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(Adnkronos) - "In questo momento l'immunizzazione e lo screening rappresentano il pilastro più importante della prevenzione. Ovviamente è importantissimo continuare a lavorare e a raggiungere quanta più popolazione target possibile, per ottimizzare le strategie. In Italia ci sono dei piani specifici, in particolare per la vaccinazione contro il Papillomavirus. A 360 gradi si è cercato di integrare la raccomandazione su screening e vaccinazione sia nel Piano nazionale di prevenzione vaccinale, sia nel Piano nazionale cronicità, sia nel Piano nazionale oncologico". Lo ha detto Caterina Rizzo, professoressa di Igiene e Medicina preventiva all'università di Pisa, intervenendo all'Health Summit Investing for Life organizzato oggi a Roma da Msd Italia. "Sarebbe necessario - sottolinea Rizzo - mettere in atto una strategia di azione molto più strutturata per l'eliminazione del Papillomavirus, in modo che non possa più circolare e causare tumori come quello della cervice uterina, della faringe, dell'ano, della vagina e della vulva". Per questo "il test Hpv è importantissimo e, oggi, raccomandato in tutte le donne a partire dai 30 anni - chiarisce l'esperta - Le Regioni si stanno attivando. I medici di medicina generale raccomandano lo screening, ma poi le donne devono essere chiamate dai servizi territoriali per poter avere accesso a questa importantissima misura di prevenzione che, al momento, ci permette di identificare quelle donne che ancora non sono state tracciate attraverso lo screening e che magari non sono state vaccinate. Quindi è anche l'occasione per poterle vaccinare e proteggere nei confronti del tumore della cervice uterina". La vaccinazione non riguarda solo le donne. "In Italia lo scatto culturale è stato fatto - afferma Rizzo - Da diversi anni offriamo la vaccinazione anche alla popolazione maschile. C'è ancora da lavorare: le coperture sono leggermente più basse negli uomini che nelle donne, ma si può riuscire a raggiungere anche tutta la popolazione maschile". L’anti-Hpv "va fatto sia per proteggere gli uomini dal tumore di faringe, pene e ano, ma anche e soprattutto per ridurre la circolazione del virus".
(Adnkronos) - "A livello di business, per le aziende, ovviamente è tutto fermo. Ma in questo momento quello che ci preme è avere informazioni sulle persone, imprenditori, che operano con noi sul territorio iraniano, i nostri referenti. E purtroppo non abbiamo avuto risposta ai diversi messaggi inviati, le comunicazioni inevitabilmente non funzionano totalmente. E la preoccupazione è tanta". Così, raggiunto da Adnkronos/Labitalia, Giuseppe Zampini, presidente della Camera di commercio e Industria Italia - Iran & Paesi E.c.o. (Ccii), l'associazione imprenditoriale specializzata per l’internazionalizzazione delle imprese italiane in Iran e negli altri 9 paesi dell’Economic cooperation organization-E.c.o. (Afghanistan, Azerbaigian, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Tagikistan, Turchia, Turkmenistan e Uzbekistan), commenta quanto sta avvenendo in Iran in queste ore. "Sulle aziende, chiaramente, è tutto fermo. Le imprese che sappiamo essere interessate, si stanno chiedendo cosa fare anche per il nel futuro, sui loro possibili interessi nel Paese", spiega. Secondo Zampini l'aspetto più allarmante è che "Il vero problema che sta nascendo è complessivo sull'area, non soltanto in Iran. Dal punto di vista turistico, dal punto di vista dei viaggi, è tutto bloccato. Se uno dovesse andare in India partendo dalla Turchia, che giro fa? Perché tutta l'area è bloccata. Un problema che riguarda non solo il turismo, ma le imprese in generale, per chi vuole operare come imprenditori nell'intera area, al di là dell'Iran, appunto. In questo momento penso che gli effetti di questo attacco non siano stati ben considerati. Quindi ci sono delle considerazioni che in queste ore è difficile mettere a terra, se non l'effetto immediato di preoccupazione, dal punto di vista umano, e di questi imprenditori iraniani che sono interessati al nostro Paese e che non riusciamo a contattare", conclude.
(Adnkronos) - “La Legge 166 ha consentito in 10 anni il recupero di migliaia di tonnellate di alimenti buoni, sani, sicuri, consumabili, che dalla rete produttiva hanno trovato una destinazione nella solidarietà sociale. Quindi a distanza di dieci anni oggi la destinazione per le famiglie in difficoltà è ancora più importante”. Così Maria Chiara Gadda, vicepresidente Commissione Agricoltura e prima firmataria Legge 166/16 antispreco, intervenuta al convegno promosso da PlanEat alla Camera dei Deputati, dedicato al tema della prevenzione dello spreco e della sostenibilità nella ristorazione collettiva e nelle mense scolastiche. “Dobbiamo però fare dei passi in avanti in termini di modello organizzativo, ad esempio, di strumenti in più che si possono dare alle imprese per prevenire e gestire lo spreco. Pensiamo alla complessità del mondo delle mense scolastiche, della ristorazione collettiva. Ci sono delle normative a cui fare un tagliando sui criteri ambientali minimi piuttosto che sulle grammature della ristorazione scolastica. Inoltre, bisogna consentire al terzo settore di recuperare meglio: per gestire bene il cibo servono le celle frigorifere, le attrezzature, le competenze”, spiega. “Infine - conclude Gadda - credo poi si possano fare dei passi in avanti anche sul fronte fiscale, perché è giusto che chi contribuisce positivamente alla lotta allo spreco possa essere premiato”.