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(Adnkronos) - Questa sera, sabato 28 febbraio, Tredici Pietro torna sul palco dell'Ariston per il gran finale del Festival di Sanremo 2026, dove è in gara con il brano 'Uomo che cade'. Comunque vada la classifica finale, per Pietro Morandi - suo nome all'anagrafe - la vittoria personale è già arrivata. È successo ieri, venerdì 27 febbraio, nella serata delle cover quando il cantante ha portato sul palco il papà Gianni Morandi, regalando all'Ariston uno dei momenti più emozionanti e memorabili di questa 76esima edizione del Festival. Inizialmente era prevista un'esibizione con Galeffi, Fudasca & Band, con il brano 'Vita' di Morandi e Lucio Dalla, omaggiando comunque la carriera del padre. Ma alla fine... Tredici Pietro ha deciso di sorprendere tutti portando anche Gianni Morandi sul palco, che è entrato a sorpresa. Il brano è stato rivisitato con l'inserimento di alcune strofe rap, trasformandolo così in un brano generazionale tra passato e presente. L'eterno ragazzo ha cercato di seguire il figlio anche nelle movenze, regalando un'esibizione unica. Alla fine della performance, Morandi emozionato ha detto: "Cantare insieme a lui è una cosa... ero tesissimo spero sia andato bene". "Sei stato bravissimo", ha risposto il figlio con orgoglio. Si vede che l'hai fatta un paio di volte". Un'emozione indescrivibile per Tredici Pietro sicuramente, ma soprattutto per papà Gianni Morandi che sui social ha scritto: "Stasera su quel palco ho provato un’emozione diversa da tutte le altre. L'ho calcato tante volte, ma farlo accanto a mio figlio Pietro è stato qualcosa che mi porterò dentro per sempre. Quando mi ha chiesto di essere lì con lui a Sanremo ero incredulo. Lui, così indipendente, così determinato a costruire la sua strada da solo, mi ha davvero spiazzato. Mi ha detto che sarebbe stato uno dei momenti più belli della sua vita e che voleva viverlo con me, per poterselo ricordare per sempre. Grazie Pietro, per questo pezzo di vita insieme", ha scritto. All'anagrafe Pietro Morandi, figlio dell'eterno ragazzo Gianni Morandi, l'artista arriva al Festival con una poetica che rifiuta scorciatoie. "L'opzione del talent non l'ho mai presa in considerazione", ha spiegato all'Adnkronos, sottolineando come il cognome paterno gli stia "un po' stretto". La motivazione è netta: "I raccomandati non mi piacciono. Ho sempre odiato i ricchi, anche se io, agli occhi di qualcuno, lo sono. Sono figlio di una persona ricca, mi confronto con questa cosa e non so come fare". Il percorso che lo ha portato a Sanremo passa attraverso la gavetta e la scrittura, iniziata fin dalle scuole medie, culminata nel suo ultimo album 'Non guardare giù'. Un titolo che, spiega l'artista, "è aperto a diverse interpretazioni: può significare 'corri e viaggi', ma anche l'esatto contrario. Viviamo in un'epoca di nebbia e forse ci sta bene così". Un disco nato da un periodo complesso, segnato dal trasferimento a Milano e dal lockdown: "Mi sentivo perso, avevo abbandonato alcune realtà, tra cui una relazione di quasi sette anni. Ma lo shock emotivo è necessario e funzionale". Un malessere che Tredici Pietro ha vissuto in autonomia, tanto che i genitori ne sono venuti a conoscenza solo tramite la stampa. "Non voglio essere sotto la cupola dei miei genitori, per me è come fallire", ribadisce il rapper, che ha scelto il suo nome d'arte unendo il nome di battesimo al 13, numero fortunato del suo gruppo di amici, scartando l'uso del cognome per non sembrare "un neomelodico". Musicalmente, Tredici Pietro difende la forza espressiva del suo genere: "Il rap concede tutto, in 30 secondi puoi raccontare quello che vuoi". Se in passato il brano 'Verità' era stato scartato dalle selezioni sanremesi, quest'anno la porta si è aperta. Il sogno nel cassetto resta ambizioso: "Fare un disco che lasci il segno nella storia della musica italiana". Tra i desideri di collaborazione cita Geolier, Lazza, ma anche nomi distanti dal suo mondo come Lucio Corsi e Giorgia. Più difficile un duetto con papà Gianni: "Ho fatto una piccola parte in 'C'era un ragazzo', ma è un'opzione che non avrei mai ponderato". Tredici Pietro ha raccontato in un’intervista a La Repubblica di aver vissuto una relazione durata sette anni con una ragazza che ha sofferto di alcuni problemi di salute mentale. Proprio per starle accanto, nel 2020, in piena emergenza pandemica, aveva deciso di trasferirsi a Milano. La storia si è poi conclusa nel febbraio 2024, una rottura che ha definito dolorosissima e destabilizzante. Oggi, a distanza di tempo, dice di sentirsi pronto a rimettersi in gioco. A 'Tv Sorrisi e Canzoni' il cantante ha spiegato che la canzone parla di una relazione. "Chi segue i propri sogni è destinato a cadere e a farsi male, però va bene così: la vita è fatta soprattutto di cadute. I successi si contano sulle dita di una mano, ma anche i nostri modelli sono persone che sono inciampate". L’imbarazzo che ci sarà tra noi due questa sera sarà bellissimo Lo aspetto come l’ultima cena Sarai bellissima ma è il minimo che aspetto da te Sarà anche colpa del tuo aspetto Ma di me non ho rispetto E mi sporco Sotto la pelle Ho gli interni neri come una Mercedes Tu ti sporchi A restare con me e, Chiusa in uno specchio, C’è tutto il tuo riflesso e… e Cambi forma Alle parole Come il fumo alle feste Muovi tutto ciò che è attorno Come un Dio della notte Io per te potrei anche perdermi in un gioco di niente Ma se ti farà male allora non pensare Chiudimi la porta in faccia Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa Dimmi che hai troppe Cose da dire Cose da fare Fogli bruciare Per rimanere ferma a guardare L’uomo che cade, l’uomo che cade Se solo tu Se solo sapessi che voglio soltanto che resti Andassi via Di questi palazzi non vedo che spenti riflessi Dalla città (dalla città) Che non riposa mai (che brucia ormai) Forse sapresti chi sei Tu sei la fine del film La grande esplosione La notte che conquista il giorno un nuovo colore Sei la lama Trafitta E io il tuo polmone Ma se ti farà male allora non pensare Chiudimi la porta in faccia Se rivedermi piangere un po’ ti rilassa Dimmi che hai troppe Cose da dire Cose da fare Fogli bruciare Per rimanere ferma a guardare L’uomo che cade, l’uomo che cade E faccio un’altra figuraccia Come un bambino scivolato in una piazza A volte siamo bravi a sparire Per non rischiare Di farci male Se guardi su c’è un uomo che cade, L’uomo che cade, un altro che cade Se solo tu Andassi via Dalla città che fotte l’anima Forse potresti sì forse puoi Chiudermi la porta in faccia Se rivedermi al Margine ti scioglie l’ansia Dimmi che hai troppe cose da dire Cose da fare Fogli bruciare Per rimanere ferma a guardare L’uomo che cade, l’uomo che cade E faccio un’altra figuraccia Come un bambino scivolato in una piazza A volte siamo bravi a sparire Per non rischiare Di farci male Se guardi su c’è un uomo che cade, L’uomo che cade, un altro che cade
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.