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(Adnkronos) - Le autorità giudiziarie che indagano sul caso Paragon “hanno effettuato un accesso ai sensi dell'art. 256-bis c.p.p. presso l'Aisi (Agenzia informazioni e sicurezza interna, ndr)". È quanto si legge in una nota congiunta delle procure di Roma e Napoli che, con il coordinamento della procura nazionale Antimafia e Antiterrorismo, procedono, contro ignoti, per i reati di accesso abusivo a sistema informatico e intercettazione illecita di comunicazioni. "In precedenza, infatti, dalla relazione del Copasir sull'uso dello spyware Graphite da parte dei Servizi di informazione, approvata il 4 giugno 2025, e da accertamenti effettuati emergeva come l'Agenzia avesse utilizzato, previa autorizzazione nelle forme di legge, il software ‘Graphite’ per attività di esfiltrazione dati e intercettazione nei confronti di Giuseppe Caccia e Luca Casarini. Si è reso pertanto necessario verificare", si legge nella nota, "alla luce degli esiti della consulenza tecnica, se il software in uso all'Aisi fosse stato impiegato anche nei confronti di Francesco Cancellato”. "L'attività di esibizione e analisi dei dati del server ‘Graphite’ in uso all'Aisi ha riscontrato le attività poste in essere, la notte del 14 dicembre, nei confronti di Casarini e Caccia, ma non ha consentito di rilevare tracce di operazioni riferibili a Francesco Cancellato, allo stato confermando l'assenza di elementi che riconducano l'attività di indagine ad Aisi", si spiega, "le indagini proseguono al fine di identificare gli autori del tentativo di accesso abusivo e di intercettazione illecita ai danni di Francesco Cancellato". Dalla consulenza depositata sul caso Paragon è emerso che "tra tutti i telefoni cellulari acquisiti dai numerosi querelanti, tracce di attività riconducibili a un malware sono state riscontrate esclusivamente su tre dispositivi Android", riconducibili agli attivisti di Mediterranea Giuseppe Caccia e Luca Casarini e al giornalista Francesco Cancellato, ha spiegato la nota congiunta delle procure. A condurre l’indagine sono i procuratori aggiunti Sergio Colaiocco e Vincenzo Piscitelli. Le denunce erano state sporte dopo le notifiche ricevute dalla società Meta, con le quali i querelanti venivano informati della possibile infezione dei rispettivi dispositivi cellulari. Nel mese di febbraio scorso è stata depositata la consulenza tecnica collegiale disposta e in particolare, i consulenti tecnici hanno rilevato "una serie di anomalie nei database WhatsApp di tutti e tre i dispositivi Android, consistenti in interazioni compatibili con quanto riportato nei report Meta" con riferimento al funzionamento del software "Graphite" prodotto dalla società Paragon. La consulenza ha rilevato inoltre che "il periodo di presumibile compromissione dei dispositivi in uso a Casarini, Caccia e Cancellato risalirebbe alle prime ore del 14 dicembre 2024". I consulenti hanno anche evidenziato come "l'esecuzione in serie di tre attacchi nella stessa notte suggerisce che essi possano essere stati parte di una medesima campagna di infezione".
(Adnkronos) - "Nell'area di interesse del conflitto noi abbiamo tre punti vendita a Dubai, uno ad Abu Dhabi e altri tre in Arabia Saudita, di cui uno è quello lì di Khobar, proprio quasi sul ponte per il Bahrain, quindi abbastanza coinvolto pure quello. Oltre a quello che sta presso Aramco, sta vicino alla base Nato. I nostri ragazzi che stanno lì, di cui circa 35 italiani, ci raccontano di una situazione di tensione, molto complicata. Al momento le nostre pizzerie sono aperte, ma sabato ad esempio quando si è incendiato il The Palm a Dubai, i ragazzi hanno chiuso praticamente alle sette di sera tutte quante le pizzerie. Il giorno dopo hanno lavorato regolarmente. Ovviamente io sono in contatto tutti i giorni sia con i ragazzi che stanno a Dubai, sia con quelli che stanno in Arabia Saudita. E quelli che stanno a Dubai mi raccontano che volano i missili sulle loro teste, la contraerea li intercetta, cadono residui praticamente a terra, droni sganciano bombe. Sono molto spaventati e vorrebbero tornare in Italia appena possibile. Se tornano in Italia noi chiuderemo le pizzerie in attesa che, speriamo, si calmi la situazione". Così, con Adnkronos/Labitalia, Alessandro Condurro, amministratore di 'Antica pizzeria da Michele in The World', che da Forcella ha portato la pizza napoletana in tutto il mondo, racconta i momenti che stanno vivendo i dipendenti italiani che lavorano nelle pizzerie nei territori interessati dal conflitto tra Iran da unparte e Stati Uniti e Israele dall'altra. Condurro spiega che le informazioni che arrivano "dai luoghi del conflitto sono contrastanti. Da Dubai, ovviamente essendo quasi occidentale viene fuori tutto. In Arabia Saudita il governo tende a non far sapere determinate cose, però io parlo con i ragazzi e loro mi dicono che la situazione è abbastanza spaventosa. Stamattina ho sentito i ragazzi che lavorano nel punto vendita proprio all'interno di Aramco, la compagnia petrolifera saudita, e mi hanno detto che un drone stamattina ha sganciato una bomba a 10 km da loro. E quindi è abbastanza tesa la situazione", sottolinea. "Ovviamente si tende a mantenere la calma, a non generare il panico, fatto sta che comunque gli aeroporti sono ancora chiusi e loro lavorano, però lo fanno con questa spada di Damocle sulla testa, sono tesi. La mattina sono svegliati dalle contraeree, da missili che volano sulle loro teste e sicuramente non è una bella situazione", ribadisce. Una situazione difficile, sottolinea Condurro, e "i nostri ragazzi da Dubai sì vorrebbero rientrare appena è possibile a casa, in attesa che poi si calmi un po' la situazione, ripeto. E in quel caso ovviamente le chiudiamo momentaneamente le pizzerie. Anche perchè io credo che poche persone abbiano voglia di andarsi a mangiare una pizza con una situazione del genere. Al momento siamo aperti fin quando la situazione è calma, anche se è una calma apparente. La gente a Dubai fa finta di niente ed esce ma quando lo scorso sabato è caduto il detrito sull'albergo ovviamente c'è stato panico, se ne sono scappati tutti, hanno chiuso tutti. Quindi dipende da come si mette la giornata", sottolinea. E le ripercussioni se il conflitto prosegue saranno anche di altro tipo: "Purtroppo le guerre sono dannose per il business. Anche perché con la chiusura dello Stretto di Hormuz, e quindi dei trasporti marittimi, avremo più difficoltà a mandare lì dall'Italia le materie prime che noi usiamo per fare le nostre pizze", conclude. (di Fabio Paluccio)
(Adnkronos) - Agsm Aim diventa Magis e debutta con la nuova Brand Identity a Key 2026. “La nascita di Magis è il risultato di un percorso di ascolto profondo dei nostri stakeholder che ha confermato un legame autentico con i territori e una reputazione solida, costruita in oltre un secolo di storia - spiega Fabio Candeloro, direttore Market e Digital Transformation di Magis - È apparso però altrettanto chiaro il bisogno di un’evoluzione: il nuovo piano industriale richiedeva un brand capace di competere su scala nazionale con pragmatismo e visione”. Magis in latino significa 'più', ed è nato dal rimescolamento o, meglio, dallo svelamento, delle lettere contenute nel vecchio nome che era la somma di due sigle. Magis vuol dire anche 'oltre', 'verso il meglio', parla di progresso, ambizione e trasformazione. Prende per mano e accompagna dentro una nuova identità che nasce sulle fondamenta di oltre un secolo di storia. Il rebranding e la campagna di lancio sono stati affidati a Paolo Iabichino scrittore pubblicitario, direttore creativo e ideatore del concetto di 'Invertising' in un libro che è diventato un manifesto per un messaggio pubblicitario consapevole. “È stato come mettere le mani su un monumento - spiega Paolo Iabichino - Oltre cento anni di tradizione, per una realtà che è un vero e proprio bene comune per le comunità e i territori e che il rebranding doveva rispettare. Magis è la crasi perfetta di un nuovo brand che custodisce e protegge la tradizione e l’origine, ne usa gli stessi stilemi aggiornandoli all’interno di un linguaggio di marca più attuale e contemporaneo, pronto per le nuove sfide di mercato che il futuro offre a tutte le persone dell’azienda. Per il lancio ho scelto una campagna di comunicazione che privilegi le persone. Un brand come Magis che ha come obiettivo quello di accompagnare chiunque dentro la transizione energetica deve sentire il dovere e la responsabilità di metterci la faccia, facendo vedere i volti e le storie di chi porta l’energia dentro le case delle famiglie e delle imprese italiane”.