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(Adnkronos) - “Se l’Italia entrasse in guerra, tornerei a servire l’esercito”. Così Roberto Vannacci alla Stampa Estera parlando della situazione in Medlio oriente dopo gli attacchi di Usa e Israele all'Iran. "Sono in tanti che non chiamano la guerra con il suo nome. Io invece sarei per chiamare i fenomeni con il loro nome. Questa è una guerra a tutti gli effetti", afferma l’europarlamentare e leader di Futuro Nazionale spiegando che, se venissero richiamati i riservisti, sarebbe pronto a rientrare, pur augurandosi che ciò non accada. "Se ci fosse una guerra aperta in cui richiamano i riservisti sarebbe possibile. Ma mi auguro che non avvenga. Io sono in pensione. Ma nel caso dovesse succedere obbedisco alla chiamata della Patria". Vannacci sottolinea poi la necessità di valutare se tutti gli alleati si stiano comportando realmente come tali, sempre nell’interesse nazionale. "Io non voglio mettere in dubbio l'Alleanza Atlantica, ma dobbiamo valutare se tutti in questa situazione si siano effettivamente comportati da alleati. La domanda da porsi è questa. Ed in base a ciò prendere le decisioni sempre nell'interesse nazionale". Sul possibile cambio di regime in Iran, l’ex generale è scettico: secondo lui senza un intervento di terra un “regime change” è molto difficile da ottenere. "Credo che i rischi saranno molto alti rispetto ai benefici che si potranno trarre" da questa guerra. "L'Iran è una nazione estremamente estesa, con indicatori di progresso pregevoli... Il regime change lo vedo abbastanza difficile. Se gli obiettivi sono quelli citati vedo la strada in salita". Interpellato infine sul suo futuro politico, se resterà al Parlamento europeo o si candiderà alle prossime elezioni nazionali, Vannacci non scopre le carte: “La sorpresa è un principio dell’arte della guerra. Se svelo le mie intenzioni la sorpresa viene a mancare”. "Se entreremo nella coalizione lo decideremo prima delle elezioni, comunque siamo di centro destra".
(Adnkronos) - Oggi il percorso di FiberCop dedicato all’innovazione e al dialogo con le nuove generazioni ha fatto tappa all’Istituto Peano a Monterotondo (Roma). Un’iniziativa immersiva e coinvolgente che ha portato, in modalità virtuale, l’Innovation Hub di Torino di FiberCop direttamente nelle scuole. Il progetto di formazione e orientamento è pensato per avvicinare gli studenti al mondo della rete e delle infrastrutture digitali. Grazie a un’esperienza virtuale, i ragazzi sono entrati nei laboratori di FiberCop di Torino per scoprire da vicino come nasce e si sviluppa la rete in fibra ottica che garantisce la connettività del Paese. (Video) Durante la visita virtuale, studenti e studentesse sono stati guidati in un percorso che racconta il funzionamento della rete in fibra, le attività svolte negli ambienti tecnici e il viaggio della connessione fino alle abitazioni degli italiani. Una nuova modalità di narrazione che unisce tecnologia, competenze e innovazione, rendendo accessibile e coinvolgente un mondo spesso percepito come distante. Il progetto ha previsto anche la presenza del personale FiberCop nella scuola per portare esperienza professionale e condividere le proprie competenze sui temi chiave del settore: dalla rete fissa e mobile alla fibra ottica, dall’IoT al 5G, fino alla cybersecurity. Con questa iniziativa, FiberCop apre le porte dei propri laboratori alle nuove generazioni, mettendo al centro le persone, il sapere e la formazione. Un impegno concreto per contribuire alla crescita di nuovi talenti e per raccontare, anche ai più giovani, cosa significa lavorare ogni giorno per costruire e garantire le infrastrutture digitali del futuro. Il progetto proseguirà coinvolgendo l’Istituto Hensemberg di Monza il 5 marzo e l’Istituto Righi a Taranto il 13 marzo, per continuare nei mesi successivi con altre tappe su tutto il territorio nazionale.
(Adnkronos) - “Questa manifestazione cerca costantemente ogni anno di rappresentare quello che si verifica nel paese l'anno prima. Il tema dell'auto elettrica sta acquisendo uno spazio con un approccio meno dogmatico ed ideologico e più pratico. Abbiamo voluto dare spazio a questa tecnologia e a tutta la tecnologia che vi gira intorno”. Lo afferma Corrado Peraboni, amministratore delegato di Ieg - Italian Exhibition Group, presente a ‘Key - The energy transition expo’, manifestazione alla Fiera di Rimini fino al 6 marzo. Quanto al nuovo piano industriale dice: “Faremo leva su quello che sappiamo fare meglio, cioè fare fiere, ed in particolare lanciare fiere nuove. Abbiamo già detto che succederà almeno una volta all'anno solo in Italia, a cui andranno ad aggiungersi quelle che stiamo acquisendo all'estero. Il prossimo settembre, a Rimini, ci sarà la prima manifestazione sulla Space Economy in Italia, mentre tra pochi giorni annunceremo anche la fiera del 2027, sempre nella nostra penisola. In più la nuova acquisizione sul mercato estero. In pratica nel primo quarto di quest'anno saremo in grado di aggiungere tre fiere nuove al nostro portafoglio”. Poi conclude: “La diversificazione che seguiamo sui mercati internazionali serve anche ad essere più resilienti quando un'area geografica entra in crisi. Ad oggi, noi non stiamo avendo particolari ripercussioni, siamo presenti sul mercato del middle-east a Dubai con tre manifestazioni fieristiche, tra ottobre e novembre, ora speriamo che la situazione si stabilizzi prima di allora”.