ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - "Altri paesi invieranno navi da guerra, speriamo. Serve uno sforzo congiunto". Non una certezza ma un auspicio. Donald Trump ribadisce che gli Stati Uniti hanno 'vinto' la guerra contro l'Iran ma ha bisogno del sostegno internazionale - con una serie di paesi citati esplicitamente, non l'Italia - per forzare il blocco dello Stretto di Hormuz e riaprire la via del petrolio. Teheran ha chiuso il varco vitale per il 20% del traffico internazionale e l'attacco degli Usa alle strutture militari dell'isola di Kharg, cuore del sistema petrolifero iraniano, non hanno modificato la linea delle repubblica islamica. In un braccio di ferro bloccato, mentre il prezzo del greggio supera i 100 dollari a barile, Trump chiama alla mobilitazione. "Molti Paesi, specialmente quelli colpiti dal tentativo dell'Iran di chiudere lo Stretto di Hormuz, invieranno navi da guerra, in collaborazione con gli Stati Uniti d'America, per mantenere lo Stretto aperto e sicuro", scrive il presidente americano sul social Truth. Washington si appresta a schierare nell'area altri 5000 uomini, compresi circa 2200 Marines, con la prospettiva di una nuova azione contro Kharg. Prima dell'escalation, la Casa Bianca spera che la pressione internazionale faccia effetto su Teheran. "Abbiamo già distrutto il 100% della capacità militare dell'Iran, ma è facile per loro inviare uno o due droni, sganciare una mina o lanciare un missile a corto raggio da qualche parte lungo, o all'interno, di questa via d'acqua. Non importa quanto siano stati duramente sconfitti", ammette Trump descrivendo un rebus senza apparente soluzione immediata: i raid condotti da oltre 2 settimane hanno indebolito la macchina bellica di iraniana, che però ha ancora risorse per paralizzare Hormuz. Prima di sferrare l'eventuale colpo finale all'isola di Kharg, con prevedibili effetti dirompenti sul mercato petrolifero, confida in un pressing globale. "Speriamo che Cina, Francia, Giappone, Corea del Sud, Regno Unito e altri che sono colpiti da questo limite artificiale inviino navi nella zona in modo che lo Stretto di Hormuz non sia più una minaccia da parte di una nazione che è stata totalmente decapitata. Nel frattempo - avverte infine il presidente - gli Stati Uniti bombarderanno senza pietà la costa e affonderanno continuamente imbarcazioni e navi iraniane. In un modo o nell'altro, renderemo presto lo Stretto di Hormuz aperto, sicuro e libero". Dopo qualche ora, il bis. Trump pubblica un nuovo messaggio ancor più esplicito. "Gli Stati Uniti d'America hanno sconfitto e completamente annientato l'Iran, militarmente, economicamente e in ogni altro modo. Ma i Paesi del mondo che ricevono petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz devono occuparsi di quel passaggio. Noi daremo il nostro contributo in modo significativo. Gli Stati Uniti si coordineranno inoltre con questi Paesi affinché tutto proceda rapidamente, senza intoppi e con successo. Avrebbe dovuto esserci sin dall'inizio uno sforzo congiunto e ora ci sarà: unirà il mondo verso l'armonia", aggiunge sollecitando in maniera diretta l'intervento di altre nazioni. La prima risposta parziale arriva da Londra. La Gran Bretagna sta valutando una "serie di opzioni". "Come abbiamo già detto in precedenza, attualmente stiamo discutendo con i nostri alleati e partner una serie di opzioni per garantire la sicurezza della navigazione nella regione", dice un portavoce del ministero della Difesa britannico. Nella guerra dei messaggi e della comunicazione, le parole di Trump diventano per Teheran un segno di debolezza. "Il tanto decantato 'ombrello di sicurezza' statunitense si è rivelato pieno di falle e, anziché scoraggiare i problemi, sembra piuttosto attirarli. Gli Stati Uniti ora stanno implorando gli altri, persino la Cina, di aiutarli a garantire la sicurezza dello Stretto di Hormuz. L'Iran invita i Paesi vicini, a cui è legato da rapporti fraterni, a cacciare gli aggressori stranieri, soprattutto perché la loro unica preoccupazione è Israele", dice il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. L'obiettivo dell'Iran è creare distanza tra gli Stati Uniti e la comunità internazionale. Lo Stretto è chiuso solo "per le petroliere le navi dei nemici e dei loro alleati", dice Araghchi, ribadendo una linea che la repubblica islamica ha confermato con i fatti negli ultimi giorni: semaforo verde per navi di Turchia e India, rosso per gli altri. La posizione dell'Italia in relazione al conflitto è stata illustrata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, e successivamente dal Consiglio supremo di Difesa, presieduto dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella: "L'Italia non partecipa e non prenderà parte alla guerra, come ha ribadito il presidente del Consiglio in Parlamento", il comunicato diffuso al termine della riunione del Consiglio supremo di difesa nella giornata del 13 marzo. "L'Italia non partecipa, non parteciperà assolutamente alla guerra, noi lavoriamo con la nostra diplomazia, per cercare di impedire un allargamento del conflitto, tutte le iniziative utili, credo debbano essere fatte a livello europeo, anche a livello di Nazioni Unite. Per ridurre la tensione, arrivare a una de-escalation e poi arrivare a un cessate il fuoco", ribadisce nelle ultime ore Antonio Tajani, ministro degli Esteri. "Siamo intanto proteggendo anche Cipro, che è un paese europeo che è stato attaccato -aggiunge- . Quindi insieme gli europei si rafforzerà anche la presenza della missione Aspides, per garantire la sicurezza del trasporto marittimo nel Mar Rosso, così come la missione Atlanta contro la pirateria, poi ci auguriamo che quanto prima si possa veramente transitare attraverso Hormuz per impedire che ci sia un'impennata nel costo dell'energia". Qualche giorno fa, l'11 marzo, il tema dello Stretto di Hormuz è stato affrontato dal ministro della Difesa, Guido Crosetto, sollecitato sull'argomento in Senato. Per risolvere la questione occorre far ricorso ad un "multilateralismo che mette d'accordo gli interessi di quasi tutti, anche Paesi che non si parlano da anni. Non è una nave italiana che risolve il problema di Hormuz, ma l'Italia può essere uno degli attori che mette insieme tutte le energie di tutto il mondo per affrontare un tema che coinvolge la possibilità di importazione di energia da parte di tutto il mondo, in primis la Cina". "La Cina, che tutti guardiamo come un Paese senza alcun problema, ha più di 250 milioni di persone -ha detto- che ogni mattina sanno cosa fanno di lavoro quel giorno. Quindi un impatto economico sulla Cina di un blocco sarebbe un altro tema che aumenta esponenzialmente la crisi. È un elemento su cui ci si sta confrontando. Il governo italiano sta spingendo, ma sta spingendo per mettere insieme più nazioni possibile per cercare di trovare una via con la guerra in corso, per far passare più". "Lo stretto è un problema che coinvolge non gli Stati Uniti, non Israele, non solo i Paesi del Golfo, non solo l'Italia, ma, ripeto, il mondo. Quindi il fatto di minare Hormuz o di sminare Hormuz -ha concluso Crosetto- diventa un problema di una comunità finalmente internazionale che, ripeto, magari attraverso meccanismi multilaterali, ne cito uno, l'Onu, di cui non parliamo neanche più, o altri sistemi, affronta questo tema".
(Adnkronos) - Al via la seconda edizione di 'Seminari Dop – Incontri d’autore', il progetto del Consorzio di Tutela della Mozzarella di Bufala Campana Dop, che lega cultura e valorizzazione delle eccellenze del made in Italy. Il nuovo ciclo intende accendere i riflettori sui temi di attualità e sui fenomeni sociali. Il primo appuntamento si terrà il 20 marzo alle ore 16.30 nelle Regie Cavallerizze della Reggia di Caserta, sede del Consorzio, con la presentazione del libro 'I diavoli dell’Averno' (Solferino) del giornalista Antonio Castaldo con ospiti d’eccezione. Con il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo, interverranno il procuratore aggiunto del tribunale di Napoli, Alessandro Milita; il direttore territoriale dell’Agenzia Dogane e Monopoli della Campania, Maria Alessandra Santillo; la dirigente scolastica dell’istituto di istruzione superiore “Giordani” di Caserta, Antonella Serpico, che è partner del progetto con i suoi studenti. Il reading sarà a cura di Raffaele Frega. Modera la giornalista Marilù Musto. Il 17 aprile, sempre alle ore 16.30 nella sede del Consorzio, si presenterà invece il “Breve trattato sul lecchino” (La Nave di Teseo), opera del professore Antimo Cesaro, docente di Filosofia Politica all’Università della Campania “Vanvitelli”. Attraverso la storia e la letteratura – da Aristotele a Dante, da Machiavelli a Musil –Cesaro descrive il ritratto impietoso di una creatura immortale, il lecchino. Con l’autore dialogheranno Marianna Pignata, componente del cda della Reggia di Caserta, e il giornalista Enzo Zuccaro. Il 28 maggio sarà la volta del volume “La filosofia della Dop Economy” di Mauro Rosati (direttore di Origin), in uscita con Treccani Editori. Il volume esplora cosa rappresentano per i territori i prodotti a indicazione geografica come la mozzarella di bufala campana. Chiusura il 18 settembre con il direttore del quotidiano 'Il Foglio', Claudio Cerasa, che presenterà il suo ultimo libro 'L’antidoto. Libertà, ambiente, tecnologia. Manifesto ottimista contro la dittatura del catastrofismo' (Silvio Berlusconi editore). “Siamo convinti che la valorizzazione di un prodotto come la Mozzarella di Bufala Campana non possa limitarsi soltanto alla dimensione produttiva ed economica, ma debba necessariamente intrecciarsi con la cultura, il pensiero e il confronto sui grandi temi della nostra società. Con la seconda edizione dei Seminari Dop, vogliamo proprio rafforzare questa visione: aprire il Consorzio al territorio e trasformarlo in un luogo di dialogo tra istituzioni, scuola, informazione e mondo accademico”, commenta il presidente del Consorzio, Domenico Raimondo. Il direttore del Consorzio, Pier Maria Saccani, aggiunge: “Attraverso i libri e le riflessioni dei nostri ospiti affronteremo temi molto diversi tra loro – dalla legalità alla politica, dall’economia dei territori al ruolo dell’informazione – con l’obiettivo di stimolare un dibattito aperto e coinvolgere soprattutto i giovani, come dimostra la collaborazione con le scuole. Il Consorzio vuole essere sempre più un presidio anche di promozione culturale e civile. Perché difendere e raccontare le eccellenze del Made in Italy significa, prima di tutto, difendere e raccontare il valore dei nostri territori e delle comunità che li rendono unici.”
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).