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(Adnkronos) - Mario Adinolfi 'usa' il calcio per attaccare il mondo musulmano. Il giornalista e fondatore del 'Popolo della Famiglia' ha commentato, a modo suo, i tanti episodi, piuttosto insoliti, per usare un eufemismo, andati in scena durante la finale di Coppa d'Africa tra Marocco e Senegal. Dalle proteste per il rigore di Brahim Diaz, con il Senegal che ha abbandonato momentaneamente il campo in segno di dissenso, gesto che la federazione marocchina, dal canto suo, ha usato come pretesto per presentare ricorso. E poi c'è l'asciugamano 'voodoo' di Mendy, che alcuni tifosi hanno provato a sottrarre all'ex portiere del Chelsea. Tutta legna al fuoco, insomma, per Adinolfi: "Si può affermare che le sceneggiate da sottosviluppati a cui abbiamo dovuto assistere nel corso della finale Marocco-Senegal comprovano l’inferiorità civile e culturale del mondo islamico", ha scritto sulla propria pagina Facebook, "continuo a rafforzarmi nel pensiero che la predicazione maomettana sia stata e sia un crimine verso la dignità della persona umana". Ma non solo: "PS. Ovviamente prova ulteriore sono anche le carceri egiziane, ciò che hanno fatto a Regeni, il regime talebano, le bande libiche, i tagliagole di Hamas che dominano Gaza, i folli ayatollah che sparano in mezzo agli occhi dei manifestanti e impiccano quelli che arrestano, gli affiliati all’Isis che comandano in Siria, gli animali di Boko Haram che rapiscono e uccidono i cristiani in Nigeria, i pakistani che li perseguitano e li condannano a morte per blasfemia, i tunisini e gli algerini che spacciano e stuprano. Però con le immagini dalla finale di Coppa d’Africa quanto sia l’Islam il male del mondo lo avete capito persino voi".
(Adnkronos) - Questa volta, a differenza della trasferta in Giappone, nessuna immagine in stile anime. Il selfie con il padrone di casa, però, fa capolino lo stesso sui social. Ma soprattutto resta identico il messaggio politico: l'Italia intende consolidare i rapporti con i principali attori dello scenario orientale, perché le attuali turbolenze geopolitiche impongono flessibilità e rapidità di adattamento. E la costruzione di nuove sponde affidabili, in un contesto sempre più instabile. Nel segno del soft power coreano - dal K-pop in giù - Giorgia Meloni conclude a Seul la terza e ultima tappa della missione asiatica, incontrando il presidente sudcoreano Lee Jae-Myung nella Blue House (Cheong Wa Dae), il palazzo presidenziale dai tetti tradizionali a padiglione. "Sono molto contenta di essere il primo leader europeo a venire in visita in Corea dalla sua elezione e dal suo insediamento", afferma la presidente del Consiglio, rimarcando come Italia e Corea del Sud condividano "molti valori, una vocazione verso la creatività e l'innovazione pur rimanendo ancorate alla tradizione" e dispongano di "un potenziale straordinario ancora inespresso, nonostante rapporti bilaterali già estremamente solidi". Al termine del faccia a faccia, spiega Meloni, la dichiarazione congiunta individua "i settori prioritari sui quali sviluppare partenariati di alto livello", con l'obiettivo di "rafforzare il dialogo politico" e rendere la cooperazione "realmente strategica". Il baricentro dell'intesa è tecnologico. "Sono particolarmente fiera della firma di oggi di un'intesa nel settore dei semiconduttori, materia particolarmente strategica per noi", sottolinea la premier, definendola "un passo fondamentale per rafforzare l'autonomia strategica, ridurre le dipendenze esterne e sostenere l'innovazione" in settori chiave come elettronica, automotive e telecomunicazioni. Accanto ai chip, entra nel perimetro della cooperazione anche il tema delle materie prime: "Ripensare le catene di approvvigionamento e renderle più solide e controllabili è una priorità strategica", osserva Meloni, evidenziando come la collaborazione tra Paesi alleati possa rafforzare la tenuta industriale. Il rafforzamento del partenariato passa anche dall'economia reale. "Le nostre nazioni possono migliorare la cooperazione anche in settori come i trasporti e le infrastrutture", afferma la presidente del Consiglio, valorizzando il contributo delle aziende italiane e definendo "strategico" l'interscambio degli investimenti. Per Roma, aggiunge, è centrale la presenza dei grandi gruppi coreani, in particolare nei comparti "ad alto contenuto innovativo come la robotica, la microelettronica e l'automotive". Sul tavolo anche il sostegno alle Pmi e l'obiettivo di "superare alcune barriere non tariffarie all'ingresso dei nostri prodotti". Il quadro politico fa da cornice a questa agenda. Italia e Corea, ricorda Meloni, sono "nazioni amiche e alleate, oltre a essere democrazie mature e tecnologicamente avanzate", una convergenza che diventa un vantaggio competitivo in "uno scenario globale nel quale l'incertezza è ormai diventata la normalità". Da qui l'apprezzamento per l'"approccio pragmatico" del presidente Lee - riferimento, non esplicitato, al riavvicinamento con la Cina avviato da Seul - e la volontà di trasformare la visita in un punto di partenza per "un dialogo politico più strutturato" su dossier complessi, anche a livello personale, con l'invito a una visita in Italia nel corso dell'anno. Affiora anche la dimensione storica del rapporto bilaterale. "Questo stride un po' con l'assenza, da diciannove anni, di un presidente del Consiglio italiano in visita ufficiale in Corea", osserva Meloni, citando il libro fotografico sull'ospedale della Croce Rossa italiana durante la guerra combattuta nella penisola coreana, ricevuto in dono. Un passaggio ripreso da Lee Jae-Myung, che parla di "lunga amicizia" e di "profonda gratitudine per l'aiuto ricevuto", ricordando che "nel 1951 l'Unità Medica Italiana fondò l'Ospedale della Croce Rossa". La visita si chiude con la firma di una serie di intese: un memorandum tra la Protezione civile italiana e il ministero dell'Interno coreano, un accordo sulla tutela del patrimonio culturale e un'intesa industriale nel settore dei semiconduttori. Il tutto inserito in una dichiarazione congiunta che rilancia il Dialogo strategico bilaterale, prevede un nuovo Piano d'azione 2026-2030 e rafforza la cooperazione su sicurezza, Indo-Pacifico, Africa e principali sfide globali. Ma il richiamo all'incertezza non resta confinato alle dichiarazioni ufficiali. A pesare sono le tensioni geopolitiche che attraversano l'Occidente, come dimostra l'avvio in calo delle Borse europee nella prima seduta della settimana, dopo l'annuncio di Donald Trump di nuovi dazi contro i Paesi europei che hanno deciso di inviare militari in Groenlandia. Una scelta criticata da Giorgia Meloni sia pubblicamente sia nel colloquio telefonico con il presidente degli Stati Uniti. Il dossier resta aperto. I contatti tra la presidente del Consiglio - impegnata in un ruolo di mediazione - e i partner europei, a partire dalla presidente della Commissione Ursula von der Leyen, proseguono. Il prossimo passaggio è fissato per il 22 gennaio, quando il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa ha convocato una riunione straordinaria dei 27 per fare il punto sul caso Groenlandia e sullo stato, sempre più fragile, delle relazioni transatlantiche. Non è ancora confermata, invece, la partecipazione al vertice a margine del forum di Davos. Al centro del Consiglio europeo ci sarà anche il cosiddetto "bazooka", lo strumento di coercizione commerciale che Bruxelles potrebbe valutare come risposta ai dazi annunciati da Washington. La linea di Meloni resta però improntata alla cautela: tenere aperto il canale del confronto per evitare una spirale di ritorsioni che rischierebbe di aggravare ulteriormente le tensioni tra le due sponde dell'Atlantico.
(Adnkronos) - Dalle Alpi al plateau antartico per conservare la storia del clima. E' stato inaugurato l'Ice Memory Sanctuary, l'infrastruttura scavata sotto strati compatti di neve dove sono state trasferite le due carote di ghiaccio alpino estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia) e dal Grand Combin (Svizzera). Contenenti la memoria dell'atmosfera del passato, le carote di ghiaccio sono ora conservate in sicurezza alla Stazione Concordia in una grotta nel ghiaccio progettata per preservare i campioni dei ghiacciai montani per le future generazioni di scienziate e scienziati. L'apertura in Antartide del primo archivio per la conservazione delle carote di ghiaccio - spiegano i partner fondatori di Ice Memory Foundation - segna un momento storico per il progetto Ice Memory, lanciato nel 2015 da Consiglio Nazionale delle Ricerche e Università a Ca' Foscari Venezia con Cnrs, Ird e Université Grenoble-Alpes (Francia) e Paul Scherrer Institute (Svizzera). Dopo un viaggio di più di 50 giorni a bordo della rompighiaccio Laura Bassi, salpata da Trieste, due preziosi campioni di ghiaccio provenienti da ghiacciai alpini in ritiro, prelevati con il supporto della Ice Memory Foundation, hanno raggiunto la Stazione italo-francese di Concordia, nel cuore dell'altopiano antartico. Avvenuto nell'ambito del Programma Nazionale di Ricerca in Antartide (Pnra), il trasporto è stato gestito dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs). Arrivate a destinazione, le carote di ghiaccio sono state archiviate nell'Ice Memory Sanctuary inaugurato oggi: una grotta ricavata nel ghiaccio e progettata appositamente per diventare un archivio naturale e permanente di campioni di ghiaccio. Anche qualora i ghiacciai dovessero scomparire, queste carote di ghiaccio rappresentano un'eredità per le generazioni future: costituiranno una risorsa a lungo termine per la ricerca scientifica e per i processi decisionali basati su evidenze scientifiche. Vere e proprie capsule del tempo, racchiudono l'atmosfera del passato che da oggi sarà protetta per i decenni e i secoli a venire. Le due carote di ghiaccio alpine sono state estratte dal Monte Bianco (Col du Dôme, Francia, 2016) e dal Grand Combin (Svizzera, 2025). I due campioni sono salpati a metà ottobre 2025 a bordo della nave rompighiaccio italiana Laura Bassi, nell'ambito della 41esima campagna del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). Operato dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (Ogs), il carico di 1,7 tonnellate di ghiaccio è stato mantenuto a una temperatura costante di -20 °C / -4 °F per l'intera durata del viaggio. Ha attraversato il Mar Mediterraneo, l'Oceano Atlantico, il Pacifico, quindi l'Oceano Meridionale e il Mare di Ross prima di raggiungere la Stazione Mario Zucchelli il 7 dicembre 2025. Da qui, un volo speciale reso possibile dall'Enea nell'ambito del Pnra e operato senza riscaldamento nella stiva di carico per garantire l'integrità dei campioni a -20 °C, ha trasportato le carote di ghiaccio attraverso l'interno del continente antartico fino alla Stazione italo-francese Concordia, a 3.233 metri di altitudine. L'Ice Memory Sanctuary è una grotta lunga 35 metri e alta e larga 5 metri, scavata interamente negli strati di neve compatta a circa 5 metri sotto la superficie, per una profondità totale di 9 metri. Sotto il coordinamento tecnico e la progettazione dell'Unità Tecnica Antartica dell'Enea e con la collaborazione dell'Istituto Polare Francese (Ipev), sono stati condotti diversi test (a partire dalla campagna estiva 2018-2019) per garantire la massima durata possibile del deposito, limitando al contempo l'impatto della costruzione sull'ambiente antartico, in conformità con il Protocollo di Madrid. La struttura non ha richiesto materiali da costruzione, fondamenta né sistemi di refrigerazione meccanica. La sua stabilità è assicurata dalle temperature antartiche estreme e naturalmente costanti, che tutto l'anno si mantengono prossime a -52 °C. La condizione di conservazione delle carote di ghiaccio garantisce che i campioni siano protetti dalle fluttuazioni ambientali e dalle contaminazioni. In risposta alla fusione irreversibile dei ghiacciai del mondo, la Ice Memory Foundation ha individuato ghiacciai a rischio di scomparsa e siti di particolare rilevanza e, dal 2015, ha già coordinato, realizzato o sostenuto dieci campagne di perforazione di carote di ghiaccio a livello globale, coinvolgendo team scientifici di oltre tredici Paesi. "Salvaguardando campioni fisici di gas atmosferici, aerosol, inquinanti e polveri intrappolati negli strati di ghiaccio, la Ice Memory Foundation garantisce che le future generazioni di ricercatrici e ricercatori possano studiare le condizioni climatiche del passato utilizzando tecnologie che magari non esistono ancora", spiega Carlo Barbante, vicepresidente della Ice Memory Foundation, professore all'Università Ca' Foscari Venezia e senior associate member del Cnr-Isp. Decine di altre carote di ghiaccio del patrimonio Ice Memory provenienti da tutto il mondo - Ande, Pamir, Caucaso, ecc… - si uniranno a queste prime due nel loro nuovo 'rifugio' negli anni a venire. Il patrimonio Ice Memory è concepito come eredità comune dell'umanità. "Affinché queste carote possano continuare a servire la scienza tra cento anni, devono essere gestite come un bene comune globale. La creazione di un simile modello di governance rappresenterebbe un risultato fondamentale del Decennio delle Nazioni Unite per l'Azione nelle Scienze della Criosfera", dichiara Thomas Stocker, Università di Berna, presidente della Ice Memory Foundation. "Siamo l'ultima generazione che può agire - afferma Anne-Catherine Ohlmann, direttrice della Ice Memory Foundation - È una responsabilità che condividiamo tutti. Salvare questi archivi di ghiaccio non è solo una responsabilità scientifica: è un'eredità per l'umanità".