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(Adnkronos) - Michele Bravi sarà ospite oggi a Verissimo. Il cantante è reduce della partecipazione al Festival di Sanremo 2026, dove ha gareggiato tra i Big con il brano 'Prima o poi' che si è classificato al 23esimo posto. Michele Bravi è nato a Città di Castello, in provincia di Perugia, il 19 dicembre 1994. La passione per la musica nasce sin da piccolo quando comincia a cantare in un coro per bambini. Presto prende lezioni di pianoforte, di chitarra e inizia a scrivere e comporre canzoni. Nel 2013 fa il suo debutto televisivo, partecipa al talent show X-Factor e viene affidato nel team di Morgan. La sua voce colpisce e viene notata da Tiziano Ferro che scrive per lui il brano 'La vita è felicità', l'inedito che gli ha consegnato il pass per la vittoria. Dopo il trionfo al talent show, esce il primo album intitolato 'A passi piccoli' con brani scritti da autori affermati come Federico Zampaglione, Giorgia, Tiziano Ferro e Luca Carboni. Nel 2015 firma un contratto con la casa discografica Universal e pubblica un nuovo Ep, dal titolo 'I Hate Music', dove canta in inglese, e torna a X Factor, nelle vesti di ospite della finalissima. Nel 2017, Michele Bravi partecipa per la prima volta al Festival di Sanremo, nella categoria Big. Il titolo del brano è 'Il diario degli errori', che ottiene un buonissimo riscontro, classificandosi al quarto posto. Nel 2018 partecipa nuovamente al Festival di Sanremo, ma come ospite nella serata delle cover duettando con Annalisa. Nel 2017 Michele Bravi ha fatto coming out, non definendosi omosessuale, ma fluido. In un'intervista rilasciata alla rivista Vanity Fair, ha parlato di una storia con un ragazzo: "Mi sono innamorato. Una storia molto particolare con un ragazzo che fa il regista, molto diverso da me. È durata due anni. Io ho incontrato una persona che mi ha emozionato, che fosse un ragazzo è del tutto irrilevante: in futuro potrebbe succedermi anche con una ragazza". A Belve Michele Bravi ha raccontato di essersi reso conto della sua omosessualità quando aveva 13 anni e di aver subito bullismo in passato: "In un primo momento l'ho avvertito come un pericolo, ho pensato fosse qualcosa di sbagliato. A scuola, mi chiamavano 'Michecca' e mi gettavano nella spazzatura. Non ero consapevole di aver subito bullismo, non avevo capito che impatto avrebbero avuto quegli episodio sulla mia vita. Semplicemente chiudevo gli occhi e aspettavo che finisse". In un'intervista a 'One More Podcast' di Luca Casadei, Michele Bravi ha parlato del rapporto speciale con i nonni: "Fondamentalmente sono cresciuto con loro, perché i miei genitori erano molto giovani, soprattutto mia madre, perché mi ha avuto che aveva vent'anni. Da loro ho imparato tantissimo. Seppure nell'ignoranza avevano un'attitudine nel vivere le cose belle, la difficoltà, soprattutto, con una naturalezza enorme". Nel 2018 Michele Bravi fu coinvolto in un incidente che cambiò per sempre la sua vita e nel quale rimase vittima una donna 58enne: La dinamica parla di un'inversione vietata che il cantante effettua per immettersi nell'opposto senso di marcia. Accusato di omicidio stradale, l'artista è rinviato a giudizio. Nel corso dell'udienza preliminare del 23 gennaio 2020 Bravi fa richiesta di patteggiamento, accettata dal giudice di Milano, con un anno e sei mesi di reclusione con sospensione della pena. Quell'evento ha cambiato drasticamente la sua vita: lo portò ad allontanarsi e a prendersi una pausa dalle scene. "Quell'evento ha avuto delle ripercussioni fortissime in me. Ho perso il contatto con la realtà. Ho conosciuto cosa vuol dire vivere senza aderire al reale. Oggi lotto costantemente: devo essere sicuro che le cose che vedo e che sento esistono davvero. La mia mente ha avuto il bisogno di riscrivere quella realtà, mi chiedevo sempre se stessi sognando. Non riuscivo a parlare e sì, ho fatto pensieri drammatici e pericolosi. Pensavo che stessimo tutti in un sogno e che l'unico modo per svegliarsi fosse annientarsi. Ho sperato che le persone che amavo morissero insieme a me. Credevo di averle condotte in un incubo", ha detto in un'intervista rilasciata a Belve da Francesca Fagnani. "Tornare a Sanremo per me è un modo per scardinare la mia figura artistica. Questa è la terza volta, la prima volta era una ballata cantautorale, stavolta il percorso parte dal sistema teatrale e narrativo nel costruire il brano. C'è un approccio molto cinematografico, e la scrittura armonica e lirica del brano segue questa visione. Poterlo presentare dal vivo mi dà modo di raggiungere questo scopo". Il percorso verso Sanremo 2026 è nato quando l'artista ha iniziato a far sentire il pezzo ad amici e familiari: "Vedevo che c'era qualcosa diverso rispetto agli altri brani del disco che mi stupiva nella loro reazione", ha spiegato. "Mia madre nella chat di famiglia mi ha detto 'finalmente una bella canzone'. Ed ecco che ho detto 'è questa'".
(Adnkronos) - Per Tack TMI Italy, branch italiana della società di Gi Group Holding che si occupa di learning & development, a rendere più complicato l’avanzamento di carriera per le donne rispetto ai colleghi uomini, sono prima di tutto molti stereotipi di genere che ancora persistono nella società, anche introiettati dalle donne stesse, oltre a vere e proprie discriminazioni che avvengono sui luoghi di lavoro. In base all’ultima ricerca della società, 'Oltre le diversità: percezioni, esperienze e bisogni', condotta su un campione di 1.500 lavoratori occupati in Italia, quasi la metà dei rispondenti (46%, sia uomini che donne) sottoposti a un test proiettivo, ha ricondotto il profilo del top manager al volto di un uomo di mezza età caucasico, seguito a grande distanza da quello di una donna di mezza età caucasica (29%). Dunque, il genere - complici gli stereotipi ad esso collegati - influenza ancora l’idea comune di chi occupa un ruolo di vertice in azienda. Per dare una dimensione dei bias che determinano questa percezione, il 42% degli intervistati ha anche affermato che 'gli uomini sono più portati ad avere ruoli da manager e di responsabilità'. Al contrario, altre mansioni sono associate in larga misura a donne. E' il caso del lavoro di amministrazione, identificato da oltre la metà del campione con una donna caucasica (57%). Per quanto riguarda le discriminazioni, per il 38% del campione quelle basate sul genere sono le più diffuse; inoltre la maggior parte di chi si è sentito discriminato sul lavoro è donna (36%) e riconduce al genere una delle cause principali di episodi subiti. “Quando nella nostra ricerca - commenta Irene Vecchione, amministratore delegato di Tack TMI Italy (Gi Group Holding) - abbiamo chiesto quali diversità andrebbero gestite meglio all’interno delle aziende, la diversità di genere si è confermata essere tra le più rilevanti, con il 23%. Un dato che ci fa riflettere su quanto lavoro ci sia ancora da fare sui bias . Ma, parallelamente, occorre adottare anche un altro approccio: ossia puntare alla creazione di una cultura che riconosca la leadership non tanto come un ruolo o un’etichetta, né tantomeno come comando, ma piuttosto come un insieme di competenze che si costruiscono, allenano e manifestano nei comportamenti quotidiani in diverse qualità, inclusa la cura delle relazioni, l’ascolto attivo e la capacità di aiutare gli altri a sviluppare il proprio talento. Ampliando la definizione stessa di leadership e cambiando la narrativa associata a questo termine, aumentiamo la possibilità per sempre più donne, che spesso eccellono come leader, ma faticano a definirsi tali, di riconoscersi ed essere riconosciute per il valore che portano”. Secondo Tack TMI Italy, oltre ad agentività, assertività, empatia e intelligenza emotiva, autonomia finanziaria e networking, oggi sono 3 le competenze che le donne dovrebbero allenare per aumentare consapevolezza e autostima, ed esprimere appieno il proprio potenziale in azienda. 1) IA & data literacy orientata al business: ovvero la capacità di comprendere, interpretare e utilizzare dati e soluzioni di Intelligenza Artificiale per prendere decisioni strategiche e operative. Non riguarda l’aspetto tecnico o di programmazione, ma la lettura critica dei dati, la comprensione delle logiche di funzionamento dell’IA, dei suoi limiti e delle sue opportunità, per generare valore concreto per il business: migliorare performance, ottimizzare processi, anticipare trend, supportare l’innovazione e guidare scelte consapevoli. 2) Sponsorship e influenza organizzativa: abilità che consente di attivare consenso, supporto e sponsorship all’interno dell’organizzazione, per influenzare decisioni, priorità e direzioni strategiche anche senza fare leva sull’autorità gerarchica. Comprende la capacità di leggere le dinamiche politiche e relazionali, costruire alleanze, coinvolgere stakeholder chiave e posizionare idee e progetti in modo credibile e rilevante rispetto ai decisori. 3) Leggerezza: permette di semplificare la complessità senza banalizzarla, gestendo situazioni sfidanti con lucidità e presenza. Si esprime nella capacità di lasciare andare la ruminazione mentale, ridurre l’iper-controllo e prendere 'con filosofia' ciò che non può essere immediatamente cambiato, mantenendo energia e focus sulle soluzioni. “Riteniamo queste 3 skill - commenta Vecchione - di particolare rilevanza considerando che, sempre secondo Inapp, le donne risultano più frequentemente impiegate in occupazioni maggiormente vulnerabili alla sostituzione o trasformazione tecnologica. Inoltre, se da un lato vorrebbero essere valorizzate per i propri risultati, dall’altro lato una società permeata di stereotipi le ha portate inevitabilmente a riconoscersi o a sentirsi più riconosciute quando incarnano valori quali la sobrietà e la modestia". "In particolare - avverte - rispetto agli 'unconscious bias' tipicamente femminili, l’ultima competenza - la leggerezza - aggiunge quel quid inaspettato che favorisce la collaborazione, aiuta ad alleggerire tensioni e rigidità, e permette di utilizzare umorismo e ironia in modo consapevole, trasformando anche i contesti caratterizzati da alta pressione in spazi di confronto più efficaci e produttivi”.
(Adnkronos) - Dal ruolo della filiera delle costruzioni per la transizione energetica al futuro delle rinnovabili, fino al tema della cooperazione. Sono questi alcuni dei temi al centro della seconda giornata di Key - The Energy Transition Expo, la manifestazione di Ieg (Italian Exhibition Group) di riferimento in Europa, Africa e bacino del Mediterraneo sulla transizione energetica, fino a venerdì 6 marzo alla Fiera di Rimini. Il ruolo della filiera delle costruzioni è stato approfondito con la presentazione del 'Rapporto sullo stato della sostenibilità energetica nella filiera delle costruzioni' realizzato in collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche. L’ambiente costruito è responsabile di circa il 40% dei consumi energetici finali in Europa e di oltre il 35% delle emissioni di CO2. In Italia, l’impatto della filiera può arrivare fino al 40% delle emissioni complessive nazionali. In questo scenario, la transizione energetica del settore edilizio si pone non solo come una sfida ambientale, ma come una scelta strategica per la competitività industriale, la sicurezza energetica e la resilienza economica del Paese. La realizzazione degli impianti e le condizioni di finanziabilità dei progetti rappresentano due elementi strategici per lo sviluppo delle rinnovabili. Di questo si è discusso nell’evento 'Epc e Finanza: la nuova fase delle rinnovabili', a cura di Elemens e Key, che ha riunito istituzioni, industria e sistema bancario per analizzare il nuovo scenario del settore energetico. Il convegno si è aperto con un keynote speech di Elemens sul contesto in cui operano Res e Bess nel mercato italiano - che nel 2025 ha registrato progetti autorizzati di rinnovabili, in particolare fotovoltaico ed eolico, pari a 9,5 GW e 1,5 GW - oltre a esplorare evoluzioni regolatorie, sfide di costruzione e vincoli di financing. Mission Innovation, 3Den e Epic sono fra le iniziative più importanti di cooperazione internazionale a sostegno della decarbonizzazione e della transizione energetica del ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, nonché strumenti essenziali per integrare le rinnovabili e promuovere soluzioni scalabili in sinergia con il Piano Mattei. Se ne è parlato a Key nei tre panel dell’evento 'Energia e Innovazione: la Cooperazione Internazionale del Mase per la Transizione Energetica' curato dal Mase assieme a Undp (United Nations Development Programme) e Unep (Un Environment Programme).