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(Adnkronos) - "Ho scelto di non reagire, di non parlare, perché mi sono resa conto che in quella società la verità non interessa a nessuno. Così ho deciso di concentrarmi su ciò che mi interessa e che mi fa stare bene con me stessa: la musica, il mio lavoro, ciò che sono e so fare. Sono rimasta molto sorpresa dall'affetto che ho ricevuto da tante persone. Questo mi ha dato molta forza". Lo afferma la direttrice d'orchestra Beatrice Venezi, in un'intervista al magazine del "Clarín", il più importante quotidiano argentino, a proposito della sua nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia, che dal settembre scorso ha provocato il rifiuto dell'Orchestra e dei sindacati, perché considerata un'imposizione politica e artistica, con scioperi e proteste a causa del curriculum non giudicato all'altezza del prestigio dell'istituzione. L'intervista integrale è stata postata dalla stessa Venezi sulla sua pagina Facebook. Spiega Venezi, che fa parte del Teatro Colón di Buenos Aires come direttrice principale ospite dell'Orchestra Stabile, a proposito dell'ostilità nei suoi confronti: "Ho capito di trovarmi nel mezzo di una questione politica: è stato come un modo per attaccare l'attuale Governo, e inoltre c'erano le elezioni regionali in Veneto, di cui fa parte Venezia. A peggiorare la situazione, c'era l'aggravante di attaccare una lavoratrice, una donna. In Italia c'è ancora molto machismo. Superato il momento difficile, ho pensato: 'Hanno paura del nuovo'. Non osano rischiare con progetti innovativi. Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano con il turismo. Gli abbonati attuali hanno più di 80 anni. Se non si prova a fare qualcosa di diverso nell'arte, dove altro farlo? Altrimenti i teatri diventano musei. Assumerò l'incarico a ottobre". Sui suoi prossimi impegni, Beatrice Venezi, 35 anni, anticipa che nel mese di marzo andrà in Uruguay; poi sarà a Buenos Aires con "Pagliacci / Cavalleria Rusticana". Sta inoltre lavorando a un grande omaggio a Luciano Pavarotti per i suoi 90 anni in Sud America: il tenore modenese aveva un legame molto forte con Buenos Aires e con il Teatro Colón. E sull'Argentina dice: "Per me è come essere a casa. Più che in Italia, persino in Svizzera, dove vivo. Qui ho costruito relazioni di grande affetto e stima. È un Paese che mi sembra avere prospettive, un potenziale enorme. Qui si possono fare cose che in Europa non sono possibili perché non è solo il Vecchio continente, ma anche un continente 'vecchio'. Una delle cose che mi ha conquistato dell'Argentina è la società: la gente qui è molto diversa da quella europea. La grande forza dell'Argentina sta in due valori aggiunti: il pensiero critico e le relazioni sociali, che sono più autentiche. In Europa non è così per molte ragioni, come le tensioni sociali degli ultimi anni, che hanno generato paura dell’altro e sfiducia. Per motivi di politiche sociali e fenomeni migratori, l'Italia non ha più l'identità di prima. Sono in una fase della mia vita in cui sto pensando di avere figli. Qui mi sembra il luogo ideale, lo dico sinceramente". (di Paolo Martini)
(Adnkronos) - Le donne sono le più virtuose nella lotta allo spreco alimentare. La prevenzione dello spreco alimentare non dipende solo da buone intenzioni, ma anche da fattori sociali, culturali e digitali. E' quanto emerge dalla ricerca condotta dall'Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo su un campione di 390 cittadini italiani, presentata a Milano durante l'evento finale di 'Scrap the food waste' il progetto di cui è capofila l'Unione nazionale consumatori è stato realizzato da AWorld e l'Università stessa. A guidare il progetto Will media che nell'arco dei 20 mesi ha curato la progettazione e il coinvolgimento dei partner a ogni livello decisionale, oltre che lo sviluppo di una campagna di sensibilizzazione sulle principali piattaforme di incontro della community 18-35 anni (Instagram e Youtube). Nel corso dell’incontro dal titolo 'Il cibo che non vediamo-numeri, storie e scelte dietro allo spreco alimentare' i quattro partner del progetto (finanziato dall’European and digital executive agency- Hadea, nell’ambito del programma di finanziamento per la prevenzione dello spreco alimentare Smp food) hanno raccontato le iniziative di questi mesi di collaborazione, volti a migliorare il livello di consapevolezza dei consumatori sul tema dello spreco alimentare. La mattinata è stata un momento di confronto e di condivisione già dalla scelta della location, il Refettorio Ambrosiano che rappresenta un modello virtuoso di economia circolare applicata al cibo. Nato nel 2015 dall'idea dello chef Massimo Bottura e di Davide Rampello con Caritas Ambrosiana, questo spazio recupera ogni giorno eccedenze alimentari e le trasforma in pasti di qualità, dimostrando che lo spreco può diventare risorsa e la solidarietà può unirsi alla bellezza. Con oltre 220.000 pasti distribuiti in dieci anni, il Refettorio incarna perfettamente i valori del progetto 'Scrap the food waste'. Spazio anche a diversi momenti di interazione con il pubblico grazie ai laboratori pratici affidati alla cuoca Irene Bernacchi che lavora su eccedenze e imperfezioni per la produzione di gelato da frutta scartata e collabora con Recup (Associazione nata a Milano e attiva anche a Roma che combatte lo spreco alimentare recuperando frutta e verdura invenduta nei mercati rionali). Ma i veri protagonisti sono stati i risultati del progetto, presentati dai rappresentanti dei quattro partner con il team di Will Media a fare da padroni di casa. Come gestiscono gli sprechi gli italiani? E’ questa la domanda che guida la ricerca dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo: lo studio è basato sull'elaborazione di un Indice di prevenzione dello spreco alimentare (Fwpi), che ha permesso di individuare i profili dei consumatori con i comportamenti più efficaci nella riduzione dello spreco domestico. I dati mostrano che le donne, chi vive in aree rurali e chi segue un'alimentazione flexitariana o vegetariana adottano comportamenti più virtuosi nella gestione del cibo. Un dato significativo riguarda il ruolo del digitale: chi utilizza in modo consapevole social media e applicazioni dedicate dimostra livelli più bassi di spreco alimentare. La Generazione Z, in particolare, si distingue per l'impegno attivo nella ricerca di informazioni sul cibo, mentre l'interesse per le tematiche alimentari tende a diminuire con l'aumentare dell'età. La ricerca evidenzia inoltre un legame chiaro tra sensibilità verso la sostenibilità -economia circolare, filiere corte, motivazioni etiche ed ambientali- e comportamenti anti-spreco. "Il progetto Stfw ha dimostrato come strumenti digitali e informazioni corrette possono rendere le persone più consapevoli e aiutarle a gestire meglio il cibo ogni giorno. Investire sempre di più in educazione alimentare e competenze digitali è fondamentale per sostenere le famiglie nella riduzione dello spreco domestico", commenta Luisa Torri, prorettrice Università Pollenzo. Il cuore operativo del progetto 'Scrap food waste' è stata la community digitale su AWorld, che da marzo a dicembre 2025 ha coinvolto 612 persone in un percorso educativo strutturato. I risultati sono significativi: 2.607 ore di formazione completate, con una media di oltre 4 ore per partecipante; 68.811 contenuti educativi letti attraverso 16 percorsi formativi; 296.536 quiz completati per testare le conoscenze acquisite; 475 partecipanti (77,6% della community) hanno calcolato la propria carbon footprint, con un valore medio di 7,3 tonnellate di CO₂ per persona – significativamente superiore all'obiettivo di 2 tonnellate previsto dall'accordo di Parigi. I contenuti più letti dalla community rivelano cosa cercano davvero le persone: informazioni pratiche su come leggere le date di scadenza, conservare correttamente il cibo, riutilizzare gli avanzi in modo creativo. La retention è stata ottenuta senza premi materiali, basandosi esclusivamente sulla qualità dei contenuti e sulla motivazione intrinseca dei partecipanti. La mattinata si è conclusa con un pranzo preparato dai volontari del Refettorio utilizzando eccedenze e scarti alimentari, un'esperienza concreta di come il cibo invisibile possa trasformarsi in valore.
(Adnkronos) - Il Gruppo Serenissima Ristorazione presenta il suo primo Report di Sostenibilità redatto secondo la Corporate Sustainability Reporting Directive (Csrd), la nuova Direttiva europea che ha definito degli standard comuni e comparabili di rendicontazione Esg. Il Gruppo Serenissima Ristorazione - spiega l'azienda in una nota - ha scelto di anticipare gli obblighi normativi e di rendicontare l'impatto della sostenibilità sui propri risultati finanziari (materialità finanziaria), oltre che il proprio impatto sull'ambiente e sulle persone (materialità di impatto) secondo gli standard della Direttiva Csrd, un impegno rilevante che ha coinvolto le 14 società controllate, inclusa la capogruppo Serenissima Ristorazione Spa e le controllate estere in Spagna e Polonia. Con un fatturato di oltre 650 milioni di euro nel 2025 (dati di preconsuntivo) e più di 11mila collaboratori, il Gruppo Serenissima serve circa 50 milioni di pasti all’anno. "La redazione del nostro primo Bilancio di Sostenibilità secondo la Csrd è stata una sfida importante, che abbiamo scelto di affrontare su base volontaria perché crediamo profondamente nella sostenibilità come leva strategica e di business - dichiara Tommaso Putin, vicepresidente del Gruppo Serenissima Ristorazione con delega alla sostenibilità - Rendicontare è l’unico modo per poter davvero gestire il percorso verso la sostenibilità: misurare ci consente di capire dove intervenire, definire priorità e agire in maniera strategica lungo la filiera, coinvolgendo tutti gli stakeholder. È solo attraverso la trasparenza e la responsabilità che possiamo costruire valore duraturo per l’impresa, per le persone e per l’ambiente". L’adozione della procedura di rendicontazione prevista dalla direttiva Csrd ha richiesto, come passaggio fondamentale, la misurazione della Carbon Footprint di Organizzazione, secondo gli standard internazionali. L’analisi - spiega l'azienda - ha evidenziato come le emissioni Scope 1, le emissioni dirette, ossia da fonti controllate o di proprietà, tutto ciò che il Gruppo brucia direttamente, e Scope 2, ossia le emissioni generate dall’energia acquistata e consumata dal Gruppo, incidano per circa l’8% su un totale pari a 240.107 tonnellate di CO2 equivalente, confermando che il core business di produzione dei pasti ha un impatto diretto contenuto. La vera sfida ambientale per il Gruppo è quindi rappresentata dalla filiera, con le emissioni Scope 3, la cui rendicontazione è diventata obbligatoria con gli standard europei Esrs e che comprende tutte le emissioni 'a monte' e 'a valle' della catena del valore, dalle emissioni generate dai fornitori di materie prime, alla logistica, fino alla gestione dei rifiuti, che pesano per circa il 92% del totale. Per questo Serenissima Ristorazione ha avviato un percorso strutturato di coinvolgimento dei fornitori e degli stakeholder, con l’obiettivo di intervenire lungo tutta la catena del valore, attraverso scelte di acquisto consapevoli, progettazione dei menu e qualificazione Esg dei partner. In questo senso, il Gruppo si sta impegnando a monitorare costantemente i fornitori considerati critici per volumi o tipologia di attività, per i quali sono previsti piani di controllo e audit specifici per verificare il rispetto dei principi di responsabilità sociale e ambientale. Un obiettivo specifico è il coinvolgimento dei partner nella condivisione di dati ambientali e di tracciabilità per migliorare la precisione del calcolo della Carbon Footprint di Gruppo. Inoltre, viene incoraggiato l’acquisto di forniture con imballaggi riciclabili, riutilizzabili o composti da materiale riciclato; quando la sicurezza alimentare lo consente, il Gruppo privilegia l’acquisto di prodotti in formato multi-porzione, che permettono di ottimizzare i carichi, limitare il numero di trasporti e abbattere le emissioni legate alla logistica. Per sostenere l’economia del territorio e ridurre ulteriormente le distanze percorse dalle merci, valorizzata la dimensione territoriale, promuovendo la scelta di fornitori locali. Sul fronte dell’efficienza, il Gruppo si è posto un obiettivo di riduzione dei consumi energetici pari al 5%, a fronte di un consumo complessivo di circa 52.000 MWh, corrispondente a un taglio di circa 2.600 MWh - un valore che equivale al consumo annuo di quasi 1.000 famiglie italiane - attraverso interventi di efficientamento, ottimizzazione dei processi produttivi e sistemi avanzati di gestione dell’energia. La dimensione sociale - continua la nota - rappresenta un pilastro centrale della strategia di sostenibilità del Gruppo Serenissima. La fortissima presenza femminile ne è una dimostrazione concreta: il 73,4% del personale della capogruppo è composto da donne, mentre nell’alta dirigenza si registra un equilibrio significativo, con il 43% di presenza femminile. Un impegno strutturato e certificato, riconosciuto attraverso la UNI/PdR 125:2022 per la Parità di Genere, che testimonia la volontà del Gruppo di promuovere inclusione, equità e valorizzazione delle competenze. Tra gli obiettivi dichiarati ci sono quelli di monitorare e ridurre eventuali discriminazioni e di coinvolgere il management nella definizione di traguardi legati alla parità di genere. Sull’aspetto relativo alla parità di trattamento economico, il Gruppo ha pianificato interventi specifici, tra cui: un'analisi annuale delle retribuzioni per genere; azioni mirate a ridurre le disparità retributive nelle fasce dirigenziali; e il monitoraggio di indicatori (Kpi) per garantire che lo sviluppo professionale e la remunerazione siano basati esclusivamente sulle competenze. Grande attenzione è dedicata anche a formazione e sicurezza: nella sola capogruppo sono state erogate circa 50mila ore di formazione nel 2024. La redazione del report di sostenibilità ha accompagnato un’evoluzione significativa anche sul piano della governance. Dal 2025 è stata formalmente istituita una nuova governance Esg, con la creazione di un Comitato Esg, operativo dal 2025, incaricato di integrare in modo sistematico i valori ambientali e sociali in ogni decisione aziendale. Il Comitato è guidato dal vicepresidente Tommaso Putin e rappresenta uno strumento chiave per garantire coerenza tra strategia, gestione dei rischi, obiettivi di sostenibilità e coinvolgimento degli stakeholder lungo tutta la filiera. Anche in termini di Governance, il Gruppo ha individuato la necessità di avviare un processo di qualifica Esg dei partner per tracciare e ridurre i rischi lungo la filiera.