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(Adnkronos) - "Certamente Bastoni ha sbagliato. Poi vedo commentatori che nella loro carriera han fatto delle simulazioni incredibili fare i censori". Lo dice il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, oggi, martedì 16 febbraio, a margine della Presentazione del nuovo report "Your Next Milano 2026", curato da Assolombarda e Milano&Partners, commentando la simulazione del difensore dell'Inter che ha portato all'espulsione di Kalulu nel match contro la Juve. "Ci sono filmati in giro di Chiellini e Del Piero che han fatto delle simulazioni incredibili e che adesso fanno i censori", ha sottolineato Sala, tifoso nerazzurro. "È chiaro che l'Inter, io sono di parte perché l'Inter è la mia squadra del cuore, però insomma andiamoci piano, soprattutto perché si rischia di scatenare poi una rabbia e una violenza sui social che ha degli effetti negativi. Detto ciò, è evidente che Bastoni ha sbagliato, ma lo sa anche lui, essendo un ragazzo intelligente", conclude. Anche Giuseppe Marotta, presidente dell'Inter, ha difeso Alessandro Bastoni. Il numero 1 del club, con una dichiarazione in Lega, ha punto i bianconeri e replicato in maniera gelida a Roberto Saviano, secondo cui la Serie A non avrà credibilità finché Marotta avrà un ruolo nel calcio. "La nostra posizione è semplicissima. C'è stata una presa di posizione mediatica smisurata rispetto a quello che è accaduto. Bastoni è stato oggetto di una gogna mediatica che va al di là i quello che è successo", ha detto Marotta riferendosi alla simulazione con cui Bastoni, già ammonito, nel big match di sabato sera ha provocato l'espulsione del bianconero Kalulu. "Bastoni è un giocatore con oltre 300 partite in Serie A. Non si è mai reso protagonista di fatti clamorosi, rappresenta un patrimonio della Nazionale e qualcuno mette in dubbio la sua presenza nelle prossime convocazioni: è ingiusto. E' stato fatto un errore, ma chi non ha fatto errori? Sin dagli anni '50 ci sono giocatori famosi per le simulazioni. Siamo davanti ad un fatto ordinario, non straordinario", ha detto approfondendo la difesa del difensore nerazzurro. "Sicuramente è stato un fatto deprecabile, legato però a fattori concomitanti: c'è il braccio del giocatore della Juventus, c'è il fischio immediato dell'arbitro. Tutto questo ha portato ad una decisione sbagliata. Questa classe arbitrale c'era anche l'anno scorso, quando abbiamo perso lo scudetto per un punto. E c'era un rigore, riconosciuto a posteriori, non assegnato a noi in Inter-Roma: ci siamo attenuti alle decisioni. Quest'anno l'Inter è intervenuta solo dopo il match di Napoli in cui è stato concesso un rigore che ha indirizzato la partita e che è stato giudicato non giusto dagli organi competenti", ha concluso Marotta. "Bastoni ha commesso una simulazione 'entusiasta'. Ora è in mezzo a una bufera, povero ragazzo". Massimo Moratti, ex presidente dell'Inter, ha commentato così l'episodio che ha segnato la sfida Inter-Juventus nell'ultima giornata di campionato. John Elkann, numero 1 di Exor, ha telefonato al presidente della Figc, Gabriele Gravina, dopo l'episodio: "I tempi sono cambiati, ora la Juve si lamenta e fa la vittima. Mi sembra abbiano esagerato un po' con le proteste come se la Juve fosse vittima terribile del calcio italiano, mentre la storia del calcio italiano non la ricorda così. Mi vengono in mente vecchie storie..." "Le simulazioni infastidiscono, anche quelle di chi prende un colpo sul petto e finge di averlo ricevuto in faccia. La simulazione di Bastoni è una simulazione 'entusiasta', ha fatto un salto incredibile dopo l'allungamento del braccio da parte dell'avversario. Questo ha messo in condizione Bastoni di approfittare della situazione. Diciamo che il ragazzo si è entusiasmato di avere questa possibilità che si è risolta in un'ingiustizia, Kalulu non aveva fatto un fallo grave", ha affermato Moratti a Radio anch'io lo sport. "Cosa avrei fatto io come presidente? Bisogna vedere quale giocatore lo fa, quando lo fa... Non conosco abbastanza il giocatore". "Rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito", ha detto invece Ignazio La Russa, ai microfoni di Telelombardia, sul 'caso Bastoni'. "Dopo l'1-1 abbiamo preso 2 pali e in 11 contro 11 avremmo vinto con 3 gol di scarto, è la mia impressione. Avremmo vinto sicuramente, secondo me. Se bisogna incentrare tutto su un episodio, siamo sempre in credito. Ci siamo sentiti derubati dalla Juve troppe volte", dice il presidente del Senato, noto tifoso nerazzurro. "Se per una volta fosse vero che abbiamo rubato un'espulsione, rubare in casa di chi ruba non è poi così grave... Siamo sempre in credito, è il tifoso che parla: spero che gli avversari se la prendano col sorriso. Se si sentano derubati, sappiano che vincere così ci fa doppio piacere", ha detto La Russa. Nel post-partita, l'allenatore nerazzurro Cristian Chivu non ha stigmatizzato il comportamento di Bastoni. "Che doveva fare Chivu? Doveva dare la colpa ai propri giocatori? Ha parlato con eleganza, ha ripetuto che c'è stato un tocco leggero" da parte di Kalulu. "L'arbitro credo abbia sbagliato a espellere, non abbiamo bisogno di favori. Ma non c'è stata nessuna simulazione" di Bastoni "che si è comportato meglio di chi viene colpito alla pancia e si copra la faccia. Il colpo l'ha subito ed è caduto, forse ha esagerato nella caduta come fanno tutti: non è colpevole di lesa maestà. Ha esultato dopo l'espulsione di Kalulu? Si esulta quasi sempre, scommettiamo?".
(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia. Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale". "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro. Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento". Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni". "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività - premette - La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I - continua Terenghi - vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti". Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione - aggiunge - Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti - in Veneto e Campania - che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna". Inoltre, "attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.