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(Adnkronos) - “Parlare di Antonio Catricalà significa ricordare una figura che ha rappresentato un punto di riferimento per le istituzioni e per il Paese. Era, nel senso più pieno del termine, un professore: uno di quei professori che insegnavano davvero e a cui piaceva insegnare”. Lo ha detto Vincenzo Nunziata, presidente di Aeroporti di Roma (Adr), intervenendo a Roma all’incontro dedicato alla concorrenza nel trasporto aereo. “Ha continuato a insegnare fino alla fine della sua carriera – ha aggiunto – affiancando alla molteplicità degli incarichi istituzionali un’intensa attività accademica. Credeva profondamente nel valore dello studio e nella responsabilità di trasmettere conoscenze e competenze alle nuove generazioni”. Nunziata ha ricordato come la formazione giuridica di Catricalà fosse di matrice civilistica ma capace di spaziare tra diversi ambiti del diritto. “Aveva una straordinaria capacità di muoversi tra diritto civile, amministrativo e penale”. Durante l’esperienza all’Avvocatura dello Stato, ha ricordato, Catricalà si occupò anche del processo Moro. “In quel contesto affrontò questioni di diritto penale con grande competenza e rigore”. Quella solida formazione giuridica, ha osservato Nunziata, ha caratterizzato anche il suo lavoro nelle autorità indipendenti e nelle istituzioni economiche. “La sua attività all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e poi in Aeroporti di Roma nasceva proprio da questa formazione”. Nel campo della concorrenza, ha ricordato, Catricalà sviluppò un approccio pragmatico alla regolazione dei mercati. “Diceva spesso che le sanzioni, soprattutto nei confronti di grandi gruppi economici, hanno un valore relativo. Ciò che conta davvero è ottenere risultati concreti”. Per questo motivo, ha spiegato, fu sviluppata una prassi che prevedeva la riduzione delle sanzioni nel caso in cui le imprese si conformassero immediatamente alle prescrizioni dell’Autorità.
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “La lotta allo spreco alimentare e più in generale gli obiettivi di sostenibilità in Italia nell'ambito dei contratti pubblici sono regolati dai Cam. Il decreto che riguarda la ristorazione collettiva è del 2020. Noi sin dall'inizio avevamo criticato un'impostazione troppo rigida di questo decreto, soprattutto per quanto riguardava le prescrizioni molto vincolanti e molto prescrittive sulle percentuali di utilizzo di prodotti biologici”. Lo ha dichiarato Daniele Branca, responsabile ufficio Legislativo e Lavoro di Legacoop Produzione e Servizi, al convegno 'Innovazione digitale e politiche pubbliche per la riduzione dello spreco alimentare nelle scuole' presso la sala Stampa della Camera dei Deputati. Branca ha ricordato che “di recente, dopo un proficuo confronto con il ministero, siamo riusciti ad avere dei chiarimenti e delle specifiche con una circolare del settembre del 2025, che rende più flessibili gli strumenti”. Tuttavia, ha sottolineato, resta aperto il nodo economico. “Riteniamo che il problema principale in questo momento è un'impostazione del mercato che scarica sugli operatori economici gli investimenti e i costi in materia di sostenibilità. Troppo spesso ci sono basi d'asta non adeguate e gare che non prevedono meccanismi di revisione prezzi adeguati e quindi assistiamo a gare deserte, a imprese che faticano a mantenere l'esecuzione del servizio”. Da qui la richiesta di un cambio di paradigma: “Crediamo che debba esserci un cambio culturale per cui i servizi essenziali come quelli di ristorazione collettiva vengano vissuti e percepiti per quello che sono: un investimento per la collettività, per la qualità, è un investimento per l'utenza. Servono investimenti che permettano effettivamente di innalzare la qualità del servizio e di offrire servizi di qualità, sostenibili”.