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(Adnkronos) - E' prevista dal 2 al 6 marzo la nuova emissione del Btp valore con durata 6 anni. In attesa di conoscere i rendimenti minimi garantiti – che verranno comunicati venerdì 27 febbraio – Facile.it ha ipotizzato alcuni scenari confrontando i possibili rendimenti del Titolo di stato con quelli di altri prodotti come i conti deposito e le polizze vita Ramo I. L’analisi è stata realizzata prendendo in considerazione un investimento da 10mila euro su due orizzonti temporali: 5 anni e 6 anni. Ecco cosa è emerso. Scenario 1: il confronto a cinque anni Per la simulazione a cinque anni è stato utilizzato un conto deposito vincolato con tasso di rendimento lordo annuo pari a 2,90% e imposta di bollo a carico del cliente; il guadagno (al netto della tassazione al 26%) sarebbe pari, dopo cinque anni, a 972,41 euro. Il Btp valore è caratterizzato da un meccanismo di 'step up' con rendimento crescente dopo 2 e 4 anni, ma ai fini dell’analisi è stato ipotizzato un tasso lordo che, nei cinque anni, è stimato al 2,90% annuo. Il guadagno (al netto della tassazione agevolata al 12,5% e dell’imposta di bollo 0,2%), in questo caso sarebbe pari a 1.180,60 euro. La stima è stata calcolata ipotizzando che dopo 5 anni il risparmiatore venda il Btp valore con prezzo pari rispetto al prezzo di acquisto. Nella realtà, al momento della vendita il risparmiatore dovrà fare i conti con il valore del titolo; se inferiore al prezzo di acquisto, il rendimento netto sarà più basso, se superiore al prezzo di acquisto, il rendimento sarà più elevato; vendere il titolo prima della scadenza significherebbe, inoltre, perdere il bonus dello 0,80% previsto per chi tiene l’investimento per tutti e 6 gli anni. La terza opzione presa in esame è la polizza vita Ramo I. Per questa simulazione, Facile.it ha ipotizzato un rendimento annuo lordo del 2,68% e un bonus iniziale pari all’1% del capitale investito, che porterebbe in uno scenario di mercato moderato a un guadagno netto di 1.336,92 euro (al netto della tassazione che, per questa simulazione, è stata ipotizzata al 12,5%, anche se, in realtà, potrebbe essere superiore a seconda della composizione del sottostante). Scenario 2: il confronto a sei anni In questo secondo scenario, per il Btp valore è stato ipotizzato un tasso lordo complessivo del 3,15% annuo e un premio finale pari allo 0,8% del capitale nominale, con un guadagno netto stimato di 1.617,90 euro. Per la polizza vita Ramo 1, invece, è stato considerato sempre un rendimento lordo del 2,68% e bonus iniziale pari all’1% del capitale investito: il guadagno netto nei sei anni arriverebbe a 1.607,25 euro. "Fino a che non verranno comunicati i tassi minimi garantiti per il nuovo Btp valore - spiegano gli esperti di Facile.it - è possibile fare solo ipotesi di massima, ma quando si ha a che fare con questo tipo di scelta, il consiglio è di non limitarsi a confrontare i prodotti solo in base al rendimento, ma è fondamentale partire dalle proprie esigenze e poi valutare con attenzione tutte le caratteristiche dei prodotti, anche in termini di flessibilità e di rischi connessi a ciascuno strumento. Come sempre l’intervento di un esperto può aiutare i consumatori a definire una strategia corretta di investimento, basata su un portafoglio diversificato di strumenti adatti alla propensione al rischio del risparmiatore e agli obiettivi di ciascuno".
(Adnkronos) - Integrare la previdenza fin dalle prime fasi del percorso lavorativo, rendendola una componente stabile del welfare e uno strumento concreto per il futuro delle nuove generazioni. E' il messaggio emerso oggi dalla conferenza 'Il futuro della previdenza complementare è oggi: il ruolo strategico delle imprese', promosso dal Presidente della XI Commissione Lavoro Pubblico e Privato della Camera dei Deputati, Walter Rizzetto, con la partecipazione del sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Claudio Durigon, della consigliera dell’Ivass Rita D’Ecclesia, del consigliere esperto Cnel, Francesco Rotondi e dell’ad di Arca Fondi SGR, Ugo Loeser. L’incontro, tenutosi a Palazzo San Macuto, ha riunito istituzioni, operatori del settore previdenziale, imprese e direttori hr, per un confronto sugli scenari della previdenza complementare e sulle evoluzioni necessarie per rispondere ai cambiamenti demografici, economici e sociali del Paese. Walter Rizzetto ha affermato che "la prima sfida sulla previdenza complementare è culturale. Occorre rafforzare informazione, formazione ed educazione finanziaria su uno strumento ancora poco conosciuto e spesso sottovalutato. Tra i giovani, in particolare, le adesioni restano insufficienti, pur a fronte di una lieve crescita negli ultimi anni, ma in un contesto segnato da carriere discontinue, ingresso tardivo nel mercato del lavoro e calo demografico. Mettere lavoratrici e lavoratori nelle condizioni di comprenderne funzionamento, vantaggi fiscali e prospettive di lungo periodo significa consentire scelte realmente consapevoli. Il secondo pilastro previdenziale è una leva essenziale per garantire stabilità, sostenibilità e sicurezza economica ai lavoratori di oggi e di domani". Ugo Loeser ha analizzato alcune delle novità introdotte dalla Finanziaria 2026 – auto enrollment, life-cycle, flessibilità in uscita e portabilità – evidenziando come queste misure offrano benefici concreti agli aderenti, migliorando sia la fase di accumulo sia quella di decumulo, con vantaggi rilevanti in termini di rendimenti e di qualità del servizio. "La previdenza complementare - ha dichiarato Loeser - deve diventare uno strumento semplice, accessibile e vicino alle persone. Le novità introdotte con la legge di Bilancio hanno il potenziale di imprimere un impulso significativo al sistema, favorendo una partecipazione più ampia e consapevole". In questo contesto Patrizia Fontana ha presentato la nuova ricerca di Previverso, condotta su oltre 300 professionisti HR, che ha evidenziato margini di miglioramento nella conoscenza del quadro normativo che incide sulle scelte previdenziali: tra i profili senior solo il 14% ha dichiarato una preparazione completa, mentre l’80% degli intervistati ha dichiarato che la previdenza complementare ha il potenziale di diventare cultura d’impresa, ma ha sottolineato che il percorso è destinato a richiedere tempo e continuità, oltre ad un ruolo attivo della funzione hr. Previverso ha anticipato molte di queste tematiche. "L’esperienza di Previverso - ha ricordato Fontana - dimostra che l’educazione previdenziale funziona quando parte dai bisogni reali Il lavoro sviluppato con aziende e funzioni hr ha, infatti, permesso di accrescere la consapevolezza su questo tema centrale, aprendo la strada ad una maggiore diffusione dei fondi pensione". Nella medesima direzione sono andate le testimonianze dei direttori del personale, che hanno presentato le esperienze sviluppate con Previverso per accrescere la consapevolezza finanziaria delle nuove generazioni tramite programmi di formazione, condividendo best practice ed elaborando proposte nell’ottica di favorire una pianificazione previdenziale consapevole e di lungo termine. In quest’ottica i rappresentanti del mondo delle imprese hanno mostrato un diffuso apprezzamento per PreviYoung, iniziativa nata da un percorso di co-progettazione avviato nel 2024 con gli esperti hr di Aidp, che mira a rendere accessibile la previdenza complementare anche ai giovanissimi. Un progetto che valorizza bisogni reali: genitori attenti al futuro dei figli, aziende focalizzate sul benessere dei collaboratori e funzioni hr consapevoli del valore sociale ed educativo della formazione sulla previdenza. Una iniziativa che vede impegnate molte aziende italiane e branch di multinazionali come ABInBev, Emerson, SAS, Fastweb+Vodafone, Fortidia, TD Synnex, Swaroski, Kuehne + Nagel, Golmar, Italiaonline, Safety21, Sutter, Transcom e Sperlari. Dal dibattito è emerso, inoltre, che il modello formativo di Previverso - rivolto ai dipendenti e alle funzioni hr - è in grado di generare un impatto positivo su tre livelli: sulle persone, rafforzando la consapevolezza finanziaria, favorendo la stabilità economica individuale e incidendo positivamente sul benessere psicologico; sulle aziende, valorizzando il welfare in chiave ESG (dimensione sociale), supportando il futuro finanziario dei giovani dipendenti e rafforzando l’employer branding; sul sistema Paese, promuovendo la cultura della pianificazione nelle famiglie e contribuendo ad una maggiore resilienza economica e a un equilibrio più efficace del welfare. A chiusura dell’evento la consigliera dell’Ivass D’Ecclesia ha sottolineato che si assiste a un cambio di prospettiva nel modo in cui la previdenza entra nella vita delle imprese e dei lavoratori: "La previdenza complementare può diventare una leva strategica del welfare aziendale e uno strumento di attrazione del capitale umano. In questo contesto, la cultura finanziaria rappresenta un elemento imprescindibile di tutela: acquisirla significa essere in grado di valutare con consapevolezza le proprie esigenze di copertura previdenziale, orientando scelte informate e sostenibili nel lungo periodo".
(Adnkronos) - Il Regolamento Ue Ppwr (Packaging and Packaging Waste Regulation) “imporrà un cambio di paradigma molto netto” in tema di imballaggi, “una vera e propria rivoluzione”. Così Giuseppe Dimaria, sales director di osapiens Italia, azienda attiva nello sviluppo di software enterprise per una crescita sostenibile, in un'intervista all’Adnkronos traccia un quadro degli impatti che il nuovo regolamento avrà sulla filiera. “L’imballaggio non sarà più trattato come un ‘accessorio’ del prodotto, ma come un oggetto regolato in modo strutturale, con obblighi concreti sia sul piano fisico che sul piano informativo. In altre parole, il packaging dovrà essere ‘tecnicamente’ conforme, identificabile, tracciabile e accompagnato da informazioni verificabili”, spiega. Sul tema dell’etichettatura, “la direzione è chiara: si va verso un sistema armonizzato a livello europeo, pensato per rendere più semplice e immediata la comprensione della composizione dell’imballaggio e delle corrette modalità di smaltimento. L’obiettivo del Ppwr è proprio quello di uniformare i processi in tutta l’Unione”. Sul fronte della tracciabilità, “il salto è ancora più significativo. Il Ppwr prevede che l’imballaggio debba essere marcato con informazioni identificative come tipo, lotto o numero di serie, oltre a marchio e indirizzo del produttore. Ed è interessante notare che viene esplicitamente contemplato l’utilizzo di strumenti digitali come il QR code. Questo punto apre una prospettiva molto concreta: l’imballaggio comincia ad assumere una vera e propria ‘identità’, non più soltanto fisica, ma anche digitale”. “Ma non è solo un tema di ‘codice sull’etichetta’”, avverte Dimaria. “Il regolamento introduce una vera infrastruttura documentale - spiega - I produttori dovranno effettuare una valutazione di conformità che copre tutti i dati rilevanti lungo la supply chain, predisporre una documentazione tecnica completa e rilasciare una ‘Eu Declaration of Conformity’. In più, la conservazione della documentazione non è banale: 5 anni per gli imballaggi monouso e 10 anni per quelli riutilizzabili, con obbligo di metterla a disposizione delle autorità competenti". Quanto alle scadenze, “il calendario è molto serrato. Il regolamento è entrato formalmente in vigore l’11 febbraio 2025, ma il vero spartiacque operativo sarà quello del 12 agosto 2026, quando inizierà l’applicazione generale e solo imballaggi conformi potranno essere immessi sul mercato Ue. Le regole sull’etichettatura armonizzata arriveranno poi il 12 agosto 2028. Mentre per il packaging riutilizzabile, dal 12 agosto 2029 diventerà obbligatorio fornire ulteriori informazioni specifiche, anche tramite QR code”. Insomma, “l’impatto del Ppwr sarà enorme, perché trasforma l’etichetta da elemento ‘grafico’ a strumento regolatorio, mentre la tracciabilità, da concetto astratto, diventa requisito misurabile e documentabile”. In questo quadro “le sfide principali per le aziende italiane riguardano soprattutto la complessità operativa. Il Ppwr richiede dati, prove e documentazione che spesso oggi non sono disponibili in modo strutturato. Molte aziende hanno gap informativi lungo la filiera e la raccolta dati avviene ancora in modo manuale e frammentato”. Ne deriva che “la gestione dei dati diventa la vera infrastruttura della sostenibilità: è ciò che consente alle aziende di trasformare obblighi normativi in processi industriali governabili. In un contesto così articolato è fondamentale puntare su tecnologie di ultima generazione e strumenti digitali centralizzati che consentano di raccogliere e strutturare i dati di prodotto e di imballaggio, coinvolgere fornitori e partner, gestire documentazione tecnica, etichettatura e Dichiarazioni di Conformità in modo integrato e verificabile”. In conclusione, secondo Dimaria, occorre tenere presente che “il 12 agosto 2026 non è lontano, e sarà una data spartiacque molto concreta. Da lì non si potrà tornare indietro. L’accesso al mercato europeo sarà vincolato e bisogna essere pronti per tempo”. In secondo luogo, “il Ppwr va interpretato come parte di una trasformazione più ampia, con l’Unione Europea che sta spingendo verso un’economia fondata su trasparenza, tracciabilità e responsabilità estesa. Un percorso collegato anche alla logica del Digital Product Passport. Chi si rende conto di questo oggi, probabilmente domani non sarà solo compliant: sarà più competitivo”.