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(Adnkronos) - Rilancio dell'azione diplomatica per far fronte alla "preoccupante" escalation in Medio Oriente dopo l'attacco di Usa e Israele all'Iran, impegno per mettere in sicurezza i tantissimi italiani nella zona di guerra, che si fa sempre più ampia. Sono gli obiettivi che Giorgia Meloni chiarisce in una intervista al Tg5, intervenendo per la prima volta dopo i massicci bombardamenti su Teheran e la reazione del Paese degli Ayatollah. "Mi preoccupa il contesto generale, una crisi del diritto internazionale che è inevitabilmente figlia della guerra in Ucraina, quando un membro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite ha deliberatamente attaccato un suo vicino", spiega la presidente del Consiglio, chiamando in causa il conflitto scatenato da Putin quattro anni fa: “Era inevitabile che avrebbe portato a una stagione di caos". Ora la guerra tocca l'Europa, come dimostra l'attacco a Cipro, e Meloni non nasconde i suoi timori. "L’obiettivo è ovviamente che la crisi non dilaghi – dice la premier – ma penso che nulla possa andare meglio se l'Iran non ferma i suoi attacchi nei confronti dei paesi del Golfo che sono totalmente ingiustificati", aggiunge. Riguardo il nuovo conflitto nel Golfo, con l’escalation dopo gli attacchi Usa e Israele all'Iran di sabato mattina, Meloni spiega che con l’ex Persia "l'accordo” sul nucleare “è fallito e Stati Uniti e Israele hanno deciso di attaccare senza il coinvolgimento dei partner europei", confermando l’iniziativa unilaterale di Washington e Tel Aviv. Il governo, assicura “è ovviamente è impegnato a dare assistenza alle migliaia di italiani che sono rimaste bloccate, particolarmente nei paesi del Golfo”, per questo “siamo in contatto con quei Paesi, siamo in contatto con i nostri partner europei". E’ la linea su cui si attesta il governo, già ribadita dai ministri Tajani e Crosetto nel corso dell’audizione in Senato, sottoponendosi al fuoco di fila delle domande dei gruppi di opposizione. La situazione "mi preoccupa ovviamente perché sarebbe stupido ritenere che quello che accade anche lontano dai nostri confini non ci coinvolga”. Questa - continua - “è la ragione per la quale l'Italia si era molto spesa perché si arrivasse a un accordo serio sul nucleare iraniano, particolarmente in un momento nel quale vacilla il diritto internazionale". "Noi non possiamo permetterci che l'attuale regime iraniano abbia missili a lungo raggio con testate atomiche". Meloni intanto cerca di rilanciare l’azione diplomatica, puntando a coinvolgere gli attori locali. Ieri, come confermano media del Qatar ha sentito l'Emiro Sheikh Tamim bin Hamad Al Thani. "All'inizio della conversazione - è il resoconto che arriva dal Golfo - la presidente Meloni si è informata sulle condizioni in Qatar a seguito dell'aggressione iraniana, esprimendo la ferma condanna per tale atto e confermando la piena solidarietà dell'Italia nei confronti del Qatar e del suo popolo in queste circostanze eccezionali". "Entrambe le parti hanno inoltre insistito sulla necessità di lavorare per ridurre l'escalation, privilegiando il linguaggio del dialogo politico e la via diplomatica come il mezzo più efficace per contenere la crisi, preservare la sicurezza della regione e garantirne la stabilità". Altro timore è quello della possibile recrudescenza del terrorismo di matrice islamica. "Per questo abbiamo attivato anche la nostra intelligence", fa sapere. Meloni al Tg5 difende infine il ministro Crosetto, al centro degli attacchi dell'opposizione, per essersi trovato a Dubai nelle ore calde della crisi, bloccato negli Emirati. "Ha sempre fatto il suo lavoro", taglia corto.
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale, così come dicono anche tante ricerche a livello internazionale, certamente comporterà un riposizionamento e soprattutto anche un rischio su alcune posizioni lavorative ma quello che dicono le ricerche internazionali è che invece porterà alla fine un saldo positivo in termini di nuove opportunità di lavoro". Lo dice la ministra del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, a margine dell’evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità'. "Il tema ovviamente è un tema connesso alla strategia sulle competenze, alla formazione e alla riqualificazione dei lavoratori, all'attenzione a dare una risposta in termini di competenze digitali delle persone", precisa Calderone. "Stiamo formando migliaia di persone proprio per trasferire competenze digitali che sono fondamentali in questo contesto", spiega. "La nostra - prosegue il ministro - non è una visione pessimistica, dobbiamo certamente avere attenzione a quelli che possono essere i potenziali contraccolpi negativi, ma la risorsa umana è fondamentale, l'intelligenza artificiale deve essere al servizio del lavoro ovviamente di qualità", conclude.
(Adnkronos) - Un regolamento europeo che parla di pellicola e cinghie può sembrare materia da addetti ai lavori. In realtà riguarda ogni prodotto che attraversa un confine regionale, ogni bancale che entra in un supermercato, ogni spedizione che parte da un distretto industriale. Perché prima di arrivare sugli scaffali, quasi tutto viaggia su un pallet. È su quel livello – il trasporto interno tra stabilimenti, i flussi nazionali, la logistica quotidiana – che il regolamento Ue 2025/40 sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio (PPWR) aveva previsto un passaggio radicale: 100% di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto, compresi i formati flessibili usati per stabilizzare i carichi. Un obiettivo che ha acceso il confronto tra industria, operatori logistici e istituzioni, fino all’adozione di un atto delegato che esenta pellicola e cinghie dal vincolo integrale. Sommario Gli imballaggi rappresentano circa il 40% della plastica utilizzata nell’Unione europea e sono responsabili di metà dei rifiuti marini. Nel 2022 ogni cittadino europeo ha generato in media 186,5 kg di rifiuti di imballaggio. È su questi numeri che si fonda la revisione normativa culminata nel PPWR, entrato in vigore l’11 febbraio 2025 e applicabile in via generale dal 12 agosto 2026. Il regolamento riscrive le regole del settore lungo l’intero ciclo di vita dell’imballaggio: progettazione, immissione sul mercato, gestione del fine vita. L’obiettivo è rendere tutti gli imballaggi riciclabili in modo economicamente sostenibile entro il 2030, aumentare l’uso di plastica riciclata e ridurre il ricorso a materie prime vergini, mettendo il comparto sulla traiettoria della neutralità climatica al 2050. Tra le novità figurano restrizioni su alcune plastiche monouso, obblighi di riduzione di peso e volume, limiti alle sostanze di preoccupazione come i PFAS. Ma per il mondo della logistica il passaggio più rilevante è l’articolo 29, che introduce obiettivi vincolanti di riutilizzo per gli imballaggi di trasporto. L’articolo 29 stabilisce che dal 2030 almeno il 40% degli imballaggi di trasporto e di vendita utilizzati per il trasporto debba essere riutilizzabile in un sistema di riuso. Per i flussi tra siti della stessa impresa, tra imprese collegate o per consegne a operatori nello stesso Stato membro, gli articoli 29(2) e 29(3) fissavano un obiettivo più stringente: 100% di riutilizzo. Nel campo di applicazione rientravano pallet, casse, contenitori sfusi intermedi, fusti e anche i formati flessibili utilizzati per stabilizzare i pallet, come pellicola e cinghie. L’ipotesi di un riuso integrale di questi ultimi ha sollevato forti perplessità nel settore logistico e manifatturiero. Lo studio commissionato dalla Direzione generale Ambiente ha valutato l’impatto di uno scenario a 100% riuso per pellicola e cinghie nei flussi interni o nazionali. Le conclusioni affermano che “sono necessarie esenzioni dagli obiettivi di riutilizzo del 100% di imballaggi e cinghie per pallet entro il 2030”. Tra le criticità evidenziate costi elevati di adattamento delle linee automatizzate, maturità limitata delle soluzioni riutilizzabili su larga scala, necessità di sistemi di logistica inversa e possibili effetti su sicurezza e igiene in specifiche filiere. Sulla base di queste evidenze, la Commissione ha esercitato il potere previsto dall’articolo 29(18), adottando un atto delegato che integra l’elenco delle esenzioni. Pellicola e cinghie non vengono escluse dal PPWR. L’esenzione riguarda esclusivamente l’obbligo del 100% di riutilizzo nei flussi interni o nazionali. Le aziende potranno continuare a utilizzare materiali monouso in questi contesti senza dover implementare sistemi di ritorno dedicati per rispettare un target integrale. Restano però in vigore gli altri obblighi: riciclabilità entro il 2030, requisiti di contenuto minimo di plastica riciclata, riduzione di peso e volume, rispetto delle restrizioni sulle sostanze di preoccupazione. Il regolamento mira a rendere tutti gli imballaggi immessi sul mercato europeo riciclabili in modo economicamente sostenibile; per pellicola e cinghie questo significa ripensare formulazioni, compatibilità con i sistemi di raccolta e qualità del materiale recuperato. Il target del 40% di imballaggi di trasporto riutilizzabili dal 2030 resta invariato. Le imprese potranno raggiungerlo investendo in pallet a rendere, casse riutilizzabili, contenitori rigidi e sistemi di pooling. Pellicola e cinghie restano dunque operative nel breve periodo, ma sotto una pressione crescente sul fronte dell’innovazione di prodotto, dell’efficienza del riciclo e dell’integrazione di plastica riciclata nel ciclo produttivo.