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(Adnkronos) - Ad Addis Abeba, dove l'Italia rilancia il suo ruolo di ponte con l'Africa, Giorgia Meloni è costretta anche a difendere quello - più fragile che mai - tra Europa e Stati Uniti. Le parole del cancelliere tedesco Friedrich Merz sulla possibile "frattura" transatlantica, pronunciate alla Conferenza di Monaco (alla quale la premier ha scelto, ancora una volta, di non partecipare), fanno da sfondo alla tappa etiope e spingono la presidente del Consiglio a intervenire dopo il silenzio iniziale di ieri. "Siamo in una fase molto complessa delle relazioni internazionali", riconosce Meloni a margine del summit dell'Unione Africana, ospitato nel moderno African Union Conference Center and Office Complex, quartier generale dell'Ua. La premier concede che Merz "fa una valutazione corretta" , quando sostiene che l'Europa debba fare di più per sé stessa, a partire dalla sicurezza e dal potenziamento del pilastro europeo della Nato. Ma il messaggio politico va nella direzione opposta a quella di una rottura: "Lavorare a una maggiore integrazione tra Europa e Stati Uniti, valorizzare quello che ci unisce piuttosto che quello che può dividerci, è molto importante per tutti, particolarmente per i Paesi europei". Italia in primis. Parallelamente, la premier insiste sulla necessità che l'Europa rafforzi la propria postura strategica. L'Unione, afferma, deve tornare "effettivamente un attore geopolitico", cambiando prospettiva: non interrogarsi su ciò che gli altri fanno o non fanno per noi, ma su "che cosa noi dobbiamo fare per essere autonomi, forti, capaci di rispondere a un'era della geopolitica nella quale di certezze non ce ne sono più moltissime". L'autonomia europea, nella lettura di Palazzo Chigi, non è alternativa all'alleanza con Washington ma serve a renderla più equilibrata. Meloni prende invece le distanze dalle critiche di Merz alla cultura Maga: "Sono valutazioni politiche", osserva, chiarendo che non si tratta di un terreno di competenza dell'Unione europea. Anche qui la linea è quella di evitare nuove crepe nel rapporto con gli Stati Uniti. Sul fronte mediorientale, la premier annuncia che l'Italia è stata invitata come Paese osservatore al Board per Gaza convocato dal presidente americano Donald Trump a Washington il 19 febbraio. Roma - sottolinea - è orientata a rispondere positivamente, ritenendo "necessaria" una presenza italiana ed europea per la stabilizzazione della regione. La partecipazione dell'Italia al Board in qualità di osservatore rappresenta, per Meloni, "una buona soluzione" alla luce dei vincoli costituzionali che, al momento, impediscono al Paese di entrare a pieno titolo nell'organismo voluto e creato dall'inquilino della Casa Bianca. È soprattutto il nodo migratorio, insieme alla parola chiave "cooperazione", a dominare però il discorso con cui la presidente del Consiglio chiude la sua due giorni in Etiopia, intervenendo come ospite d'onore alla 39ª sessione ordinaria dell'Unione Africana, dopo aver co-presieduto il vertice Italia-Africa insieme al premier etiope Abiy Ahmed. Davanti ai leader africani la premier rivendica il ruolo dell'Italia come partner affidabile e mette subito in chiaro la sua visione: "La vera cooperazione non vede mai un soggetto attivo e uno passivo, esiste solo in una relazione tra pari". È la cornice dentro cui Meloni inserisce il Piano Mattei per l'Africa, definito "uno dei risultati più concreti di questa idea di cooperazione" e presentato come "una piattaforma aperta" allineata con l'Agenda 2063 dell'Ua, con investimenti che spaziano dalle infrastrutture all'energia fino alla formazione e con progetti simbolo come il Corridoio di Lobito, su cui - rivendica - "l'Italia è in prima linea insieme agli Stati Uniti e all'Unione europea". Ma è sul capitolo migrazioni che si concentra una buona fetta del discorso. La presidente del Consiglio insiste sulla necessità di affrontare le cause profonde delle partenze e rivendica l'obiettivo di "garantire agli uomini e alle donne di questo continente una libertà troppo spesso negata, la libertà di scegliere di restare nel proprio Paese", collegando esplicitamente sviluppo economico e gestione dei flussi. Per Meloni la risposta passa da investimenti mirati: "Per garantire il diritto a non dover emigrare, è necessario offrire opportunità concrete di formazione e lavoro", valorizzare il capitale umano e costruire "partenariati industriali e joint venture capaci di generare occupazione stabile e di qualità nei territori". A rafforzare la linea anti-esodo la premier cita il cardinale Robert Sarah, ricordando che "se i giovani lasciano la propria terra e il proprio popolo alla ricerca della promessa di una vita migliore, che ne sarà della storia, della cultura e dell’esistenza del Paese che hanno abbandonato?". In questo quadro Meloni sottolinea anche l'impegno italiano sul fronte del debito, indicato come passaggio "cruciale per costruire un'Africa veramente libera", ricordando l'"ampio programma di conversione del debito dei Paesi africani" lanciato dall'Italia, con "la trasformazione completa del debito dei Paesi più fragili e vulnerabili in investimenti" e nuove clausole di sospensione per gli Stati colpiti da shock climatici. Nel mosaico della missione etiope si conferma così la linea del governo italiano: mentre a sud del Mediterraneo Roma cerca di costruire ponti di sviluppo con l'Africa, a ovest lavora per evitare che il legame transatlantico si incrini. Per Palazzo Chigi, la vera sfida geopolitica resta sempre la stessa: unire e non dividere. (dall'inviato Antonio Atte)
(Adnkronos) - Torna a Modena per la sua quarta edizione il 'Learning more festival', il primo e più significativo festival in Italia interamente dedicato all’apprendimento e all’evoluzione della formazione nell’era digitale. Per tre giorni, da venerdì 20 a domenica 22 febbraio, la città emiliana diventerà il crocevia di idee, ricerche e buone pratiche. Oltre 120 appuntamenti, tra lezioni, workshop, talk di approfondimento, experience, installazioni e learning show in 5 location distribuite nel centro storico della città. Modena ospiterà docenti, formatori, responsabili delle risorse umane, accademici e ricercatori, educatori, startupper, imprenditori, professionisti del learning, più di 150 esperti provenienti dall’Italia e dall’estero uniti dall’urgenza di riflettere sull’uso consapevole e strategico della tecnologia nei processi formativi e nella vita quotidiana. L’obiettivo ultimo è fornire strumenti critici per accompagnare le persone nell’uso intenzionale e consapevole della tecnologia, valorizzando appieno le risorse e le opportunità del presente. Il festival è promosso da Fem - Future Education Modena, centro internazionale e primo hub innovativo per l’EdTech in Italia, creato da Wonderful Education e Fondazione di Modena. Il ricco programma del Learning More Festival si articola in sei aree tematiche. Neuroscienze e apprendimento. La mente che impara. Qual è il funzionamento della mente nell’apprendimento? Come possiamo adattare gli spazi in cui si apprende per favorire il benessere di chi impara? Ne parleranno, tra gli altri: Barbara Oakley, professoressa ordinaria presso la Oakland University, nel talk Ottimizzare la collaborazione uomo-IA: il valore della conoscenza interna nella trasformazione digitale, Igor Sotgiu, professore associato di Psicologia generale all’Università degli Studi di Bergamo, in Insegnare ad essere felici: opportunità e rischi e la ricercatrice di neuroarchitettura Ana Mombiedro con l’architetta e formatrice Lidia Cangemi nel talk Neuroarchitettura e organizzazione didattica: come l’ambiente influenza apprendimento e benessere. Come e cosa impariamo: linguaggi, ambienti ed esperienze che costruiscono conoscenza. Come apprendiamo in un mondo attraversato da dati, immagini, nuove tecnologie e Intelligenza Artificiale? Quali linguaggi, spazi ed esperienze favoriscono un apprendimento critico e inclusivo? Alberto Cairo, information designer e giornalista spagnolo, Knight Chair in visual journalism alla university of Miami, sarà impegnato nel talk 'How Charts lie: getting smarter about visual information'. Francesco Costa terrà la lezione Consigli per informarsi meglio. La neuroscienziata linguista Maryanne Wolf si occuperà di Reading in the Age of AI: Rethinking the Bi-literate Brain. Ci sarà inoltre il talk 'Neuroarchitettura: ambienti di apprendimento e embodied technologies' di Davide Ruzzon, architetto, direttore di TA Tuning Architecture di Milano, docente dell’università Iuav di Venezia e del Polidesign Politecnico di Milano. Mariano Laudisi, ideatore del modello educativo 'Le Scuole della Felicità', sarà al centro del workshop Il modello 'Le scuole della felicità' (Sanoma) e la nuova figura del docente coach. Pier Cesare Rivoltella, pedagogista e professore dell’Università di Bologna, sarà tra le voci del dibattito 'Educare nell’era dell’AI: framework concettuali per una vera AI Pedagogy'. Infine, Massimiliano Panarari, giornalista e sociologo della comunicazione, terrà il talk '(De)costruire il sapere collettivo con i social media'. Organizzazioni che imparano. Come creare organizzazioni che sappiano prosperare nel cambiamento e navigare nella complessità? Tra i talk di spicco, quello di Lavinia Mehedintu, co-fondatrice di Offbeat e architetta dell’apprendimento, che si soffermerà su L’apprendimento nelle organizzazioni: nuove tendenze e dinamiche del mondo l&d; invece Anamaria Dorgo, esperta di l&d e manager di Adyen, animerà il talk 'Keep learning - Building learning communities in the corporate environment'. Medical Humanities: la centralità dell’umano nella cura e la malattia come processo di formazione. Come cambia la relazione tra professionisti della salute e pazienti in un mondo sempre più complesso e informato? Tra i grandi ospiti: Michael Rich, soprannominato 'The Mediatrician', pediatra e ricercatore, sarà impegnato nel talk 'Digital wellness in famiglia: crescere sani in un mondo digitale'; poi, Beatrice Mautino, divulgatrice scientifica e saggista, discuterà in 'Vertigine: le competenze per navigare l’incertezza durante la malattia'. EdTech: strumenti per l'innovazione. Verso quali frontiere tecnologiche si stanno dirigendo l’apprendimento, la formazione e il lavoro? Oltre ai numerosi panel, Modena ospiterà il terzo incontro pubblico della rete europea di EdTech Testbeds e Getn (global edtech testbed network) per confrontarsi su criteri, framework e pratiche di validazione. Inoltre, Marcello Majonchi, product lead di Arduino, e Nicola Mattina, director of product di Translated, metteranno a confronto le loro esperienze nel panel 'Il futuro del product design: nuovi paradigmi di lavoro con l’intelligenza artificiale'. Family Lab. Molti appuntamenti affronteranno il tema della fiducia o controllo nel rapporto tra genitori e figli, per capire come instaurare un dialogo con i propri figli e utilizzare le tecnologie in modo consapevole ed equilibrato. Tra i vari interventi, quello con lo psichiatra e psicoanalista francese Serge Tisseron, che terrà la lectio 'Famiglie, tecnologie e IA: educare e governare gli schermi nell’era digitale'. Experience e learning show. Negli spazi del Festival sarà presente BlurM3Not, un’installazione interattiva di Data Gamification per scoprire i fenomeni oscuri della rete, ideata in collaborazione con Sheldon.studio e il Cnr. In programma anche due learning show: il primo, sabato 21 al Teatro Storchi, con Richard Galliano e l’Orchestra dei Mandolini di Modena e Brescia; il secondo, domenica 22, un evento sperimentale di sound design AI-based in collaborazione con il Conservatorio di Modena presso il Cinema Arena.
(Adnkronos) - “Una regolazione ben disegnata può diventare un fattore abilitante per la competitività, favorendo una transizione ordinata e inclusiva dell’intero sistema economico”. Così Barbara Terenghi, direttrice Sostenibilità di Edison, spiega all’Adnkronos come la normativa europea può agevolare il sistema imprenditoriale italiano sostenendone gli sforzi soprattutto in ambito Esg. “Le imprese oggi si muovono in un contesto caratterizzato da una profonda trasformazione economica, ambientale e sociale, in cui la sostenibilità non è più un tema accessorio ma un fattore strutturale di evoluzione dei modelli di produzione e consumo e, in ultima istanza, di competitività – premette -. La principale sfida è integrare gli obiettivi ambientali, sociali e di governance all’interno delle strategie industriali e finanziarie, rendendoli coerenti con le esigenze di crescita, innovazione e creazione di valore nel lungo periodo. La transizione verso modelli produttivi più sostenibili richiede investimenti significativi, un’evoluzione delle competenze e una capacità di lettura sistemica dei rischi e delle opportunità, a partire da quelli legati al cambiamento climatico, alla sicurezza degli approvvigionamenti e alla tutela delle persone lungo la catena del valore”. In questo contesto, “il quadro normativo europeo in materia di sostenibilità rappresenta un elemento importante per accompagnare il sistema imprenditoriale nel percorso di transizione”. “Iniziative come il pacchetto Omnibus I – continua Terenghi – vanno nella direzione di snellire l’architettura regolatoria, introducendo elementi di semplificazione e maggiore proporzionalità negli obblighi di rendicontazione, senza rinunciare all’obiettivo di garantire trasparenza e affidabilità delle informazioni”. Nello specifico, “la riduzione del perimetro di applicazione della Csrd esclude le imprese medio-piccole e concentra gli obblighi sulle aziende di grandi dimensioni, evitando un’eccessiva estensione degli obblighi a soggetti con minori capacità organizzative. Va però tenuto conto dell’effetto indiretto sulle imprese obbligate, che devono rendicontare sugli impatti lungo la catena del valore pur avendo un numero crescente di fornitori non più soggetti a obblighi analoghi. Omnibus I introduce alcune tutele procedurali, come la possibilità di spiegare le difficoltà nel reperire i dati ma non risolve del tutto la tensione tra obblighi di rendicontazione estesi e disponibilità effettiva delle informazioni a monte della filiera”. In generale, “per le imprese italiane, un contesto normativo più chiaro e armonizzato a livello europeo può tradursi in una migliore comparabilità dei dati, in una maggiore credibilità nei confronti dei mercati finanziari e degli investitori e in una riduzione della complessità della rendicontazione stessa. Questo consente di concentrare risorse e competenze sulla realizzazione concreta delle strategie di sostenibilità, piuttosto che sulla gestione frammentata degli adempimenti”. Per quanto riguarda Edison, “la nostra rendicontazione, dallo scorso anno è allineata alla direttiva Csrd. Per Edison non è solo un adempimento, ma uno strumento di dialogo e di responsabilità, che consente di misurare i risultati, individuare aree di miglioramento e rendere conto in modo chiaro degli impatti generati. In questo approccio integrato risiede la nostra convinzione che la transizione energetica e lo sviluppo sostenibile rappresentino non solo una responsabilità, ma anche una grande opportunità di impegno e creazione di valore e ne diamo conto nel Sustainability Statement documentando non solo i risultati passati ma anche i programmi futuri e le risorse che l’azienda intende dedicare per la loro realizzazione”. L’impegno di Edison per la sostenibilità si fonda in particolare su tre macro ambiti, spiega Terenghi: “Produzione rinnovabile (l’obiettivo è raddoppiare la capacità installata) e flessibile, sicurezza degli approvvigionamenti gas e sviluppo dei gas verdi, servizi a valore aggiunto e soluzioni per la transizione energetica dei clienti (B2B, B2C, B2G)”. Qualche dato. “A partire dal 2006, l’azienda ha già ridotto le proprie emissioni dirette di CO2 di oltre il 75%, passando da un livello prossimo a 25 Mt CO2eq nel 2006 a circa 6 Mt CO2eq nel 2024. Nel 2025 abbiamo completato nuovi impianti eolici e fotovoltaici per 200 MW, quest’anno avvieremo cantieri per altri 500 MW, che si aggiungono ai 250 MW già in costruzione – aggiunge – Inoltre, negli ultimi anni abbiamo realizzato 1,5 GW di capacità termoelettrica altamente efficiente e flessibile, grazie a due nuovi impianti – in Veneto e Campania – che sono tra i più avanzati al mondo in termini di prestazioni e sostenibilità per questo tipo di centrali. Nel 2024 la società ha proseguito lo sviluppo di nuova capacità per la produzione di Biometano e Biogas con 8 impianti in gestione, costruzione e autorizzazione in Italia e Spagna”. Inoltre, “attraverso Edison Next e Edison Energia, promuoviamo il percorso di famiglie, imprese e pubbliche amministrazioni verso la decarbonizzazione e l’elettrificazione. Un esempio di investimento per le famiglie: dal 2021 la società ha lanciato un modello innovativo di condivisione dell’energia in ambito condominiale con l’obiettivo di promuovere l’autoproduzione e l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili. Così i condomini possono aderire a gruppi di auto consumo collettivo (Auc) realizzato con l’installazione sul tetto del condominio di un impianto fotovoltaico”, conclude Terenghi.