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(Adnkronos) - Antonio Di Pietro e Gherardo Colombo, uno per il sì e l'altro per il no quando si parla di referendum sulla riforma per la giustizia. Gli ex pm, protagonisti della stagione di Mani Pulite, si confrontano a Che tempo che fa, il programma condotto da Fabio Fazio sul Nove. "A nessuno piacerebbe giocare una partita quando un giocatore e l'arbitro fanno parte della stessa squadra", dice Di Pietro motivando il suo sì. "Io personalmente sono per il sì, non contro i magistrati, ma per i cittadini. Sono per il sì perché ritengo, come dice la Costituzione già adesso, che le parti in ragione di parità si devono confrontare davanti a un giudice terzo. A casa mia quando c'è un terzo vuol dire che c'è un primo o un secondo. Attualmente il primo o il secondo, il primo per la precisione, cioè il pubblico ministero, fa parte della stessa famiglia del terzo perché hanno un unico consiglio superiore, perché decidono insieme quale posto devono occupare, quale graduatoria devono fare, quali procedimenti disciplinari devono prendere o non prendere…", dice. "Preferisco, per la tranquillità di chi entra in un'aula di giustizia che sente sulla sua pelle la serenità che quel terzo lì non ha nulla a che spartire con uno delle due parti. A nessuno piacerebbe giocare una partita quando sai che un giocatore e l'arbitro fanno parte della stessa squadra, tutto qui", aggiunge. Colombo si schiera per il no. "A proposito di queste cose, giocano fortissimamente i numeri. E io vorrei andare a vedere quali sono i numeri, perché se fosse come dice Antonio Di Pietro che il giudice dà sempre ragione al pubblico ministero, beh, tutte le persone che sono sottoposte a processo sarebbero condannate", dice l'ex pm. "Andiamo a vedere le statistiche. È così oppure no? Non è così. A me viene in mente di parlare di Mani Pulite. Perché, vedete, all'inizio, noi continuavamo a lavorare con un'attenzione incredibile e abbiamo fatto sempre lo stesso. E all'inizio arrivavano le condanne come niente. Poi progressivamente è successo qualcosa di diverso, ci sono state anche le assoluzioni. Perché all'inizio le condanne arrivavano molto facilmente?", dice riavvolgendo il nastro. "Perché all'inizio le prove erano di un'evidenza incredibile. Poi sono successe anche quelle fisiologiche assoluzioni che succedono in tutti i processi, perfino in Mani Pulite. Oggi le richieste del pubblico ministero statisticamente portano alla condanna 50 volte su 100. Che vuol dire che le altre 50 volte il pubblico ministero non ottiene la condanna. Ha fatto partire la macchina del processo, 50 volte su 100 questa macchina non ha prodotto la condanna", afferma. "Allora è un po' difficile dire che il giudice sta sempre dalla parte del pubblico ministero", conclude.
(Adnkronos) - In un mercato del lavoro sempre più frammentato - tra lavoro dipendente, attività autonome, gestione separata e carriere discontinue - comprendere come funzionano i contributi e come incidono nel tempo diventa essenziale per evitare decisioni che oggi appaiono vantaggiose ma che, nel lungo periodo, possono ridurre l’assegno pensionistico. Ne parla con Adnkronos/Labitalia Andrea Martelli, fondatore e amministratore di Miapensione, realtà specializzata nella consulenza previdenziale "La Legge di Bilancio 2026 - spiega - rafforza una tendenza già evidente negli ultimi anni: aumentare il netto in busta paga, anche attraverso strumenti che, in alcuni casi, penalizzano la contribuzione effettiva. Una delle misure più significative riguarda i lavoratori che hanno maturato i requisiti per la pensione anticipata ma scelgono di restare al lavoro. In questi casi, infatti, la quota di contributi a carico del lavoratore non viene più versata all’Inps, in quanto l’importo viene riconosciuto direttamente in busta paga. La somma è netta e non imponibile, con un beneficio immediato per il reddito mensile. Nel lungo periodo, però, il rischio è di percepire una pensione futura più bassa". “Questo - sottolinea - è il trade-off che caratterizza il 2026: vantaggio oggi, possibile penalizzazione domani. Uno dei possibili rischi per quest’anno è confondere il beneficio fiscale con quello previdenziale. Un aumento dello stipendio netto non sempre si traduce in una pensione migliore. Per questo, nel nuovo equilibrio disegnato dalla Legge di Bilancio, i contributi Inps 2026 non cambiano nella forma, ma cambiano nel significato: diventano uno strumento centrale di responsabilità individuale nella costruzione della propria pensione”. “Per i lavoratori dipendenti - osserva Martelli - la manovra 2026 interviene sugli scaglioni Irpef e conferma il taglio del cuneo fiscale, riducendo la pressione complessiva. Il risultato è un netto mensile più alto, senza modifiche dirette alle aliquote contributive, ma richiede di compiere scelte volontarie che incidono direttamente sulla pensione futura. Per autonomi e professionisti iscritti alla gestione separata, invece, le aliquote restano stabili, ma l’assenza di un alleggerimento strutturale dei contributi, unito alla discontinuità dei redditi, rende il rischio previdenziale ancora più marcato”. "Dal secondo semestre 2026 - ricorda - aumenta il limite di deducibilità fiscale per i versamenti alla previdenza complementare. Un vantaggio in termini di Irpef, che rende i fondi pensione più efficienti sul piano fiscale. Resta però un principio da non sottovalutare: la previdenza complementare integra ma non sostituisce la pensione pubblica e non può essere utilizzata per anticipare l’uscita dal mondo del lavoro, come era stato temporaneamente possibile in passato”. “Il 2026, quindi, non introduce una rivoluzione contributiva, ma segna un’evoluzione chiara del sistema: più libertà oggi, più responsabilità domani. Quando si parla di pensione, la differenza non la fanno solo le norme, ma la capacità di compiere scelte informate e consapevoli, guardando oltre la busta paga e ragionando in termini di futuro previdenziale. Informarsi con largo anticipo sulla propria posizione previdenziale, permette di avere più opportunità per correggere la situazione e tutelare così la propria pensione”, commenta Andrea Martelli di Miapensione.
(Adnkronos) - I Giochi Invernali di Milano Cortina "mi sembra proprio siano stati sostenibili. Il bilancio lo fare alla fine, però devo dire di sì". Lo ha detto oggi il presidente del Conai, Ignazio Capuano, a margine della sigla del protocollo tra Coni e Conai per la sostenibilità degli eventi sportivi, oggi a Milano.