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(Adnkronos) - Vulnerabili, ma anche disoccupati e migranti. Oppure uomini iscritti alle app di incontri, dove agenti di Mosca si fingerebbero donne per entrare in contatto con potenziali sabotatori. E' così, secondo quanto rivelano il Financial Times e gli 007 ucraini, che la Russia di Putin recluterebbe - spesso con l'inganno - nuova 'forza lavoro' per combattere la sua guerra ibrida ai danni di Ucraina ed Europa. Elementi che avevano fatto parte della Wagner o della 'fabbrica dei troll' di San Pietroburgo, già usati in passato per reclutare persone da inviare al fronte in Ucraina nelle regioni più povere della Russia, ora stanno individuando i vulnerabili in Europa, migranti, disoccupati e altri elementi di fasce deboli delle società, disponibili ad azioni di sabotaggio, ricognizione, vandalismo e violenza in cambio di denaro, scrive il Financial Times, citando fonti dell'intelligence europea. Ci sarebbero stati già 145 incidenti che sembrano poter essere ricondotti a una campagna ibrida della Russia contro l'Occidente. L'aumento di agenti 'a perdere' arriva dopo che i Paesi europei hanno espulso centinaia di funzionari dell'intelligence russa che operavano con copertura diplomatica. Fsb e Gru sono stati costretti a cambiare tattiche. Nel 2023 il criminale di strada Dylan Earl era stato reclutato su canali Telegram di Wagner, in Gran Bretagna. In seguito erano stati coinvolti altri quattro giovani per appiccare il fuoco a un deposito di Londra in relazione a una azienda ucraina. A Earl erano state versate 9mila sterline. Lo scorso anno avrebbe pianificato di "radere al suolo" un ristorante di proprietà del russo in esilio, e critico di Putin, Evgheny Chichvarkin. Il Servizio di sicurezza dell’Ucraina (Sbu) ha quindi segnalato un aumento dei casi in cui agenti russi contattano cittadini ucraini per costringerli a compiere azioni illegali, tra cui incendi dolosi, sabotaggi e preparativi per attentati. Tra le tecniche utilizzate figura l’invio di false comunicazioni su presunti procedimenti penali: successivamente la persona viene ricontattata e le viene offerto aiuto per "chiudere" il caso in cambio dell’esecuzione di compiti specifici. Un altro metodo sempre più diffuso prevede la creazione di finti profili femminili su piattaforme di incontri online. Una volta ottenuti dati personali, contatti, foto o informazioni sulla posizione, la vittima viene contattata da un individuo che si presenta come funzionario delle autorità ucraine - spesso dello stesso Sbu - e accusata di aver comunicato con servizi ostili. Per "evitare responsabilità penali" le viene quindi proposta la cooperazione, che si traduce nel reclutamento da parte dell’intelligence russa. Secondo l’agenzia, le persone ricattate vengono poi spinte ad acquistare componenti chimici, sabotare infrastrutture o incendiare veicoli militari; in alcuni casi vengono inviate anche false convocazioni ufficiali per aumentare la pressione psicologica. Kiev invita la popolazione a non condividere informazioni personali con sconosciuti online e a segnalare immediatamente contatti sospetti alle autorità.
(Adnkronos) - La professionalità dei consulenti del lavoro si fonda su una specializzazione qualificata e istituzionalmente presidiata, connessa alle politiche del lavoro che non coincide né può essere automaticamente assimilata a quella dei dottori commercialisti ed esperti contabili. È questo il punto fermo ribadito dal Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro nelle osservazioni e proposte presentate alla Camera dei Deputati sul disegno di legge delega per la riforma dell’ordinamento della professione di commercialista, attualmente all’esame della commissione Giustizia. Nel documento si evidenzia come "l’attuale quadro normativo delinei una netta distinzione strutturale tra le due professioni, soprattutto nella materia del lavoro e della legislazione sociale. I consulenti del lavoro operano infatti all’interno di un sistema ordinamentale e di vigilanza integrato con le politiche pubbliche del lavoro, sotto la supervisione del ministero del Lavoro e in stretto raccordo con l’Ispettorato Nazionale". "Un assetto che si riflette nel percorso di accesso alla professione – esame di Stato specialistico, tirocinio mirato e formazione continua – e nello svolgimento di funzioni di rilievo pubblicistico, come la certificazione dei contratti di lavoro, la conciliazione e l’arbitrato in materia di lavoro, il coinvolgimento nelle procedure della crisi d’impresa, la gestione delle politiche attive e l’asseverazione di conformità (Asse.Co.)", aggiungono i consulenti del lavoro. Coerentemente con questo impianto, la giurisprudenza amministrativa, sottolineano i professionisti, "ha escluso la possibilità che il praticantato per l’accesso alla professione di consulente del lavoro possa essere svolto presso studi di dottori commercialisti ed esperti contabili, proprio in ragione della diversa natura delle competenze, del percorso normativo e della funzione professionale attribuita ai consulenti del lavoro nell’ordinamento". Secondo i consulenti del lavoro, "ulteriore elemento distintivo è il rapporto con le strutture associative e di assistenza fiscale, che la normativa consente di organizzare, per pmi e imprese artigiane, solo tramite i consulenti del lavoro. Il Consiglio nazionale ricorda inoltre che gli iscritti all’albo dei commercialisti possono svolgere gli adempimenti lavoristici e previdenziali previsti dall’art. 1 della legge 12/79, esclusivamente previa iscrizione all’apposita piattaforma tenuta presso l’Ispettorato nazionale del lavoro e limitatamente alla provincia in cui ha sede l’azienda assistita; a ulteriore conferma della distinzione tra le due professioni". "Dunque, le competenze dei consulenti del lavoro e quelle dei dottori commercialisti non sono sovrapponibili né assimilabili", concludono i consulenti del lavoro.
(Adnkronos) - Nel corso del 2025, grazie al progetto Buon Fine, l’iniziativa sociale, nata nel 2005, che trasforma le eccedenze di prodotti alimentari in risorse per le comunità locali con l’obiettivo di prevenire lo spreco alimentare e di valorizzare le eccedenze di prodotti ancora perfettamente idonei al consumo, ma non più commercializzabili, Coop Lombardia ha recuperato oltre 858 tonnellate di cibo, contribuendo alla distribuzione di 1.716.180 pasti, per un valore complessivo di 6.579.460 euro. (VIDEO) In occasione della 13esima Giornata nazionale di prevenzione dello spreco alimentare, giovedì 5 febbraio, Bruno Ceccarelli, Responsabile delle Politiche Sociali e Comunicazione di Coop Lombardia, ha raccontato il tema dello spreco attraverso l’esperienza concreta della cooperazione di consumo: “Il progetto centrale di Coop Lombardia è ‘Buon Fine’, che dal 2005 ad oggi ha fornito milioni di pasti ogni anno - spiega - nell'ultimo anno, infatti, abbiamo raccolto oltre 850 tonnellate di prodotti alimentari, che hanno permesso di distribuire oltre 1,7 milioni di pasti”. Con il progetto ‘Buon Fine’, quindi, Coop si impegna nel recupero di “quei prodotti vicini alla scadenza, ma ancora utilizzabili, oppure di confezioni che possono essere state danneggiate, senza che sia stata intaccata, però, la qualità del prodotto e possono, quindi, essere donate ad associazioni che le trasformano in pasti, cibo e valore per chi si trova in difficoltà”. Tra gli obiettivi della Cooperativa c’è quello di contribuire alla crescita socio-economica delle realtà in cui è presente, favorendo la coesione sociale e la creazione di un benessere diffuso per l’intera comunità: “Coop è impegnata contro lo spreco alimentare lungo tutta la filiera attraverso la formazione dei propri dipendenti, ma anche pensando a iniziative come ‘Mangiami Subito’, che consiste nella vendita di prodotti ancora vendibili, ma che sarebbe utile vendere prima della scadenza - continua Ceccarelli - nonché cercando di prestare attenzione anche ai piccoli dettagli”. Con ‘Buon Fine’, Coop recupera quotidianamente prodotti ancora perfettamente commestibili, ma non più vendibili nei punti vendita - in quanto prossimi alla scadenza o con piccole imperfezioni - e li dona ad associazioni no profit, cooperative sociali, parrocchie ed enti caritatevoli presenti sul territorio, valorizzando il suo modello di solidarietà a km zero, riducendo al minimo le movimentazioni logistiche, limitando l’impatto ambientale legato al trasporto delle merci e favorendo una gestione efficiente e responsabile delle risorse. Queste organizzazioni utilizzano gli alimenti ricevuti per preparare pasti a favore di persone e famiglie in difficoltà, creando, così, una filiera virtuosa di solidarietà locale senza intermediazioni, che potrebbero generare nuovi sprechi: “Collaboriamo, infatti, con associazioni di grande spessore e dimensione come la Caritas, la Croce Rossa o Emergency, ma vi è anche una fitta rete di associazioni sul territorio, che raccolgono i prodotti recandosi direttamente al supermercato più vicino, riuscendo, pertanto, a portare solidarietà a chilometro zero in tutti i territori dove Coop Lombardia è presente”, conclude.