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(Adnkronos) - In adulti con colite ulcerosa attiva, da moderata a severa, che avevano precedentemente avuto una risposta inadeguata, perso la risposta o erano risultati intolleranti alla terapia convenzionale o al trattamento biologico, il trattamento con guselkumab alla settimana 140 ha dimostrato risultati clinici, endoscopici e istologici sostenuti. Sono i nuovi dati a lungo termine dello studio di estensione Quasar, presentati al congresso 2026 della European Crohn's and Colitis Organisation (Ecco) che si è svolto in questi giorni a Stoccolma (Svezia). In particolare - informa una nota - il trattamento con guselkumab nei regimi di dosaggio 100 mg ogni 8 settimane (Gus100) e 200 mg ogni 4 settimane (Gus200) ha portato l'80,8% dei pazienti alla remissione clinica. Inoltre, il 78,6% ha ottenuto un miglioramento istologico-endoscopico della mucosa (Hemi) e il 53,6% ha raggiunto la remissione endoscopicac (per tutti i valori, media di Gus100 e Gus200). La colite ulcerosa è una condizione cronica che può impattare la vita dei pazienti in modo significativo. Ridurre il rischio di recidiva è una sfida terapeutica importante, per questo la remissione endoscopica e il miglioramento istologico sono endpoint fondamentali per ridurre il rischio di recidiva. "La colite ulcerosa - afferma Silvio Danese, direttore Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia digestiva, Irccs Ospedale San Raffaele e università VitaSalute San Raffaele di Milano - è una condizione che perdura per tutta la vita e che può avere un impatto significativo sulla salute generale dei pazienti. Per questo motivo sono necessarie opzioni terapeutiche che rimangano efficaci e ben tollerate nel corso del tempo. Lo studio di estensione a lungo termine Quasar dimostra la capacità di guselkumab di mantenere risultati duraturi ed esiti costanti, indipendentemente dall'utilizzo o meno di un precedente trattamento biologico o di Jak inibitori. Grazie all'elevata percentuale di aderenza allo studio e all'assenza di nuove segnalazioni di sicurezza, questi dati corroborano l'uso a lungo termine di guselkumab nella colite ulcerosa". Circa l'89% dei partecipanti eligibili allo studio ha completato il trattamento fino alla settimana 140 (media di Gus100 e Gus200). Inoltre, quasi tutti i partecipanti che hanno raggiunto la remissione clinica alla settimana 140 non hanno ricevuto corticosteroidi per almeno 8 settimane. Lo studio ha mostrato inoltre che l'87,5% era già in remissione clinica alla settimana 44 e l'hanno mantenuta fino alla 140. L'efficacia è stata mantenuta a prescindere dal precedente trattamento con farmaci biologici e/o Jak inibitori. Non sono emersi nuovi segnali di sicurezza. "I risultati presentati recentemente al congresso Ecco evidenziano i rilevanti miglioramenti endoscopici ottenibili con guselkumab, confermando il suo potenziale nel migliorare gli esiti clinici per i pazienti con colite ulcerosa - afferma Alessandra Baldini, direttrice medica Johnson & Johnson Innovative Medicine Italia - I pazienti che raggiungono una remissione endoscopica sperimentano un minor numero di riacutizzazioni e una ridotta necessità di ricorrere ai corticosteroidi o alla chirurgia nel tempo. Questi risultati ci incoraggiano e ci motivano a rimanere focalizzati sul fornire trattamenti che aiutino un numero sempre maggiore di pazienti ad ottenere un controllo significativo e duraturo della malattia".
(Adnkronos) - Con l'entrata in vigore della Legge di Bilancio 2026, cambiano le regole di calcolo dell'Isee, la cui domanda per ottenere da subito le nuove agevolazioni previste è in scadenza il prossimo 28 febbraio. In particolare, la franchigia sulla prima casa passa da 52.500 a 91.500 euro (120.000 euro per chi risiede nei capoluoghi di città metropolitane) e vengono introdotte nuove maggiorazioni sulla scala di equivalenza: 0,10 per i nuclei con due figli, una novità assoluta, che sale a 0,25 con tre figli e a 0,55 con cinque o più figli. Per una famiglia con due figli e una casa di proprietà in una grande città l'Isee potrebbe abbassarsi in modo rilevante, ampliando così l'accesso a prestazioni come assegno unico, bonus nido e assegno di inclusione. Queste modifiche, sulla carta, dovrebbero favorire milioni di famiglie italiane, eppure, secondo un sondaggio condotto dalla startup FunniFin su un campione di 5mila lavoratori, che utilizzano la piattaforma, il 75% ritiene che il nuovo calcolo non cambierà nulla nella propria vita. Un dato che racconta, più che una valutazione tecnica, una sfiducia profonda verso strumenti e meccanismi percepiti come distanti dalla quotidianità. "Il dato che emerge dal nostro sondaggio non ci sorprende, ma ci preoccupa. La maggior parte dei lavoratori non ha gli strumenti per valutare se le nuove regole possano agevolarli o meno. E quando non capisci come funziona un meccanismo, smetti di fidarti", commenta Leonardo Capotosto, co-founder di FunniFin. La sfiducia emersa dal sondaggio non nasce nel vuoto. Dietro quel 75%, secondo il sondaggio, ci sono domande concrete che i lavoratori si pongono quotidianamente e che restano senza risposta, domande che riguardano decisioni finanziarie comuni ma che hanno un impatto diretto sull'Isee. Quanto dovrei tenere sul conto corrente? Sul conto corrente, spiegano da FunniFin, conviene mantenere solo la liquidità necessaria per coprire le spese correnti e un margine di sicurezza. Il resto è meglio investirlo o spostarlo su strumenti come titoli di Stato o buoni postali, che dal 2024 sono esclusi dal calcolo Isee fino a 50.000 euro. Meno giacenza media significa un Isee più basso e più possibilità di accedere a bonus e agevolazioni. Altro quesito fondamentale ai fini dell'Isee: mi conviene il mutuo o restare in affitto? Dipende da dove si vive e dal valore dell'immobile. Con le nuove franchigie, una casa di proprietà con valore catastale sotto le soglie previste non pesa più sull'Isee. In molti casi, soprattutto fuori dalle grandi città, comprare casa con un mutuo può risultare oggi più conveniente anche ai fini delle agevolazioni rispetto a restare in affitto. Ma l'Isee va rinnovato ogni anno? E quando? Sì, va rinnovato ogni anno. Quest'anno la scadenza chiave è il 28 febbraio. Chi presenta la Dsu entro quella data ottiene il ricalcolo con le nuove regole e l'assegno unico più alto fin da gennaio, con arretrati inclusi. Chi ritarda perde mesi di importo maggiorato. Ma queste domande restano senza risposta perché i lavoratori non riescono a orientarsi tra franchigie, scale di equivalenza e scadenze fiscali e il motivo ha a che fare con un livello di competenze finanziarie che in Italia resta cronicamente insufficiente. "Aumentare l'educazione finanziaria per i dipendenti italiani è una priorità. L'Edufin Index 2025 lo conferma: l'alfabetizzazione finanziaria degli italiani si ferma a 56 punti su 100, sotto la sufficienza, con l'indice di consapevolezza ancora più basso a 54 punti. Il divario colpisce soprattutto donne e giovani sotto i 40 anni. Se questo livello non si alza, ogni riforma fiscale, per quanto positiva, rischia di non raggiungere chi ne avrebbe più bisogno. Per questo i dipendenti hanno sempre più bisogno di avere supporto concreto su queste tematiche e quindi per un'azienda offrire un benefit completo sul benessere finanziario può fare la differenza anche a livello sociale", conclude Capotosto.
(Adnkronos) - L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che se smaltito in modo scorretto può essere altamente inquinante: versato nel terreno avvelena la falda acquifera, disperso in acqua forma una pellicola impermeabile che impedisce lo scambio di ossigeno con danni alla vita acquatica, se bruciato in modo improprio rilascia inquinanti. In Italia viene, però, raccolto al 100%, riportato a nuova vita e trasformato, principalmente, in nuove basi lubrificanti grazie ad un modello di economia circolare che funziona e che rappresenta un’eccellenza globale osservata anche all’estero per la sua efficacia. A raccontare la filiera del riciclo degli oli esausti è all’Adnkronos Riccardo Piunti, presidente del Conou, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati. “Il ciclo degli oli minerali usati in Italia è il più virtuoso che ci sia nel mondo: è un'eccellenza sia a livello europeo sia rispetto ad altri Paesi occidentali come gli Stati Uniti. In Italia raccogliamo la totalità degli oli minerali usati (190mila tonnellate all’anno) e li rigeneriamo per il 98%. I dati complessivi di altri Paesi non sono altrettanto brillanti: in Europa la raccolta copre l'80% del raccoglibile, il che significa che c'è un 20% che non si sa bene che fine faccia, e di questo 80% ne viene rigenerato solo il 60%. Negli Stati Uniti, l'olio raccolto arriva a circa l'80%, di questo solo il 50% viene rigenerato”, rimarca Piunti. Un risultato ottenuto grazie ad una filiera che funziona. Qualche dato dall’ultimo report di Sostenibilità: il Consorzio, nel 2024 ha recuperato 188mila tonnellate di oli usati con circa 6907 conferimenti (operazioni) con autobotte, risultato delle attività di raccolta dei 58 Concessionari che hanno ritirato il rifiuto presso circa 103mila produttori e siti in tutto il Paese. Queste 188mila tonnellate sono state poi cedute in maggior parte alle tre raffinerie di rigenerazione; solo una parte (2.400) è stata destinata a termovalorizzazione mentre un quantitativo minimo di circa 200 tonnellate è stato avviato a termodistruzione a un inceneritore autorizzato. Un ciclo che funziona, con vantaggi di natura sia economica che ambientale. “Noi recuperiamo da un rifiuto pericoloso circa 120 milioni di euro l'anno di prodotti nobili, cioè di basi lubrificanti riutilizzabili, di bitumi e di gasoli - sottolinea Piunti - Dal punto di vista ambientale risparmiamo emissioni per oltre il 40% della CO2 (90mila tonnellate di CO2 equivalente evitate) e il 90% di tutti gli altri inquinanti, mediamente, che altrimenti produrremo lavorando con la materia prima vergine”. Sul fronte economico-sociale, nel 2024 il sistema Conou ha, poi, generato un impatto diretto di oltre 73,4 milioni di euro, occupando oltre 1.850 persone.