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(Adnkronos) - Le priorità degli Stati Uniti nel conflitto con l'Iran sono le neutralizzazione delle sue capacità militari e quelle relative al potenziamento del programma nucleare. Lo dice il sottosegretario alla Difesa Matteo Perego di Cremnago in visita a Washington, che ritiene che "queste due iniziative per i quali sono stati condotti attacchi insieme a Israele siano in corso di neutralizzazione, che la maggior parte degli obiettivi sia stato ormai accolto". "Una volta raggiunto questo obiettivo, credo che sia nell'interesse degli Stati Uniti poter dire che questi obiettivi primari sono stati raggiunti e che si debba poi cercare una soluzione politica-diplomatica al conflitto”, afferma Perego di Cremnago. Secondo il sottosegretario, è necessaria la creazione di un canale diplomatico, in particolar modo, per evitare di allargare il conflitto nel Medio Oriente e terminare le ostilità. "Certamente gli effetti di questo conflitto, che hanno ricadute non soltanto sulla stabilità del Medio Oriente, l'abbiamo visti anche sul mondo dell'energia, sugli idrocarburi e rappresenta per noi un motivo di grande sensibilità”, osserva Durante la sua visita nella capitale statunitense, Perego di Cremnago ha affrontato con i rappresentanti delle istituzioni americane la questione del processo di revisione e modernizzazione delle forze armate italiane nell’ottica del raggiungimento dei capability targets (gli obiettivi di difesa comune, ndr) stabiliti dalla Nato. “Alla luce del conferimento di maggiori budget per la difesa, abbiamo toccato vari aspetti tipo le procure su diversi settori che toccano anche quei domini operativi diciamo nuovi, come lo spazio, la cybersecurity o il dominio subacqueo", ha dichiarato il sottosegretario. “Una missione durata poche ore, quasi un giorno, ma importante per rafforzare la cooperazione dei nostri settori della difesa anche per scambi di vedute su una tematica – quella della difesa e della sicurezza – che interessa non soltanto i cittadini italiani, i governi, ma è un tema al centro dell'attenzione per le dinamiche geopolitiche in cui, come sempre, Italia e Stati Uniti hanno la capacità di creare soluzioni comuni”. A una domanda della Adnkronos se il conflitto iraniano possa distogliere l’attenzione da quello ucraino e se abbia ricevuto rassicurazioni dagli americani a riguardo, Perego di Cremnago ha risposto che presto in Turchia riprenderanno i negoziati a tre e che vedranno anche il coinvolgimento di Washington: “Auspichiamo che questa sia la volta buona per arrivare a una soluzione al conflitto nell'interesse ovviamente della difesa dei diritti degli ucraini, visto il sacrificio enorme che hanno fatto in termini di caduti, di giovani vite spezzate per difendere il proprio territorio e l'integrità, la sovranità soprattutto dell'Ucraina e quindi sia nel interesse dell’amministrazione americana arrivare a una soluzione in questo conflitto”. Lo stesso interesse, sostiene il sottosegretario, che gli Stati Uniti hanno nell’evitare di far durare troppo a lungo il conflitto in Iran al fine di evitare ricadute in termini sia di sicurezza, ma anche ricadute economiche ed energetiche. “Da sempre è una delle regioni che influenza tutte le altre. Quando il Medio Oriente è stabile poi le ricadute sono globali. In questo senso l'Italia lavora sia per continuare a sopportare l'Ucraina – l'abbiamo fatto con 12 pacchetti d'aiuti, l'abbiamo fatto sostenendo qualunque iniziativa in sede europea volta a rafforzare la postura di difesa ucraina – sia in quella di cercare canali di dialogo nell'ambito dei paesi del Golfo per arrivare a una soluzione nel conflitto in Iran,” ha dichiarato ai giornalisti Perego di Cremnago. Il presidente Donald Trump ha convocato nei giorni scorsi le maggiori aziende della difesa americane per chiedere di aumentare la loro produzione. Una richiesta che, secondo il sottosegretario, vede spazio anche per i contractor italiani. “C'è spazio anche per l'industria italiana di difesa, soprattutto potendo contare da un lato sul know how tecnologico, ma anche sulla capacità manifatturiera di un paese come l'Italia che è la seconda potenza d'Europa dopo la Germania. Credo che questo sia un asset fondamentale del nostro paese che possiamo esprimere qui, dove già siamo presenti con molti investimenti di aziende italiane che impiegano diverse migliaia di cittadini americane nella produzione dei sistemi di difesa, per cui i margini di crescita sono enormi”. Tuttavia, il sottosegretario chiarisce una necessità di cui il governo italiano è consapevole: “Bisogna fare le cose più velocemente, possibilmente farle meglio, farle costare anche meno. Credo che siano i tre leitmotiv dell'industria di difesa oggi, guardando quello che fanno i nostri competitor (come la Cina e la Russia, ndr) che hanno aumentato significativamente la capacità di produzione di sistemi autonomi e di munizioni e quindi per noi sono una seria minaccia in termini di postura di difesa e quindi di deterrenza”. (di Iacopo Luzi)
(Adnkronos) - L’Osservatorio di Nhrg, agenzia per il lavoro, ha condotto un’analisi sul database dei candidati dell’anno 2025 per delineare il profilo di chi è attualmente in cerca di occupazione. Il campione analizzato è composto prevalentemente da professionisti con esperienza consolidata e mostra una forte concentrazione nella fascia d’età 25–35 anni. Nel dettaglio, quasi un terzo dei partecipanti (30,27%) ha un’età compresa tra i 25 e i 35 anni. Seguono la fascia 36–45 anni (19,37%) e quella 46–55 anni (17,84%). Le persone con più di 55 anni rappresentano il 10,24%, mentre gli under 25 si attestano al 4,66%. I dati non disponibili incidono per il 17,63%. Per quanto riguarda l’esperienza professionale, emerge un profilo complessivamente qualificato: il 42,76% del campione vanta oltre 10 anni di esperienza. Il 22% ha maturato tra i 3 e i 5 anni di attività lavorativa, mentre il 17,19% si colloca nella fascia 6–10 anni. Più contenute le quote relative a chi ha meno di un anno di esperienza (8,77%) e a chi ne ha tra 1 e 2 anni (2,35%). I dati non disponibili si fermano al 6,93%. Osservando le aree professionali, il settore degli operatori tecnici e specializzati risulta il più rappresentato (19,99%), seguito da amministrazione e controllo di gestione (15,58%) e magazzino e logistica (11,71%). Completano il quadro segreteria e reception (7,85%), turismo e ristorazione (6,20%) e vendite (4,19%). Sul fronte del genere, si registra una marcata prevalenza maschile: il 67,8% a fronte del 32,2% femminile. Dal punto di vista territoriale, il Nord Italia guida la classifica: Torino è la provincia più rappresentata (13,69%), seguita da Padova (5,55%), quindi Milano e Vicenza con rispettivamente il 3,93% e il 3,04%. Per il Centro, spicca Roma (9,69%), seguita da Bologna (5,31%). Resta una quota del 24,19% di dati geografici non disponibili. Nel complesso, i numeri delineano una struttura occupazionale orientata principalmente verso ruoli tecnici e specializzati, caratterizzata da una significativa predominanza maschile.
(Adnkronos) - L’89% degli intervistati definisce il settore delle rinnovabili un ambiente inclusivo in cui le donne si sentono rispettate, ascoltate e valorizzate. Questo elemento estremamente positivo si accompagna però a elementi di criticità rispetto a una minore rappresentanza delle donne nel settore e a elementi di disparità percepita. È quanto emerge dall’indagine su circa 600 aziende del settore delle rinnovabili e del fotovoltaico, realizzata da Italia solare e Key - The Energy Transition Expo con il supporto di Excellera Intelligence, che analizza la presenza femminile e le dinamiche di inclusività nel comparto. Secondo i partecipanti all’indagine, le donne rappresentano il 35% dei dipendenti del comparto. Poco più di una donna su quattro (28%) opera nell’area tecnica, mentre il 72% è impiegato in altre funzioni aziendali, con una maggiore presenza nell’area Amministrazione (27%). Sul fronte delle posizioni apicali, il report evidenzia una presenza femminile ancora contenuta seppur in linea con i trend di altri settori: il 67% delle aziende ha almeno una donna in posizioni di vertice, mentre il 33% non ne ha nessuna. Se il dato a livello aggregato è positivo, nel momento in cui ci si concentra sulla leadership femminile la quota si assottiglia decisamente: solo 1 azienda su 10 dichiara di avere una donna come ad, dg o amministratrice unica, mentre il 4% segnala una presenza femminile nei ruoli di presidente o vicepresidente. L’89% degli intervistati pensa che nella propria azienda ci sia un clima inclusivo e rispettoso dell’universo femminile. Questo elemento è molto positivo per il settore e ha un portato positivo anche in termini di attrattività di talenti per le aziende che lo rappresentano. Questo dato però non equivale a dire che non esistano criticità, quasi una donna su due (48%) afferma di aver assistito nel suo percorso professionale a episodi riconducibili a disparità di genere. Gli episodi si verificano sia all’interno delle aziende sia durante eventi pubblici o incontri di lavoro. Gli episodi riportati riguardano principalmente delegittimazione tecnica e professionale, utilizzo di linguaggio non inclusivo, differenze nell’attribuzione di responsabilità e nei trattamenti economici. L’indagine evidenzia inoltre una significativa differenza di percezione tra uomini e donne rispetto alle opportunità professionali nel settore. Tra gli uomini intervistati, circa due terzi (67%) ritengono che esistano pari opportunità di carriera tra i generi, mentre questa convinzione è condivisa solo dal 41% delle donne. Il divario percettivo risulta ancora più marcato sul tema della parità retributiva: il 65% degli uomini considera equilibrate le retribuzioni tra uomini e donne, a fronte del 28% delle lavoratrici che esprime la stessa valutazione. Sul fronte degli strumenti organizzativi, il settore mostra una diffusione significativa di politiche a supporto dell’equilibrio tra vita professionale e personale: il 78% degli intervistati dichiara infatti che nella propria azienda sono attive misure di flessibilità e conciliazione vita-lavoro. Accanto a questo dato positivo emerge tuttavia un elemento di attenzione: circa una donna su cinque (21%) ritiene che l’utilizzo di tali strumenti possa comportare possibili ripercussioni sul percorso professionale, segnalando la persistenza di timori legati a potenziali penalizzazioni di carriera. “Il comparto energetico, e con questo anche il mondo delle rinnovabili e del fotovoltaico, è storicamente rappresentato da una forte presenza maschile. Negli anni abbiamo visto cambiare il trend, con aziende sempre più aperte e attente alla parità di genere, ma la strada da percorrere è ancora lunga. Come Associazione stimoliamo tale cambiamento e questa iniziativa è un passo concreto nella presa di coscienza di quello che manca e di ciò che si può fare per sostenere una presenza maggiore delle donne nel nostro settore. Quello che appare evidente è che oltre a una mancanza di figure femminili nelle discipline Stem (Science, Technology, Engineering, and Mathematics), resta ancora molto un fatto culturale. Partire da qua per promuovere il cambiamento è fondamentale e Italia Solare con le sue attività se ne rende promotrice”, commenta Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare. “Le professioni legate al mondo dell’energia restano ancora poco presidiate dalla componente femminile, anche perché le donne intraprendono in misura limitata percorsi di studio e carriere nelle discipline Stem. Questo rapporto porta l’attenzione su un tema strategico per il futuro della filiera energetica e offre elementi utili a favorire una maggiore presenza femminile nel mondo tecnico e scientifico. Si tratta di un percorso che può rafforzare ulteriormente il contributo di competenze e valore che le donne già oggi portano nella filiera”, commenta Alessandra Astolfi, Global Exhibition Director della divisione Green & Technology di Italian Exhibition Group.