ENTRA NEL NETWORK |
ENTRA NEL NETWORK |
(Adnkronos) - Il digiuno intermittente, molto diffuso tra chi vuole dimagrire rapidamente, potrebbe comportare rischi per la salute del cuore. Alcuni ricercatori hanno scoperto che chi che limitava il consumo di cibo a meno di otto ore al giorno presentava un rischio del 135% più elevato di morire di malattie cardiovascolari (problemi al cuore e ai vasi sanguigni) rispetto alle persone che mangiavano per più di 12-14 ore nell'arco di una giornata. Sul tema è intervenuto Yari Rossi, dottore in scienze della nutrizione umana, ospite oggi a La volta buona, dove ha analizzato le diverse strategie legate al digiuno intermittente. "La base, innanzitutto, è scegliere quanto e cosa mangiare, e poi quando farlo", ha spiegato. Tra i metodi più diffusi c'è quello 16/8: "Dove si digiuna per 16 ore e si concentra l'alimentazione nelle rimanenti 8, nelle quali possiamo inserire due piccoli spuntini e un pasto principale", ha chiarito Rossi. Esistono però altre varianti: il digiuno a giorni alterni, oppure lo schema 5/2, in cui per 5 giorni si mangia normalmente, negli altri 2 si riduce l'apporto delle calorie. "Esiste poi la strategia di un solo pasto al giorno, che considero pericolosa per l'organismo", ha aggiunto l'esperto. Ospite in studio anche il professor Giorgio Calabrese che ha invitato alla prudenza: "Bisogna trovare un equilibrio, dobbiamo educare all'alimentazione". Il digiuno intermittente non è adatto a tutti e dovrebbe essere valutato caso per caso: "Serve sempre il parere del clinico che faccia una diagnosi", ha sottolineato. Tra i possibili effetti collaterali, ci sono anche problemi come la "deplezione potassica", oltre al rischio di squilibri nutrizionali se la dieta non viene pianificata correttamente. Inoltre l'organismo ha bisogno di cibi ricchi di antiossidanti: senza un corretto bilanciamento si rischia di eccedere con troppi grassi o troppe proteine ed è "sbagliato".
(Adnkronos) - Floky, pmi innovativa bresciana, è la prima azienda al mondo ad aver creato un manicotto biomeccanico su tessuto che riduce del 30% le vibrazioni sul braccio generate dall’impatto della racchetta con la pallina giocando a padel. La sua prima ricerca scientifica mai realizzata sul padel segna un nuovo standard per l’innovazione sportiva data-driven. Grazie a questo approccio, negli ultimi tre anni il fatturato dell’azienda è cresciuto di dieci volte, passando da 700 mila euro nel 2023 a 7 milioni nel 2025, con una presenza commerciale in oltre 55 Paesi nel mondo In effetti il padel è uno degli sport più praticati e in più rapida espansione al mondo: 1,5 milioni di giocatori in Italia, 20 milioni in Europa e 35 milioni a livello globale, ma alla crescita dei praticanti si accompagna però un aumento degli infortuni da sovraccarico dell’arto superiore: polso, gomito e spalla sono le aree più colpite, con epicondilite e tendinopatie tra le problematiche più frequenti e una media di 2,75 infortuni ogni 1.000 ore di gioco. "Per noi - osserva Marco Coffinardi, fondatore e ceo di Floky - era fondamentale avere una validazione oggettiva. I nostri prodotti poggiano sempre su basi scientifiche solide che forniscono evidenze misurabili. Studiamo il problema, progettiamo la soluzione su basi biomeccaniche e solo dopo realizziamo il dispositivo. E' un approccio ingegneristico, non estetico. Cuore del modello è la tecnologia brevettata Floky, che trasforma il tessuto in un dispositivo attivo capace di intervenire su prevenzione, recupero e performance". "Il valore - aggiunge Roberto Nembrini, co-founder e cso di Floky - risiede nel beneficio reale che i nostri prodotti generano. Beneficio che non è una promessa astratta, ma un parametro verificabile. Prevenzione degli infortuni, supporto biomeccanico, recupero più efficiente e miglioramento della performance sono dimensioni che Floky misura e valida attraverso studi e test. Quello che promettiamo si avvera. Ed è proprio questo il nostro principale driver di crescita".
(Adnkronos) - "Le Comunità energetiche rinnovabili si sono staccate dai blocchi di partenza, ora devono prendere velocità e conservarla”. Così Alfonso Bonafede, ex ministro della giustizia ed ora avvocato con una specializzazione nel settore, oltre che Membro laico del Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria. “Non è poco - ha aggiunto partecipando al programma di incontri promosso a Key 2026 da Sgr Efficienza Energetica - perché abbiamo ora uno zoccolo duro di norme con interpretazioni consolidate. Ci sono altre leggi che stanno per essere emanate, tutte contengono chiari segnali del ruolo che le Cer rivestiranno a parer mio sempre più centrale nel sistema energetico nazionale". "Dobbiamo superare una riduzione di fondi legata al Pnrr ma, ad esempio, i fondi perduti vanno ora a comuni fino a 50mila abitanti, prima la soglia era 5.000. Infine, c’è una molla socioeconomica da considerare: la bolletta energetica è subìta in modo passivo dai cittadini, ma quando contiene elementi legati ai risparmi energetici determinati dalla partecipazione alla Cer, scatta una partecipazione diversa. Sarà una rivoluzione culturale. Le nuove norme parano di ‘diritto’ alla condivisione di energia elettrica da fonte rinnovabile e dobbiamo prenderci ognuno sulle spalle un pezzettino di questa transizione”, afferma.