ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Nelle prime ore di sabato l’azione militare congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha aperto un confronto ad alta intensità fatto di attacchi lungo raggio, difesa aerea multistrato e salve di risposta (missili e droni) mirate a saturare gli intercettori. Molti dettagli operativi restano volutamente opachi (anche per le limitazioni alle comunicazioni dall’Iran), ma è già possibile ricostruire quali sistemi stanno “reggendo” l’architettura dell’offesa e della difesa e quali vincoli ne condizionano l’uso. Secondo ricostruzioni di diversi media, i colpi iniziali hanno interessato Teheran e altri nodi considerati strategici: Isfahan (area legata al complesso nucleare), Kermanshah (presenza di basi legate ai Pasdaran), Shiraz (dove Israele ha sostenuto l’esistenza di infrastrutture sotterranee per produzione missilistica). Questa geografia suggerisce un profilo di missione basato su attacchi di precisione contro infrastrutture e capacità (comando e controllo, siti sensibili, basi), più che su azioni di contatto. Nelle prime fasi di una campagna contro un Paese con difese stratificate e capacità missilistiche, l’obiettivo tattico tipico è ridurre l’esposizione dei velivoli e “aprire varchi” colpendo radar, nodi di comando e depositi. Per questo diventano centrali: • Missili da crociera navali Tomahawk: arma subsonica a lungo raggio per attacchi in profondità, lanciata da unità di superficie e sottomarini. È la munizione “classica” per colpire bersagli terrestri senza far entrare piattaforme non stealth nello spazio aereo più rischioso. • Pacchetti di strike da portaerei: Nella zona sono arrivati due gruppi portaerei e relativa componente aerea (caccia imbarcati, velivoli di allerta). La portaerei è una piattaforma di “persistenza”: consente cicli ripetuti di missioni e aumenta la pressione militare anche quando basi terrestri sono vulnerabili a ritorsioni. Nella fase preparatoria ai raid, c’è stato l’arrivo di aerocisterne e velivoli di supporto (rifornimento in volo, trasporto, sorveglianza), cioè “abilitatori” che rendono possibile una campagna prolungata. È il tipo di infrastruttura che consente di mantenere ritmo e raggio d’azione degli strike. Israele: difesa multistrato (e laser per abbassare i costi) La difesa israeliana è costruita su più “piani”, ciascuno ottimizzato per una diversa famiglia di minacce: • Iron Dome per razzi e minacce a corto raggio; • David’s Sling per minacce più complesse (inclusi alcuni cruise e balistici tattici); • Arrow 3 per intercettazioni ad altissima quota, anche fuori atmosfera. Accanto agli intercettori, è rilevante Iron Beam, sistema laser che Israele considera maturo/impiegabile per minacce “piccole” (droni, mortai, razzi), con un vantaggio chiave: ridurre il consumo di intercettori costosi. Stati Uniti e alleati: Thaad, Patriot e scudo navale Aegis Sul lato Usa (e, in parte, dei partner regionali) la difesa tipicamente combina: Thaad, pensato per colpire missili balistici in fase terminale ad alta quota; Patriot Pac-3, intercettore “hit-to-kill” contro balistici tattici e altre minacce; Aegis/Sm-3 su cacciatorpediniere e incrociatori, con capacità di intercetto in fase “midcourse” (in spazio). La risposta missilistica e con droni dell’Iran ha preso di mira diverse capitali e installazioni militari nel Golfo, incluse quelle negli Emirati Arabi Uniti e in Bahrein. Secondo quanto riportato dalle autorità degli Emirati, le difese aeree del paese hanno intercettato con successo una seconda ondata di missili lanciati dall’Iran, con alcuni frammenti caduti su Abu Dhabi senza causare vittime in questa seconda ondata, dopo un primo impatto mortale. Il ministero della Difesa emiratino ha sottolineato l’efficacia del sistema di difesa integrato, che combina intercettori e radar per respingere le traiettorie balistiche e da crociera ostili. In Bahrein, dove ha sede la Quinta Flotta della Marina statunitense, le autorità hanno confermato attacchi missilistici e il dispiegamento di sistemi di difesa aerea per intercettare i razzi in arrivo. Per quanto riguarda l’Arabia Saudita, il regno ha condannato fermamente gli attacchi alle nazioni del Golfo e ha dichiarato la propria disponibilità a mettere “tutte le proprie capacità” a disposizione degli alleati per contrastare ulteriori escalation, sottolineando la solidità delle proprie difese e la cooperazione con partner come Stati Uniti ed Emirati per la protezione dello spazio aereo regionale. La ritorsione sta colpendo Israele, basi americane nella regione e Paesi del Golfo (Bahrain, Qatar, Emirati, Kuwait, Giordania), con intercettazioni dichiarate da più capitali e vari impatti confermati in Bahrain ed Emirati, nel contesto di un attacco più ampio. L’Iran (e i suoi proxy) nei passati attacchi contro Israele hanno già usato la tattica della saturazione: lanciare grandi quantità di vettori relativamente più economici per sopraffare difese sofisticate e creare “finestre” di penetrazione. Sul piano delle capacità, la minaccia iraniana combina missili balistici, veloci, difficili da ingaggiare, ad alto impatto operativo e psicologico; missili da crociera, più lenti ma a profilo basso e potenzialmente più insidiosi per i sensori; droni impiegabili sia come esche sia come vettori d’attacco, utili a complicare la difesa e ad aumentare il numero di tracciati da ingaggiare. Un elemento destinato a pesare sulla durata e sulla forma della guerra è la disponibilità di munizioni difensive. Il Financial Times evidenzia che Stati Uniti e Israele hanno consumato intercettori ad un ritmo molto elevato nei precedenti cicli di escalation, e che oggi la pianificazione deve fare i conti con la profondità degli arsenali: quante munizioni sono effettivamente disponibili prima che la difesa inizi a “bucarsi”. C’è anche un vincolo logistico: i cacciatorpediniere devono rientrare in porto per ricaricare i lanciatori, un limite che rende più difficile sostenere difese navali continue e ad alta intensità per periodi lunghi. In altre parole: non è solo una guerra di precisione e sensori, ma anche una guerra di produzione, scorte e ritmo.
(Adnkronos) - "Siamo tutti interessati, persone e organizzazioni, da questa trasformazione, quindi nessuno si può tirare indietro. Per questo, io credo che bisogna rivendicare una gestione pubblica dell'intelligenza artificiale, credo che solo così possiamo lavorare bene e insieme, con una strategia europea, è importante dotarsi di politiche e strumenti comuni. Per noi, governare l'intelligenza artificiale nel mercato del lavoro significa una cosa molto concreta: significa dare una direzione comune e trasformarla in strategia operativa". Così Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali. "L'Ia in Italia -spiega ancora Caridi- può dare moltissimo, perché siamo un Paese bellissimo ma non tutto funziona come dovrebbe; abbiamo una grande crisi demografica, e questo vuol dire meno lavoratori, e l'Ia può essere utilizzata per potenziare le competenze dei lavoratori che ci sono, non per sostituirli. L'Ia quindi è una sfida, e dobbiamo lavorarci con una strategia europea", conclude.
(Adnkronos) - La transizione energetica richiede luoghi dove tradurre le idee in applicazioni concrete e nuove competenze capaci di trasformare la teoria in pratica industriale. Con il suo Innovation District, Key - The Energy Transition Expo diventa l’epicentro dell’innovazione sostenibile, consolidando il suo ruolo di acceleratore della crescita e di piattaforma di sviluppo per le giovani realtà imprenditoriali italiane e internazionali impegnate nel settore dell’energia. Nel nuovo layout, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) in programma dal 4 al 6 marzo alla Fiera di Rimini ha confermato infatti la presenza di un intero padiglione, il D4, dedicato all’innovazione. All’interno di questo spazio, l’iniziativa Green Jobs&Skills favorirà l’incontro fra domanda di lavoro e offerta di nuove competenze sostenibili. Presente, inoltre, uno stand dedicato a Bex - Beyond Exploration, la nuova expo-conference sulla space economy e il commercial space flight promossa da Ieg in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, in programma dal 23 al 25 settembre alla Fiera di Rimini. L’Innovation District nasce come vero e proprio percorso di open innovation per connettere le Start-up con aziende consolidate e potenziali investitori, incentivando l’innovazione di prodotto e servizio e la nascita di nuovi business sostenibili. L’area Start-up&Scale-up è dedicata alle idee e ai progetti più all’avanguardia nei sette settori merceologici di Key: solare, eolico, idrogeno, efficienza energetica, energy storage, e-Mobility e Sustainable City. A presentarli saranno le 32 Start-up e Pmi innovative italiane e internazionali che sono state selezionate fra le 67 realtà che hanno risposto alla Call for Start-up organizzata da Italian Exhibition Group, in collaborazione con Ice - Italian Trade Agency, Art-Er (società consortile dell’Emilia-Romagna attiva nel sostegno all’innovazione e all’imprenditorialità), Fondazione Mai (espressione del sistema Confindustria), Angi (Associazione Nazionale Giovani Innovatori) e Plug and Play Tech Center, la più grande piattaforma globale di open innovation e venture capital. Alle sette giovani aziende più innovative, una per ogni settore della manifestazione, sarà consegnata una targa di riconoscimento. Le soluzioni in mostra spaziano dall’efficienza energetica alla mobilità elettrica, con una forte presenza dell’intelligenza artificiale applicata alla gestione dell’energia per monitorare i consumi in tempo reale, rilevare anomalie e ottimizzare le risorse, riducendo gli sprechi e massimizzando i risparmi per grandi impianti, aziende, cittadini e comunità energetiche. Saranno presenti progetti di pompe di calore altamente innovative, sistemi di accumulo gravitazionale che catturano e conservano l’energia, tecnologie di monitoraggio avanzato che integrano immagini satellitari, rilievi da drone e sensori terrestri, innovazioni che automatizzano la gestione tecnica dei progetti e migliorano il rendimento degli impianti esistenti, come trattamenti autopulenti per pannelli fotovoltaici, e piattaforme integrate che permettono di installare e monetizzare punti di ricarica per veicoli elettrici ed e-bike. A questi si aggiungono modelli basati sull’economia collaborativa che connettono le aziende con i cittadini che vogliono investire nell’energia solare e servizi che aiutano gli utenti a comprendere, concettualizzare e concretizzare le opportunità di business abilitate dalla sostenibilità e dalla transizione energetica. La ricerca porterà in fiera soluzioni per sviluppare reattori che sfruttino al meglio i catalizzatori e materiali termoplastici riciclabili per pale eoliche. Mercoledì 4 marzo alle 17:15 nell’Innovation Arena, ai sette espositori di Key che avranno presentato i progetti più all’avanguardia, uno per ciascuna categoria merceologica della manifestazione, sarà assegnato il Premio Innovation Lorenzo Cagnoni con una targa ufficiale a riconoscimento dell’eccellenza raggiunta. Per contribuire a colmare il divario tra domanda e offerta di lavoro nell’ambito energetico e della sostenibilità e incentivarne l’incontro, all’interno dell’Innovation District, Key 2026 ha confermato l’iniziativa Green Jobs&Skills, in collaborazione con Green Factor, rivolta a neolaureati e maturandi di istituti tecnici, giovani professionisti e lavoratori che vogliono orientarsi verso la sostenibilità e alle imprese alla ricerca di talenti. All’interno del sito ufficiale della manifestazione, accessibile da desktop o tramite app, è disponibile uno spazio digitale dedicato ai 'green jobs' che consente alle aziende espositrici di promuovere un evento verticale orientato alla talent acquisition. Studenti, professionisti e ricercatori interessati possono pre-registrarsi alla presentazione e inviare il proprio Cv o una lettera di presentazione direttamente tramite la piattaforma. Alla formazione e all’orientamento professionale sarà dedicata l’intera giornata di venerdì 6 marzo. Inoltre, in collaborazione con Enea e Cna, verrà lanciato un Hackathon in cui gli studenti degli Its energia di tutta Italia si sfideranno per tre giorni.