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(Adnkronos) - La decisione degli Usa di allentare le sanzioni alla Russia sul petrolio continua ad alimentare il confronto politico. "C’è la principale potenza dell'alleanza libera occidentale e la guida della Nato, ovverosia gli Stati Uniti, che hanno allentato le sanzioni nei confronti del petrolio che arriva dalla Russia, hanno fatto una scelta pragmatica e io ritengo che l'Italia e l'Europa debbano prendere in considerazione la stessa scelta pragmatica", ha detto Matteo Salvini, leader della Lega, a margine di uno dei gazebo che il Carroccio ha organizzato per le piazze italiane a Ponte Milvio. "Non si tratta di essere pro Putin o anti Putin. Trump ha allentato le sanzioni - ha aggiunto il vicepremier - secondo me ha fatto bene: gli Stati Uniti stanno straguadagnando, la Russia sta straguadagnando, la Cina il petrolio lo sta avendo uguale dall'Iran, chi ne sta pagando le conseguenze siamo noi". E a chi gli chiedeva se si sia confrontato con gli alleati sull'idea che anche l'Ue, e l'Italia, debbano allentare le sanzioni sul petrolio russo, Salvini ha risposto: "Io ho espresso una posizione che tanti altri stanno esprimendo. Ripeto, in scia non a Putin, ma agli Stati Uniti d'America alla guida della Nato. Poi siamo in un governo con altri partiti: io ho espresso il mio parere altri esprimeranno il loro. Io noto che in questo momento quelli che ci stanno rimettendo e pagando di più siamo noi tutto qua, poi uno può dire chi se ne frega, andiamo avanti così. Secondo me è sbagliato, io la mia la dico". "Le parole di Salvini sulla decisione di Trump di allentare le sanzioni alla Russia sul petrolio? È la sua opinione, non devo commentare. Io ho già detto quello che penso", ha risposto ai cronisti Antonio Tajani, vicepremier e segretario FI, lasciando la stazione Tiburtina, al termine della conferenza stampa 'Una Freccia per il Sì'. Mantenere le sanzioni con la Russia? "Assolutamente sì - aveva detto in precedenza Tajani - L'Italia è stata tra i Paesi promotori delle sanzioni alla Russia per spingere Mosca ad arrivare a un cessate il fuoco. Noi vogliamo anche che lì" in Ucraina "la guerra finisca il prima possibile, siamo favorevoli anche lì ad ogni iniziativa e abbiamo sostenuto l'azione americana, speriamo che i colloqui tra le due parti possano andare nella giusta direzione, anche se è molto difficile, però la pace è l'obiettivo finale". "Noi non siamo in guerra neanche con la Russia, tutti gli aiuti militari che abbiamo mandato li abbiamo mandati per proteggere l'Ucraina, non possono essere utilizzati in Russia, quindi questa è una scelta politica ben precisa", ha sottolineato. "Continueremo però a fare in modo che l'Ucraina possa sedersi al tavolo non in condizioni di difficoltà, però mi pare che in questo momento le condizioni di difficoltà siano quelle della Federazione Russa che non riesce a conquistare neanche una parte importante dell'Ucraina", ha aggiunto. "Tanti sforzi decine e decine e decine di migliaia di morti per non ottenere un grande risultato, quindi questo dovrebbe far riflettere anche il Cremlino, perché al di là della propaganda dal punto di vista militare sta andando malissimo", ha concluso il ministro degli Esteri.
(Adnkronos) - "L'effetto immediato" della guerra tra Iran e Israele-Usa "che stiamo vedendo tutti in questi giorni è legato all'aumento dei prezzi dei combustibili fossili, del petrolio, del gnl e del gas. Questa è una cosa che vediamo subito e che i governi di tutto il mondo stanno cercando di affrontare. Ma il rischio è che sia poi una conseguenza che immediatamente non è rilevata, ma che apparirà più nel lungo periodo con il perdurare della limitazione delle navi che possono navigare nello stretto di Hormuz. Dallo Stretto passa gran parte del materiale minerario, diretto verso l'Asia, che serve per fare i fertilizzanti e tutto quello che serve per l'agricoltura. Con un gran rallentamento o un blocco di questi trasporti rischiamo di avere un aumento dei costi delle materie prime, soprattutto dell'agroindustria. Di conseguenza un aumento dei prezzi dei beni alimentari. E' una bomba a orologeria che rischia di scoppiare tra pochi mesi colpendo in modo molto forte le famiglie". E' l'allarme che, intervistato da Adnkronos/Labitalia, lancia Giulio Sapelli, economista, storico e dirigente d'azienda italiano, sulle possibili conseguenze economiche della guerra in Medio Oriente. E a rischiare un brusco aumento dei prezzi a causa delle limitazioni nello Stretto di Hormuz, sottolinea Sapelli, non sono solo i beni alimentari. "Pensiamo alle plastiche, o anche a tutte le infrastrutture che hanno delle molecole che vengono soprattutto prodotte utilizzando o il petrolio o altri minerali che provengono da quelle rotte", aggiunge. E sulla possibilità allo studio del governo italiano di agire sulle accise dei carburanti Sapelli è secco. "Intervenire sulle accise? Si va bene, ma è un palliativo. Si deve lavorare con la diplomazia per fare finire la guerra o comunque sperare che il regime di Teheran cada e il conflitto termini", sottolinea. Secondo Sapelli, non basta "agire in casa propria con le accise, che si può anche fare, perchè abbiamo unificato l'economia, abbiamo centralizzato il capitalismo, le filiere produttive sono ormai internazionali". "Quindi bisogna operare diplomaticamente -aggiunge Sapelli- perché la guerra finisca, quindi sperare che l'attacco, che è anche sacrosanto, fatto da Israele e dagli Stati Uniti contro un regime che aveva la bomba atomica, fanatico e che era un pericolo per tutto il Medio Oriente, porti alla fine del regime", aggiunge. A livello diplomatico, secondo Sapelli, "è molto importante che la Cina stia ancora, 'distante', a differenza dei russi che si sono impegnati in modo chiaro al sostegno dell'Iran. I cinesi sono anche guardinghi e tutti i paesi del Golfo sanno che non devono colpire troppo la Cina perché vedono che la Cina potrebbe avere una funzione di acceleratore della disgregazione dell'Iran". "Quindi bisogna agire intelligentemente, non facendo propaganda, ma facendo politica", aggiunge. Dubbi da parte di Sapelli sul possibile ruolo dell'Ue. "L'Ue ormai non fa più politica da anni. La guerra contro l'Iran un'occasione per un nuovo ruolo dell'Ue anche a livello diplomatico? Certamente, ma bisogna avere del cervello. E invece in Europa ognuno fa per il suo conto. Basta vedere le iniziative di Macron, vengono fuori i vecchi nazionalismi. Anche l'illusione di armarsi: per avere un esercito europeo bisogna avere una strategia, una mentalità. E' molto più utile e intelligente a rafforzare la Nato adesso, è immediato. Ma purtroppo, invece, c'è una crisi dei governi ma anche dei tecnocrati e di chi viene mandato al Parlamento europeo. Quindi è molto difficile, anche in mancanza di una generazione di statisti, fare qualcosa", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).