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(Adnkronos) - Donald Trump è pronto al dialogo con il 'nuovo' Iran ma l'attacco non si ferma. L'operazione che gli Stati Uniti conducono con Israele non si fermerà e durerà almeno un mese. Il presidente americano delinea l'agenda e lancia segnali a Teheran in un momento cruciale dopo l'uccisione dell'ayatollah Ali Khamenei. I contatti, dice Trump, sono già stati stabiliti con l'attuale vertice iraniano. La repubblica islamica sta riorganizzando il proprio assetto dopo l'eliminazione di una serie di figure apicali e Trump, l'unico esponente dell'amministrazione a parlare nella giornata di domenica, lancia segnali misti. "Mi aspetto che l'operazione duri almeno quattro settimane. Siamo più avanti del previsto", dice. Secondo il New York Times, Usa e Israele hanno colpito 2000 obiettivi. "Le operazioni militari proseguiranno fino a quando non avremo raggiunto tutti i nostri traguardi. Il loro intero comando militare è stato distrutto, e molti vogliono arrendersi per avere salva la vita. Sono migliaia. Chiedo ai Guardiani della Rivoluzione e ai militari di deporre le armi per ottenere una piena immunità. Altrimenti, avranno morte certa", afferma. I nuovi dirigenti iraniani "vogliono parlare" con gli Stati Uniti e "stanno parlando", spiega senza però precisare chi sia coinvolto né il contenuto dei colloqui. "Ci sono buoni candidati" dopo l'uccisione di Khamenei: "Era un uomo malvagio, aveva le mani sporche del sangue di migliaia di americani ed è stato responsabile dell'uccisione di centinaia di migliaia di innocenti. Quando la sua morte è stata annunciata, le grida di gioia si sono sentite ovunque in Iran". L'uscita di scena dell'ayatollah rende "la via diplomatica più facile". Un passo deciso di Teheran sarebbe sufficiente per fermare gli attacchi? "Non lo so. Potrei considerarlo se ci soddisfano, ma per ora non ci sono riusciti. Un regime iraniano armato con missili balistici e armi nucleari sarebbe una minaccia diretta per ogni americano: non possiamo permetterlo. Da quasi 50 anni questi estremisti sono il principale sponsor mondiale del terrorismo, ma noi siamo la nazione più potente: le loro minacce non dureranno ancora a lungo". Il traguardo finale è un 'regime change' che, a sentire Trump, consenta al popolo iraniano di sfruttare la "chance unica" di riconquistare la libertà. Per creare i presupposti di una svolta, serve un'operazione prolungata. "L'operazione Furia Epica è una delle più massicce e complesse mai viste. Abbiamo già colpito centinaia di obiettivi: è sempre stato un processo di quattro settimane. Il Paese è grande, ci vorranno quattro settimane o meno", sottolinea Trump, che rivendica i risultati ottenuti nelle prime 48 ore di azione. ''Sono stato informato che abbiamo distrutto e affondato 9 navi militari iraniane, alcune delle quali relativamente grandi e importanti. Stiamo cercando di colpire anche le altre: presto galleggeranno anche loro sul fondo del mare. In un altro attacco, abbiamo in gran parte distrutto il loro quartier generale navale'', scrive sul social Truth. Il presidente risponde a tutti i principali media americani e posta messaggi per tutto l'arco della giornata, caratterizzata dalle notizie relative alla morte di 3 soldati americani in Kuwait. L'Iran, dopo il durissimo colpo subito all'alba di sabato 28 febbraio, ha reagito e ha iniziato a martellare l'intera regione. Missili contro Israele, droni contro le basi americane nei vari paesi del Golfo: Qatar e Bahrain, Arabia Saudita e Kuwait, fino agli Emirati Arabi. "Ci aspettiamo delle vittime in un’operazione del genere. Ne abbiamo avute tre, ma ci aspettiamo delle perdite. Piangiamo la morte dei veri patrioti americani che hanno fatto il sacrificio più grande per la nostra nazione. Purtroppo, ce ne saranno probabilmente altri: faremo di tutto per evitarlo. Gli Usa vendicheranno la morte degli americani", assicura. "Alla fine, però, l'operazione sarà un grande affare per il mondo", dice. "I patrioti iraniani in questo momento devono essere forti, eroici e riprendersi il paese. L'America è con voi: ho fatto una promessa e la mantengo. Il resto tocca a voi". Trump ha avuto contatti nelle ultime ore, tra gli altri, con Bahrain e Emirati Arabi. Gli stati del Golfo si sono impegnati a difendersi dagli attacchi iraniani, anche "rispondendo all'aggressione" se necessario, dopo che il Consiglio di Cooperazione del Golfo si è riunito in videoconferenza per formulare una risposta unitaria. I ministri degli Esteri dei sei stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo - Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Arabia Saudita, Oman, Qatar e Kuwait, tutti vittime di attacchi iraniani - hanno "esaminato gli ingenti danni derivanti dai perfidi attacchi iraniani" e discusso le misure per ripristinare la stabilità nella regione. I paesi del Golfo "adotteranno tutte le misure necessarie per difendere la propria sicurezza e stabilità e per proteggere i propri territori, cittadini e residenti, inclusa la possibilità di rispondere all'aggressione", si legge in una dichiarazione rilasciata dopo la riunione. Hanno inoltre chiesto la "cessazione immediata di questi attacchi", aggiungendo che la stabilità della "regione del Golfo non è solo una preoccupazione regionale, ma un pilastro fondamentale della stabilità economica globale".
(Adnkronos) - Prosegue anche nel 2026 l’impegno di Rovagnati a sostegno della formazione dei professionisti, con il format Scuola di Salumeria, un progetto dedicato alla specializzazione degli addetti del banco Gastronomia. L’iniziativa, realizzata in collaborazione con i partner della Grande Distribuzione, si pone l’obiettivo di valorizzare il banco taglio rafforzandone il ruolo strategico all’interno del punto vendita. In un momento in cui la fedeltà del consumatore all’insegna diminuisce del -4,6%, mettere al centro competenze, esperienza e persone può fare davvero la differenza nel recuperare l’attrattività del banco servito favorendo la fidelizzazione del cliente finale. La Scuola di Salumeria, che si inserisce nel più ampio programma di iniziative formative organizzate dalla Rovagnati Academy, si configura come laboratorio multidisciplinare rivolto a giovani addetti e salumieri professionisti, e si basa sulla condivisione dell’esperienza di specialisti del settore. Grazie alle competenze trasversali dei docenti Rovagnati, l’iniziativa mira a favorire l’apprendimento di nozioni in ambito alimentare e gastronomico, sanitario e normativo, con particolare riferimento al comparto degli affettati. I protagonisti sono i salumi, raccontati e vissuti a 360 gradi: dalle competenze teoriche alla gestione quotidiana dei prodotti, passando dai comportamenti virtuosi da tenere al banco. Un momento di formazione congiunta dove ci si stimola a crescere insieme, un laboratorio di conoscenza in cui teoria e pratica si incontrano, così come visioni e responsabilità. Il progetto si articolerà in vari appuntamenti che si susseguiranno nel corso dell’anno e coinvolgeranno vari player della Gdo. Il primo incontro del 2026 è stato realizzato in collaborazione con Coop Lombardia lo scorso 28 gennaio nella sede Rovagnati di Biassono. Con quest’iniziativa, l’azienda intende contribuire concretamente allo sviluppo del segmento del fresco: un settore strategico che in Italia rappresenta il secondo comparto per importanza dopo la drogheria alimentare. Il mercato dei salumi, infatti, nel nostro Paese raggiunge un valore complessivo di circa 6,2 miliardi di euro, di cui il 60% del fatturato è generato dal banco gastronomia (3,7 miliardi). “Scuola di Salumeria nasce per celebrare e valorizzare l’eccellenza e l’artigianalità del Banco Gastronomia come luogo di relazione, promuovendo la trasmissione di competenze tecniche e il savoir-faire, a dialogo sia con i professionisti più rodati del settore che con le nuove generazioni. Con questo progetto di formazione condiviso ci impegniamo a sostenere la professionalità degli operatori per garantire continuità al comparto e consolidare il ruolo strategico della gastronomia nel fresco italiano. Avere al nostro fianco i clienti in questo percorso rafforza in noi la convinzione che la formazione e la cooperazione attiva siano due ingredienti fondamentali per il futuro della filiera”, ha dichiarato Roberto Montorfano, Commercial Director di Rovagnati Spa.
(Adnkronos) - L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo. Questa la fotografia scattata dallo studio Competitivi perché sostenibili, realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne. Stando al report, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni. Le regioni del Nord - Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte - trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%. “L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali - dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci - ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea. Il report ‘Competitivi perché sostenibili’ di Fondazione Symbola e Unioncamere evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività. Infatti le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti”. “L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia - sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli - Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti”. Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%). A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%). A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%). Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%). Seguono le tecnologie relative a biciclette e veicoli di micromobilità, riguardanti telai, sistemi di sterzo, sospensioni e vari dispositivi che rendono questi mezzi sempre più efficienti e competitivi. Quinto ambito quello energetico, include soluzioni per reti di distribuzione in corrente alternata o continua, sistemi di gestione e ricarica delle batterie, alimentazione da più fonti e perfino tecnologie per la trasmissione wireless dell’energia. Lo studio evidenzia anche il nesso tra innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green) e registrano una maggiore produttività (144mila euro di valore aggiunto per addetto contro 92mila). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline Stemplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.