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(Adnkronos) - "Presidente, probabilmente Mojtaba Khamenei è gay". Donald Trump, nei briefing quotidiani alla Casa Bianca sulla guerra contro l'Iran, ha ricevuto questa comunicazione dall'intelligence degli Stati Uniti. L'orientamento sessuale della 56enne nuova Guida Suprema di Teheran, ferita nei primi raid di Israel e Usa e nominata dopo l'uccisione del padre Ali Khamenei, è stata oggetto di una riunione la scorsa settimana, secondo la ricostruzione proposta dal New York Post. Il quotidiano americano, sulla base delle informazioni fornite da due fonti di intelligence e da una persona vicina alla Casa Bianca, ha reagito in maniera plateale: prima è rimasto sorpreso, poi è esploso in una fragorosa risata. Il presidente non è stato l'unico ad accogliere così l'informazione. Secondo il Post, un funzionario di alto livello "non ha smesso di ridere per giorni". Le informazioni sono giudicate credibili dalle agenzie di intelligence, afferma il Post, che non attribuiscono la diffusione dei rumors ad una presunta volontà di delegittimare il nuovo leader spirituale della repubblica islamica. L'articolo non giudica infondate le voci relative a relazioni omosessuali che avrebbero coinvolto Mojtaba Khamenei. Il quotidiano sottolinea che le agenzie di spionaggio statunitensi non hanno prove fotografiche , ma evidenzia che le informazioni riportate provengono in origine da "una delle fonti più protette che il governo possiede". L'orientamento sessuale della nuova Guida Suprema sarebbe sotto i riflettori dell'intelligence americana da circa 2 anni, dallo schianto dell'elicottero in cui ha perso la vita l'allora presidente Ebrahim Raisi, ritenuto tra i favoriti per raccogliere l'eredità di Ali Khamenei. La vita privata di Mojtaba Khamenei è stata oggetto di un'informativa dal Dipartimento di Stato all'ambasciata statunitense a Londra nel 2008 e poi resa pubblica da WikiLeaks. Il 56enne si sarebbe sottoposto in passato nel Regno Unito a terapie per impotenza prima di sposarsi in età avanzata per le convenzioni iraniane - attorno ai 30 anni - e di avere figli. Negli attacchi che hanno colpito Teheran il 28 febbraio, il leader avrebbe perso la moglie e uno dei 3 figli. Trump negli ultimi giorni ha ripetutamente bocciato la figura di Mojtaba Khamenei, definito un leader "inaccettabile" per gli Stati Uniti. Il presidente degli Stati Uniti non ha certezze sulla sorte della Guida Suprema: "E' ferito ma dovrebbero essere vivo". L'erede di Ali Khamenei finora si è palesato solo con un messaggio affidato alla tv di Stato. Mojtaba Khamenei avrebbe riportato ferite al volto negli attacchi avvenuti all'inizio della guerra. Nessuna conferma ufficiale sulle condizioni, nel dettaglio, tra rumors realtivi all'amputazione di una gamba o - come riferisce la testata kuwaitiana Al-Jarida - al trasferimento in un ospedale di Mosca per interventi e terapie.
(Adnkronos) - "La situazione è estremamente seria perché colpisce diversi segmenti della catena industriale del metallo leggero, molti dei quali sono snodi vitali per la stabilità del sistema alluminio in Europa. Non si tratta di allarmismo: siamo di fronte a una crisi annunciata che rischia di mettere in ginocchio un pilastro dell'economia europea, una filiera che genera un fatturato annuo di circa 40 miliardi di euro e sostiene oltre 1 milione di posti di lavoro tra diretti e indiretti. Le tensioni geopolitiche hanno innescato un aumento verticale dei costi energetici, portando le quotazioni dell'alluminio primario oltre i 3.400 dollari a tonnellata, con il prezzo del gas schizzato del 93% in sole 48 ore. Il conflitto comporta, in primo luogo, un rischio fisico per gli impianti dei nostri partner del Golfo: se le celle elettrolitiche degli smelter dovessero fermarsi, il metallo solidificherebbe all'interno, rendendo gli impianti inutilizzabili per sempre. È un pericolo sistemico, dato che i Paesi del Golfo rappresentano l'8% della produzione mondiale e sono integrati con l'industria europea da quasi trent'anni". Così, con Adnkronos/Labitalia, Mario Conserva, segretario generale Face (Federazione europea consumatori di alluminio), sugli effetti della crisi in Medio Oriente sulla fliera europea dell'alluminio. E Conserva chiarisce che "lo stretto di Hormuz rappresenta un collo di bottiglia obbligato e delicatissimo per le rotte marittime globali. Se il transito in quel braccio di mare venisse compromesso, si creerebbero problemi immediati alle normali vie di approvvigionamento verso l'Europa. Ma il rischio più grave riguarda la sopravvivenza stessa degli impianti nel Golfo: questi siti dipendono totalmente dall'importazione di allumina, la materia prima fondamentale". "Per produrre una tonnellata di alluminio servono due tonnellate di allumina che arrivano via nave; senza rifornimenti costanti, gli smelter andrebbero incontro a un collasso tecnico nel giro di poche settimane, con conseguenze irreversibili per la disponibilità globale di metallo", aggiunge ancora. Una situazione di estrema difficoltà che si combina con i dazi Usa. "In un mercato globale, ogni barriera -spiega Conserva- agisce come un moltiplicatore di crisi. Quando alle tensioni belliche si sommano politiche protezionistiche, come i dazi americani, i margini di disponibilità del metallo si riducono inevitabilmente. Queste restrizioni, sommate alla fuga dei rottami dall'Europa verso mercati esteri, creano una "scarsità artificiale" che sta letteralmente soffocando i nostri trasformatori e gli utilizzatori finali. Se l'Europa non protegge i meccanismi di accesso alla materia prima — che oggi dobbiamo importare per coprire un deficit produttivo di alluminio primario superiore all'85% del fabbisogno — la nostra capacità manifatturiera rischia semplicemente di svanire", sottolinea. E con la crisi della filiera gli effetti concreti nelle tasche degli italiani non tarderanno ad arrivare. "L'alluminio -spiega Conserva- è un materiale onnipresente e indispensabile per la transizione ecologica, ma oggi rischia di trasformarsi nel vero collo di bottiglia dell'economia. Se il suo prezzo raddoppia, l'effetto domino travolge l'automotive (per telai e batterie), l'edilizia(per gli infissi), il settore alimentare e quello farmaceutico. Il cittadino comune percepirà l'impatto quotidianamente su prodotti di largo consumo come lattine, vaschette per alimenti e blister per medicinali. I dati del 2024 confermano un quadro impietoso: la nostra dipendenza dalle importazioni è ulteriormente salita e ogni rincaro del metallo o dell'energia si traduce in una spinta inflattiva diretta, che va dal carrello della spesa fino ai farmaci salvavita", sottolinea ancora. E lo sguardo della filiera è rivolto all'Ue "chiediamo pragmatismo e responsabilità immediata; i tempi della burocrazia non sono compatibili con l'urgenza di questa crisi. La nostra dipendenza dall'estero ci rende troppo vulnerabili. È necessaria la sospensione totale di ogni restrizione che ostacoli l'accesso all'alluminio primario e l'azzeramento immediato dei dazi sull'importazione del metallo grezzo. Questa è l'unica boccata d'ossigeno possibile per evitare che la filiera manifatturiera europea finisca fuori gioco a causa di una crisi che non ha scelto, ma di cui sta pagando il prezzo più alto", conclude.
(Adnkronos) - “Per noi l'idrogeno è uno strumento mirato per la transizione energetica. Non si tratta di una soluzione universale ma pensata soprattutto per il trasporto pesante”. A dirlo è Stefan Stabler, director strategic marketing & communication di Alperia Group, alla quarta edizione di Key - The Energy Transition Expo, in programma fino al 6 marzo alla Fiera di Rimini. L’evento, firmato Italian Exhibition Group, rappresenta uno dei principali appuntamenti in Italia e in Europa dedicati a tecnologie e soluzioni per la transizione energetica. (VIDEO) Per Alperia, che si posiziona come abilitatore di sistema, l’idrogeno non è un’alternativa all’elettrificazione, ma un complemento utile in applicazioni selezionate: l’approccio è graduale e pragmatico, basato su progetti pilota, integrazione territoriale e realismo industriale: “Il costo dell'idrogeno è ancora molto alto. Per questo stiamo cercando di selezionare progetti che abbiano anche una forte valenza territoriale. A Bolzano Sud stiamo costruendo un impianto di produzione idroelettrico verde, insieme al trasporto locale SaSa. Stiamo inoltre collaborando alla Hydrogen Valley, che vuole creare una filiera completa di produzione e distribuzione dell'idrogeno verde. Abbiamo infine sostenuto anche la creazione di una cattedra all’università di Bolzano proprio sull'idrogeno”. “Crediamo che la transizione energetica - conclude - passi proprio tramite la valorizzazione della produzione e della distribuzione dell'idrogeno”.