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(Adnkronos) - Lo Spid a pagamento sta spingendo molti a usare la Carta d'Identità elettronica (Cie),obbligatoria in Italia a partire dal prossimo agosto, per l'autenticazione digitale e sul web. Per attivare e utilizzare la Carta d'identità elettronica al posto dello Spid, così da accedere, ad esempio, alla propria pagina dell'Agenzia delle Entrate o a quella dell'Inps, servono codice Pin e codice Puk, a seconda delle modalità d'accesso previste. In fase di autenticazione sarà richiesto anche il numero di serie sulla carta, facile da reperire perché scritto sulla carta stessa. Discorso diverso invece per Pin e Puk, che spesso vengono dimenticati o smarriti. Come recuperarli lo spiega il ministero dell'Interno, nella sezione dedicata alla Carta d'identità elettronica, dove si spiega che il Pin serve per accedere ai servizi online, mentre il Puk è necessario per sbloccare il Pin nel caso in cui risulti bloccato o ci sia bisogno di crearne uno nuovo. Non essendo scritti sulla carta, né Pin né Puk, possono essere difficili da reperire. Entrambi i codici da otto cifre vengono consegnati all'utente insieme alla Cie, venendo divisi a metà e non dati tutti insieme (prime quattro cifre al momento della richiesta, le altre quattro direttamente a casa alla consegna della carta). In caso di smarrimento del Pin, è facile recuperarlo se hai il codice Puk, che svolge come detto proprio questa funzione. Si può andare sull'apposita app CieID e alla sezione 'Sblocca carta', dove si potrà reimpostare, se necessario, il Pin. Nel caso invece non si abbia il Puk è possibile recuperarlo andando sempre su CieID dove c'è un'apposita sezione 'Recupero Puk", che funziona avvicinando la Carta allo smartphone e inserendo il numero di serie. A questo punto sarà necessario inserire i dati forniti al Comune in fase di erogazione. Dopodiché passeranno 48 ore e si riceverà, tramite Sms o mail, un link che permetterà di ultimare la procedura e recuperare il Puk.
(Adnkronos) - Il dibattito sulla normativa Cbam (Carbon border adjustment mechanism) continua a essere acceso, con la Commissione Ue che annuncia la soppressione dei dazi sui fertilizzanti, categoria che include anche l’urea utilizzata per la produzione di colle impiegate nella fabbricazione dei pannelli a base legno. Questo si aggiunge al possibile inserimento della clausola che permette di sospendere l’applicazione del Cbam per l'urea e i fertilizzanti in caso di onerosità ridondanti. “Una proposta, quest’ultima, che va nella giusta direzione, anche se preoccupano le tempistiche e le modalità di applicazione: abbiamo bisogno di certezze” spiega Paolo Fantoni, presidente Assopannelli di FederlegnoArredo. “Di fatto - afferma - la quota di importazioni provenienti da Paesi effettivamente soggetti recentemente a dazi è marginale rispetto al totale delle forniture verso l’Ue: l’impatto della loro eliminazione sarebbe sostanzialmente residuale e non compenserebbe i costi aggiuntivi derivanti dall’entrata in vigore del meccanismo Cbam. Come Assopannelli di FederlegnoArredo, auspichiamo l’apertura di un confronto con le istituzioni, valutando la possibilità di eliminare urea e fertilizzanti dalla lista dei materiali soggetti a Cbam, oltre a eventualmente scaglionare nel tempo la piena operatività del meccanismo”.
(Adnkronos) - «Rendere il territorio più sano, più pulito e più biodiverso»: con questo obiettivo, cinque anni fa, è nato il Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, che oggi celebra un traguardo storico con la messa a dimora del 100.000° albero. A sottolinearne il valore è Maria Paola Chiesi, presidente del Consorzio Forestale KilometroVerdeParma che definisce il risultato tutt’altro che scontato. «Ci siamo dati un obiettivo quantitativo perché è importante avere dei traguardi. Centomila alberi in cinque anni sembravano una sfida ambiziosa, e invece ce l’abbiamo fatta», afferma. Un successo reso possibile, spiega Chiesi, «grazie alla collaborazione delle istituzioni, dei privati, delle aziende, dei cittadini e delle associazioni», che rende questo risultato «il simbolo di una comunità che si prende cura di se stessa e del proprio territorio». La posa del Ginkgo biloba in viale Du Tillot segna anche l’avvio di un nuovo progetto: la nascita dell’arboreto urbano di Parma, concepito come museo a cielo aperto dedicato alla cura del territorio e alle generazioni future. È un Ginkgo biloba, pianta antichissima e straordinariamente resistente, a rappresentare il significato profondo del 100.000° albero piantato dal progetto KilometroVerdeParma. «La scelta non è casuale -spiega Maria Paola Chies-. Il ginkgo ci lega alla storia del pianeta: cresce lentamente, diventa imponente, ed è il simbolo di un amore per il territorio che richiede tempo ma si costruisce in modo solido». Chiesi ha aggiunto che l’albero messo a dimora in viale Du Tillot è anche il primo tassello dell’arboreto urbano, destinato a diventare «una grande biblioteca di alberi, con centinaia di specie diverse». Un progetto che guarda lontano e che nasce dalla partecipazione condivisa di cittadini, bambini, istituzioni e partner. «Prendersi cura oggi del territorio significa costruire benessere, qualità della vita e futuro per le generazioni che verranno», conclude.