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(Adnkronos) - "Il governo, come già in passato, continuerà a impegnarsi con i partner europei, regionali e internazionali per una soluzione a favore della stabilità della Regione e al contempo ha rinnovato la sua vicinanza alla popolazione civile iraniana che, con coraggio, nelle scorse settimane ha richiesto il rispetto dei suoi diritti civili e politici, subendo una repressione violenta e ingiustificabile". Questa la nota di Palazzo Chigi al termine del vertice con la premier Giorgia Meloni sull'attacco da parte di Usa e Israele all'Iran. Alla riunione hanno partecipato il vicepresidente e ministro degli Esteri Antonio Tajani e il sottosegretario Alfredo Mantovano; in collegamento telefonico il vicepresidente Matteo Salvini, il ministro della Difesa Guido Crosetto, collegato da Dubai, il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. Presenti i vertici dell’Intelligence. "La riunione ha consentito un’aggiornata valutazione della situazione di sicurezza per i connazionali presenti nella regione che è oggetto, fin da questa mattina, di un costante monitoraggio e assistenza da parte dell’Unità di Crisi e su cui ha riferito il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani", si legge nella nota di palazzo Chigi al termine del vertice. Già questa mattina Meloni - che "ha condiviso le valutazioni raccolte nel pomeriggio nei numerosi contatti telefonici avuti con alcuni partner europei, a partire dal cancelliere Merz e dal primo ministro Starmer" - aveva presieduto una video call per fare il punto sulla situazione. La presidente del Consiglio ha inoltre sentito "il re del Bahrein, l’emiro del Kuwait, il presidente degli Emirati Arabi Uniti, l’emiro del Qatar e il principe ereditario e primo ministro dell’Arabia Saudita. Sono in corso ulteriori contatti con il sultano dell’Oman e il re di Giordania. In serata e domani si terranno ulteriori contatti con i nostri partner nelle riunioni previste a livello dei Ministri degli Esteri in ambito sia G7 che di Unione europea". Ai leader del Golfo Meloni "ha espresso la vicinanza del Governo italiano e la condanna degli ingiustificabili attacchi subiti dalle loro Nazioni". "A seguito della situazione in corso in Iran, lunedì convocherò un collegio speciale dei commissari", ha scritto in un post su X la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, secondo cui "per la sicurezza e la stabilità regionale, è di fondamentale importanza che non si verifichi un'ulteriore escalation attraverso gli attacchi ingiustificati dell'Iran contro i partner della regione". Von der Leyen ha condannato gli "attacchi ingiustificabili" dell'Iran contro gli Emirati arabi uniti. "Ho espresso il nostro pieno sostegno e presentato le nostre condoglianze in seguito agli attacchi iraniani e delle vittime che hanno provocato", ha dichiarato parlando al telefono con il presidente degli emirati, Mohamed ben Zayed. "L'Europa condanna con fermezza questi attacchi ingiustificabili. E che costituiscono una violazione flagrante della sovranità degli Emirati arabi uniti oltre che di una violazione flagrante del diritto internazionale", ha aggiunto su X. Aerei britannici "sono in volo oggi" in Medio Oriente "come parte di operazioni difensive regionali coordinate per proteggere il nostro popolo, i nostri interessi e i nostri alleati", ha fatto sapere Starmer in una dichiarazione da Downing Street. "La Germania chiede all'Iran di cessare gli attacchi militari contro Israele e altri partner nella regione. La leadership di Teheran deve porre fine alla violenza contro il proprio popolo e tornare a una soluzione negoziata". E' quanto sollecitato dal Merz in una serie di post su X, ricordando poi che "insieme alla Francia, al Regno Unito e ai partner europei, la Germania ha ripetutamente chiesto alla leadership iraniana di interrompere il suo programma nucleare, di astenersi dagli attacchi militari e di porre fine alla violenza contro la propria popolazione". "Il popolo iraniano ha il diritto di determinare il proprio futuro. La Germania sta collaborando strettamente con gli Stati Uniti, Israele e i partner della regione. Rimaniamo impegnati per la pace e la sicurezza nella regione e per la sicurezza di Israele", conclude il cancelliere.
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - "Il 2026 è l’anno in cui la circolarità diventa una condizione strutturale per competere. Non è più un ambito specialistico o reputazionale: entra nei meccanismi economici, finanziari e industriali". Così Camilla Colucci, Ceo di Circularity, Società Benefit che accompagna le imprese nel percorso verso l’integrazione dei principi Esg nel proprio modello di business, ricostruisce con l'Adnkronos trend e tappe di questo 2026 sul fronte dell'economia circolare, individuando sfide e opportunità per il settore. "Tre passaggi sono decisivi - spiega - Il primo è l’entrata in applicazione operativa di norme chiave come il regolamento Ppwr sugli imballaggi, il diritto alla riparazione, l’estensione dell’Ecodesign e il Digital Product Passport previsti dall’Espr (Ecodesign for Sustainable Products Regulation). La progettazione dei prodotti cambia: riciclabilità reale, contenuto di riciclato, tracciabilità e dati diventano requisiti di mercato". Il secondo elemento è "la centralità delle filiere e delle materie prime seconde. Il 2026 consolida l’idea che il riciclo non sia solo gestione del rifiuto, ma leva di autonomia industriale e geopolitica, in coerenza con il Critical Raw Materials Act e gli obiettivi europei di copertura del fabbisogno tramite riciclo". Il terzo passaggio "riguarda la misurazione. Standard come la UNI/TS 11820 e l’allineamento agli indicatori europei rendono la circolarità auditabile. Finanza, banche e clienti chiedono Kpi, evidenze, Lca (Life Cycle Assessment) e coerenza con Tassonomia Ue e Csrd. È il passaggio definitivo da narrativa a governance". In questo quadro, prosegue, "l’Italia parte da una posizione di forza: se parliamo di riciclo, siamo leader europei nel tasso di utilizzo circolare di materia dopo l’Olanda e il Belgio (21,6% contro una media Ue del 12,2% nel 2024) e superiamo già oggi i target Ue sul riciclo degli imballaggi. Tuttavia, le criticità non mancano. La filiera della plastica è un caso emblematico: a fronte di buoni volumi di raccolta, persistono squilibri tra domanda e offerta di materiale riciclato e problemi di competitività industriale. Un’altra sfida cruciale riguarda i Raee e le batterie: i tassi di raccolta restano lontani dagli obiettivi europei". Infine, "la dipendenza dalle importazioni di materiali, cresciute in valore in modo significativo negli ultimi anni, espone le imprese a volatilità e rischi geopolitici, per cui integrare la circolarità nella gestione del rischio supply chain diventa una priorità". Per le imprese italiane "la vera sfida sarà integrare la circolarità nei processi core come procurement, progettazione, contrattualistica, gestione del rischio e non trattarla come funzione separata o solo reputazionale. Gli impatti potenziali sono chiari: maggiore efficienza operativa, miglior accesso al credito ma anche maggiore esposizione a rischi normativi e di non conformità per chi non si adegua". In vista di queste tappe fondamentali, Circularity ha pubblicato la Circularity Trend Guide 2026, una guida gratuita che anticipa e analizza i dieci trend chiave che caratterizzeranno il 2026 nell’economia circolare. "La Circularity Trend Guide 2026 nasce per supportare le imprese nel tradurre un quadro normativo e di mercato complesso in una roadmap operativa - spiega Colucci - Non è un documento teorico: mette insieme radar normativo, numeri chiave, implicazioni concrete e azioni pratiche per le imprese. Abbiamo strutturato la guida attorno a dieci trend che coprono packaging, materie prime seconde, digitalizzazione dei dati, procurement circolare, benefici economici e qualità dei flussi. L’obiettivo è aiutare le aziende a passare dal 'fare iniziative' al costruire sistemi di gestione con Kpi chiari, data owner, clausole contrattuali, business case, accordi di filiera. Solo così la circolarità diventa leva industriale e non costo aggiuntivo". Perché "il 2026 è anche l’anno in cui la circolarità entra definitivamente nei business plan". "I dati mostrano che le imprese che investono in sostenibilità ed economia circolare registrano riduzioni dei costi operativi, miglioramenti di redditività e, in molti casi, un accesso al credito più favorevole. In parallelo, cresce il rischio di greenwashing: senza dati, Lca e standard riconosciuti, le dichiarazioni ambientali possono trasformarsi in un boomerang reputazionale e normativo - conclude - La circolarità non è quindi solo un tema ambientale: è una strategia di resilienza industriale. Integrare dati, tecnologia, progettazione e filiera significa ridurre dipendenze, aumentare efficienza e rafforzare la credibilità sul mercato. La nostra ambizione, come Circularity, è quella di accompagnare le imprese in questo passaggio: dal rispetto delle regole alla costruzione di un vantaggio competitivo duraturo".