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(Adnkronos) - 'Droni madre' in grado di colpire più in profondità in territorio ucraino, proiettando i suoi 'figli', meglio noti come FPV. Questa la nuova mossa di Mosca nel progetto sviluppato dalle forze russe modificando un drone Geran-2 dopo la perdita di accesso ai terminal di Starlink. Una nuova arma che, secondo gli analisti, sembrerebbe essere usata intenzionalmente per prendere di mira i civili in quello che viene definito un "safari umano". Una immagine della nuova piattaforma, che in volo sulla regione di Sumy sgancia il 'drone figlio', è stata intanto pubblicata nei giorni scorsi da un blogger militare russo, citato dall'Institute for the Study of War. Il Geran-2 viene quindi usato come ripetitore di segnale per il 'piccolo' che si separa dalla 'madre' nel momento in cui si avvicina all'obiettivo, in sostituzione al ponte creato in precedenza dalla rete di satelliti di SpaceX. I militari russi avevano iniziato a usare i droni Gerbera, molto più economici dei Shahed/Geran, come droni madre per operazioni di ricognizione o attacco con droni controllati da remoto dopo l'oscuramento di Starlink. Ma i Gerbera possono portare una quantità di esplosivo molto limitata e comunque un carico leggero e quindi dopo il rilascio del drone figlio non sono in grado di proseguire verso un altro obiettivo, come invece i Geran che possono anche indirizzare il 'piccolo' verso il suo target. Come spiega l'Isw, la Russia è stata pioniera nell'uso di droni tattici negli attacchi contro civili e infrastrutture civili nella cosiddetta "kill-zone" - l'area entro 15-20 chilometri dalla linea del fronte dove la saturazione di droni da attacco tattico e da ricognizione rappresenta un rischio elevato per il personale o le attrezzature che operano al suo interno. Molti dei sistemi senza pilota che sono diffusi nella kill-zone, si legge ancora, sono droni con visuale in prima persona (FPV), che sono droni piccoli e relativamente economici che vengono azionati da remoto tramite feed video in diretta da un pilota che indossa un visore per realtà virtuale. I droni FPV operano in modalità "kamikaze" (schiantandosi di fatto contro un bersaglio), in modalità di ricognizione o sganciano munizioni sui bersagli sottostanti. I droni FPV - nota ancora l'Isw - dovrebbero teoricamente consentire ai loro operatori di esercitare maggiore attenzione nel distinguere tra obiettivi civili e militari, poiché l'operatore può vedere esattamente quale obiettivo si sta avvicinando e colpendo in tempo reale. I droni FPV russi, tuttavia, colpiscono chiaramente obiettivi civili con una frequenza tale che la pratica è stata definita un "safari umano". Una 'campagna' della Russia, specie nell'Ucraina meridionale, che ha dato anche vita a un'inchiesta delle Nazioni Unite. L'Onu ha poi concluso che queste tattiche equivalgono a crimini di guerra e crimini contro l'umanità. Nonostante i livelli relativamente uguali di proliferazione di droni FPV tra le forze ucraine e russe, le forze russe - sottolinea ancora l'Isw - conducono attacchi con droni contro i civili in modo significativamente più elevato rispetto alle forze ucraine. Mentre molti di questi attacchi FPV contro i civili possono sembrare casuali e indiscriminati, le forze russe sembrano prendere di mira intenzionalmente civili e infrastrutture civili per raggiungere obiettivi militari distinti. Questa tendenza - conclude l'Istituto - suggerisce che l'esercito russo stia utilizzando i droni FPV per trasformare il danno ai civili in uno strumento di guerra intenzionale.
(Adnkronos) - Borghi a rischio spopolamento? Non per Cortemilia, 2100 abitanti nell’Alta Langa, dove Paola Veglio, amministratore delegato di Brovind Vibratori spa, da anni si impegna per garantire un futuro al territorio, con il sogno, dice all'Adnkronos/Labitalia di “rendere questo borgo storico, noto per l’enogastronomia e il turismo, un polo tecnologico a disoccupazione zero”. “I dipendenti di Brovind - spiega - hanno accesso di diritto all’asilo nido comunale, la cui creazione è stata resa possibile grazie al grande impegno del Comune di Cortemilia. La struttura è fondamentale per il territorio: mancava un nido nel borgo e offre opportunità di accoglienza anche per i comuni limitrofi. La retta per i nostri lavoratori è coperta interamente dall’azienda”. L’imprenditrice ha inoltre riaperto un ristorante-pizzeria e hotel nel centro del paese: “Era da anni che a Cortemilia mancavano un hotel e una pizzeria; il progetto ha anche una valenza di welfare aziendale, perché permette di ospitare 60 dipendenti Brovind, il cui pranzo è pagato per l’80% dall’azienda. Vista la progressiva crescita dell’organico, infatti, molti dei nostri lavoratori non potevano contare su strutture in grado di ospitarli”. “La posizione centrale dell’hotel - racconta - offre nuove opportunità ai negozi del borgo. Il fatto che stiano aprendo altre attività locali, gestite da giovani, conferma che il nostro progetto possa creare valore aggiunto verso la riqualificazione del territorio”. In tema di investimenti per il territorio, Paola Veglio si occupa di riqualificare l’ex polo industriale Miroglio: “Un’area di 33.000 mq abbandonata, che ospiterà la produzione Brovind. Stiamo strutturando il progetto in ottica di indipendenza energetica, automazione e maggior attenzione al welfare aziendale; si tratta di un investimento di 12 milioni, una cifra titanica, ma è l’unica soluzione per crescere”. Per attrarre i giovani, invece, “collaboriamo attivamente con le scuole del territorio per accogliere i giovani più promettenti e offrire loro una formazione altamente qualificata”.
(Adnkronos) - BolognaFiere annuncia il lancio di BeFire, nuova manifestazione fieristica internazionale dedicata al mondo del fuoco e del riscaldamento a biomassa, in programma a Bologna dal 10 al 12 febbraio 2027. Con l’organizzazione di BeFire, BolognaFiere - spiega una nota - rafforza ulteriormente il proprio calendario inaugurando a Bologna un progetto concepito fin dall’origine come piattaforma europea, capace di superare i confini dei singoli mercati nazionali e di diventare un punto di riferimento per l’intera filiera continentale. L'evento intende dare visibilità, valore e prospettiva ad uno dei comparti strategici della transizione energetica. Oggi l’energia prodotta da biomassa - legna da ardere, pellet e cippato - rappresenta la prima fonte di energia rinnovabile in Italia e la seconda per il riscaldamento domestico. BeFire si propone come una piattaforma internazionale di riferimento per il business, l’innovazione e il confronto tra tutti i protagonisti della filiera. Per tre giorni, BeFire creerà opportunità di networking e presenterà le più importanti novità tecnologiche del comparto, valorizzando i risultati raggiunti dai produttori nella riduzione delle emissioni di polveri sottili, nel miglioramento dei rendimenti degli apparecchi e nelle soluzioni dedicate alla qualità dell’aria. Ampio spazio sarà riservato anche alle start-up, soprattutto a quelle impegnate nello sviluppo di tecnologie avanzate e nuove applicazioni. BeFire sarà anche occasione per rafforzare le relazioni internazionali, costruire nuove partnership e riscoprire il valore culturale ed emozionale del fuoco “BeFire nasce per rafforzare la competitività di un settore strategico per la transizione energetica - dichiara Antonio Bruzzone, Ceo di BolognaFiere - Vogliamo costruire una piattaforma europea di riferimento in cui industria, filiera, istituzioni e mercato possano confrontarsi in modo strutturato su innovazione tecnologica, sostenibilità ambientale e allineamento normativo. Un luogo capace di accompagnare l’evoluzione del riscaldamento a biomassa, valorizzandone il contributo industriale, energetico e occupazionale. BeFire rappresenterà al meglio la vocazione internazionale di BolognaFiere. Questo comparto ha bisogno di allargare i propri confini, di spingere sull’innovazione non solo di prodotto ma anche di modello di business, e di ritrovare il valore estetico ed emozionale del fuoco”.