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(Adnkronos) - "Smetteremo di correre a rovesciare regimi stranieri di cui non sappiamo nulla, con cui non dovremmo essere coinvolti", aveva promesso Donald Trump a Fayettevile, vicino alla base militare di Fort Bragg, in Carolina del Nord. Era il 2016. Il tycoon di New York era appena stato eletto presidente degli Stati Uniti per la prima volta. Il repubblicano, nei dieci anni successivi, ha promosso il suo messaggio isolazionista, assicurando ripetutamente ai suoi sostenitori "America first" – gli stessi che gli hanno garantito la vittoria elettorale per due volte – che non ci sarebbero state più guerre eterne come quelle in Afghanistan e Iraq. Tuttavia, la decisione del presidente di colpire l'Iran con forza sabato – uccidendo la guida suprema, l'Ayatollah Ali Khamenei – è diventata rapidamente un possibile punto di rottura con la sua base, scatenando dure reazioni all’interno del movimento Maga. Tra i primi critici c’è Marjorie Taylor Greene, ex legislatrice Maga e, in passato, una delle più accanite sostenitrici di Trump. Greene – da sempre un simbolo del movimento – aveva rotto con il presidente l'anno scorso e si era dimessa dal Congresso proprio per quella che, a suo dire, era la scarsa attenzione dell’attuale amministrazione alle questioni interne. "Abbiamo detto 'Basta guerre straniere, basta cambi di regime!'. Lo abbiamo detto palco dopo palco, discorso dopo discorso. Trump, Vance, praticamente l'intera amministrazione, hanno fatto campagna elettorale su questo e hanno promesso di mettere l'America al primo posto e di rendere l'America di nuovo grande", ha scritto Greene in un lungo post su X, definendo la mossa in Iran come un tradimento "straziante e tragico". "Ci sono 93 milioni di persone in Iran, lasciate che si liberino. Ma l'Iran è sul punto di dotarsi di armi nucleari. Certo. Ci hanno imboccato questa strada per decenni e Trump ci ha detto che i suoi bombardamenti dell'estate scorsa hanno completamente spazzato via tutto. È sempre una bugia ed è sempre l'America Last. Ma questa volta sembra il peggior tradimento perché proviene proprio dall'uomo e dall'amministrazione che tutti credevamo diversi", ha aggiunto. L'influencer di estrema destra Nick Fuentes ha implorato Trump su X: "Donald Trump niente guerra con l’Iran. Israele ci sta trascinando in guerra. L’America prima di tutto”. Blake Neff, produttore del popolare podcast del defunto attivista di destra Charlie Kirk, ha osservato che Kirk si era opposto al cambio di regime in Iran. "Trump/Vance si sono presentati con un programma pacifista, ed è stato popolare", ha scritto su X. "In questo momento alcuni dei miei amici di destra mi stanno scrivendo: 'Fanculo', 'È estremamente deprimente', 'Non voterò mai più alle elezioni nazionali'". Neff ha aggiunto: "Se questa guerra sarà una vittoria rapida, facile e decisiva, la maggior parte di loro la supererà. Ma se la guerra sarà diversa, ci sarà molta rabbia. Al popolo americano non è stata data una spiegazione convincente del perché ciò fosse necessario. Ma il successo può prevalere sulle cattive spiegazioni. Quindi dobbiamo pregare per il successo". "C'è un divario generazionale tra i sostenitori Maga su questo. Gli elettori più anziani lo sostengono, quelli più giovani no", ha dichiarato a Politico l'influente podcaster Maga Jack Posobiec. "I sostenitori Maga della Generazione Z vogliono arresti nel caso Epstein, deportazioni e aiuti economici, non guerra". Secondo Posobiec, l’attacco contro l’Iran potrebbe alienare la base e danneggiare i repubblicani nelle prossime elezioni di medio termine del 2026: "L'anno scorso, Charlie Kirk ci ha detto che le giovani generazioni di americani sono molto più interessate alla politica interna che alla gestione dei conflitti internazionali e non possiamo dimenticarlo in un anno di elezioni di metà mandato". Altri sono stati meno ambivalenti. Gli Hodgetwins, un duo di podcast conservatori che ha generalmente sostenuto Trump, hanno condannato gli attacchi in un post ai loro 3,5 milioni di follower, definendoli antitetici alla sua campagna del 2024. "Liberare il popolo iraniano non è il motivo per cui ho votato per Trump", si leggeva nel post. Breck Worsham, ex sostenitrice di Trump e membro della sua campagna elettorale, nota come "The Patriotic Blonde", ha scritto: "È ufficiale. Jimmy Carter non è più il peggior presidente della storia americana. Missione compiuta, @Potus. Un altro record infranto". Worsham ha condiviso diversi post in cui si insinua che la guerra abbia lo scopo di distogliere l'attenzione dai dossier di Jeffrey Epstein. Il malcontento ha trovato eco anche nel mondo dei media di destra. L'influente conduttore Tucker Carlson, che ha visitato la Casa Bianca proprio la scorsa settimana, ha dichiarato a Jonathan Karl di Abc News che la scelta di attaccare l'Iran è "assolutamente disgustosa e malvagia". Nel frattempo, altre figure Maga si sono schierate in difesa del presidente e hanno sostenuto la campagna di bombardamenti. Ad esempio, Laura Loomer, una influencer che sussurra all’orecchio di Trump, ha scritto su X: "L'Iran attacca gli Stati Uniti da oltre 47 anni. E ora, il 47° Presidente degli Stati Uniti sta ponendo fine al suo regno del terrore". Mentre i democratici hanno duramente criticato gli attacchi contro l’Iran, all’interno del Partito Repubblicano il sostegno all’operazione del tycoon è, per ora, forte. Le eccezioni sono poche, tipo quella conservatore di orientamento libertario Thomas Massie, che ha scritto: "Sono contrario a questa guerra. Questa non è 'America First'". Mike Davis, a capo dell'Article III Project, un gruppo di difesa legale pro-Trump, ha affermato che gli attacchi sono giustificati, citando un recente videomessaggio in cui l’ayatollah Khamenei avvertiva che l'Iran avrebbe potuto affondare navi da guerra statunitensi. "Quel video è tutta la giustificazione di cui il presidente ha bisogno per radere al suolo la casa del leader supremo e farlo fuori", ha detto Davis all'ex stratega di Trump Steve Bannon nel suo podcast War Room, molto popolare nella base Maga. Secondo gli analisti, l'inquietudine, almeno per ora, è più un rumore che una rivolta: le critiche provengono principalmente dalla "classe chiacchierona" della base Maga e non dai leader eletti repubblicani. È troppo presto, tuttavia, per dire come si sentiranno gli elettori Maga a lungo termine, in quanto questa operazione appare come una violazione diretta di un'importante promessa elettorale repubblicana di rimanere fuori dagli impegni all'estero. In tutto ciò, gli ultimi sondaggi d'opinione mostrano costantemente che la principale preoccupazione degli americani è l'aumento del costo della vita. Eppure, gran parte dei primi 13 mesi di mandato di Trump è stata dominata da questioni di politica estera. Il vicepresidente JD Vance, da parte sua, ha assicurato al Washington Post questa settimana che "non c'è alcuna possibilità" che gli Stati Uniti possano essere risucchiati in una guerra in Medio Oriente per anni senza una fine in vista. Tuttavia, all’interno della base Maga, lo scetticismo resta. Senza contare che la dubbia logica di tali interventi, con i loro echi della guerra in Iraq e il timore che possano portare gli Stati Uniti a schierarsi sul campo con dei soldati dentro l’Iran, rappresenta un'enorme scommessa elettorale che aumenta i rischi politici per i Repubblicani nel tentativo di rimanere al potere al Congresso anche dopo questo novembre. (di Iacopo Luzi)
(Adnkronos) - "L'intelligenza artificiale è già dentro le nostre fabbriche. Io ne sono entusiasta, sono convinto che migliorerà al meglio non solo il lavoro ma la vita di tutti noi. Io credo che sia un'ottima occasione per l'Italia e l'Europa per mantenere i livelli di occupazione che abbiamo avuto finora. Dovremo vedere come fare per avere la migliore applicazione possibile. Cosa dobbiamo fare? Innovazione, innovazione, innovazione". Lo ha detto Maurizio Marchesini, vice presidente di Confindustria, intervenendo all'evento 'Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità', promosso dal ministero del Lavoro e delle politiche sociali e in corso a Roma. Marchesini ha sottolineato: "Oggi ho sentito parlare molto più di rischi che di opportunità. Ma la forza di questa tecnologia è talmente grande che non possiamo assolutamente trascurarla né pensare di ostacolare l'applicazione dell'intelligenza artificiale. Anzi, dobbiamo trovare tutti i modi possibili per favorirla, tenendo presente ovviamente che ci saranno delle problematiche di tipo individuale che dovremo risolvere in maniera collettiva naturalmente", ha sottolineato. Per il vice presidente di Confindustria centrale sarà la formazione. "L'intelligenza artificiale -ha detto- non è un sostitutore di lavoro, ma un potenziatore di lavoro. Dobbiamo tenere presente la struttura industriale del nostro Paese, che è composta soprattutto di piccolissime imprese. Quindi, ben lontani da ostacolarla, dobbiamo, tenendo conto evidentemente delle problematiche che possono insorgere, incentivare l'applicazione dell'Ia. Chiaramente c'è un compito anche delle parti sociali in tutto questo, che è di osservare quello che succede, di prevenire e risolvere gli eventuali problemi", conclude.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.