazione nella musica al festival di Sanremo, Carlo Conti risponde: "C'è Olly che ha vinto il festival lo scorso anno, Lucio Corsi che conquista l'Europa con l'Eurovision, Mahmood che è partito da un mio Sanremo. C'è Irama, c'è Ermal Meta, c'è Nigiotti, c'è Gabbani, Serena Brancale, Joan Thiele che ieri ha suonato all'Arena di Verona... se non è innovazione questa". Rispondendo a delle domande sull'invito ad Andrea Pucci e sulle polemiche politiche che ne sono seguite, il direttore artistico replica: "Vi ricordo che qualcuno di voi aveva detto, quando c'era Renzi, che ero renziano. Ora divento meloniano. Domani divento cinquestelliano. Io sono un uomo libero e ci tengo proprio, da 40 anni a questa parte, a questo, a essere indipendente il più possibile nel mio lavoro. Che poi il mio lavoro è essere un giullare in televisione, non è che devo fare chissà che cosa. Orgogliosamente faccio il giullare". "Non pensavo assolutamente che Andrea Pucci suscitasse tutte queste polemiche: è stato ospite di miliardi di trasmissioni, ha fatto programmi di grande successo, è stato miliardi di volte ospite a Zelig, a settembre gli abbiamo dato il premio all'Arena di Verona per i suoi incassi teatrali. Sono andato a teatro a vederlo e non ci ho trovato niente di sconvolgente. Quando penso di invitare un artista non è che gli chiedo come la pensa, cosa vota, da che parte è. Io cerco un artista che secondo me poi deve fare qualcosa di importante su quel palco e in quel caso di divertente. Mi dispiace umanamente e professionalmente per lui". Sul ritiro dal festival, "da un lato lo posso anche capire - aggiunge Conti - perché voi tutti eravate testimoni di quello che è successo a un grande fuoriclasse come Crozza su quel palcoscenico: quindi lui ha avuto paura di reazioni. Ha preferito fare un passo indietro". Conti ribadisce poi la smentita sui rumors di un suo invito per Giorgia Meloni all'Ariston: "Ho già risposto: fantascienza pura. Non ho nessun rapporto. Io credo che la mia storia parli per me, parli per gli ospiti che ho portato al festival. Sanremo l'ho fatto con un governo e l'ho fatto con un altro. Ho avuto sempre una Rai dalla mia parte ma in assoluta autonomia. Ripeto e sottolineo: preferisco che si dica che io non so fare il mio mestiere piuttosto che qualcuno dica che mi hanno obbligato a prendere qualcuno o mi hanno tirato per la giacca per favorire questo o quel comico o artista su quel palcoscenico". E conclude: "Poi la premier è una cittadina libera, se compra il biglietto e vuole venire, può venire. Come qualsiasi altro cittadino. Non è che decido io chi può venire o non venire a vedere il festival". Il vice direttore dell'Intrattenimento Prime Time Claudio Fasulo annuncia che sul palco "mercoledì saranno con noi per parlarci di Olimpiadi e Paraolimpiadi le atlete olimpiche Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida e Lisa Vittozzi, e gli atleti paralimpici Giacomo Bertagnolli e Giuliana Turra". Incalzato dalle domande dei giornalisti, su una possibile presenza della premier Meloni, il direttore dell'Intrattenimento Prime Time Williams Di Liberatore risponde: "Escludo completamente" che ci siano stati contatti con la premier in merito a una sua presenza al festival. "C'è stata anche una smentita di Palazzo Chigi, più di questo non so cosa devo dire", aggiunge Di Liberatore. "Il premio più importante che ho vinto è stato qui al Festival di Sanremo nel 1993". Così Laura Pausini durante la conferenza stampa si commuove ricordando la sua prima volta al festival che ha segnato l'inizio della sua carriera. "Non mi dimenticherò mai. Non ci sono altri premi anche a livello internazionale che possono essere importanti, per me non c'è nessuno come questo", sottolinea Pausini. "Non credo che si sia rotto qualcosa con il pubblico italiano", risponde ai giornalisti che le chiedono conto delle polemiche che hanno preceduto il festival. "Nel corso degli anni ho anche pensato, perché mi era stato suggerito quando ero più giovane, che crescendo avrei perso del pubblico. Invece ho notato che non è esattamente così: l'amore che ricevo in questo Paese è veramente tanto". "È chiaro che quando ci sono degli artisti, dei personaggi che hanno un forte seguito, spesso generano polemiche. A volte succede a me, a volte succede ad altri. In Italia è vero che ci sono più persone che si sfogano sui social rispetto ad altri", aggiunge. "Poi vedo anche che la gente che mi ferma per la strada, è un tipo di persona che magari non passa il suo tempo a commentare sui social, però mi è davanti agli occhi ogni volta che canto in concerto. Non so, io mi sento amata in questo Paese, non mi sento diversa", dice Pausini. Quanto al suo debutto come co-conduttrice delle cinque serate del festival, "non ho paura - spiega - ma sono solo emozionata nel modo più positivo del termine". A convincerla ad accettare è stato proprio Carlo Conti. "Solo tu ci sei riuscito, con la tua calma e professionalità. La serenità che mi trasmetti, io non l'ho mai sentita associata con la parola Sanremo", dice l'artista. E ricorda la telefonata a Baudo: "A marzo quando mi è stato proposto il festival ho chiamato Pippo Baudo e lui mi disse: 'Stai ancora spettando? Guarda Laura che sei pronta, vai tranquilla, puoi farlo'. E' stato emozionante sentirgli dire queste parole". Per questo, ribadisce "non mi sento così spaventata. Ho Carlo che mi tiene la mano e Pippo nel cuore". In conferenza stampa c'è stata un'incursione telefonica di Fiorello. "Carlo Conti sarà il coconduttore di lunedì de 'La Pennicanza'!", dice Fiorello e, al grido "chi la fa l'aspetti", arruola a sorpresa il direttore artistico e conduttore del festival. Rosario si collega con la sala stampa del Teatro Ariston grazie ad una videochiamata sullo smartphone del direttore di Radio2, Giovanni Alibrandi, ed esordisce: "Avevamo nostalgia della sala stampa. Vi auguro tante, tante polemiche". E Conti subito: "Ovviamente sta scherzando". "Carlo - riprende Fiorello - che fai lunedì prossimo?". "Porto a scuola mio figlio a Firenze", replica Conti. "Sei il coconduttore de La Pennicanza: chi la fa l'aspetti!", dice Fiorello. E Conti sta al gioco: "Se posso collegarmi da casa lo faccio molto volentieri", risponde. Fiorello si affaccerà tutta la settimana al festival, grazie a un megaschermo vicino all'Ariston che proietterà La Pennicanza e per le serate del festival ha promesso commenti live sui social, il 'Durante festival': "Lo faremo con Biggio, sicuramente per la prima serata. Poi vediamo se resistiamo e quanto dura".
(Adnkronos) - "Dobbiamo convincerci che le donne hanno il privilegio di partorire, ma il dovere di educare i figli non può essere solo loro. La genitorialità è un diritto, ma il dovere non si può lasciare soltanto alle donne. Metterei una multa agli uomini che non si occupano della casa, perché non è giusto. È un problema di cultura". Sono le parole di Amalia Ercoli Finzi, ingegnera aeronautica e professoressa onoraria del Politecnico di Milano, all’evento 'Progetto donna' promosso, oggi a Milano, dall’Ordine degli ingegneri della provincia meneghina. "Tengo molto a questa fotografia: lì c'è scritto 'È nata la Repubblica italiana'. Era il 6 giugno 1946 e io c’ero -spiega-. Ricordo di aver letto quel giornale e di aver pensato: 'Questo è davvero un cambiamento per noi’' perché era la prima volta che le donne potevano votare. Le donne ottennero il diritto di voto quarant’anni dopo uomini che, in molti casi, erano analfabeti. In quegli anni uomini che non sapevano né leggere né scrivere decidevano le sorti dell’Italia, mentre donne laureate non potevano farlo -sottolinea Ercoli Finzi-. Ricordo una frase attribuita a Giolitti: 'Dare il voto alle donne potrebbe cambiare le sorti dell’Italia. Io credo che abbiano una capacità di vedere lontano che noi uomini non abbiamo'". "Il voto alle donne significava poter occupare posizioni decisionali. Oggi molte donne ricoprono incarichi importanti, anche come amministratrici delegate, ma spesso si tratta di aziende di famiglia -continua-. Esistono ancora politiche e sistemi per cui alle donne non viene riconosciuto ciò che meritano. Perché, quando scade una posizione apicale occupata da un uomo, si sostituisce con un altro uomo? Le donne sono ugualmente capaci. Alle ragazze dico: abbiamo diritti civili. Se non ci vengono riconosciuti, dobbiamo fare la rivoluzione", conclude Ercoli Finzi.
(Adnkronos) - Qualità, lotta all’evasione e sensibilizzazione sui temi dell’economia circolare. Queste le prossime sfide su cui si concentra il Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. L’economia circolare dell’olio usato in Italia funziona ma il Conou, che la gestisce, continua a guardare al futuro. “La battaglia della qualità è fondamentale: controllo dell'olio in ingresso, attraverso la verifica del rispetto di tutti parametri previsti (oggetto di interesse di altri Paesi perché è un sistema che copre tutti gli aspetti dei possibili inquinanti), e qualità in uscita. Le nostre basi rigenerate devono continuare ad essere allo stesso livello delle basi vergini, assolutamente intercambiabili. Se non c'è dietro uno standard tecnico dettagliato, la rigenerazione non significa niente”, spiega all’Adnkronos il presidente del Conou Riccardo Piunti. Guardando alla normativa europea, “oggi c’è un tema molto specifico che riguarda i regolamenti di controllo degli inquinanti persistenti. Nella filiera degli oli minerali abbiamo un inquinante, il Pcb, che, se rinvenuto al di sopra di una certa soglia, manda l'olio che lo contiene a distruzione. Ne troviamo molto poco dal momento che non si produce più da 40 anni e che si trova ormai solo nei piccoli trasformatori. Oggi, però, l'Europa sta cercando di inserire nel regolamento un limite molto più basso di quello attuale e noi ci stiamo battendo perché questo sia compatibile con il funzionamento della nostra filiera, magari attraverso una riduzione progressiva di tale soglia”. “L'altra sfida è il controllo dell'evasione del contributo ambientale, attraverso il quale vengono finanziate le nostre attività di raccolta e di rigenerazione: è fondamentale, quindi, che non ci sia evasione contributiva”, avverte Piunti. C’è poi il tema della comunicazione. “Noi vogliamo - sottolinea - che il modello consortile del Conou e, in generale, il modello consortile italiano per i rifiuti, sia conosciuto perché ci sono degli elementi che possono aiutare la realizzazione dell'economia circolare in tutti i Paesi, sia quelli più avanzati, come quelli europei, dove magari questo modello non è applicato allo stesso modo o non c'è, sia i Paesi più arretrati che devono mettere insieme un sistema per la raccolta dei rifiuti e in particolare dell'olio minerale usato”. C’è poi un aspetto sul quale si concentra l’attenzione del Consorzio. “Il sistema della raccolta nasce negli anni ‘50 con aziende di natura familiare: all'inizio erano veramente imprese piccole, c'era un signore con un motocarro e due fusti dietro che andava a raccogliere l'olio dai meccanici. Adesso le nostre 58 imprese sono aziende con depositi, autobotti, autisti, strumentazioni, ecc…. Però il sistema di impresa familiare, come accade da noi e come è accaduto anche in tanti altri settori dell'imprenditoria italiana, arrivata la terza generazione, comincia ad avere qualche problema. Quindi noi ci stiamo preoccupando di capire quale sarà il futuro di queste imprese familiari, come evolveranno. C'è una mutazione in corso e noi vorremmo accompagnarla: la crisi dell'impresa familiare della terza generazione è un tema che non si può trascurare”, conclude Piunti.