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(Adnkronos) - Enrica Bonaccorti è morta oggi dopo una battaglia contro il cancro al pancreas, che resta uno dei tumori più aggressivi e difficili da trattare, anche a causa della diagnosi spesso tardiva che rende più complesso il percorso terapeutico. Solo nel 20% circa dei pazienti (1 su 5), infatti, la malattia viene identificata quando è ancora localizzata ed è quindi possibile procedere con l’asportazione chirurgica completa del tumore, non senza rischi. In Italia si stimano ogni anno circa 13-14 mila nuovi casi e la malattia rappresenta una delle principali cause di morte per tumore nei Paesi occidentali, segnalano gli oncologi del Cipomo (Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri). Il pancreas è una ghiandola situata tra stomaco e intestino che svolge una duplice funzione: produce enzimi fondamentali per la digestione e ormoni - tra cui l’insulina - che regolano il metabolismo degli zuccheri nel sangue. I tumori che colpiscono questo organo possono svilupparsi in diverse aree della ghiandola e avere caratteristiche biologiche differenti, ma condividono spesso appunto una diagnosi tardiva e un comportamento clinico particolarmente aggressivo. La forma più frequente è l’adenocarcinoma pancreatico duttale, che rappresenta circa il 90-95% dei casi e nasce dalle cellule che producono enzimi digestivi. Esistono poi forme più rare, come i tumori neuroendocrini pancreatici, che originano dalle cellule che producono ormoni e che in alcuni casi possono avere un decorso più lento. "Non conosciamo nel dettaglio il caso della attrice e presentatrice Enrica Bonaccorti – spiega Paolo Tralongo, presidente Cipomo oltre che direttore del dipartimento di oncologia dell’ospedale di Siracusa -. Certo è che una delle principali criticità del tumore del pancreas è la difficoltà di riconoscerlo nelle fasi iniziali. I sintomi sono spesso poco specifici e possono comparire solo quando il tumore è già in fase avanzata. Tra i segnali più frequenti si possono osservare dolore addominale o alla schiena, perdita di peso involontaria, perdita di appetito, stanchezza persistente o ittero, cioè la colorazione gialla della pelle e degli occhi. Inoltre, il tumore del pancreas è purtroppo una delle neoplasie più difficili da trattare, soprattutto perché nella maggior parte dei casi viene diagnosticato quando la malattia è già in fase avanzata. Per questo è fondamentale rafforzare gli strumenti di diagnosi precoce, sostenere la ricerca e garantire una presa in carico delle persone all’interno delle reti oncologiche regionali, dove la gestione multidisciplinare consente di integrare chirurgia, oncologia medica, radioterapia e cure di supporto. Infine fondamentale anche proseguire nella ricerca e nella sperimentazione delle nuove cure". Nel dettaglio, secondo i dati più recenti riepilogati in un focus della Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, nel 2024 sono stati stimati 13.585 nuovi casi di tumore al pancreas in Italia, di cui 6.873 tra gli uomini e 6.712 tra le donne. Il tasso di mortalità non si è modificato in modo significativo negli ultimi anni. Anche per questo, il tumore del pancreas è il tipo di cancro con la minore sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi, arrivando ad appena l'11% negli uomini e il 12% nelle donne. La probabilità di vivere ulteriori 4 anni, condizionata dall'aver superato il primo anno dopo la diagnosi, è pari a circa il 31% per gli uomini e il 28% per le donne. In base agli ultimi dati relativi alla prevalenza si stima che attualmente, in Italia, siano circa 23.600 le persone che vivono dopo una diagnosi di tumore del pancreas, con una equa distribuzione tra i due sessi. Le persone più a rischio sono quelle che rientrano nella fascia d'età tra i 50 e gli 80 anni. Il tumore del pancreas è infatti molto raro tra chi ha meno di 40 anni, anche se l'incidenza negli adolescenti e giovani adulti tra i 15 e i 39 anni è in aumento, si segnala nel focus Airc. Il fumo di sigaretta, oltre all'età, è il principale fattore di rischio modificabile. Possono aumentare le probabilità di ammalarsi anche un consumo eccessivo di alcolici, la sedentarietà e le esposizioni professionali ad alcuni solventi di uso industriale e agricolo o a derivati della lavorazione del petrolio. Essendo un organo fondamentale per la digestione, anche l’alimentazione ha un ruolo importante. Esistono inoltre evidenze di un legame tra il rischio di sviluppare questo tumore e l'obesità. La presenza in famiglia di tumori al pancreas, alla mammella o al colon-retto rappresenta un ulteriore fattore di rischio, spesso legato a specifiche mutazioni genetiche ereditarie che possono contribuire in modo significativo allo sviluppo della malattia. Una familiarità è riscontrabile in circa il 10% dei pazienti e, in alcuni casi, è dovuta alla presenza di condizioni ereditarie come la sindrome di Peutz-Jeghers, la sindrome familiare con nevi atipici multipli e melanoma, le mutazioni germinali del gene Brca2, la pancreatite ereditaria e la sindrome di Lynch. Altri fattori di rischio sono il diabete mellito, la pancreatite cronica e una pregressa gastrectomia. Un'altra criticità è che per il tumore del pancreas non esistono programmi di screening per la diagnosi precoce. Quanto ai percorsi terapeutici possibili, questi dipendono principalmente dallo stadio della malattia al momento della diagnosi. L'intervento chirurgico è diverso a seconda della localizzazione del tumore. Dopo l'operazione, in caso di adenocarcinoma duttale si ricorre alla chemioterapia, generalmente per un periodo di 6 mesi (terapia adiuvante), che rappresenta anche l'unica arma a disposizione, insieme alla radioterapia, per i tumori che non possono essere asportati chirurgicamente. Tuttavia, sempre più evidenze suggeriscono l’efficacia di ricorrere alla chemioterapia prima di un possibile intervento chirurgico (terapia neoadiuvante). Sono fondamentali anche le cure di supporto al paziente, tra cui la gestione del dolore, l'alimentazione e la riabilitazione, la gestione dell'ostruzione biliare e duodenale, la qualità della vita e il sostegno psicosociale, si elenca nel focus Airc. Fra i gruppi in campo c'è il Consorzio internazionale sul genoma del cancro che, con il contributo anche di ricercatori sostenuti da Airc, ha portato al sequenziamento dell’intero genoma di migliaia di tumori, inclusi quelli del pancreas, identificando un ampio spettro di anomalie genetiche e molecolari. Queste nuove informazioni hanno permesso di identificare diversi sottotipi di cancro del pancreas sulla base del profilo genetico, ognuno con mutazioni peculiari che sono oggi oggetto di ulteriori studi e sperimentazioni. Alcuni farmaci a bersaglio molecolare sono già utilizzati nella terapia di alcuni sottotipi di cancro pancreatico. Tra questi si possono ricordare gli inibitori tirosin-chinasici come erlotinib. Il farmaco olaparib, che qualche anno fa aveva acceso alcune speranze, non è stato poi ammesso alla rimborsabilità. Sono in corso sperimentazioni con farmaci immunoterapici (pembrolizumab), in grado di potenziare l’azione del sistema immunitario contro il tumore. Un'altra opzione riguarda la terapia genica. Manipolare geneticamente le cellule che circondano l’adenocarcinoma duttale e che partecipano all'infiammazione, potrebbe infatti essere efficace nell'eliminarle. Le terapie oggi disponibili in clinica spesso, purtroppo, non sono risolutive, ma alcune hanno mostrato di allungare sia l’aspettativa sia la qualità di vita di diversi pazienti.
(Adnkronos) - Adaptability e upskilling. Sono queste le due parole chiave che descrivono il mercato del lavoro di oggi. Dopo un biennio dominato dal dibattito sulle potenzialità delle nuove tecnologie, il 2026 si accinge a diventare l’anno della concretezza. Tutti i discorsi sull’intelligenza artificiale, sull’innovazione green e sull’industria 5.0 hanno smesso di essere proiezioni future e stanno diventando, sempre di più, realtà all’interno dei processi aziendali che non possiamo più ignorare. Questo cambio di paradigma si traduce, ovviamente, anche in una ricerca sempre più insistente di profili altamente qualificati e con competenze ibride, ovvero professionisti che, insieme alle hard skills, abbiano una visione di insieme per muoversi in contesti sempre più complessi. Competenze con una data di scadenza: il nuovo mercato del lavoro è sempre più dinamico. La velocità dell’innovazione ha ridotto drasticamente la vita delle hard skill. Secondo le ultime analisi di agap2 - multinazionale di consulenza operativa specializzata nel mondo dell’ingegneria e dell’It - oggi le competenze tecniche hanno un ciclo di vita media di circa due anni prima di diventare obsolete. Non si tratta più, quindi, solo di imparare a usare nuovi strumenti, ma di abbracciare percorsi di formazione continui e dinamici per adattarsi a un ambiente in costante evoluzione e cambiamento. "Il 2026 - afferma Alessandro Rosati, Ceo di agap2 - rappresenta uno spartiacque: non basta più essere spettatori dell'innovazione, bisogna saperla gestire. La vera sfida nei prossimi mesi sarà trasformare la velocità del cambiamento in un asset strategico per anticipare le esigenze di mercato e fornire risposte concrete, precise e tempestive. La capacità di disimparare e imparare di nuovo diventa il vero vantaggio competitivo per i candidati, ma anche per le aziende. Oggi nessun professionista può limitarsi ad essere un semplice esecutore, ma deve essere un artefice del cambiamento con competenze in perenne aggiornamento per poter colmare il gap che si apre tra l’innovazione tecnologica che corre velocissima e le necessità di sviluppo del business”. Maquali saranno i professionisti più richiesti nel 2026? Ecco il quadro tracciato da agap2. -Energy manager e sustainability engineer: in vista dei traguardi del Green Deal, queste figure evolvono da semplici consulenti ad architetti della transizione. Non si limitano all'efficientamento energetico, ma riprogettano l'intero ciclo di vita del prodotto secondo i principi dell'economia circolare, integrando fonti rinnovabili e tecnologie di cattura della Co2 per garantire la resilienza operativa e il rispetto dei nuovi standard Esg. -Ingegnere dell’automazione 5.0: il 2026 segna il passaggio definitivo dall'automazione rigida a quella collaborativa e cognitiva. Questo professionista progetta ecosistemi dove robotica avanzata e operatori umani interagiscono in sinergia (Cobot), sfruttando il Cloud Manufacturing e l'Edge Computing per creare linee produttive iper-flessibili, capaci di auto-ottimizzarsi in tempo reale grazie ai dati di fabbrica. -AI implementation specialist (o AI architect): è l'anello di congiunzione tra la data science e il business concreto. Il suo compito non è la creazione di codici grezzi, ma l'integrazione strategica di AI generativa e modelli predittivi nei workflow aziendali. Agisce come un traduttore tecnologico che adatta i modelli linguistici e gli algoritmi di machine learning per automatizzare decisioni complesse e personalizzare l'esperienza del cliente su scala industriale. -Cybersecurity governance consultant: con l'adozione della normativa Nis2 e del Cyber Resilience Act, la sicurezza diventa una questione di processo e non solo di difesa tecnica. Questo consulente gestisce la sicurezza dell'intera supply chain, trasformando la protezione dei dati in un asset competitivo. Coordina la gestione del rischio, la compliance normativa e la resilienza infrastrutturale per prevenire minacce sistemiche in un mondo sempre più interconnesso. -Data engineer: è l'architetto che costruisce le fondamenta del patrimonio informativo aziendale; progetta pipeline di dati scalabili e sicure che alimentano l'intelligenza artificiale in tempo reale. Il suo ruolo è cruciale per garantire la data quality e l'interoperabilità tra database eterogenei, trasformando flussi di dati grezzi in infrastrutture pronte per l'analisi strategica e il decision-making automatizzato.
(Adnkronos) - "Le Comunità energetiche rinnovabili si sono staccate dai blocchi di partenza, ora devono prendere velocità e conservarla”. Così Alfonso Bonafede, ex ministro della giustizia ed ora avvocato con una specializzazione nel settore, oltre che Membro laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “Non è poco - ha aggiunto partecipando al programma di incontri promosso a Key 2026 da Sgr Efficienza Energetica - perché abbiamo ora uno zoccolo duro di norme con interpretazioni consolidate. Ci sono altre leggi che stanno per essere emanate, tutte contengono chiari segnali del ruolo che le Cer rivestiranno a parer mio sempre più centrale nel sistema energetico nazionale". "Dobbiamo superare una riduzione di fondi legata al Pnrr ma, ad esempio, i fondi perduti vanno ora a comuni fino a 50mila abitanti, prima la soglia era 5.000. Infine, c’è una molla socioeconomica da considerare: la bolletta energetica è subìta in modo passivo dai cittadini, ma quando contiene elementi legati ai risparmi energetici determinati dalla partecipazione alla Cer, scatta una partecipazione diversa. Sarà una rivoluzione culturale. Le nuove norme parano di ‘diritto’ alla condivisione di energia elettrica da fonte rinnovabile e dobbiamo prenderci ognuno sulle spalle un pezzettino di questa transizione”, afferma.