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(Adnkronos) - Progressi parziali, distanze notevoli e accordo lontano. I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Ginevra vanno in archivio con un bicchiere mezzo vuoto se ci si basa su valutazioni riconducibili a Washington. Gli inviati di Donald Trump, Jared Jushner e Steve Witkoff, hanno posto condizioni rigide: niente fumata bianca e delusione per la delegazione americana. Le proposte avanzate dal lato iraniano del tavolo - e in particolare dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi - non sono sufficienti, come scrive su X il giornalista di Axios, Barak Ravid. Teheran descrive un panorama differente. "Siamo stati in grado di individuare gli elementi principali di un possibile accordo e di discuterne", dice Araghchi all'emittente iraniana Press TV. "Certo, ci sono ancora delle divergenze, ma nella maggior parte dei casi abbiamo almeno raggiunto un'intesa generale su come risolvere queste questioni", aggiunge. Il ministro degli Esteri dell'Oman, Paese mediatore, spiega che ci sono stati "buoni progressi" nei negoziati. "Riprenderemo presto dopo aver consultato le rispettive capitali. La prossima settimana si terranno discussioni a livello tecnico a Vienna", annuncia il ministro Badr al-Busaidi, ringraziando "tutte le parti coinvolte per il loro impegno: i negoziatori, l'Aiea e il governo svizzero che ci ha ospitato". L'ottimismo non appare giustificato in base alla sintesi del Wall Street Journal. Le parti appaiono ancora ''molto distanti su questioni chiave'', scrive il quotidiano. Secondo le fonti, Witkoff e Kushner hanno posto due condizioni durissime che rappresentano una linea rossa decisiva: hanno chiesto all'Iran di distruggere i suoi tre principali siti nucleari (Fordow, Natanz e Isfahan) e consegnare tutto l'uranio arricchito rimanente agli Stati Uniti. In sostanza, si tratta di un azzeramento del programma nucleare. Una richiesta 'prendere o lasciare' che, in uno scenario estremamente complesso, rende più concreta l'ipotesi di un intervento militare degli Stati Uniti. L'Iran chiude la porta all'aut aut e insiste affinché l'arricchimento dell'uranio continui all'interno del paese sotto la supervisione dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica (AIEA), secondo la Cnn che aggiunge un ulteriore elemento. La revoca di tutte le sanzioni statunitensi e delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite è, secondo una fonte, "fondamentale per qualsiasi accordo". Di base, "nessun impianto e/o equipaggiamento verrà distrutto" perché i siti sono registrati e sottoposti a garanzie internazionali. L'Iran intende tutelare il proprio diritto all'energia nucleare pacifica, incluso l'arricchimento dell'uranio e la produzione di combustibile, in base alle proprie necessità e sotto l'ombrello dell'Aiea: "Qualsiasi cosa l'Iran accetti di fare, inclusa la diluizione dell'Urano, verrà attuata all'interno dell'Iran". La macchina bellica americana continua a muovere pezzi sullo scacchiere in Medioriente. All'interno dell'amministrazione Trump, non mancano posizioni più prudenti che accendono i riflettori sui rischi connessi ad un'eventuale azione. I principali consiglieri di Trump, nel quadro delineato da Politico, preferirebbero fosse Israele ad attaccare l'Iran prima dell'avvio di un eventuale intervento Usa. Un attacco israeliano, ipotizzano due fonti citate dalla testata, innescherebbe una reazione da parte dell'Iran che contribuirebbe a far aumentare il sostegno per un intervento Usa tra l'opinione pubblica americana. "C'è chi, all'interno e intorno all'Amministrazione, pensa la situazione sarebbe molto migliore se gli israeliani agissero per primi e da soli e gli iraniani facessero scattare la rappresaglia contro di noi dandoci più ragioni per intervenire", ha detto una delle fonti. Entrambe convengono anche però sul fatto che lo scenario più probabile potrebbe essere quello di un'operazione congiunta di Israele e Stati Uniti. Una delle due fonti descrive come serio il lavoro negoziale, ma aggiunge anche che l'idea tra le persone più vicine al presidente è che "li bombarderemo". Le opzioni sono diverse: dal raid mirato e limitato all'attacco 'all in' con potenziali effetti sul regime degli ayatollah. "Se parliamo di un attacco per il regime change, è molto probabile che l'Iran reagisca con tutte le sue forze. Abbiamo molti asset nella regione e ognuno di questi è un possibile obiettivo", rileva una fonte, sottolineando come "c'è un'alta probabilità di vittime americane".
(Adnkronos) - "Mentre in commissione Giustizia alla Camera emendamenti di carattere corporativo e lesivi della concorrenza vogliono cancellare, dalla legge delega di riforma della professione di commercialista, la giusta tutela delle attività svolte dai professionisti associativi ai sensi della Legge 4/2013, ed i vertici dei commercialisti interpretano sentenze di Cassazione e della Corte Costituzionale pro domo sua e non in modo oggettivo ed ovviamente ignorando la vera sentenza, questa si storica, della Corte Costituzionale n. 418/96 che ha ben definito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale, i tributaristi dell’Istituto nazionale tributaristi (Int) hanno partecipato alla consultazione promossa dalla Commissione Ue sulla trasferibilità delle competenze per tutelare la concorrenza e il diritto al lavoro professionale". E' quanto si legge in una nota dell'Istituto nazionale tributaristi. "Si chiude infatti oggi, 27 febbraio 2026, la consultazione pubblica -continua la nota- sulla trasferibilità delle competenze al fine di agevolare la mobilità dei lavoratori nell'Ue, grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione, consultazione promossa dalla Commissione Europea nel dicembre scorso e segnalata sul sito del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) definendola un’iniziativa strategica per rendere più trasparente il riconoscimento delle competenze anche nelle professioni non regolamentate, in ordini o collegi ai sensi della Legge 4/2013". L'Istituto nazionale tributaristi (Int) ha partecipato, prima rispondendo all'apposito questionario, poi con un intervento specifico sulle professioni ex lege 4/2013. L'Int è intervenuto con il suo presidente, Riccardo Alemanno, che ha così esposto: "In merito alla trasferibilità delle competenze e all’agevolazione della mobilità dei lavoratori nell'UE grazie alla trasparenza delle competenze e alla digitalizzazione evidenziamo, al di là di una necessaria omogeneità delle regole e dei modelli adottati nei vari Paesi Ue, che in ambito Ue esistono professioni regolamentate e professioni non regolamentate, anche nell’ambito di uno stesso settore, e che, come già indicato dalla Corte dei Conti europea, l'eccesso di regolamentazione costituisce un evidente ostacolo allo stabilimento di un professionista all'interno dei Paesi Ue". "Occorrono pertanto -ha continuato- nuovi strumenti per attestare le certificazioni e per individuare le competenze, ciò al fine di modernizzare i sistemi organizzativi e di riconoscimento esistenti nei Paesi UE, che spesso producono effetti negativi sulla possibilità di stabilimento. in Italia la legge 4/2013 (professioni non organizzate in ordini o collegi) ha introdotto l'utilizzo in ambito professionale di due tipologie di attestazioni delle competenze, si tratta dell'attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati rilasciato dall'Associazione professionale di appartenenza e/o della certificazione ai sensi delle norme Uni (Ente italiano di normazione), a titolo esemplificativo la norma Uni 11511/2020 che definisce i requisiti relativi all'attività professionale del tributarista esercente attività professionale ai sensi della legge 4/2013", ha spiegato. "Tali certificazioni, rilasciate entrambe previa autorizzazione pubblica dei Ministeri competenti, devono essere adottate ai fini del riconoscimento delle competenze professionali all'interno dei Paesi Ue. Questa tipologia di certificazione, se adottata in modo uniforme dai Paesi Ue, garantire un più rapido ed efficace controllo, chiaro e trasparente, delle qualifiche e delle competenze che renderebbe più agevole lo stabilimento, nei vari Stati dell’Unione, dei professionisti", ha concluso.
(Adnkronos) - Nel 2025 il carpooling aziendale, monitorato dall’Osservatorio Jojob, ha consentito di togliere dalle strade oltre 450mila auto private, generando un risparmio economico complessivo di quasi 2,5 mln di euro. Più nel dettaglio, secondo i dati raccolti dall’Osservatorio Nazionale sul Carpooling Aziendale 2026 realizzato da Jojob Real Time Carpooling - B-Corp specializzata nel supportare gli spostamenti nella tratta casa-lavoro e il pendolarismo attraverso la condivisione delle auto private - nel 2025 sono stati registrati complessivamente 795.335 viaggi condivisi, grazie ai quali è stato possibile risparmiare 12.488.149 chilometri percorsi, togliendo dalle strade 454.819 auto private ed evitando l’emissione di 1.623.442 kg di CO2 per un risparmio economico complessivo generato per gli utenti pari a 2.496.184 euro. Rispetto al 2023, il servizio ha più che raddoppiato i viaggi e le auto tolte dalle strade ed è cresciuto di oltre il 150% in termini di impatto ambientale ed economico e di più del 110% in viaggi effettuati. In due anni, il numero dei viaggi è passato da 373.767 a 795.335 (+113% in due anni) mentre i chilometri risparmiati, così come la CO2 evitata, sono aumentati del 153%, indicando una maggiore efficienza ambientale complessiva del sistema. Il beneficio economico complessivo generato dalla mobilità condivisa nel 2025 raggiunge i 2.496.184 euro, rispetto ai 986.263 euro del 2023 (+153%). “I dati dell’Osservatorio mostrano con chiarezza come il carpooling aziendale stia diventando una componente strutturale della mobilità quotidiana per migliaia di lavoratori e studenti - ha dichiarato Gerard Albertengo, Ceo e fondatore di Jojob - La crescita registrata nel 2025 dimostra che la condivisione dell’auto è una risposta concreta e immediatamente scalabile alla congestione urbana, alla difficoltà di accesso al trasporto pubblico nelle aree di ultimo miglio e alla necessità di ridurre le emissioni nel breve periodo”. L’edizione 2026 del rapporto ha restituito una fotografia del carpooler medio piuttosto netta: la fascia più attiva è quella 30-39 anni, che nel 2025 totalizza 245.200 viaggi, pari al 30,98% del totale; in altre parole, quasi un viaggio su tre è stato effettuato da un trentenne. Nel complesso, il 56% dei viaggi è effettuato da persone tra i 30 e i 49 anni e oltre il 77% dei viaggi è realizzato da utenti tra i 20 e i 49 anni, evidenziando una forte connessione con gli spostamenti legati a lavoro e studio. Sul profilo di genere, oltre 7 viaggi su 10 sono effettuati da uomini (70,84%), mentre le donne rappresentano il 29,16%. In generale, l’equipaggio medio è stato di 2,34 persone nel 2025. Dal punto di vista delle motorizzazioni, i viaggi condivisi nel 2025 sono stati effettuati prevalentemente con veicoli diesel (52,76%) e benzina (25,90%), seguiti da auto Gpl (10,13%) e ibride (7,55%). Restano ancora marginali le percorrenze effettuate con veicoli elettrici, pari allo 0,92% del totale. Nel 2025 il carpooling aziendale monitorato dall’Osservatorio di Jojob mostra una diffusione capillare su tutto il territorio nazionale, con una concentrazione più marcata nelle regioni caratterizzate da una forte mobilità pendolare. Il 56% dei viaggi si concentra in cinque regioni: Piemonte, Puglia, Lombardia, Emilia-Romagna e Lazio. A livello provinciale, i primi tre territori per numero di viaggi sono Torino con 66.180 viaggi, Bologna con 58.739 e Milano con 30.792. Il confronto con il 2024 mostra incrementi significativi, come quello di Bologna che cresce del 41,2% (da 41.597 a 58.739 viaggi) mentre Milano cresce da 27.599 a 30.792 viaggi (+11,6%), a conferma di una domanda ormai rodata nei grandi contesti metropolitani. Tra i casi più dinamici spiccano Brindisi, che passa da 31.287 a 47.693 viaggi (+52,4%) generando oltre 1,09 milioni di km risparmiati e 142.583 kg di CO2 evitata, e Frosinone, con una crescita esponenziale del 99,8% (da 13.715 a 27.402 viaggi). Nel 2024 la percorrenza media nazionale dei viaggi in carpooling era pari a 27,47 km, valore già indicativo di un utilizzo significativo della condivisione dell’auto anche su tratte medio-lunghe. L’analisi delle percorrenze medie regionali del 2025 conferma in modo ancora più evidente il ruolo del carpooling nei territori caratterizzati da pendolarismo extraurbano. Le distanze medie più elevate si registrano in Sicilia e Calabria, dove ogni viaggio condiviso supera in media i 52 km, seguite da Sardegna e Valle d’Aosta, con percorrenze intorno ai 45 km. Valori particolarmente alti si osservano anche in Molise (41,0 km), Abruzzo (39,7 km) e Puglia (39,3 km). Nella fascia intermedia si collocano Lazio (34,9 km), Umbria (32,5 km), Liguria (31,3 km) e Campania (30,7 km), con percorrenze prossime o superiori alla media nazionale. “Nel complesso, i dati 2026 mostrano come il carpooling aziendale continui a crescere in modo costante in tutte le regioni d'Italia, intercettando esigenze di mobilità molto differenti sul territorio nazionale - ha aggiunto Albertengo - che siano contesti caratterizzati da lunghi spostamenti quotidiani, o aree con tragitti più brevi e ravvicinati, la condivisione dell’auto privata resta il modo più semplice per abbattere i costi del tragitto casa-lavoro e sempre più aziende stanno scegliendo questo sistema di welfare".