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(Adnkronos) - "Sono perfettamente d'accordo con Nicola Gratteri. Insieme alle persone per bene che voteranno Sì, voteranno Sì i massoni, i grandi architetti del sistema corruttivo e i mafiosi". Così il magistrato Nino Di Matteo, intervenendo a Roma alla presentazione del volume Di Marco Travaglio, direttore del Fatto Quotidiano, 'Perché No - Guida al Referendum su magistratura e politica in poche e semplici parole' relativamente a quanto detto dal procuratore di Napoli Gratteri. "Gli autori della riforma partono dalla necessità e dal quotidiano esercizio di una denigrazione della magistratura. Quando ci bombardano di notizie e giudizi negativi sulla magistratura, dal caso Garlasco al caso Tortora, ai bambini della casa del bosco, parlano male della magistratura, la delegittimano agli occhi del popolo, parlando alla pancia di quanti hanno interesse a una delegittimazione della magistratura e questi sono i massoni, i mafiosi. Quando i mafiosi, quelli che ragionano, pensano che una parte politica possa andare contro la magistratura, già loro hanno deciso per chi votare. E d'altra parte ne abbiamo esperienze, anche consacrate in sentenze passate in giudicato, quando nel 1987 alcuni partiti, il Psi, il partito radicale, furono fautori della riforma sulla responsabilità civile dei magistrati, i mafiosi erano talmente entusiasti che, anche cambiando quelle che allora erano le loro inclinazioni verso la Dc, decisero di votare per i socialisti e i radicali", ha detto Di Matteo. "Il sì è fondato sul presupposto della necessità di indebolire la magistratura, di denigrare la magistratura e la mafia ha bisogno che agli occhi del popolo la magistratura risulti delegittimata. E questa è una regola che è assolutamente evincibile da ogni minima esperienza di indagini e processi di mafia - ha spiegato Di Matteo - Quindi ci saranno le persone perbene che voteranno sì, ci mancherebbe. Ma io credo che proprio sulla base di questo presupposto i mafiosi, i grandi criminali, voteranno sì". “Lette le parole del pubblico ministero Nino Di Matteo si prova soltanto una grande, infinita pena. È il delirio di un invasato animato dal pregiudizio che non ha alcun rispetto per l’intelligenza e la storia. Non è neppure il caso di confutare un’analisi così ridicola e superficiale. Con lo stesso metro si potrebbe dire che negli anni Novanta un sindaco di Palermo di sinistra eletto con il 75% dei voti avesse calamitato su di sé i voti della mafia. Sarebbe ridicolo, appunto. Qui però siamo oltre e non c’è sdegno che possa contenere cotanta infamia”, afferma Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e vicepresidente della Camera, responsabile della campagna referendaria per il Sì di Forza Italia. “Le parole pronunciate da Nino Di Matteo sono indegne e inaccettabili. Attribuire, in maniera generalizzata e suggestiva, il voto favorevole al referendum a mafiosi, massoni e criminalità organizzata significa scendere su un terreno che non appartiene alla cultura costituzionale di un magistrato della Repubblica", afferma Matilde Siracusano, deputata di Forza Italia e sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento. "Un uomo delle istituzioni, che dovrebbe avere come missione la tutela e l’applicazione della legge, dovrebbe contribuire a elevare il confronto pubblico, non ad avvelenarlo con insinuazioni che delegittimano milioni di cittadini e inquinano il dibattito politico e istituzionale attorno alla riforma della giustizia. Affermare, e reiterare, che determinati ambienti criminali voterebbero in un certo modo non è un’argomentazione nel merito della riforma, ma un modo per spostare il confronto su un piano squallido e lontano dalla democrazia. È un messaggio fuorviante che alimenta contrapposizioni e sospetti, anziché favorire un dibattito serio e approfondito sui contenuti del referendum". "La riforma della giustizia -conclude Siracusano- va discussa articolo per articolo, principio per principio, nel rispetto delle opinioni di tutti. Se si sceglie invece di ricorrere a slogan e a suggestioni da bar, si dimostra di non avere argomenti per entrare nel merito”. "Sempre più nervosi, arroganti e violenti alcuni signorotti del No. Il 22 e 23 marzo con milioni di SÌ gli Italiani daranno loro una bella lezione di educazione e democrazia", scrive su X la Lega, a commento delle parole di Di Matteo. "Il procuratore Di Matteo riprende le parole di Gratteri e dice che mafiosi e massoni voteranno Sì. Se votano i massoni regolari, persone perbene, e lo dice un cattolico mai stato massone, siamo contenti. I voti dei mafiosi invece non li vogliamo. Ma Di Matteo abbia coraggio: faccia i nomi dei delinquenti, dei criminali che voteranno Sì. Intorbidire le acque con queste parole è un'offesa a ciò che ha detto il presidente Mattarella", dice Alfredo Antoniozzi, vicecapogruppo di Fratelli d'Italia alla Camera. "Le parole del dottor Nino Di Matteo sul referendum e sulle presunte ‘scelte di voto dei mafiosi’ sono gravi nei toni e mistificatorie nei contenuti. Le ricostruzioni storiche che coinvolgono il Psi e i Radicali risultano offensive, infondate e falsano il ruolo svolto da due culture politiche che con le loro battaglie hanno segnato la storia democratica della Repubblica". Lo afferma la senatrice di Forza Italia Stefania Craxi. "Altrettanto offensivo e immaginifico - aggiunge - è poi il racconto reiterato della nascita di Forza Italia, ridotto a una narrazione pseudo-giudiziaria che cancella il contesto storico, politico e il consenso reale che accompagnò quella stagione. È una lettura barbara, indegna, che pretende di trasformare decenni di vita repubblicana in un unico, indistinto racconto criminale. Si tratta di affermazioni gravi da cui, spero, prendano le distanze tanto i partiti della sinistra che i tanti illustri sostenitori del No, che accusano il Governo e i partiti della maggioranza di avvelenare il dibattito pubblico. La difesa della legalità e dell’autonomia della magistratura non può passare attraverso anatemi, delegittimazioni e riscritture ideologiche e settarie della storia”.
(Adnkronos) - La settima emissione del Btp Valore, dedicata ai piccoli risparmiatori, sarà collocata da lunedì 2 marzo a venerdì 6 marzo (fino alle 13), salvo chiusura anticipata. I tassi cedolari minimi garantiti sono fissati al 2,50% per il 1° e 2° anno, al 2,80% per il 3° e 4° anno e al 3,50% per il 5° e 6° anno. Al termine del collocamento il ministero dell'Economia e delle Finanze comunicherà i tassi cedolari definitivi, che potranno essere confermati o rivisti al rialzo, in base alle condizioni di mercato. Il Btp Valore offre cedole trimestrali e una scadenza di sei anni, con un premio finale extra pari allo 0,8% del capitale investito. L'investimento può essere effettuato tramite home banking, rivolgendosi alla propria banca o all’ufficio postale dove si possiede un conto corrente o un conto deposito titoli. Il titolo sarà collocato sulla piattaforma MOT di Borsa Italiana alla pari, senza vincoli né commissioni. Tra i vantaggi fiscali si segnalano la tassazione agevolata al 12,5% su cedole e premio finale, l’esenzione dalle imposte di successione e l’esclusione dal calcolo ISEE fino a 50.000 euro investiti in titoli di Stato. L’investimento minimo è di 1.000 euro, senza limiti massimi, garantendo la soddisfazione completa degli ordini, salvo la possibilità per il MEF di chiudere anticipatamente l’emissione. Il Btp Valore rappresenta, quindi, un’opportunità per chi cerca un investimento sicuro con rendimenti garantiti, pensato appositamente per i risparmiatori retail.
(Adnkronos) - "Nonostante le rassicurazioni sulla tutela della produzione di energia da biomasse solide espresse pubblicamente dal governo nelle scorse settimane, la nuova bozza del dl Energia/Bollette prospetta uno scenario ancora critico per l’industria del settore". Così l’Associazione Energia da Biomasse Solide (Ebs) esprime la sua preoccupazione rispetto alla misure previste nella nuova bozza di dl circolata in queste ore “Eravamo fiduciosi, dopo l’impegno preso dal governo, riguardo a un ripensamento sostanziale rispetto alle misure che impattano in modo pesante sul settore delle bioenergie con filiera italiana - dice il presidente di Ebs Andrea Bigai - Il nostro settore è pronto a un confronto tecnico con il decisore politico-istituzionale che non può prescindere dalla condivisione da parte di tutti gli attori, istituzionali e del comparto, della valutazione complessiva dei numeri del settore, e da conseguenti analisi accurate, approfondite, consapevoli su tutti i potenziali effetti del decreto”. "Le bozze di provvedimento circolate - ricostruisce Ebs - prevedono un consistente intervento di riduzione dei Prezzi Minimi Garantiti (Pmg), istituiti ai sensi dell’art. 24, comma 8, del d.lgs. 28/2011 per coprire i costi minimi di esercizio degli impianti. Un meccanismo che esclude già la sovracompensazione". “Riteniamo illogico e inutilmente rischioso rivedere in modo affrettato, per decreto e senza il doveroso confronto il meccanismo varato nel 2024, introducendo una riduzione degli incentivi. Il rischio è compromettere in tempi brevissimi uno dei pilastri più affidabili della generazione rinnovabile nazionale e minare più in generale la fiducia di ogni tipologia di investitori in ambito energetico, sia presente che futura”, dice Bigai. Inoltre, da un punto di vista economico, rileva il presidente di Ebs, "colpire un indotto così consistente significa rinunciare a un importante gettito fiscale, mettere a rischio il lavoro di aziende anche di piccole dimensioni impiegate nella filiera - spesso in zone a rischio abbandono - e accollarsi l’onere di smaltire sottoprodotti delle attività forestali, agricole, agroindustriali. Vuol dire rinunciare a consolidare una virtuosa pratica di valorizzazione energetica di residui poveri in un contesto di impiego a cascata e di economia circolare”. “Il dl Bollette è un passaggio cruciale per il futuro energetico del Paese. Colpire le rinnovabili programmabili e con esse la filiera nazionale sarebbe un errore strategico. Le biomasse solide sono parte della soluzione, non del problema: sono un elemento essenziale del mix energetico, capace di coniugare competitività economica, occupazione, sostenibilità ambientale e sicurezza del sistema elettrico. L’Italia ha bisogno di stabilità regolatoria per evitare disimpegno e incertezza negli investimenti nelle rinnovabili, rischi inconciliabili con gli impegni europei”, conclude.