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(Adnkronos) - Più di mille - tra volontari, presidenti di Pro Loco e sindaci - hanno partecipato all’evento organizzato domenica 15 marzo all’Ergife Palace Hotel di Roma che ha aperto la due giorni di manifestazioni dedicati alla consegna dei marchi 'Sagra di Qualità' ed 'Evento di Qualità', che si è conclusa con la cerimonia istituzionale in Senato nella giornata odierna. I presidenti delle Pro Loco insignite del riconoscimento accompagnati dai sindaci nella prestigiosa Sala Koch hanno ricevuto le targhe, assegnate da Unpli (Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia), 'Sagra di Qualità' ed 'Evento di Qualità'. Due giornate importanti che hanno celebrato il lavoro costante delle Pro Loco nella tutela delle tradizioni, nella promozione delle identità locali e nella valorizzazione del patrimonio culturale, materiale e immateriale, dei territori. Le sagre e gli eventi di qualità rappresentano manifestazioni capaci di raccontare la storia dei luoghi, custodire tradizioni, promuovere prodotti tipici e rafforzare il legame tra comunità, cultura e sviluppo locale. L’evento è stato anche l’occasione per sottolineare il grande lavoro che Unpli sta facendo da anni per la comunicazione – realizzando format televisivi ad hoc come Sagre d’Italia (Food Network), Linea Verde Tradizioni (Rai 1), Azzurro Storie di mare (Rai 1) che hanno totalizzato più di 25 milioni di spettatori, oltre alle pubblicazioni realizzate: dalla Guida alle Sagre di Qualità ed Eventi di Qualità al il libro di Beppe Convertini, 'Il paese delle tradizioni'. Presenti all’evento condotto da Beppe Convertini, Antonino La Spina, presidente di Unpli, il senatore questore Antonio De Poli, Giusina Battaglia, giornalista e volto di Food Network, Sandro Pappalardo, presidente di Ita Airways che hanno sottolineato il valore del lavoro delle Pro Loco nella promozione turistica, soprattutto dei piccoli centri, che grazie alle sagre e agli eventi organizzati durante tutto l’anno contribuiscono alla destagionalizzazione dei flussi turistici. L’occasione è stata anche sottolineata dalla consegna da parte del Rina, tra i principali organismi di certificazione a livello internazionale - della certificazione Iso 9001 per il processo di organizzazione degli eventi, a testimonianza dell’adozione di procedure strutturate e orientate al miglioramento continuo. “I volontari delle Pro Loco sono gli ambasciatori dei territori ed è dovere di tutti, oggi, lavorare per riconoscere l’importanza di questo straordinario mondo, anche dal punto di vista legislativo. Il disegno di legge, da me presentato e sottoscritto da tutti i gruppi parlamentari, ha l’obiettivo di valorizzare le Pro Loco e il grande impegno dei 600.000 volontari attraverso una forte sburocratizzazione delle procedure per l'organizzazione delle manifestazioni nei territori. Abbiamo ricevuto i pareri positivi da parte dei Ministeri competenti sul ddl, quindi nei prossimi mesi ci auguriamo si possa avviare l’iter in Commissione ed in Aula per l’approvazione entro la fine dell’anno", ha commentato il senatore Antonio De Poli. “Le Sagre di Qualità e gli Eventi di Qualità rappresentano l’anima più vera dei nostri territori. Attraverso questi riconoscimenti, Unpli vuole valorizzare l’impegno straordinario delle Pro Loco e dei loro volontari, offrendo al tempo stesso a cittadini e visitatori un riferimento chiaro per individuare manifestazioni autentiche, radicate nella comunità e strettamente connesse al territorio - ha dichiarato Antonino La Spina, presidente di Unpli - Ogni anno le Pro Loco, grazie all’instancabile lavoro dei tanti volontari coinvolti, realizzano oltre 110 mila eventi, di questi 20 mila sono sagre. Questo processo conferma l’impegno di Unpli nel migliorare il livello di efficienza e sicurezza delle manifestazioni organizzate, nell’ottica di un miglioramento costante della qualità”. I marchi “Sagra di Qualità” ed “Evento di Qualità” promosso dall’Unpli, premiano le sagre e gli eventi che rappresentano in modo autentico l’identità dei territori italiani. Non si tratta solo di appuntamenti gastronomici, ma di manifestazioni che custodiscono tradizioni, memoria collettiva e contribuiscono alla vitalità economica e sociale delle comunità locali. I riconoscimenti, simbolo di autenticità, affidabilità e qualità, vengono assegnati secondo criteri rigorosi e controlli sul campo, valorizzando sagre e manifestazioni legate a prodotti tipici, ricette locali, ma anche riti e tradizioni con un forte radicamento con il territorio. Le Sagre di Qualità 2025 premiate in Abruzzo sono la della Pro Loco di Villa San Nicola, in provincia di Chieti, e la “Sagra delle Pappardelle al Sugo di Papera” della Pro Loco di Montegualtieri, in provincia di Teramo. In Campania si distinguono la “Festa dello Struppolo” della Pro Loco di San Salvatore Telesino, in provincia di Benevento, la “Sagra degli Gnocchi” della Pro Loco di Rocca d’Evandro, in provincia di Caserta, la “Sagra delle Pallottole” della Pro Loco di Real Sito - San Leucio, in provincia di Caserta, la “Sagra delle Noci e del Vino Asprinio” della Pro Loco di San Marcellino Aps, in provincia di Caserta, “L’Inno al Novello” della Pro Loco Insieme per Mignano, in provincia di Caserta, la “Sagra degli Gnocchi Cimitilesi” della Pro Loco di Cimitile, in provincia di Napoli e i “Sentieri del Gusto” della Pro Loco di Pimonte, in provincia di Napoli. In Emilia-Romagna i riconoscimenti vanno ad “A zzùen al màial... in Piàza!” della Pro Loco di Tresigallo APS, in provincia di Ferrara, alla “Festa del Salame” di Sarmato, in provincia di Piacenza, alla “Fera dal Busslanein” della Pro Loco Amis ad San Niculo’, in provincia di Piacenza, alla “Sagra dello Scalogno Piacentino” della Pro Loco di Castelvetro Piacentino, in provincia di Piacenza, alla “Rassegna del Tartufo Nero di Pecorara”, della Pro Loco Pecorara, in provincia di Piacenza, alla “Festa de’ Brazadèl da la cros e vino novello” della Pro Loco di Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, e alla “Festa dell’Uva” della Pro Loco di Castellarano, in provincia di Reggio Emilia. In Friuli Venezia Giulia spiccano la “Festa dei Funghi e dell’Ambiente” della Pro Loco Budoia, in provincia di Pordenone e “Gemona, formaggio... e dintorni” della Pro Loco Glemona, in provincia di Udine. Nel Lazio è stata premiata la “Sagra del Pesce” della Pro Loco Anguillara, in provincia di Roma. In Lombardia il marchio è stato assegnato alla “Sagra del Pursèl” della Pro Loco di Fiesse, in provincia di Brescia, alla “Sagra delle Migole” della Pro Loco di Malonnese, in provincia di Brescia, e alla “Festa dei Crotti” della Pro Loco di Albavilla, in provincia di Como. Nelle Marche è stata riconosciuta “Leguminaria” della Pro Loco Appignano, in provincia di Macerata. In Piemonte sono state insignite “Anlòt id San Bastiaun” della Pro Loco Pozzolese, in provincia di Alessandria, la “Sagra delle Tagliatelle” della Pro Loco di Cremolino, in provincia di Alessandria, la “Sagra del Polentone di Bubbio”, in provincia di Asti, la “Sagra dell’Asparago di Santena”, della Pro Loco di Santena Aps, in provincia di Torino, la “Fiera Nazionale della Trippa di Moncalieri”, della Pro Loco di Moncalieri, in provincia di Torino e la “Sagra del Fungo” della Pro Loco Trontano, in provincia di Verbano – Cusio - Ossola. In Puglia è premiata “Cardoncello on the Road” della Pro Loco Ruvo di Puglia, in provincia di Bari. In Sardegna figurano la “Sagra del Tonno” della Pro Loco Portoscuso, in provincia di Carbonia - Iglesias e “Ollastra in Mirto” della Pro Loco Ollastra, in provincia di Oristano. In Sicilia sono state riconosciute la “Sagra del Carciofo Violetto di Niscemi”, della Pro Loco di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, la “Sagra del Pistacchio di Bronte”, della Pro Loco di Bronte, in provincia di Catania, la “Sagra della Ricotta e della Provola dei Nebrodi” della Pro Loco di Maniace, la “Sagra del Ficodindia” della Pro Loco di San Cono, la “Sagra del Ficodindia dell’Etna Dop” della Pro Loco di Belpasso, in provincia di Catania e la “Sagra dell’Arancia Rossa di Francofonte”, della Pro Loco di Idria Francofonte, in provincia di Siracusa. In Veneto completano il quadro la “Mostra del Vino di Vallonto”, della Pro Loco di Vallonto di Fontanelle Aps, in provincia di Treviso, lo “Spiedo Gigante”, della Pro Loco di Pieve di Soligo, in provincia di Treviso, la “Festa della Zucca” della Pro Loco di Sernaglia della Battaglia, in provincia di Treviso, la “Festa dei Bisi De.Co.” della Pro Loco di Scorzè, in provincia di Verona, la “Festa della Maresina” della Pro Loco di Provaldagno Aps, in provincia di Vicenza e la “Sagra dei Santi Fermo e Rustico” della Pro Loco Bolzano Vicentino Aps, in provincia di Vicenza. Tra gli Eventi di Qualità premiati da Unpli nel 2025 in Abruzzo è stato riconosciuto “Sapori e Saperi del Velino” della Pro Loco Rosciolo, in provincia dell’Aquila. In Basilicata il marchio va al “Premio La Perla” della Pro Loco Maratea La Perla A.P.S., in provincia di Potenza. In Campania “Tra i Vicoli di Cautano” della Pro Loco Cepino Prata, “Borgo Vagare – Festival dei Sapori Antichi e delle Tipicità dei Territori” della Pro Loco San Lupo, in provincia di Benevento e “Casavecchia e Pallagrello Wine Festival” della Pro Loco Pontelatone, in provincia di Caserta. In Emilia-Romagna viene riconosciuto “Calici Santarcangelo” della Pro Loco di Santarcangelo di Romagna, in provincia di Rimini. Nel Lazio figura “Le Tentavecchie” della Pro Loco Gradoli, in provincia di Viterbo. In Lombardia trovano spazio “Festa della Transumanza” dell’Associazione Pro Loco Borno, “Giardini d’agrumi” della Pro Loco Gargnano in provincia di Brescia e “La Camminata della Salute” della Pro Loco di Guidizzolo di Mantova. Nelle Marche sono premiati la “Festa dell’uva di Arcevia” della Pro Loco di Arcevia in provincia di Ancona, “Templaria Festival” della Pro Loco di Castignano, in provincia di Ascoli Piceno e “Candele a Candelara” in provincia di Pesaro Urbino. In Piemonte il riconoscimento va a “Il borgo di Babbo Natale” dell’Associazione Turistica Pro Loco di Candelo, in provincia di Biella. In Sardegna è premiata “Sa Battalla” della Pro Loco Sanluri nella provincia del Medio Campidano. In Sicilia viene valorizzato “Il Presepe Vivente di Sutera”, in provincia di Caltanissetta. In Toscana “La Notte del Conte Baldovino” della Pro Loco Monte San Savino, in provincia di Arezzo. In Trentino “Faedo Paese del Presepe” della Pro Loco Faedo Aps, in provincia di Trento e in Veneto vengono insigniti “La Rocca in Fiore” della Pro Loco di Monselice, in provincia di Padova, “L’Antica Sagra del Santo Sepolcro” della Pro Loco Villanova di Camposampiero, in provincia di Padova e “La Festa delle Rose di Carta” dell’Associazione Pro Loco Monticello Conte Otto Aps, in provincia di Vicenza. Per le menzioni speciali in Campania sono stati premiati per gli Eventi di Qualità “Il Sannio tra sapori e Folklore” dell’Unpli provinciale di Benevento e “L’identità di un territorio raccontata dalle Pro Loco... Colori, Sapori, Suoni e Tradizioni” dell’Unpli provinciale di Caserta mentre per le Sagre di Qualità la menzione speciale è assegnata alla “Festa delle Pro Loco nei Sibillini” della Pro Loco di Comunanza e dell’Unpli provinciale Ascoli Piceno e Fermo.
(Adnkronos) - Impianti industriali fermi e fuga degli imprenditori all'estero. E' il rischio che corre il nostro Paese, secondo Paolo Agnelli, presidente di Confimi Industria, con il prolungarsi del conflitto in Medio Oriente, che sta facendo schizzare in alto i costi dell'energia e non solo. Con la guerra in Medio Oriente "il sentiment tra i nostri associati -spiega Agnelli intervistato da Adnkronos/Labitalia- è di profonda frustrazione, mista a una rabbia che definirei 'da sopravvivenza'. Le nostre imprese, le piccole e medie industrie che sono l'ossatura del Paese, si sentono abbandonate in mezzo ad una situazione che non hanno contribuito a creare. Per la prima volta in tredici anni di Confimi, ricevo chiamate di imprenditori che non mi chiedono più come fare per resistere, ma come fare per uscire dall'Italia. Quasi il 40% dei nostri giovani industriali -sottolinea- sta valutando di aprire stabilimenti all'estero. Non è una scelta strategica di crescita, è pura fuga per necessità: vedono il lavoro di una vita e delle loro famiglie messo a rischio da instabilità geopolitiche che si scaricano interamente sulle loro spalle". Imprenditori lasciati soli al loro destino nella 'tempesta perfetta" secondo Agnelli. "Gli ultimi aumenti dell'energia dovuti al conflitto, sommati a quelli già esistenti stanno impattando in modo devastante, creando un handicap permanente. Un'impresa italiana paga l'energia circa 85 euro per MWh, mentre in Francia ne pagano 25 e in Germania 44. È un divario che uccide la nostra competitività sul nascere. Come puoi pensare di vendere un prodotto sul mercato globale se la tua materia prima energetica costa il triplo o il quadruplo rispetto al tuo vicino di casa? Questo si traduce in investimenti bloccati, linee di produzione ferme e una 'desertificazione industriale' che avanza in silenzio. Siamo all'ultimo miglio: se non si interviene sui costi strutturali, molte aziende semplicemente spegneranno i macchinari perché produrre costa più che stare fermi", avverte l'industriale. E le misure messe in campo dal governo sui costi energetici non convincono del tutto Agnelli. "Siamo soddifatti in parte dell'azione del governo. Pur riconoscendo lo sforzo dell'esecutivo i vari decreti bollette che si sono susseguiti sono spesso interventi parziali, emergenziali, pensati più per le famiglie che per chi produce valore reale. Manca una visione di medio-lungo periodo. Lo Stato, che controlla colossi energetici come l'Enel, dovrebbe avere la responsabilità di garantire energia a prezzi medi europei, rinunciando a margini che oggi sono a volte tripli rispetto ai competitor esteri. Invece, ci sentiamo dire 'arrangiatevi'. Ma la resilienza delle pmi non è infinita", sottolinea. Netto il giudizio sulla posizione del governo sulle accise. Per Agnelli infatti non agire sulle accise "assolutamente non è la scelta giusta. Le accise e gli oneri impropri pesano sulle bollette in modo sproporzionato. Chiediamo da tempo una riduzione strutturale, almeno del 10%, per dare ossigeno immediato ai conti economici. Non agire sulle accise per salvaguardare i rapporti deficit/PIL chiesti da Bruxelles, mentre la nostra industria muore, significa avere le priorità totalmente sbagliate. L'industria è quella che alimenta i conti pubblici: se muore l'impresa, non ci sarà più nulla da tassare", sottolinea. Ma il conflitto sta agendo negativamente sulle aziende non solo attraverso il boom dei costi delle bollette. "Il blocco di Hormuz -sottolinea- è un cappio al collo per chi lavora i metalli. L'area del Golfo fornisce una fetta enorme dell'alluminio mondiale e, soprattutto, è il cuore della logistica energetica. Se si chiude quel rubinetto, non solo i prezzi delle materie prime schizzano a livelli folli per pura speculazione, ma rischiamo la paralisi fisica delle forniture. Le nostre fabbriche lavorano just-in-time; non abbiamo scorte per mesi. Se le navi non passano, la catena del valore si spezza in pochi giorni e il risultato è il blocco totale delle fonderie e delle officine meccaniche in tutta Europa", aggiunge ancora. "Sul mio business l'impatto è diretto e brutale. L'alluminio è energia solida: per produrlo e trasformarlo serve calore, serve elettricità in quantità enormi. Quando i costi energetici esplodono, il prezzo della materia prima raddoppia o triplica, e io mi trovo a dover spiegare ai miei clienti perché un profilato in alluminio costi il 50% in più da un giorno all'altro. Non è speculazione, è sopravvivenza. Vedere l'alluminio primario oltre i 3400 dollari e i rottami che scappano dall'Europa verso l'Asia mi fa capire che stiamo perdendo sovranità industriale. Ogni giorno è una battaglia per non andare in perdita, e assicuro che lavorare con questo stress, dopo generazioni di storia aziendale, è un peso che nessun imprenditore dovrebbe portare da solo". (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Una confezione di biscotti, una vaschetta in atmosfera modificata, una bottiglia di latte, un sacchetto per l’ortofrutta. Lo scaffale di un supermercato è pieno di prodotti, ma a cambiare in modo radicale non sono solo i contenuti: è l’imballaggio che li accompagna, protegge, racconta e li rende vendibili. Ed è proprio sull’imballaggio che l’Unione Europea ha deciso di intervenire, spingendo l’intera filiera a ripensarne materiali, funzioni, cicli di vita e destinazione finale. Il nuovo Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR: Packaging and Packaging Waste Regulation) cambia le regole per chi progetta, produce e commercializza packaging in Europa. Non basta più gestire bene il rifiuto, occorre dimostrare che l’imballaggio è stato pensato per essere ridotto, riciclato, riutilizzato secondo criteri definiti a livello europeo. Per chi mette prodotti sugli scaffali significa intervenire a monte, nella progettazione e nei capitolati, e a valle, nei sistemi informativi e nelle verifiche di conformità. È un passaggio che obbliga a saldare sostenibilità ambientale, tenuta economica e affidabilità tecnica. Chiara Faenza, responsabile sostenibilità di Coop Italia, lo spiega a Prometeo 360 | Adnkronos definendolo “un passaggio molto importante verso un modello più circolare nella gestione degli imballaggi”, ma chiarisce subito che la sfida non è teorica. “È un regolamento molto complesso”, osserva, inserito in “uno scenario geopolitico ed economico altrettanto complesso”. È una questione tecnica, industriale, economica, per molti aspetti ancora aperta. Sommario Per Coop il regolamento non rappresenta una rottura culturale, bensì l’estensione di un percorso già intrapreso. “Da un punto di vista di principio, è assolutamente un’evoluzione di un percorso già avviato”, spiega Faenza. La sostenibilità, nella visione cooperativa, precede l’obbligo normativo e non nasce come risposta difensiva alla regolazione europea. È un elemento identitario che nel tempo ha ampliato il proprio perimetro, passando dalla gestione dei rifiuti alla progettazione degli imballaggi. La responsabile sostenibilità di Coop Italia richiama alcune tappe che anticipano le attuali prescrizioni comunitarie. “Nel 1997 abbiamo implementato una campagna sui rifiuti e sul corretto conferimento degli imballaggi dopo l’uso”. Dieci anni dopo, nel 2007, Coop ha introdotto sui prodotti a marchio un pittogramma per indicare materiale e filiera di raccolta. “È diventata norma in Italia nel 2020”. L’indicazione oggi prevista a livello europeo trova quindi un precedente concreto nelle scelte aziendali di oltre un decennio fa. Questa continuità non attenua però le difficoltà applicative. Il punto critico, secondo Faenza, è l’incompletezza del quadro tecnico: “nei fatti è ancora mancante di parti applicative: atti di esecuzione, atti delegati, linee guida con indicazioni del come fare”. Il regolamento è formalmente in vigore e prevede un’applicazione progressiva fino alla piena obbligatorietà dal 12 agosto 2026, ma una parte rilevante dei requisiti dipende ancora da atti delegati e linee guida tecniche. In assenza di tali specificazioni, la messa a terra degli obblighi resta parziale. Le imprese sono chiamate a investire e riprogettare con un quadro che, su diversi articoli, non è ancora stabilizzato. Per un retailer con migliaia di referenze, l’assenza di indicazioni definitive non è un dettaglio burocratico. Significa dover ripensare all’ecodesign con focus in ottica di compliance e rivedere capitolati, sistemi di controllo e contratti con i fornitori senza avere ancora tutti i parametri tecnici stabiliti. L’effetto è una pressione gestionale che si somma alle normali dinamiche di mercato, in un contesto già segnato da volatilità dei prezzi delle materie prime e da tensioni lungo le catene di approvvigionamento. L’imballaggio tra funzione e impatto Nel dibattito pubblico il packaging viene spesso ridotto alla sua componente materiale. Faenza invita a spostare l’attenzione sulle funzioni che l’imballaggio svolge. “Non può e non deve essere letto a prescindere dal prodotto”, ricorda, perché la sua funzione primaria è “proteggere ai fini in primis della sicurezza del prodotto, garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate e la sua funzione di trasporto”. La dimensione ambientale va letta insieme a quella tecnica. Per la grande distribuzione alimentare questo equilibrio è particolarmente delicato. Ridurre peso o componenti di un imballaggio può apparire immediato, ma ogni modifica incide su resistenza, conservabilità, barriera all’umidità o all’ossigeno, gestione del freddo. Se la semplificazione comporta maggiori rotture o un incremento dello spreco alimentare, il bilancio ambientale complessivo può peggiorare. “Bisogna effettuare delle analisi di life cycle assessment per avere un approccio realistico e concreto”, osserva Faenza, sottolineando la necessità di valutare l’intero ciclo di vita. Il regolamento rafforza la centralità dell’eco-design, imponendo requisiti di riciclabilità e di minimizzazione. Tuttavia, cambiare un imballaggio significa rimettere mano a equilibri industriali già ottimizzati. Ogni scelta deve conciliarsi con linee di confezionamento esistenti, con standard di sicurezza alimentare, con normative sul contatto alimentare e con esigenze di comunicazione verso il consumatore. L’imballaggio non è solo involucro: è supporto informativo, elemento di marketing, strumento di tracciabilità. Anche sul fronte delle emissioni, Faenza invita a evitare semplificazioni. “Non è l’imballaggio la fonte primaria delle emissioni? No, sicuramente no”. Ciò non significa che il packaging sia irrilevante, ma che l’impatto va contestualizzato nella catena del valore complessiva. Ridurre l’uso di risorse contribuisce a una diminuzione delle emissioni, ma il peso relativo del packaging a livello di emissioni varia a seconda della categoria merceologica. L’analisi deve essere caso per caso, non ideologica. Riciclato, mercato e costi Tra gli articoli più rilevanti del PPWR vi è quello relativo al contenuto minimo di materiale riciclato negli imballaggi in plastica. Coop aveva già avviato un percorso in questa direzione nel 2018, aderendo alla Pledging Camaign iniziativa europea per incrementare l’uso di plastica riciclata nelle proprie referenze. “A consuntivo a fine 2024 abbiamo utilizzato circa 25.000 tonnellate di plastica riciclata al posto della vergine”, precisa Faenza. L’esperienza maturata negli ultimi anni rappresenta un vantaggio competitivo, ma non elimina le criticità. Il regolamento fissa obiettivi al 2030 che richiederanno un’estensione significativa dell’impiego di riciclato. “I materiali non sono tutti uguali, i tipi degli imballaggi non sono tutti uguali e l’utilizzo di materia prima riciclata può presentare diversi livelli di complessità”, ricorda la responsabile sostenibilità, evidenziando che non tutte le applicazioni consentono la stessa flessibilità tecnica. A questo si aggiunge una criticità industriale che incide direttamente sulla fattibilità degli obiettivi. “Oggi c’è tutta la questione del fatto che il mercato del riciclo della plastica è in crisi”, afferma Faenza. La disponibilità di materia prima riciclata di qualità adeguata, a costi competitivi, non è uniforme. Impianti che chiudono, differenze di prezzo rispetto alla plastica vergine importata rendono certamente più complesso pianificare su larga scala. La richiesta normativa di maggior contenuto riciclato si confronta con una filiera che in alcuni segmenti riduce capacità produttiva e fatica a competere sui costi con la plastica vergine. Il rischio non è solo economico: è la possibilità che gli obiettivi vengano perseguiti in un contesto di scarsità strutturale. Il rischio è una frizione strutturale tra ambizione ambientale e capacità industriale. Per la grande distribuzione -ma comunque per l’intera catena del valore- che opera con volumi elevati e margini contenuti, un incremento significativo dei costi del packaging si riflette lungo tutta la filiera. L’equilibrio tra ambizione ambientale e sostenibilità economica diventa quindi centrale. “Bisogna stare estremamente attenti poi ai costi”, osserva Faenza, richiamando la necessità di mantenere la competitività senza arretrare sugli impegni ambientali. Coop condivide gli obiettivi di economia circolare, tuttavia è fondamentale evitare che la distanza tra norma e operatività si allarghi. Tempistiche molto sfidanti, requisiti ancora da definire nel dettaglio e una filiera sotto pressione economica richiedono un coordinamento stretto tra istituzioni e imprese. Senza questo allineamento, il rischio è che la compliance formale prevalga per le aziende sulla qualità effettiva della transizione. Filiera e responsabilità operative Il PPWR rafforza la responsabilità condivisa lungo la catena del valore. Per un operatore della grande distribuzione questo significa intensificare il dialogo con produttori e fornitori di imballaggi. “Richiederà una sempre maggiore condivisione di dati, informazioni, certificazioni, allineamento complessivo e una maggiore sinergia fin dalla progettazione”, spiega Faenza. La Gdo svolge un ruolo di cerniera naturale tra industria e consumatore. Può tradurre i requisiti normativi in capitolati tecnici, orientare le scelte dei fornitori, anticipare soluzioni dove possibile. “Possiamo avere una funzione da booster, quindi fungere da acceleratore verso la messa a terra di questa normativa lungo l’intera catena del valore”, afferma. Il dialogo con i fornitori, secondo Coop, non nasce con il regolamento. “Il dialogo è sempre esistito”, ricorda Faenza, citando l’introduzione del contenuto di riciclato nei capitolati già dal 2018. Oggi però diventa certamente più strutturato e più legato alla compliance. Ogni requisito deve essere documentato, verificato, integrato nei processi di acquisto. Le trasformazioni più visibili per i cittadini riguarderanno probabilmente etichettatura e comunicazione. L’armonizzazione europea delle informazioni sul conferimento dei materiali modificherà grafiche e indicazioni sui prodotti. Meno evidente, ma altrettanto rilevante, sarà la riorganizzazione interna necessaria per garantire tracciabilità e conformità su scala ampia. “L’obiettivo è continuare a lavorare in maniera sinergica, ricercando sempre il miglior punto di equilibrio per la sostenibilità ambientale, ma anche per la sostenibilità economica dell’intera catena del valore”, conclude Faenza, delineando una traiettoria che non punta a strappi, ma a un’evoluzione strutturale e condivisa.