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(Adnkronos) - La presenza di basi militari statunitensi in Italia è disciplinata da una serie di accordi bilaterali, firmati a partire dagli anni Cinquanta nell'ambito della cooperazione Nato. Il tema è tornato di attualità dopo lo scoppio della crisi legata all'Iran, con il dibattito politico che ora è focalizzato proprio sull'eventuale utilizzo delle installazioni presenti sul nostro territorio. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha ricordato che le basi statunitensi sono concesse in base ad accordi risalenti al 1954, aggiornati nel tempo, che consentono attività logistiche e operazioni non legate ad azioni di bombardamento o combattimento diretto, precisando che a oggi non esistono richieste per un diverso utilizzo. Qualora arrivassero, ha aggiunto, la decisione spetterebbe al governo, ma "in quel caso dovremmo deciderlo insieme al Parlamento". Anche il ministro della Difesa, Guido Crosetto, ha sottolineato che la presenza delle basi statunitensi in Italia è disciplinata da norme internazionali consolidate da oltre 70 anni, frutto dell'adesione italiana all'Alleanza atlantica. Tra le intese principali figurano l'Accordo bilaterale Italia-Usa, firmato a Washington il 27 gennaio 1950 sull'assistenza difensiva reciproca e l'Accordo sulla sicurezza reciproca, firmato a Roma il 7 gennaio 1952. Nel 1954, inoltre, sono stati sottoscritti due documenti fondamentali che costituiscono ancora oggi la base della cooperazione militare: l'Air Technical Agreement stabilisce i limiti delle attività operative, addestrative e logistiche dei velivoli statunitensi sul territorio italiano, mentre il Bilateral Infrastructure Agreement (Bia) del 20 ottobre 1954, noto anche come 'accordo ombrello', disciplina l'uso delle infrastrutture militari concesse alle forze statunitensi e la gestione delle installazioni. Poiché tali documenti sono coperti da un elevato livello di classificazione, non possono essere declassificati unilateralmente. Per rendere più uniforme l'applicazione delle norme tecniche è stato poi firmato nel 1995 il memorandum of understanding tra il ministero della Difesa italiano ed il Dipartimento alla Difesa Usa noto come 'Shell Agreement'. Il memorandum introduce la possibilità di negoziare un 'technical arrangement' specifico per ogni base utilizzata dalle forze statunitensi sul territorio italiano, definendo procedure operative, aspetti logistici e modalità di gestione delle infrastrutture. Il documento istituisce anche una commissione militare congiunta incaricata di risolvere eventuali controversie interpretative o questioni legate all'applicazione degli accordi. Il sistema di cooperazione prevede una forma di gestione condivisa delle basi: i comandanti sono militari italiani, ma il controllo delle attività operative, del personale e degli equipaggiamenti delle forze statunitensi resta prevalentemente sotto la responsabilità del comando americano. Il memorandum disciplina inoltre le procedure per l'eventuale restituzione delle infrastrutture allo Stato italiano. Il memorandum del 1995 è entrato in vigore con la firma delle parti e rimane valido fino a eventuale revoca con preavviso di un anno da parte di uno dei due Paesi o fino a un accordo di modifica concordato bilateralmente. Non risultano accordi successivi che abbiano cambiato l'impianto generale della cooperazione.
(Adnkronos) - In occasione della Giornata Internazionale della Donna, Manageritalia commenta gli ultimi dati sull’andamento della dirigenza privata in Italia, che confermano un trend strutturale di crescita della componente femminile ai vertici delle imprese italiane. Secondo il Report Donne elaborato da Manageritalia partendo dagli ultimi dati ufficiali Inps (2024), i dirigenti privati sono aumentati del 2,6% rispetto all’anno precedente, consolidando la crescita già registrata nel 2023 (+2,6%) e nel 2022 (+3,8%). A trainare l’incremento sono soprattutto le donne, cresciute del 6,2% a fronte dell’1,5% degli uomini. Dal 2008 ad oggi le donne dirigenti sono più che raddoppiate (+114%), mentre nello stesso periodo gli uomini hanno registrato un calo dell’1,3%. L’aumento complessivo dei dirigenti privati (+12,4%) è dunque interamente attribuibile alla crescita della componente femminile. “L’8 marzo – commenta Cristina Mezzanotte, coordinatrice area Deia di Manageritalia – è l’occasione per valorizzare un cambiamento concreto: le donne manager non solo crescono in numero, ma stanno contribuendo in modo determinante all’evoluzione qualitativa della classe dirigente del Paese. Abbiamo bisogno del lavoro delle donne e le aziende sono più consapevoli che non possono rinunciare ai loro talenti e le più illuminate stanno attuando dei sistemi Welfare che consentano alle persone di poter continuare la propria carriera senza rinunciare alla genitorialità. Le nuove Generazioni di Manager chiedono lo stesso periodo di congedo ad entrambi i genitori. Insomma, qualcosa sta cambiando e Manageritalia Deia (gruppo Diversity Inclusion Accessibility) sentiamo la responsabilità di tenere un faro acceso su questa trasformazione. Con l'attuazione della Normativa 2023/970 i Manager avranno la responsabilità in azienda della trasparenza retributiva: pari lavoro pari retribuzione. Le aziende dovranno fornire informazioni chiare sulla retribuzione iniziale nelle offerte di lavoro. Se i dati evidenzieranno un divario retributivo di genere superiore al 5% non giustificato, l'azienda dovrà intervenire con le rappresentanze sindacali (i dati indicano che le Donne nell'EU guadagnano in media il 13%in meno dei colleghi uomini)”. Per Marco Ballarè, presidente di Manageritalia, “La crescita delle donne manager non è solo un segnale positivo sul piano dell’equità, ma un indicatore concreto di evoluzione del nostro sistema produttivo. I numeri dimostrano che la managerialità femminile sta contribuendo in modo determinante allo sviluppo delle imprese, soprattutto nei settori più dinamici. Ora è fondamentale consolidare questo trend, investendo su competenze, merito e ricambio generazionale, perché una leadership più inclusiva significa aziende più competitive e un Paese più forte”. Oggi le donne rappresentano il 22,7% del totale dei dirigenti privati (erano il 19,1% nel 2020). Le proiezioni 2025 indicano un ulteriore avanzamento: le donne superano il 23% e i dirigenti privati raggiungono per la prima volta il massimo storico di oltre 134mila unità. Nel solo terziario privato, nel 2025 la crescita è pari al +3,2% complessivo, con un incremento del +6,5% per le donne e del +2,2% per gli uomini, confermando un rafforzamento strutturale della leadership femminile. La crescita della dirigenza è particolarmente significativa nel terziario, che negli ultimi otto anni ha registrato un +20% (contro il +4% dell’industria) in un settore in cui le donne sono maggiormente presenti (25,8% rispetto al 16,5% dell’industria). Tornando ai dati, la prospettiva è sempre più rosea: la componente femminile pesa per il 40% tra gli under 35 e per il 32% tra gli under 40, a fronte del 22,7% sul totale. Anche tra i quadri la presenza femminile è pari al 33,4%, segnale di un ricambio generazionale che vede progressivamente crescere la rappresentanza delle donne nei ruoli apicali. I dirigenti crescono in maniera diffusa sul territorio nazionale con le sole eccezioni di Piemonte (-2%) e Trentino-Alto Adige (-0,5%). Le crescite più marcate si registrano in Calabria (+15,4%), Basilicata (+14,8%), anche se con bassi numeri assoluti. Ottimi tassi di crescita anche in Sardegna (+5,7% ma -30,2% dal 2008) Umbria (+4,9%) e Toscana (+4,1%) e si confermano Lombardia (+3,4%) Lazio (+2,6) ed Emilia-Romagna (+2,9%) che in assoluto sono nell’ordine le prime tre regioni per dirigenti. Permane tuttavia un significativo divario manageriale: il rapporto tra dirigenti e lavoratori dipendenti è pari allo 0,9% a livello nazionale, con punte dell’1,8% in Lombardia e dell’1,4% nel Lazio, ma valori compresi tra lo 0,2% e lo 0,3% nel Mezzogiorno, ben al di sotto del 3% dei principali Paesi competitor. Quanto alla presenza femminile, il Lazio guida la classifica con il 29% di donne dirigenti, seguito da Sicilia (27%), Puglia (26,3%), Molise (26,2%) e Lombardia (24,8%). In coda Marche (14,2%), Umbria (14,2%) e Trentino-Alto Adige (11,5%). In conclusione, i dati dimostrano che le imprese hanno compreso che la managerialità è condizione necessaria per crescere e competere. In questo scenario, la leadership femminile rappresenta un fattore strutturale di sviluppo e competitività del sistema produttivo italiano.
(Adnkronos) - Green, clean-tech italiana attiva nelle soluzioni energetiche innovative, ed Entesy, realtà nella consulenza energetica, annunciano l’avvio di una collaborazione strategica volta ad offrire alle imprese un pacchetto completo che integra il mondo dell'efficientamento e della fornitura energetica. L’accordo si integra nell’ecosistema di SeLea che accompagna le imprese in ogni fase della transizione energetica. Grazie alla sinergia tra le competenze di Entesy e le soluzioni di Green, le aziende possono ora accedere a un modello di gestione totale che armonizza l’efficientamento energetico con l’approvvigionamento 100% rinnovabile. Questa visione congiunta permette di ottimizzare i consumi e migliorare simultaneamente il rating Esg, trasformando la sostenibilità da costo operativo a leva di valore competitivo. “L’integrazione delle competenze e soluzioni di Green e di Entesy rappresenta un moltiplicatore di impatto - commenta Sergio Leali, Ceo & Founder di Green - Entesy ha la capacità tecnica di analizzare i bisogni delle imprese; noi forniamo lo strumento perfetto per trasformare quei bisogni in un vantaggio competitivo di medio-lungo termine”.